Banca Marche, semestre in perdita
La crisi di Medioleasing e Carilo
Gazzani chiude a Bassotti

Il presidente di Fondazione Carima: "Lui sa perché non voglio trattare con Pesaro e Jesi". Per BM le perdite potrebbero arrivare complessivamente al miliardo, ma i guai peggiori sarebbero stati affrontati. Difficoltà anche per la Cassa di Loreto di cui Bassotti ipotizza il commissariamento. I problemi maggiori arrivano adesso dalla società di leasing
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Il presidente della Fondazione Carima, Franco Gazzani

Il presidente della Fondazione Carima, Franco Gazzani

di Marco Ricci

“Bassotti sa per quale motivo la Fondazione di Macerata non vuole avere più rapporti con la Fondazione di Jesi e con quella di Pesaro”. Con questa secca frase Franco Gazzani – oltre a chiudere a qualsiasi ipotesi di riavvicinamento tra le tre fondazioni azioniste di Banca Marche – ha risposto questa mattina ad alcune dichiarazioni di Alfio Bassotti che asupicava l’unione d’intenti delle tre fondazioni, prendendo però atto del “mai più con Pesaro e Jesi” pronunciato tempo fa dal presidente di Fondazione Carima. Senza aggiungere altro alla sua chiusura, Gazzani ha rimandato alla lettura dell’intervista rilasciata alla nostra testata qualche mese fa (leggi l’intervista), “perché non c’è bisogno che aggiunga niente”.

Nelle sue dichiarazioni Bassotti ha inoltre parlato per Banca Marche di perdite ormai prossime al miliardo di euro, oltre ad ipotizzare l’incameramento di Medioleasing nella capogruppo e il commissariamento della Cassa di Loreto. La Fondazione Carijesi avrebbe dato mandato a un legale di valutare le relazioni della PriceWaterhoseCoopers, la società di revisione che ha certificato gli ultimi bilanci di Banca Marche, e i verbali ispettivi della Vigilanza.

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

Venendo a Gazzani, i motivi della rottura con Pesaro e Jesi sono noti. Fondazione Carima non solo non gradì la bocciatura in assemblea dei soci della sua richiesta di valutare un’azione di responsabilità verso i passati amministratori di Banca Marche da parte di Jesi e Pesaro. Ma non gradì neppure il modo con cui  venne presentata la candidatura di Rainer Masera a presidente di Banca Marche nel luglio scorso, in un momento in cui – secondo Gazzani – le Fondazioni stavano ancora discutendo tra loro. Al di là di questi singoli episodi, il dissidio tra Fondazione Carima e le altre due Fondazioni è ben più profondo e deriva dalle diverse considerazioni sullo stato di Banca Marche al momento dell’emergere del dissesto e sul modo con cui è stata affrontata la situazione. Macerata – convinta della gravità dei conti – avrebbe voluto da subito un’azione più incisiva e drastica da parte del Cda di Banca Marche, seguendo in particolare le indicazioni dei consiglieri Francesco Cesarini e Giuseppe Grassano. I quali però, anche attraverso una lettera scritta allo stesso presidente Gazzani, lamentarono una scarsa collaborazione da parte degli altri consiglieri. Fondazione Carima quindi, davanti a quello considerato da Macerata come l’asse Pesaro-Jesi, a un certo momento alzò le mani in una sorta di fate vobis, addossando implicitamente le responsabilità di quanto sarebbe accaduto in futuro alle altre due fondazioni.

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm

LO STATO DEL GRUPPO – Il presidente di Fondazione Carima non ha neppure particolarmente apprezzato le dichiarazioni di Alfio Bassotti sul commissariamento di Carilo e sul possibile assorbimento di Medioleasing in Banca Marche, le cui perdite – secondo il presidente jesino – si aggirerebbero ormai intorno al miliardo di euro. Perdita complessiva che lascerebbe immaginare altri 200 milioni di buco nel secondo semestre 2013.  “Sono notizie che solo i commissari conoscono”, ci ha dichiarato il presidente di Fondazione Carima a una nostra richiesta di conferma, “a meno che Bassotti non abbia dagli stessi commissari delle informazioni che io non ho”.

 

CariloCARILO – Erano note che alcune  difficoltà stessero emergendo anche nella Cassa di Loreto, secondo alcuni anche per aver imposto alla Carilo gli stessi parametri di valutazione dei crediti utilizzati in Banca Marche, sebbene fino ad ora non si fosse mai arrivati ad ipotizzare un commissariamento, anche per le piccole dimensioni dell’istituto. Tanto che le parole di Alfio Bassotti non sarebbero state apprezzate da ambienti vicini alla Fondazione di Loreto. Partecipata al 78% da Banca Marche e il resto dalla Fondazione di Loreto, a bilancio 2012 il piccolo istituto aveva circa 630 milioni di impieghi con crediti deteriorati pari a poco meno dell’11 per cento e un capitale di poco meno di 60 milioni. Sicuramente una pecca della passate amministrazioni è stata quella di aver distribuito lauti dividendi ai soci piuttosto che ripatrimonializzare le casse della banca, con i dividendi che arrivavano a prendere anche il 70-75% dei ricavi, attestati in media tra i 6 e i 7 milioni di euro anno. Le erogazioni di Carilo nel settore edile risultano essere quasi tutte inferiori a 1.5 milioni di euro.

Date le sue dimensioni, Carilo non sembrerebbe essere in una situazione non gestibile per le vie ordinarie, magari attraverso un aumento di capitale sottoscritto dagli attuali soci o da un soggetto esterno, a meno davvero di un drastico peggioramento dei conti. Diversi  sono stati inoltre in passato gli interessamenti per la Carilo, da quello di Fondazione Carima, a quelli della Cassa di Risparmio di Fermo e della Popolare di Vicenza. Apparirebbe dunque eccessivo parlare di commissariamento dell’istituto prima almeno di un tentativo di ricapitalizzazione. Il direttore generale di Carilo è attualmente Andrea Carradori, mentre presidente della Cda è Giorgio Calcagnini, con il maceratese Mario Volpini – attualmente presidente di Confcommercio Macerata e vice presidente della Camera di Commercio – vice presidente della banca.

 

medioleasingMEDIOLEASING – Più che la controllata Carilo, piccola di dimensioni, problemi più seri e preoccupanti interessano Medioleasing. Che la società non navigasse in buone acque anche per l’elevata esposizione nel settore immobiliare non è certo una sorpresa. Anzi, che Medioleasing navigasse in mari ancora peggiori di quelli  della capogruppo era evidente già dall’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2012. Con un capitale sociale di 101 milioni di euro, la società di leasing aveva chiuso il 2012 con perdite per circa 145 milioni di euro a fronte dei 5 milioni di utile dell’anno precedente. Facendo un raffronto con Banca Marche, il risultato della controllata – con i suoi 2 miliardi di impieghi e rettiche di valore per 202 milioni di euro rispetto ai soli 7 del 2011 – fu in proporzione largamente peggiore. Banca Marche infatti con i suoi 16 miliardi di impieghi chiuse il 2012 con solo – si fa per dire – 517 milioni di perdite. E la capogruppo ripatrimonializzò Medioleasing con 140 milioni di euro.

Sul passato di Medioleasing pesano molte anomalie nella gestione, in particolare nella valutazione delle garanzie, tanto che diverse operazioni condotte dalla controllata di Banca Marche furono oggetto degli esposti presentati dal dg Goffi alla Procura della Repubblica di Ancona. Francesco Maria Cesarini – l’ex presidente di Unicredit dimessosi nel luglio scorso dal cda di Banca Marche – arrivò a parlare di Medioleasing a metà 2013 come di “un pozzo senza fondo di perdite”. Una situazione così grave, dato anche il non trascurabile ammontare degli impieghi, che già tra il 2012 e il 2013 il consiglio di amministrazione di Banca Marche ne ipotizzò in un primo momento l’assorbimento nella capogruppo. Operazione alla quale però si opposero tra gli altri lo stesso Cesarini e Francesco Grassano per il rischio che in tal modo si “coprissero le criticità piuttosto che farle emergere” e risolverle. Nel passato, inoltre, alcune posizioni – a volte le peggiori – vennenero chiuse in Banca Marche e riaperte in Medioleasing, alleggerendo così i conti della capogruppo ma peggiorando quelli della controllata.

E’ difficile ipotizzare che Banca Marche possa adesso anche accollarsi – così come lascia intravedere il presidente della Fondazione di Jesi – anche le perdite di Medioleasing incamerandola al proprio interno. Anche perché, da quanto si apprende, negli ultimi mesi per Medioleasing il barometro avrebbe puntato sempre più in basso, sia per effetto delle valutazioni sull’effettivo valore delle garanzie, sia per il perdurare in regione della crisi economica, con tutte le richieste di concordatato e i fallimenti di cui si legge ogni giorno sulla cronaca. Una condizione difficilissima quella di Medioleasing e un’altra grana per Goffi, Feliziani e Terrinoni.

 

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

BANCA MARCHE –  Al di là delle parole di Bassotti,  che il secondo semestre 2013 di Banca Marche si possa essere chiuso con nuove perdite di fatto non sorprende, sia perché rispetto a giugno rimanevano da valutare le effettive condizioni dei prestiti inferiori al milione di euro e le loro garanzie, sia perché la crisi economica regionale non aiuta certo a riportare in bonis i crediti deteriorati. Al contrario ogni fallimento costringe la banca a mettere a perdita il totale del credito erogato di cui, di prassi, ne viene coperta solo una percentuale a seconda del rischio. Dunque l’ipotesi di altri 200 milioni di euro di perdite nel secondo semestre del 2013 appare plausibile, seppure senza altra conferma. Certo è che anche gli ultimi sei mesi dell’anno appena passato si sono chiusi in negativo.

Il dato consolante è che con la fine del 2013 per tutte le posizioni dovrebbe essere stata effettuata una nuova valutazione più in linea con le condizioni di mercato e con i criteri della Vigilanza di quanto avvenisse in passato, lasciando però Banca Marche in balia della crisi economica complessiva, prosciugata di capitali e con pochi margini per operare in aiuto delle aziende.

banca_marche.jpgUna condizione, la scarsa patrimonializzazione, di cui in regione non tutti sembrano rendersi conto, confondendo magari l’impossibilità di erogare nuovo credito con la cattiva volontà. E il Total Capital Ratio dell’istituto era già sotto il limite di vigilanza a giugno, figurarsi ora. D’altro canto la stretta sul credito e le richieste di rientro peggiorano a loro volta la situazione, mandando in crisi posizioni che potrebbero magari essere ristrutturate, aggiungendo perdite a perdite. In ogni caso è impellente la necessità di un un soggetto che entri in maniere forte in BancaMarche, anche se al momento – al di là delle recenti dichiarazioni di fine dicembre del presidente della Banca Popolare di Vicenza, Zonin, e forse di Intesa – all’orizzonte non sembra ancora esserci nulla di concreto. Zonin pur rilanciando un interessamento dell’istituto veneto per la banca marchigiana, non ha specificato se l’interessamento è ancora relativo alla Carilo e alle 60 filiali o qualcosa di più, sebbene a Vicenza sia piuttosto chiara l’esigenza – anche con l’entrata in vigore di Basilea 3 e della vigilanza unica europea – di costituire gruppi di notevoli dimensioni. La Popolare di Vicenza inoltre ha incamerato nel 2013 due aumenti per complessivi 600 milioni di euro.

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