«I piccoli allevatori montani
penalizzati dal contributo regionale»

CRISI - Silvia Bonomi, di Ussita, ritiene troppo esiguo quanto concesso dall'ente per sostenere le aziende come la sua. A Gagliole il problema sono le invasioni di cinghiali nei campi
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Silvia Bonomi

 

di Monia Orazi

Aziende agricole assediate dai cinghiali che devastano i campi coltivati e norme regionali di sostegno agli allevamenti ovini che penalizzano gli allevamenti montani che hanno piccoli numeri: vengono da Ussita e Gagliole le ultime denunce sulle difficoltà che a quattro anni dal sisma ed in piena emergenza sanitaria da Coronavirus che ha bloccato anche la commercializzazione di agnelli, si trovano ad affrontare le giovani aziende agricole del territorio montano, che resistono ad anni durissimi e difficili. Da Ussita è Silvia Bonomi che insieme al compagno ha scommesso sulla pecora sopravvissana dei Sibillini, antica razza ovina autoctona a puntare il dito sulle misure di sostegno al settore zootecnico, varate dalla Regione, per sostenere gli allevatori che hanno subito perdite a causa del coronavirus.

Spiega Silvia Bonomi: «La Regione Marche propone un intervento dando un contributo “una tantum” per pecora, a singolo capo, agli allevamenti aderenti Igp, che aderiscono al protocollo di Idicazione Geografica Protetta e macellano l’agnello secondo il disciplinare, quindi non noi di 6 euro a capo, mentre stanzia 4 euro a capo per tutti gli altri, noi inclusi, che non macelliamo.

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Le pecore al pascolo

Contributi una tantum sono previsti inotre come “indennizzo” anche per il settore lattiero caseario, nell’ordine di alcuni cent/litro. I fondi concessi, hanno inoltre un “tetto limite” di cinquemila euro a singola azienda. Di fronte a tale misura, come per quella uscita nel periodo del terremoto, sono rimasta un po’ scossa». La giovane allevatrice racconta che in montagna i greggi non sono fatti di grandi numeri: «Gli allevamenti veramente montani che vivono sul territorio, e non quelli che fanno transumanza stagionale, quelli già duramente colpiti dal terremoto e che zona rossa dopo zona rossa stanno faticosamente raccogliendo ancora i cocci delle macerie ancora in terra delle loro aziende e delle loro vite, non hanno grandi numeri. Impossibile averne. Per la seconda volta, però, vengono sfavoriti i piccoli e tenaci custodi del territorio, in virtù delle grandi aziende, che raggiungono quel tetto massimo di importo stanziato con solo un quinto dei loro possedimenti zootecnici. Questa misura, così emanata, stona e cozza violentemente contro ogni possibile ed effettivo gesto di sostegno ad un’agricoltura e ad un allevamento danneggiato per la seconda volta in quattro anni e mezzo.

azienda-sopravvissana-sibilliniQuesta misura, rappresenta l’effettiva impossibilità di aver compreso appieno che gli allevatori di una stessa Regione non sono tutti uguali, che la ripida montagna non è il comodo lungomare, e che le voci presenti e non di passaggio sul territorio andrebbero ascoltate, e non scremate con sufficienza dal personale di segreteria». A Silvia Bonomi sarebbe spettato un indennizzo di 292 euro per la sua azienda e di 296 per quella del compagno: «La nostra non è assolutamente spocchia né superbia. Ogni euro è prezioso in piccole aziende come la nostra, che hanno perso tutto. Non è nemmeno presunzione, il nostro rifiutare questo piccolo indennizzo: è semplicemente riconoscere in maniera oggettiva quanto questa misura sia purtroppo insufficiente a coprire la benché minima parte delle perdite subite di fronte a questa ennesima batosta, constatandone quindi la totale inutilità per fronteggiare questa emergenza, e da qui la probabile decisione di rimandare indietro quel piccolo sostegno che riceveremo come donazione, alla Regione Marche, confidando che venga ben speso altrove. I politici dovrebbero circolare un po’ più in questi territori dimenticati, non in pompa magna ma con la propria auto, in maniera un po’ più capillare e magari raccogliendo informazioni sul posto, non proponendo fantomatici aiuti senza sapere quanto diversa sia l’attività agricola in base alla zona di residenza, pur essendo compresa nella stessa provincia o Regione».

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I segni del passaggio dei cinghiali

A Gagliole invece il problema sono i cinghiali. All’azienda agricola della giovane Giulia Raffaeli i campi sono stati devastati dagli ungulati. A denunciare l’accaduto è Mirella Gattari, presidente regionale Cia Marche: «Con la popolazione in quarantena, si registra l’invasione di animali selvatici e la moltiplicazione dei danni alle colture. I provvedimenti restrittivi messi in atto per attenuare il contagio e la diffusione del Covid-19 hanno agevolato i cinghiali in primis, ma non solo, nel movimento indisturbato, anche in pieno  giorno, di branchi molto numerosi di ungulati. I danni risultano ingentissimi in quanto in questo periodo le colture sono nel pieno dello sviluppo. Medicali e cereali completamente arati sotto il peso e la corsa dei numerosi cinghiali, sono aumentati in modo esponenziale, e i nostri agricoltori, allo stremo, non possono permettersi questi mancati redditi ». La richiesta è quella di avviare al più presto la caccia di selezione, in modo da contenere il numero degli ungulati, conclude Gattari: «Bene l’apertura da parte della regione nel decreto  142 del presidente,  all’attività di controllo e contenimento dal 4 maggio; auspichiamo che le procedure da utilizzare siano le stesse del passato, compresa l’autodifesa  e che gli ambiti territoriali di caccia di competenza si adoperino immediatamente nell’opera di contenimento per salvaguardare anche l’incolumità pubblica in quanto in questi ultimi due mesi i selvatici si stanno muovendo molto anche nelle strade e nei pressi di centri abitati. Ricordiamo che in caso di investimento di un cucciolo, gli adulti possono diventare molto pericolosi».

 

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