«Caro Conte, togli le briglie alle Bcc
Così aiutiamo la piccola economia»

LA LETTERA del Banco Marchigiano al premier e al governatore della Banca d'Italia. Il problema sono «i vincoli normativi, regolamentari e di vigilanza, cui sono sottoposte le mega banche »
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Bindelli-Moreschi-Palombini

Marco Bindelli, Marco Moreschi e Sandro Palombini

 

«Dobbiamo fare di tutto per agevolare il trasferimento di liquidità alle piccole, medie e micro imprese. Per questo è fondamentale liberare le Bcc dalle briglie che impediscono loro di sostenere l’economia del territorio con tempismo, in questa fase così difficile a causa della pandemia». E’ questo il messaggio della lettera che il Banco Marchigiano ha inviato sia al premier Giuseppe Conte che a Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. Nella lettera non solo richieste ma anche proposte concrete.

Marco Bindelli, vice presidente del Banco marchigiano credito cooperativo e consigliere delegato ai rapporti con il credito cooperativo e le capogruppo, spiega: «Il vero collo di bottiglia in cui la liquidità stanziata dallo Stato si blocca e non arriva ai conti correnti degli imprenditori sono quei vincoli normativi, regolamentari e di vigilanza, cui sono sottoposte mega banche come Deutsche Bank, Société Generale, Bbva o Unicredit e alle quali, dalla costituzione dei Gruppi bancari cooperativi (Gbc), anche le Bcc sono sottoposte, mettendole nella condizione di non riuscire a fare al meglio quello che è il cuore della nostra vocazione, ovvero supportare tempestivamente le realtà economiche piccole e piccolissime del territorio».

Bindelli, esperto in materia, nella lettera a firma congiunta con il presidente del Banco Sandro Palombini, scende poi in alcuni dettagli fondamentali per capire quali sono le proposte nel concreto del Banco Marchigiano: «Volendo schematizzare gli interventi normativi che si ritiene necessari per le Bcc, con ovvie implicazioni favorevoli alle Pmi e alle micro-imprese (danneggiate dalla crisi indotta dal coronavirus), si segnalano alcune modifiche al Testo unico bancario la cui realizzazione non richiede stanziamenti nel bilancio dello Stato. Ci si riferisce in particolare a: eliminare l’obbligo di redazione del bilancio consolidato disciplinato dall’Ifrs10, consentendo alle Bcc di ritornare nell’alveo delle banche “less significant”, con ovvia modifica del contratto di coesione e con ripristino dell’autonomia gestionale delle Bcc virtuose. Oppure, in alternativa, consentire alle Bcc di affrancarsi dai Gbc di appartenenza e contestualmente aderire a sistemi di tutela istituzionali (Ips, Institution protection scheme) analoghi a quelli già previsti per le banche cooperative dell’Alto Adige» e ritornare, anche in questa ipotesi, tra gli enti “less significant”.

«Con questi semplici interventi normativi – continuano i due esponenti del Banco Marchigiano – auspicati da molte Bcc, le medesime potrebbero assolvere al meglio la propria funzione di banche del territorio ed intensificare gli sforzi per favorire la rapida attuazione delle misure comprese nei recenti decreti legge contenenti misure per contrastare gli effetti economici e finanziari del Covid-19». Per contribuire fattivamente all’emergenza sanitaria che mette a repentaglio la tenuta economica e sociale dei vari territori, le Bcc «dovrebbero semplicemente essere poste nella condizione di adempiere alla propria mission, senza quei vincoli regolamentari e di vigilanza che ora si stanno parzialmente rimuovendo per le banche lucrative».

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