Canil riapre le porte a Macerata:
«Aspetto segnali dalla politica,
qui si può pensare alla serie C»

SOGNO CALCISTICO - Il patron rilancia l'idea di una squadra provinciale che vede nel capoluogo «il fulcro di una selezione dei migliori giovani». Il progetto condiviso con Maurizio Mosca, con cui i rapporti sono rimasti ottimi, sarebbe da programmare in vista del prossimo anno ed è quello che non si è realizzato nell'estate scorsa «per colpa di qualcuno che non lo ha voluto mandare avanti. A Matelica più di quanto fatto in questi anni non si può fare»
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Mauro Canil

 

di Mauro Giustozzi

«In questo momento la creazione di una squadra della provincia che abbia in Macerata il suo punto di riferimento non è fattibile. Il progetto ha bisogno di uno studio e un lavoro importante dietro: non si possono fare le cose all’ultimo minuto. Sarebbe sbagliato in partenza e partire col piede sbagliato in una città come Macerata significherebbe farsi male». Un anno dopo il tentativo che non andò in porto di far ripartire il calcio nel capoluogo da categorie più elevate della Promozione, con obiettivo di costruire una realtà che nel tempo potesse approdare ai professionisti, Mauro Canil riprende un argomento a lui caro con grande realismo: siamo già a giugno, ipotizzare un suo ritorno di fiamma, con altri imprenditori del capoluogo e dell’hinterland, nel calcio biancorosso è molto complicato. «Non è detto però che se non lo si fa quest’anno non lo si possa programmare nel prossimo anno – continua l’imprenditore matelicese -: basta volerlo e lavorarci sopra anche in questo anno preparando il terreno per il futuro. Altrimenti ci troviamo sempre a fine giugno a discutere di questa cosa qua. Quando i tempi sono troppo stretti per qualsiasi operazione. Se lo si vuole veramente, dico io, iniziamo a lavorarci da subito. Avendo però in mano delle certezze e la volontà di concretizzare questo progetto».

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Mauro Canil e Maurizio Mosca

L’appello, o il guanto della sfida fate voi, Mauro Canil lo lancia in direzione di chi fosse concretamente interessato a questa svolta verso l’alto del calcio provinciale. Magari nella stessa direzione di coloro che, giusto un anno fa, fecero da sponda locale ad un eventuale suo arrivo a Macerata. «Ringrazio anche i molti attestati di stima che mi giunsero all’epoca dai tifosi della Maceratese – ricorda Canil – ma ciò non può bastare. Ci vuole una base solida con imprenditori che devono essere disponibili con i fatti e non con le chiacchiere. Di chiacchiere ne sento sempre tante in giro, ma quando è il momento di sedersi tutti attorno al tavolo e mettere il portafogli sopra quel tavolo sono pochi coloro che lo fanno. Ho conosciuto lo scorso anno Maurizio Mosca e con lui, anche in questo anno trascorso, spesso ci si è sentiti. C’è un buon rapporto, non vorrei esagerare nel dire di amicizia, nato in quella occasione e rimasto. Se devo essere sincero e dire se con Mosca ho parlato negli ultimi mesi di questa opportunità di riaprire questa finestra, di una squadra provinciale a Macerata, dico sinceramente di no. Ma il rapporto con lui non si è mai interrotto».

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Il presidente Mauro Canil in festa col trofeo

Mauro Canil resta ancorato a quello che dichiarò un anno fa: e cioè che creare una realtà territoriale è possibile, se non indispensabile, se si vuol da un lato valorizzare il vivaio della provincia di Macerata e dall’altro puntare ad un ingresso stabile nel calcio professionistico. «Innanzitutto a volerlo deve essere la politica – ribadisce il patron del Matelica-. Se la politica non lo vuole, come accadde lo scorso anno, io mi ritiro perché sto bene a casa mia. Secondo me è stata la politica a non voler mandare avanti quel progetto. Quest’anno, ribadisco, è tardi per fare qualunque cosa, in quanto stiamo già allestendo la squadra per il prossimo campionato. E’ difficile, anche perché a Macerata bisogna comunque sempre fare una squadra per vincere e non per soffrire. Il progetto che ho in testa è basato esclusivamente sui settori giovanili delle squadre della nostra provincia. Andare a prendere giocatori da ogni parte dell’Italia e talvolta del mondo si fa la fine che si è vista già. Macerata potrebbe essere il fulcro di questa selezione dei migliori giovani calciatori della provincia. Se vogliamo creare entusiasmo dobbiamo lavorare a casa nostra. Altrimenti non creeremo mai entusiasmo». Anche la trasformazione della Maceratese da Asd in nuova società di capitali, Srl, non scalda il cuore di Canil. «Sul discorso dell’assetto societario bisogna vedere e valutare bene le cose –sottolinea l’imprenditore- perché poi alla fine spesso succede che vogliono comandare coloro che mettono poche o nulle risorse economiche come capita da tante parti, e non parlo della Maceratese. Io non ci penso neanche di prendere delle quote di una Srl. Se devo dire in fondo il mio pensiero, allora dico che in una società di calcio di soci ce ne vogliono meno di tre per far andare bene le cose».

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Il Matelica che ha festeggiato la vittoria nella Coppa Italia Serie D

Il presidente si rende conto che se vuole crescere e approdare nel calcio che conta Matelica resta una realtà troppo piccola per riuscire nell’impresa: l’aver sfiorato ripetutamente la promozione in serie C e vinto quest’anno la Coppa Italia di D può rappresentare la massima espressione realizzabile in quella realtà. «Io ribadisco ciò che dico da tempo: più di quello che abbiamo fatto nel corso di questi anni a Matelica non si può fare. Se vogliamo provare a fare di più bisogna assolutamente spostarsi, non ci sono alternative. Inutile che i matelicesi vogliono vincere il campionato, e poi cosa facciamo? Io lo vorrei tanto vincere per una questione di orgoglio e soddisfazione sportiva personale, ma una volta vinto e approdati in serie C cosa facciamo, dove andiamo? Nell’idea che ho per crescere, Matelica resterebbe un anello importante del progetto con Macerata che però sarebbe il punto di riferimento per campionati di alto livello e vincenti. Io credo –conclude Canil- che l’idea che ho lanciato lo scorso anno debba essere rispolverata per vedere se c’è interesse da parte di Mosca e di altri imprenditori del capoluogo che si erano interessati al progetto».

 

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