La Lube in canonica

TREIA - Giocatori, staff tecnico e dirigenti festeggiano a Santa Maria in Selva ospiti di don Giuseppe Branchesi e dei polentari. La presidente Sileoni: "La ragione ci dice Civitanova ma il cuore non dimentica ventanni di storia a Macerata"

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Il diesse Stefano Recine con don Peppe Branchesi

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di Maurizio Verdenelli

Confessi, Simona (Sileoni) dalla torre chi butterebbe giù: Macerata o Civitanova?
“Nessuna delle due città, è chiaro: sono di questa terra. Tuttavia la prima città è quella del cuore, la seconda è della ragione. Ed io, non come donna abituata a dare la precedenza al sentimento, ma come presidente di una società, devo stavolta privilegiare la ragione. Ma mi dice, se fossimo già nel 2014, come avremmo fatto dopo Molfetta in campionato, ad allestire due sere dopo il campo per la Champions?! Come un circo che oggi pianta le tende qui e domani là, avremmo dovuto smontare tutto, lavorando nella notte… impossibile da pensare per una squadra  come la nostra! Nella prossima stagione se resteremmo a Macerata dovremmo giocare tra campionato italiano e Cev 11 partite fuori dal Fontescodella.  Ecco perché la ragione dice Civitanova o qualsiasi altra città che ci possa ospitare convenientemente. Comunque il cuore non dimentica ventanni di storia maceratese, è naturale”.

Il sindaco di Macerata, Carancini che rinuncia alla tessera Lube….?
“Mi dispiace, non commento. Avrà le sue ragioni…”

Buone?

“…ripeto: avrà le sue motivazioni”

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Scusi, Albino (Massaccesi), quante speranze ha ancora Macerata di trattenere davvero la Lube…facciamo su un range di dieci?
“Una, due…non più.  Vediamo con grande favore Civitanova Marche e seguiamo i suoi sforzi, sul lato finanziario, perché il progetto si realizzi davvero”.

Tenta una mediazione in extremis, il settempedano hard coach Alberto (Giuliani) vedendo scintillare una grossa chiave dal taschino del presidente della Provincia: “Sono del nuovo palasport, forse?”.

Tonino (Pettinari), che fa il ‘super partes’ tra il capoluogo istituzionale (Macerata) e quello ‘morale’ (Civitanova) pur lanciando un salvagente ideale a Carancini (“Lui non c’entra, credetemi”), e che è appena reduce dalla centrale operativa anti-alluvione, se la cava con una battuta: “Le chiavi sono della Provincia”.  Purtroppo anch’essa, come noto, a rischio di sopravvivenza.

Pettinari, tuttavia, come Carancini non ha fatto ‘il gran rifiuto’ come Celestino V. Lui la sua tessera Lube non l’ha restituita… “Per forza –sorridono Albino e Stefano (Recine)- Tonino non l’ha avuta mai. Un vero ‘portoghese’. Bastava un cenno da parte nostra, e lui è sempre entrato…senza pagare”. Ridono tutti, di cuore.

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Lo schiacciatore Bartosz Kurek

 

Frasi, commenti, domande e risposte mentre la piccola Emma Tentella (dimostrando doti da prudente pierre, come il padre Marco) interrompe giocando le interviste ‘calde’ dei dirigenti e dei giocatori della Lube, ieri sera, al …confessionale della canonica di Santa Maria in Selva, ospiti annualmente di don Giuseppe Branchesi. “Confessionale, canonica: non c’è da stupirsi. La pallavolo Treia, da cui germina la grande Lube –puntualizza il parroco- nasce in seminario. Ed ecco qua, la mia tessera n.1”. Fa sì con il capo, al tavolo anch’egli, il frate cappuccino padre Luigi Coppari, da San Lorenzo di Treia, dal 2001 missionario in Benin”.

Per tutti il fazzoletto giallo dell’associazione polentari (don Peppe è l’emerito presidentissimo nazionale) con la griffe di papa Francesco, ‘indossato’ nell’udienza speciale in piazza San Pietro un mese fa. Poi via alla mensa con la specialissima polenta, rossa e bianca per cui Santa Maria in Selva fa giustamente famosa. “Mi è piaciuta molto, sopratutto la rossa” dice il polacco Kurek, donando la sua maglietta al giovane Matteo Domizi. “Buonissima, meglio tuttavia la bianca” dichiara il francese Hennò, che regala la sua maglietta a Lucia Tosti, giovanissima tifosa tolentinate.

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Il presidente della provincia Antonio Pettinari con coach Alberto Giuliani

 

Mentre si continua a mangiare, non cessa la distribuzione dei gadget. Don Peppe (il parroco imperversa con il microfono la cui ‘cassa’ di risonanza è a stretto contatto con l’orecchio sinistro di Pettinari) consegna universalmente il libro ufficiale dei Polentari d’Italia’, iscrivendo d’ufficio all’associazione i campioni della Lube –in fondo la polenta è stata anch’essa campione di…sopravvivenza per un secolo- mentre la Lube lo fa con il fotolibro di Guido Picchio sullo scudetto del 2006: storico!

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Poco prima della mezzanotte c’è il rompete le righe. Le polentare, all’uscita della canonica-auditorium, prendono d’assalto Recine (“Che signore distinto”, “Quanto è alto”, “Un po’ assomiglia a Richard Gere, con quei bei capelli bianchi”) e si fanno immortalare in gruppo con lui dal pazientissimo Genesio Medori costretto a fare la spola per tante altre foto ricordo. Don Peppe, impadronitosi della maglietta di Zaytsev ed indossatala a forza nonostante che lui sia tre/quattro taglie sopra!, getta alle ortiche il clergymen, mentre don Luigi (che ha apprezzato modicamente il vino della casa) si preoccupa: “Se mi ferma la Polizia stradale, dirò che sono un frate Cappuccino da 11 anni in Africa…spero che mi lasceranno passare”. Pettinari, che abita di fronte, non ha problemi. Nel clima di allegra, moderata, amicale follia non c’è il grande amico di don Peppe, il patron della Lube, Luciano Sileoni. Sin dall’inizio, atteso da tutti, ha presentato certificato medico. Nella delusione generale. “Sta male, è rimasto a casa” assicura la figlia Simona.

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Il libero Hubert Henno con don Peppe

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Antonio Pettinari, Simona Sileoni e Don Giuseppe Branchesi

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