Lube e Maceratese
Lasciapassare per l’espatrio

IL DISASTRO DELL'IMPIANTISTICA SPORTIVA - L'occasione buttata del Centro Fiere per un Palas da realizzare a costo (quasi) zero, l'Helvia Recina abbandonato e le piscine dal mutuo milionario
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bommarito giuseppedi Giuseppe Bommarito

Mentre la Lube Volley, dopo anni di prese in giro da parte dell’Amministrazione Comunale di Macerata, si appresta a togliere educatamente il disturbo e ad emigrare verso altri lidi, così come minaccia di fare la S.S. Maceratese della Presidentissima Mariella Tardella, e mentre si attendono con molto scetticismo gli ulteriori sfolgoranti sviluppi del mega-galattico polo natatorio di Fontescodella, ad oggi chiaramente indirizzati verso lo zero assoluto, pare opportuno, per rinfrescare la memoria dei lettori e per farci un po’ di male in questa ormai calda estate, ripercorrere sia pure brevemente queste vicende tutte caratterizzate da buchi nell’acqua chiaramente annunciati, a partire dalla storiaccia risalente a qualche anno fa del nuovo palazzetto dello sport che sarebbe dovuto sorgere a Villa Potenza, nell’area antistante il Centro Fiere, di cui per qualche anno nel Palazzo si è parlato ed anche straparlato, ovviamente a vuoto. Talmente a vuoto che proprio quella mancata realizzazione, unitamente ad altre solenni promesse rimaste per altri anni sospese a mezz’aria, ha poi portato alla recentissima decisione della Lube di voltare le spalle a Macerata e accettare la proposta di Civitanova.

D’altra parte, è ormai evidente che le Giunte Meschini e Carancini, per un motivo o per un altro, hanno fatto di tutto per trasformare Macerata, teoricamente capoluogo di provincia, quasi nel fanalino di coda dell’impiantistica sportiva a livello provinciale, rendendo estremamente difficile la pratica sportiva individuale e societaria, sicchè i mugugni e le lamentazioni odierne dell’Amministrazione Comunale per gli addii annunciati o nell’aria assomigliano molto a sterili lacrime di coccodrillo.

I tifosi della Lube

I tifosi della Lube

Tornando a bomba, va detto che la vicenda del nuovo palazzetto di Villa Potenza è comunque leggermente diversa da quella riguardante le nuove mitiche piscine olimpioniche. Per queste – come è noto – tutto è saltato perché la cordata imprenditoriale che nel 2009 si è aggiudicata la concessione, la Fontescodella Piscine s.p.a., ha voluto esagerare, si è inventata furbescamente sorprese geologiche e attività concorrenziali in realtà del tutto inesistenti al fine di ottenere dal Comune (che ha fatto finta di crederci) un indebito regalino da un milione e mezzo di euro. Troppo anche per una città ormai quasi cloroformizzata come Macerata, tanto che alla fine, proprio per l’esagerazione di tale pretesa e per il favoritismo sfacciato accordato alla Fontescodella Piscine s.p.a. da parte dei vertici comunali, il pastrocchio telecomandato si è complicato al punto che, nonostante i tanti soldi della collettività già buttati al vento (ad oggi, quasi 800.000 euro, considerando anche le rate di mutuo che il Comune ha anticipato per l’Università) e nonostante gli incomprensibili e sempre più ingiustificabili incaponimenti del Sindaco Carancini, ormai palesemente osteggiato anche dalla sua stessa maggioranza consiliare per aver costantemente cercato di assecondare in tutto e per tutto i piscinauti fontescodelliani, l’intera vicenda sta giorno dopo giorno evaporando nel nulla dinanzi agli occhi sempre più sconcertati dei cittadini maceratesi, come un miraggio nel deserto che sembra a portata di mano e poi all’improvviso svanisce.

Il sindaco Romano Carancini e il patron della Lube Fabio Giulianelli

Il sindaco Romano Carancini e il patron della Lube Fabio Giulianelli

Per l’altro miraggio tornato alla ribalta in questi giorni grazie all’addio della Lube, il palazzetto di Villa Potenza, la storia, iniziata circa 12-13 anni fa, è diversa e parla invece di fortissimi contrasti tra i DS e la Margherita, rispettivamente portatori in questa vicenda, in un’epoca in cui il Partito Democratico ancora non esisteva, di due contrapposte cordate imprenditoriali. Contrasti così aspri che alla fine sul terreno di scontro, anziché una struttura sportiva polifunzionale a costo zero per le casse comunali, sono rimaste solo le macerie del vecchio Centro Fiere, che poteva essere anch’esso oggetto di una completa ristrutturazione nell’ambito di quella operazione e che invece sta letteralmente cadendo a pezzi. Ecco, di seguito, la triste vicenda del palazzetto mancato. Vicenda già ampiamente trattata da Cronache Maceratesi.

L’area ove il palazzetto sarebbe dovuto sorgere, di grandissime dimensioni, oltre 40 ettari, è quella compresa tra il fiume Potenza e la strada che da Villa Potenza conduce a Sambucheto, tutta in pianura e tutta di proprietà comunale o di enti di cui il Comune di Macerata è socio unico o maggioritario: l’APM, lo stesso Comune, il CEMACO, l’IRCR, una possibile “location” in posizione perfetta, esattamente baricentrica rispetto all’asse provinciale del fiume Potenza che da anni si cercava di riequilibrare rispetto alla vallata del Chienti.

SI SAREBBE POTUTO FARE - Il palazzetto dello sport al centro di Villa Potenza

OCCASIONE PERSA – Il progetto per il palazzetto dello sport al centro fiere di Villa Potenza

In questa piana facilmente raggiungibile da Macerata doveva appunto partire la sistemazione del decrepito Centro Fiere in abbinamento con la costruzione di un impianto di notevoli dimensioni per grandi eventi, non solo sportivi, ma anche congressi, spettacoli e concerti. Si fece avanti dapprima un gruppo di progettisti bolognesi, specializzati in grandi strutture polifunzionali, che propose un project financing per un importo complessivo di cinque milioni di euro circa, solo in minima parte sulle spalle del Comune. Poi, nel giugno 2004, arrivò una proposta molto più forte ed allettante, quella del gruppo di imprese costituito tra la Magazzini Gabrielli s.p.a. di Ascoli Piceno e la CO.IM. s.r.l. di Monte S. Vito (AN), per un importo complessivo di 65 milioni di euro: si prevedeva la riconfigurazione dell’ex foro boario per sistemare il Centro Fiere e la realizzazione di un contiguo palazzo sportivo polivalente con sei-settemila posti, nonché un centro commerciale riguardante le produzioni più significative dell’hinterland (mobile, tessile, abbigliamento, argenteria, illuminotecnica, elettronica), con successivi sviluppi relativi ad altri impianti per lo sport e l’attività fisica (calcio, atletica, tennis, volley, nuoto, pattinaggio, ecc.), parco fluviale, pista ciclabile, percorso ippico, ambienti specifici rivolti alla conoscenza e alla cultura, centro direzionale e locali commerciali. La proposta si faceva carico anche della sistemazione della viabilità dell’intera zona, penalizzata da sempre dalla strozzatura di borgo Pertinace, dentro Villa Potenza.

Tutto bello, tutto utile e funzionale per la collettività maceratese, e soprattutto a costo zero per le casse comunali, tanto che qualunque amministratore dotato di buon senso in quei primi mesi del 2005 avrebbe indetto a gran velocità una gara pubblica per individuare il soggetto acquirente e attuatore sulla base proprio di quel progetto, o di qualcosa di simile, come peraltro lo stesso Sindaco Meschini aveva pubblicamente assicurato (salvo poi rimangiarsi la parola perchè pressato dai suoi): in ballo, senza tirare fuori un soldo, c’erano infatti il riequilibrio anche commerciale delle due vallate maceratesi, un palazzetto nuovo di zecca, la sistemazione del Centro Fiere, il salvataggio del CEMACO dalla sempre più imminente bancarotta.

Purtoppo però il gruppo che si era fatto così convincentemente avanti non era quello che secondo i grandi manovratori dell’epoca meschiniana avrebbe dovuto gestire il vero affarone, in realtà ciò che effettivamente e più di ogni altra cosa interessava: l’enorme centro commerciale (più grande di quello di Piediripa, allora si disse) destinato a sorgere in quell’area ad opera di un gruppo politicamente omogeneo al rampante e rapace centrosinistra maceratese. Cominciò allora – siamo nei primi mesi del 2005 – una sorta di avvilente melina da parte della Giunta Meschini per sfiancare la cordata che si era già fatta avanti e per consentire a chi di dovere di attrezzarsi per la predisposizione di un progetto alternativo. Si emanò persino, per guadagnare tempo, un avviso pubblico “a carattere esplorativo” per raccogliere idee utili al riguardo e per capire se c’era o no un interesse imprenditoriale al riguardo: una stupidaggine colossale, visto che in realtà tale interesse si era già concretamente manifestato, e pure alla grande. Passarono così a vuoto altri anni, tanto che alla fine il Gruppo Gabrielli, stanco di rimanere al palo, decise di investire altrove, con buona pace dei propositi di riequilibrio della vallata del Potenza, e il resto, in questa capolavoro di insipienza politica e amministrativa, lo ha fatto poi la pesantissima crisi economica iniziata nel 2008, che ha evidentemente tarpato le ali anche a progetti alternativi, rendendo impossibili ed anche impensabili soluzioni così impegnative. Sta di fatto che allorchè in Comune, dopo tanto strumentale temporeggiamento, si decise finalmente di partire, andarono deserti i due bandi pubblicati, uno del novembre 2008 e l’altro dell’aprile 2009.

Da allora a Villa Potenza tutto tace e l’Amministrazione Comunale, passata nel frattempo nelle mani del Sindaco Carancini, anziché procedere all’inaugurazione di un bel palazzetto dello sport a costo zero, come sarebbe stato possibile, si è trovata negli ultimi anni solo a farfugliare di improbabili e comunque costose ristrutturazioni del vecchio palestrone di Fontescodella, ormai vecchio, superato e in ogni caso inadatto alla caratura sportiva nazionale ed internazionale della Lube. Ristrutturazioni, rimodulazioni, razionalizzazioni, implementazioni, ampliamenti, ed altre simili parolone che peraltro ovviamente nessuno, neanche con il binocolo, ha visto sino ad oggi concretizzarsi.

I tifosi della Maceratese

I tifosi della Maceratese

Ed ora lo stesso scenario di promesse mancate in merito all’impiantistica sportiva e di divorzi annunciati inizia a profilarsi anche per la S.S. Maceratese, da qualche anno tornata ad essere un fiore all’occhiello dello sport cittadino. La società, che ha avviato dal 2010 con Maria Francesca Tardella, detta Mariella, l’amatissima Presidente della “Rata”, un grande progetto di crescita sportiva, con eccellenti risultati ottenuti sul campo, e soprattutto di lungimirante investimento sui giovani (oltre duecento giovani delle categorie giovanili praticano il calcio nell’impianto di Collevario, e Dio solo sa quanto lo sport sia utile per i ragazzi), lamenta infatti da anni la mancata risoluzione di diversi problemi: il fungo che distrugge in più punti il manto erboso dello stadio Helvia Recina, la gradinata dei tifosi locali in perenne attesa di apertura, le infiltrazioni di acqua piovana negli spogliatoi. E così oggi anche la Maceratese, estenuata da tante rassicurazioni cadute nel vuoto, ha fatto balenare la possibilità di spostarsi fuori Macerata (a Corridonia?) per le partite casalinghe.

In realtà, i problemi sono anche altri, visto che la S.S. Maceratese, fatti i conti, sostiene a buon diritto di essere trattata male, molto male, dal Comune di Macerata (e dalla controllata e teleguidata APM), peggio di tante altre associazioni anche del semplice tempo libero, e ciò nonostante i suoi indubbi meriti sportivi e indirettamente anche sociali. Per il campo dell’Helvia Recina i conti sono presto fatti: la Maceratese riceve per l’anno 2013 dal Comune la somma di 23.000 euro, oltre iva; però essa deve versare al Comune 10.000 euro annui, oltre iva, a titolo di canone di concessione e farsi poi carico delle spese di giardinaggio relative alla manutenzione ordinaria del manto erboso, del gasolio, della vernice per la segnatura del campo, per un importo complessivo per il solo 2013 di 16.400 euro. Insomma, una rimessa annua di oltre 3.000 euro, aggravata dal fatto che le partite amichevoli e le partite juniores giocate all’Helvia Recina devono essere, chissà perché, pagate a parte.

Maria Francesca Tardella, presidente della Maceratese

Maria Francesca Tardella, presidente della Maceratese

Per l’impianto di Collevario, in concessione alla S.S. Maceratese sino al 2031, la cosa è leggermente più complicata, ma alla fine una illustrazione si riesce egualmente a darla. In questo caso il corrispettivo annuo da pagare alle casse comunali e il contributo invece ricevuto dal Comune si equivalgono perfettamente: si tratta di 5.000 euro, che in pratica vanno e vengono. Il Comune poi si fa carico di poco meno di 70.000 euro annui per il mutuo che la S.S. Maceratese ha acceso per la completa ristrutturazione della struttura (oggi estremamente funzionale), effettuata a proprie spese. Il Comune però, a fronte di tale intervento economico, risparmia una cifra annua quasi analoga per i costi di manutenzione, custodia, utenze varie, che in precedenza sopportava in proprio, ed inoltre alla fine del giro si troverà con un campo di calcio perfettamente ristrutturato, con un campo da calciotto che prima non esisteva e nemmeno era previsto nel progetto originario e con un impianto fotovoltaico che la S.S. Maceratese ha realizzato a proprie spese tramite un ulteriore mutuo.

Insomma, anche nel caso della principale squadra di calcio cittadina, tante belle parole, molte promesse, ma fatti concreti pochi, al punto che chi tira fuori i soldi ad un certo punto potrebbe pure legittimamente e seriamente dire, anche se la cosa non sarebbe certo semplice sotto molteplici profili: visto che non ricevo nulla, o quasi (mentre ad altri si cerca di regalare a tutti i costi un milione mezzo di euro: vedi la storia delle nuove piscine), vado a giocare gli incontri casalinghi dove mi pare, pago un tot a partita per l’affitto del campo, non ho altre spese ed altre responsabilità, e buonanotte ai soliti suonatori del nulla.

 



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