Maceratese a Corridonia: è solo una minaccia?

La presidente Tardella la scorsa settimana aveva detto di portare via la squadra. Cosa succederà?
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Il presidente della Maceratese Maria Francesca Tardella

Il presidente della Maceratese Maria Francesca Tardella

di Enrico Maria Scattolini

La clamorosa notizia che la Maceratese potrebbe emigrare al “Martini” di Corridonia, raccolta dal collega Andrea Busiello, conferma l’anticipazione che questa rubrica aveva lanciato in una sua recente puntata. Come già sottolineato in quella circostanza, non credo che la dottoressa Tardella darà corpo alla sua minaccia. Per diverse ragioni, la prima delle quali è l’amore della Presidentessa per la sua città. Ed anche il forte vincolo di affetto della tifoseria biancorossa per il pur malandato ma fascinoso Helvia Recina. Tuttavia colpisce, ancora una volta, il coraggio di Mariella nostra di rompere gli schemi. Almeno nell’ambito della realtà locale. Si dimostra capace di cogitare in termini ecumenici, valutando concretamente la possibilità di uscire dalle strettoie campanilistiche per cercare altrove soluzioni ritenute impossibili sul posto. Non necessariamente limitate alla semplice individuazione dello strumento tecnico – in questo caso uno stadio ben strutturato, come, in parallelo, l’esigenza della Lube per un “Palas”adeguato al suo standing-, ma potrebbero allargarsi ad un perimetro più ampio e suggestivo. Altrove, tempo fa, ci provò con Fermo la Sangiustese di Pantanetti, appena promossa fra i professionisti: la ratio non era solo di trasferire i rossoblù armi e bagagli al capiente  “Recchioni”, ma di trovare sinergie fra i due centri calzaturieri. Prim’ancora ci fu l’esperienza dei comuni della Val di Sangro, successivamente replicata da quelli della Val del Giovenco. Va ricordato, per la cronaca, che i folgoranti successi iniziali furono ben presto vanificati da letali implosioni: ma furono tentativi apprezzabili, per dare concretezza finanziaria agli impulsi del campo. Quest’anno il progetto è riuscito al Montegranaro/Fermana F.C. Certamente i meriti della squadra del mitico “comandante” Osvaldo Jaconi sono stati fondamentali, ma se non fossero stati accompagnati dalla lungimiranza (ed anche fortuna) dell’imprenditore Vecchiola e dalla documentata abilità del Direttore Sportivo, il maceratese Conti, ben difficilmente avrebbero assunto il respiro della grossa occasione da cui ora sembrano decisamente supportati. Lo stesso itinerario lo sta percorrendo la (fin troppo) ambiziosa Folgore Falerone, che ha festeggiato la fresca promozione in “Eccellenza” gemellandosi con il Montegranaro medesimo, il cui pubblico, orfano della squadra che ha vinto i play-off nella scorsa stagione, troverà  sicuro motivo di consolazione con le evoluzioni del pensionato d’oro Carboni. Un’idea del genere starebbe interessando financo la Sambenedettese, orba della Seconda Divisione, laddove non riuscisse a trovare a tamburo battente i 300.000 euro a fondo perduto (più un’altra cinquantina fra tasse e fidejussioni) richiesti per l’iscrizione in soprannumero alla serie D.  I rossoblù potrebbero infatti ripartire dalla fusione con la confinante Grottammare, accontentandosi ovviamente di un campionato regionale ma risparmiando tanti quattrini. Questo è solo un frammento del contesto marchigiano/abruzzese, al quale la dottoressa Tardella cerca di adeguarsi. Non certo per pulsioni esterofile, quant’invece per l’esigenza di individuare comuni opportunità d’interesse economico al di fuori delle mura domestiche che, tranne qualche recente ma rarissimo esempio, sinora le hanno riservato solo delusioni. Lei fino a quando potrà farcela, da sola?

 



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