Maurizio Verdenelli


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1/2/2009


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  • Storia segreta di Gregorio XII,
    il recanatese che anticipò
    papa Ratzinger

    1 - Dic 8, 2019 - 10:38 Vai al commento »
    Convengo perfettamente con il nostro cortese lettore. Angelo Correr, alias papa Gregorio XII, non era recanatese di nascita, ma veneziano. Nella citta' che molto, molto piu' tardi sarebbe stata di G. Leopardi, poi di B. Gigli, Correr fu affezionato arcivescovo _prima e dopo l'elezione al Soglio di Pietro. Dall'articolo non si era tuttavia capito?
  • Lacrime, applausi e sold out:
    Cesare Bocci e Tiziana Foschi incantano

    2 - Dic 2, 2019 - 10:43 Vai al commento »
    Doveroso per il cronista dare notizia, in conclusione al servizio da Tolentino, che stasera a Roma, al teatro Ambra Jovinelli, in occasione della festa nazionale dell'Anffas e della Giornata mondiale per i diritti delle persone disabili, istituita dall'Onu, Cesare Bocci e Tiziana Foschi metteranno in scena 'Pesce d'aprile' alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella e del Capo della Polizia, Franco Gabrielli. E ci sara' pure Mia Bocci, figlia di Cesare e Daniela Spada
  • La Mozzi-Borgetti si presenta,
    nuova luce in un cuore antico
    «Per Macerata è una terza corsia»

    3 - Nov 30, 2019 - 16:02 Vai al commento »
    A margine della cronaca dell'inaugurazione della 'nuova' Mozzi Borgetti, devo annotare come a differenza di 8 mesi fa (31 marzo) allorché si tagliò il nastro celebrandosi allora l'avvenuto restauro di due sale della stessa biblioteca comunale, il sindaco non ha più fatto cenno al museo garibaldino, caro alla tradizione maceratese. Deludendo i tanti che fanno riferimento a questa illustre memoria storica che lega la città all'eroe dei due mondi e pure di Macerata. E seppellendo le aspettative dello storico Pietro Pistelli, maceratese di Pesaro, delegato per le Marche e la Rsm dell'Istituto Anita Garibaldi (relatore ogni 30 aprile della cerimonia in piazza Garibaldi commemorando la vittoria di San Pancrazio) il quale degli importanti reperti di quello che fu il prezioso museo ora custodito in capaci casse e non conserva ancora ed addirittura l'inventario completo. Maurizio Verdenelli
    4 - Nov 29, 2019 - 14:07 Vai al commento »
    Prendo atto della puntualizzazione dell'arch. Santini ed anzi gli sono grato della info ma ugualmente per il rispetto di tutti devo chiarire che al sottoscritto cronista non e' sfuggito fortunatamente, considerato che l'errore e' umano 'nulla' di rilevante circa la cerimonia d'inaugurazione cosi' come si stava svolgendo, in presa diretta. In tal modo non gli e' sfuggito il nome dell'arch. Santini citato in cronaca insieme ad altri tecnici 'convocato' dall'arch. Scrivani sul palco dell'auditorium in quanto facente parte anch'egli della bella squadra cui si deve il restauro della biblioteca 'Mozzi Borgetti'.
  • Le macerie del post sisma
    per un grande progetto ambientale:
    un parco nelle colline del Potenza

    5 - Nov 28, 2019 - 10:28 Vai al commento »
    Confermo che di cave si è parlato, me presente, nel corso dell'incontro di sabato pomeriggio, sulla Festa degli Alberi. Certo informalmente e certo l'argomento non era all'odg dell'incontro cui ero stato invitato. E per di più non fa parte, degli obiettivi ambientalisti dell'Associazione. Peccato però! Spero tuttavia che non siano state del tutto parole al vento perchè a me era sembrato quello della bonifica delle cave sul territorio utilizzando le macerie del sisma, un progetto futuribile importante con l'apporto delle amministrazioni pubbliche, s'intende. Importante per tutti, dico, ancor più della pur lodevole messa a dimora di tre giovani piante.
  • Il sacerdote dell’accoglienza:
    «Società esclude gli ultimi,
    si toglie anche la dignità»

    6 - Nov 19, 2019 - 18:03 Vai al commento »
    Nessuna sottile ironia, per carità, ma solo oggettiva osservazione storica e mediatica del caso Pamela di cui hanno parlato perfino i giornali cinesi ed australiani.
  • Addio a Mario Graev,
    colonna dell’istituto di medicina legale

    7 - Ott 18, 2019 - 15:29 Vai al commento »
    E'stato un grande amico dei giornalisti, persona dal profilo basso ma autorevole. Dopo tanti anni si sentiva un maceratese adottato, era un punto di riferimento in città.
  • Oggi Giorgio Pagnanelli
    avrebbe compiuto 90 anni

    8 - Ott 16, 2019 - 15:35 Vai al commento »
    Grazie alla signora Anna Rita e a tutti i familiari di Giorgio Pagnanelli che tengono vivo il ricordo dell'uomo che per decenni fu 'il maceratese più famoso nel mondo'. Giorgio portava Macerata sempre nel cuore e la sua candidatura a primo presidente della Fondazione Carima corrispondeva perfettamente a questo sentimento: servire ancora e di più la città dopo la conclusione della sua eccezionale carriera all'Onu. Quando poi venne nominato al di là dei soliti riti e camarille nostrane, a chi si sorprendeva Giuliano Amato rispose: "Perché Pagnanelli? Semplice, chi può vantare un curriculum come il suo?". Fu l'ultima volta che un CV servì ad un candidato per meritare giustamente un incarico. Ed ora attendiamo che la memoria di Giorgio Pagnanelli, direttore generale Onu in Italia e poi presidente della Fondazione Carima, e 'padre' stratega di Banca Marche, venga storicizzata degnamente nella 'sua' Macerata.
  • «Quando portai a Macerata Andy Warhol
    e lo Sferisterio gli rifiutò un palco»

    9 - Ott 12, 2019 - 18:38 Vai al commento »
    Debussy fa rima con Beuys. Tuttavia tra i due cognomi c’è solo assonanza fonetica. Certo il musicista Claude non c’entra per nulla con lo scultore e pensatore tedesco Joseph che attraverso la sua arte intese fare in modo preveggente, della Difesa della Natura e della salvezza dell’Uomo antropologicamente inteso, la battaglia di una vita. Cosa è successo, Pio Monti, che sei tra i più importanti galleristi marchigiani perché tu impietosamente fossi irriso in due commenti in calce alla intervista concessa a CM? “Già, per una riga e mezzo fra tremila e passa. Ma cosi va il mondo dove non ti perdonano una momentanea svista della memoria per un fatto di quasi mezzo secolo fa…. Tuttavia è giusto chiarire il fulmineo passaggio. Ero dunque ospite agli inizi degli anni 80 del cenacolo pescarese di villa Durini, dalla baronessa Lucrezia De Domizio Durini, editrice, giornalista ed autentica mecenate degli artisti italiani e stranieri di quella che è passata alla storia come Arte concettuale e Arte Povera, quando al piano eseguii musiche tratte dal celeberrimo ‘Chiaro di Luna’ di Claude Debussy. Amo la musica: a Recanati nella mia galleria in piazza Giacomo Leopardi c’è un magnifico ‘Steinway’ che talvolta suono. Tra i tanti ospiti c’era Beuys, scultore e performer tra i più celebri di quel momento storico per l’arte contemporanea, che Lucrezia teneva giustamente in gran conto come ha poi dimostrato dopo la morte di Joseph. Il quale si commosse alla mia esecuzione, così che alla fine mi abbracciò e mi autografò lo spartito con una dedica che io ritengo preziosa nella mia lunghissima carriera di gallerista svolta in tutto il mondo a contatto con autentici talenti. Un momento che peraltro ho voluto storicizzare esattamente nella mia biografia, densa di episodi e nomi. Fu una serata magica quella a villa San Silvestro ai Colli, che Lucrezia mi ricordò poi con una bella e toccante lettera personale che conservo anch’essa…”. Si, Pio, abbiamo i fatti nel loro accadimento, tuttavia l’error (direbbe Virgilio) lo sbaglio, per dirla con parole nostre, c’è stato… “Ma, caro, l’Arte in realtà e a ben vedere, è un meraviglioso sbaglio”. Vero, leggendario Pio, e grazie per averci aperto lo scrigno dei tuoi ricordi che fanno parte della storia dell’arte. Maurizio Verdenelli
  • Si ribalta con l’auto in superstrada,
    illeso Federico Melchiorri

    10 - Ago 24, 2019 - 10:48 Vai al commento »
    Oggi Melchiorri senior sarà a Muccia nell'officina/soccorso Aci di Massimiliano Frsncescangeli e Stefano Antonelli per una prima ricognizione sull'incidente occorso al figlio Federico. Da anziano cronista umbro non posso non ricordare precedenti significativi accaduti a 'grifoni' (giocatori del Perugia) provenienti anch'essi dalla Maceratese come Melchiorri. Nel 74, il portierone Nello Malizia volò fuori strada sul vecchio tracciato della 77: ci vollero otto mesi per rimettere a posto la sua Porsche. Qualche anno prima toccò ai gemelli del gol Dugini e Turchetto. A 'La Nazione' di Perugia il cronista di nera si scaricò del peso della 'bucatura' sul collega di sport (la notizia era stata data in anticipo dal concorrente 'Messaggero') argomentando che il fatto era assolutamente da considerarsi di pertinenza del servizio...sportivo.
  • Villa Lauri, prima dei cinesi
    stavano per arrivare “gli ufo”

    11 - Ago 1, 2019 - 15:23 Vai al commento »
    Per completezza d'informazione, nel contempo attribuendo meriti che il tempo ha reso tali, consolidandoli, ricordo che il primo a segnalare criticamente...l'atterraggio dell'ufo, o meglio l'installazione del fungo dell'acquedotto dirimpetto alla storica villa Lauri, in uno dei punti più alti ma contemporaneamente più belli ed incontaminati di Macerata, fu il prof. Hermas Evio Ercoli, già dirigente scolastico, già valoroso componente del Cda della stagione lirica e fino a ieri, presidente dell'Accademia di Belle Arti. Il prof. Hermas Evio, che io in quei tempi chiamavo Masino sopratutto per via dell'antica amicizia delle nostre famiglie, usò al solito e forse ancor più ancora, se possibile, molto intelligente ed acuto sarcasmo in un lungo servizio intorno a quello 'strano caso maceratese' sulla cronaca de ' Il Messaggero' delle Marche' (di cui Ercoli era splendida firma) che ho avuto l'onore e la fortuna di dirigere. Ricordo anche la piccata risposta del sindaco d'allora, del quale ho memoria, tuttavia, solo del nome: Carlo. I lettori mi scuseranno, epperò sono un ultrasettantenne anch'io come tutti i protagonisti delle mie storie di appena ieri.
  • Il fisico Enrico Medi,
    dall’allunaggio alla santità

    12 - Ago 4, 2019 - 11:49 Vai al commento »
    Con sorpresa ed un po' d'amarezza (per via del mio passato) ho dovuto constatare come presso la Biblioteca comunale Mozzi Borgetti nel rievocare magnificamente (questo si!) sia stato dimenticato nei due espositori-stampa sull'allunaggio di 50 anni fa, lo storico quotidiano di Macerata, Il Messaggero, il primo ad avere la cronaca cittadina, di Civitanova Marche e della provincia. Ci sono, e' vero, le prime pagine de Il Resto del Carlino e addirittura de La Voce Adriatica (genitrice del Corriere Adriatico, che avrebbe aperto a Macerata solo negli anni 80 con Walter Orazi, e vice Giancarlo Trapanese) ma del Messaggero nessuna traccia. Cosi come della imponente collezione di anni di cronaca (che io contribuii in non urrilevante parte a conservare con l'aiuto di Pietro Baldoni e il rilegatore Bucala') donata alla Biblioteca, non c'e' traccia alla Consultazione. Pare, da informazioni confidenziali, che la collezione giaccia insepolta in locali di Villa Potenza dai tempi dell'ultima ristruuturazione in Biblioteca. Possono la vicesindaca prof. Monteverde e il dirigente dottor Puliti, fare qualcosa a favore della storia giornalistica del capoluogo?
  • La memoria degli eroi dimenticati:
    i polacchi che liberarono le Marche

    13 - Apr 25, 2019 - 13:30 Vai al commento »
    Tra i liberatori polacchi i maceratesi di appena ieri non possono non ricordare il carissimo Iola (cosi italianizzato il suo cognome altrimenti per i piu' non facilmente pronunciabile). Iola faceva parte della colonna polacca, a Macerata aveva trovato l'amore. Era tornato e messo su famiglia contribuendo da folgorante ala destra ai succesi della Maceratese. Finita la carriera sportiva, Iola era stato assunto in Comune. Sulla sua divisa azzurra scuro ricordo brillava all'occhiello il distintivo di Solidarnosc di cui andava molto fiero. Non dimenticava la sua terra, Iola anche se per amore aveva scelto la terra maceratese. Come il col. Antoni Mosiewicz, anch'egli liberatore polacco nell'esercito del generale Anders che da Loro Piceno cannoneggiava le truppe tedesche a Colbuccaro nella battaglia 'dimenticata' per la liberazione di Macerata per opera della Nembo. Dimenticata fino a quando il m.llo Antonio Minischetti, romano, che a quella sanguinosa battaglia aveva partecipato, non mi racconto' i fatti. Minischetti aveva sposato una ragazza di Penna San Giovanni e nelle Marche tornava periodicamente. Cosi come in questa terra, talvolta ingrata, ha voluto essere seppellito il col. Mosiewicz nel giugno scorso nel suo estremo viaggio a Loro Piceno, il paese della sua diletta sposa.
  • Macerata, la biblioteca raddoppia (FOTO)
    Torna il museo garibaldino
    Sei progetti per il centro storico

    14 - Apr 1, 2019 - 14:51 Vai al commento »
    Ho citato lo 'Scopatore Segreto' per tre motivi: 1) Perché la storica figura era stata in primis introdotta dalla vicesindaca prof. Stefania Monteverde nel suo intervento, domenica. 2) Perché ben sottolineava nella metafora (scopare, riassettare, dare nuovo ordine all'ambiente) e nel principio d'identificazione Bartolomeo Mozi che offri' generosamente nuova vita ad un'istituzione primaria che languiva. Ci voleva un bergamasco come Lui per fare pulizia a Macerata! 3) Per ricordare ancora il Bibliotecario Perfetto: Libero Paci e il prezioso dono che mi fece con un affettuoso sogghigno. Una copia della stampa del Ferrari: lo Scopatore Segreto alias Bartolomeo Mozzi. Una stampa con il sigillo della sua Olivetti nera 22 a mo' di moderna epigrafe firmata : Epi-scopus Babyloniensis. Una laica preziosa reliquia che poi incorniciata da 'Briscoletta' conservo tra le cose mie più care in memoria della Macerata granne (e affedianamente cocca) che non c'e' più.
  • La Santa Casa apre le porte al Papa
    Il foto-racconto della visita

    15 - Apr 1, 2019 - 18:58 Vai al commento »
    Ieri sera su Rai1, 'da Fazio' Luciana Litizzetto ha fatto scorrere le immagini del papa a Loreto. Mentre rapido sottraeva mano ed anello a chi (in pratica tutti) voleva baciare entrambi. Il breve filmato si concludeva con una signora che disorientata per il baciamano negato, crollava in ginocchio davanti a Francesco da Lui prontamente rialzata con un sorriso. Nessuno aveva avvertito le autorita' marchigiane che il pontefice vuole l' abbracci non la genuflesioncella d 'uso. E privati di quella, gli eredi marchigiani del regno papalino per un attimo hanno temuto la ...scomunica. E peggio, dati precedenti e predecessori Quali? Facile: Francesco dopo 162 anni dall' ultima volta di un papa ha detto messa nella Santa Casa. Prima di Lui, Pio IX, il senigalliese Mastai Ferretti. Che in altra occasione ancora nelle Marche, a Camerino, aveva accompagnato, per cosi dire, Mastro Titta per la sua ultima esecuzione capitale. Qualche anno..piu' tardi, nel 1991, a Camerino l'avv. Giovanni Gaeta si sarebbe rifiutato di baciare la mano ad un santo preferendo la laica stretta di mano. Corrisposta prontamente dal santo. Il suo nome ? Karol Wojtyla.
  • Il Papa celebrerà nella Santa Casa,
    non accadeva da 162 anni
    Dal Cin: «Francesco rilancia la famiglia»

    16 - Mar 26, 2019 - 9:56 Vai al commento »
    Rispondo al lettore Franco Pavoni. E’ storia raccontata anche da chi c’era che Pier Paolo Pasolini fu invitato alla Pro Civitate Christiana di Assisi da don Giovanni Rossi (cui devo, nel ’71, un’intervista esclusiva su ‘La Nazione’ a Roger Garaudy, il filosofo comunista francese che aveva abbracciato la fede cattolica) per partecipare come relatore ad un convegno. E al film sul Vangelo di Matteo proprio non ci pensava. Aveva in testa semmai un film su San Paolo che non vide mai la luce. Aggiungo inoltre che Pasolini, già molto popolare, aveva deciso di restare nell’alloggio assegnatogli dagli organizzatori per non destare curiosità e ‘distrazione’ nel corso di un evento straordinario ad Assisi, il 4 ottobre 1962 Festa di San Francesco: la visita di Giovanni XXIII, il Papa Buono cui avrebbe dedicato il suo ‘Vangelo’.
  • Per sempre camerinese,
    Iacoboni: giudice con la G maiuscola
    Il suo nome è legato al “Giallo dei Sibillini”

    17 - Mar 21, 2019 - 9:02 Vai al commento »
    La prematura morte del dottor Alessandro Iacoboni continua a suscitare un'ondata di sincero cordoglio fra tutti coloro che l'hanno conosciuto e collaborato con lui nelle più importanti inchieste giudiziarie che hanno toccato il territorio maceratese. Il dottor Giorgio Iacobone, già capo della squadra Mobile di Macerata (poi questore a Caltanisetta, Ancona e Trento): "Sono incredulo e vivamente addolorato per una tale perdita. Legato a Lui due casi, sui quali fui chiamato ad indagare, che scossero l'opinione pubblica. Il rogo dell'albergo Tourist di Camerino e i sessanta arresti per spaccio di sostanze stupefacenti tra Camerino e San Severino Marche. Tante polemiche, allora: ma quell'operazione, coordinata dal giudice Iacoboni, salvò letteralmente i giovani dell'entroterra maceratese dal rischio droga". L'ex sindaco di Macerata, dott.ssa Anna Menghi: "Ebbi modo di conoscere in quegli anni a Camerino il dottor Iacoboni. Ho un ricordo vivissimo di una persona perbene e di un magistrato eccellente". Il tenente dei Carabinieri, Giuseppe Losito; "Ciò che mi lusinga del dottor Iacoboni sono alcune poche cose, una è il ricordo di una sua telefonata. nel 1989, appena entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale che dava la possibilità alla polizia giudiziaria di svolgere le funzioni dibattimentali (fare da Pubblico ministero in udienza), io sono stato il primo in Italia a svolgere questa funzione. Il giudice del dibattimento era il dottor Iacoboni. Si puòi immaginare la tensione essendo la prima volta e con tutta la visibilità del caso. Ebbene, il giorno dopo mi telefonò e si congratulò per come avevo svolto il ruolo di pubblico ministero. Cosa dire? Era una telefonata inaspettata e non dovuta". Francesca Macina, giornalista professionista. "Se esistesse ancora come istituzione il Palazzo di giustizia a Camerino, sarebbe bello ma soprattutto doveroso intitolarlo ad un magistrato così valoroso come il dottor Iacoboni. Tuttavia spero che sindaco e rettore di Unicam lo vogliano ricordare nei modi giusti e per sempre. E tramandare così la figura di un eccezionale camerinese 'd'adozione'. "Del dottor Iacoboni ho ricordi bellissimi. La tesina che portai agli esami da giornalista professionista, fu da me elaborata grazie a Lui che intervistai sul caso May. Fu in quell'occasione che nacque l'idea, mai realizzata, di scrivere un libro a 4 mani su quella vicenda- Dal punto di vista familiare, tanti ricordi ed incontri legati al fatto che nostro figlio Andrea (Francesca è sposata con il col. Salvatore Forte, allora capitano comandante della Compagnia dei carabinieri di Camerino ndr) è stato compagno di scuola alle elementari di Anna, la figlia di Alessandro".
  • Macerata, la proposta di Miliozzi:
    «Un museo Dante Ferretti»

    18 - Feb 20, 2019 - 18:56 Vai al commento »
    Senza reclamare alcuna (virtuale) 'primogenitura' (ci mancherebbe pure questa!), mi corre l'obbligo di ricordare come due anni fa il professor Nicola Di Monte, già dirigente scolastico, mi avesse parlato di una proposta uguale a quella di Miliozzi e come ne feci argomento di un articolo su CM. Di Monte aveva elaborato l'idea di un museo on onore del maceratese più noto ora nel mondo, dall'esempio (attuato) di un altro grande scenografo, in quel caso piemontese, che a sue spese aveva allestito un palazzo museo con le proprie scenografie donandolo alla propria cittadina nativa. A Macerata, al museo per Ferretti potrebbe essere dato 'inizio" dalla Fondazione Carima che ha acquistato, dopo trattative, alcuni grandi bozzetti che il Maestro della Scenografia ha realizzato per i suoi celebri film (3 Oscar + 3 da parte della moglie Francesca Lo Schiavo). Maurizio Verdenelli
  • Il dramma di Alessio, muore a 40 anni
    Ucciso da una malattia
    in poche settimane

    19 - Gen 17, 2019 - 10:55 Vai al commento »
    Mi auguro che l'Ordine dei Giornalisti delle Marche e il comune di Pieve Torina vogliano permanentemente ricordare, aldila' della' medaglietta', un giovane, talento vero e sicuro della nostra sempre piu' depauperata professione. Alessio era un collega che amava il Giornalismo con la G maiuscola, la sua terra e la sua famiglia (ricordo il dolore per il padre morto all'improvviso). Ed ora ricordo i suoi inizi a Macerata, la bravura e il merito che talvolta non veniva riconosciuto completamente ma di cui lui non ha avuto mai dubbi perseguendo sino in fondo con successo una professione ormai sempre più 'proibita' alle giovani leve.
  • Morte di Enrico Mattei,
    il servizio della polemica:
    «Non fu incidente ma sabotaggio»

    20 - Gen 14, 2019 - 10:30 Vai al commento »
    A fianco di Vincenzo Calia, il magistrato di Pavia (ora sostituto procuratore generale di Milano) che nel 2005 fece luce con sentenza sulle modalita' delittuose della morte di Mattei, si schiera oggi anche il collega Otelli Lupacchini, PG di Catanzaro, autore anche di libri-verita' sui misteri poco gaudiosi dell' Italia del dopoguerra (al caso Mattei il magistrato ha dedicato un capitolo nel volume 'In pessimo stato') . Il dottor Lupacchini, da noi contattato, ha preso decisamente le distanze contro i dubbi emersi dalla rubrica di Paolo Mieli sul tg3 'Passato e Presente'. Dubbi di cui si e' fatto convinto interprete lo storico Mauro Canali. In conclusione vorrei indicare al lettore Marco Polito in cerca di prove dell'attentato, il recente libro dello stesso dottor Calia dall'eloquente titolo: Il caso Mattei. Le prove dell'omicidio del presidente dell'Eni.
  • Do you remember Briscoletta?

    21 - Nov 1, 2018 - 13:29 Vai al commento »
    Ringrazio il dottor Colonna per lo splendido, prezioso ricordo e naturalmente mi scuso per non aver (doverosamente) citato la Fondazione Girolamo Colonna che ha sede in corso Cavour 71 a due passi dalla casa natale di Tucci, un altro grande maceratese che nell’Est del mondo ebbe modo di far rifulgere il proprio talento. In Pietro i maceratesi che avevano ‘intelligenza dello spirito della città’ e tutti coloro che, pur non maceratesi, si riconoscevano in quello, ne intravvedevano in Pietro un riverbero importante. Lo videro il prof. Menghini e il cardinal Tonini, il quale ‘freschissimo’ vescovo appena giunto in piazza per la cerimonia di accoglienza ‘ubbidì’ davanti a migliaia di fedeli alla richiesta del fotografo del Messaggero: “Monsignore, per cortesia rientri in auto e rifaccia la …scena: sono arrivato in ritardo, mi si è rotta la ‘500’ sulla salita di Piediripa”. Ed ora mi chiedo: cosa è rimasto di quello spirito maceratese (in alcuni casi si trattò di genio) che il mondo intero ha ammirato?
  • Droga, don Luigi Merola:
    «Macerata deve prendere coscienza,
    su certi temi troviamo il gelo»

    22 - Ott 21, 2018 - 18:57 Vai al commento »
    E’ vero, mancavano gli uomini (e le donne) dell’amministrazione comunale comunque impegnati con il governatore Ceriscioli, come riferito, nella cerimonia d’inaugurazione del grande evento culturale legato alla mostra di Lorenzo Lotto. Presenti alcuni consiglieri comunali (a memoria cito Ivano Tacconi e Maurizio Mosca), altri politici come Fabio Pistarelli e soprattutto il rettore di Unimc, professor Francesco Adornato. Che stavolta, pur invitato da Giorgio Iacobone (che co-presiedeva l’incontro) ha declinato l’invito a sedersi in prima fila, preferendo le ultime. E’ peraltro una sua precisa vocazione, questa, al ‘low profile’ trasgredita una sola volta, sempre nell’auditorium dell’ITC Gentili, per omaggio al dottor Nicola Gratteri, della sua stessa terra calabrese, nativi entrambi di centri dirimpettai.
  • Addio a Rolando Garbuglia,
    sindaco di Recanati negli anni ’80
    ed ex direttore amministrativo di Unimc

    23 - Ott 11, 2018 - 17:09 Vai al commento »
    Ricordo con grande simpatia Rolando Garbuglia sindaco di Recanati negli anni in cui la Dc foschiana stava improvvisamente declinando proprio nel momento della sua massima potenza(Franco ministro del Lavoro e il fratello Ferdinando, sindaco predecessore dello stesso Garbuglia). Il dottor Rolando, che in quei tempi sfoggiava jnvece della cravstta preferibilmente un farfallino, era elegante ed abilissimo ad evitare tutti i trabocchetti di un'opposizione dura e compatta (ricordo la capogruppo del Pci, Paola Conti) in quelle ore rese drammaticamente bollenti per la Dc recanatese dopo il caso P2 (in cui fini coinvolto Franco Foschi) e il crac della cooperatjva edilizia Le Grazie (di cui Ferdinando era presidente). Era nocchiere di una nave in gran tempesta, il dottir Garbuglia foschiano di ferro.E fu abilissimo. Giocando anche la carta culturale. Ed era ovvio essendo lui legato per professione al mondo universitario. Lo ricordo alla guida di un'autentica missione che a Nari (o Napoli) riusci ad un'asta a battere la nutrita concorrenza acquisendo il bellissimo ritratto di Giacomo Leopardi opera dell'impirtante artusta partenopeo Domenico Morelli. E in difesa dell'immagine leopardiana, insieme con l'ex sindaco Luigi Flamini, aveva chiesto ed ottenuto le scuse ufficiali, tramite un'intervista redatta da chi scruve sul Messaggero, da Carlo Verdone. Che in prima serata su Rai1 per bocca del "perbenista' (uno dei personaggi piu' riysciti da parte del famoso attore/regista) aveva, come dire, alluso circa la vita privata di Colui che Mario Nartone con felice intuizione avrebbe cinematigraficamente appellato IL GIOVANE FAVOLOSO. In iogni caso, Garbuglia se la cavo' sempre portando a termine il suo mandato, fatto non del tutto scontato in quegli anni cosi' tempestosi per Recanati..e l ' Italia. Poi come Cincinnato torno' alla 'sua' Unimc. Ci rividemmo una sola volta dopo tanti anni, qualche mese fa: un saluto ed un sorriso d'intesa per la prima volta tra il cronista (che ero stato, al solito senza concessioni) e il sindaco-nocchiero 'in gran tempesta'. O meglio un Vergingetorige 2.0 assediato all ' esterno e all' interno dallastessa ' Dc delle corremti' in poca innocente attesa di veder abbattuta la 'rocca' foschiana.
  • Calcio in lutto,
    è morto Nicola Bovari

    24 - Ott 10, 2018 - 19:22 Vai al commento »
    Nicola Bovari è stato l'ultimo grande enfant prodige del calcio nazionale prodotto dalla provincia maceratese, in particolare da Porto Potenza Picena (di cui traeva origini familiari l'azzurro Cammoranesi), anch'egli interista) in questo 'gemella' nel produrre campioni della contigua Porto Recanati. Nesusno lo sa ma Bovari, centrocampista di gran classe, era nella 'rosa' della Grande Inter del Mago Helenio Herrera. Che molto l'apprezzava. Amicissimo del 'mitico' Spartaco Landini, poi procuratore principe della serie A, anch'egli deceduto. "Ogni volta che lo incontravo negli stadi italiani, sapendo che ero un marchigiani, Landini mi diceva invariabilmente: Salutami tanto il mio amico Nicola Bovari. Digli che lo ricordo sempre con affetto" mi ricordava qualche tempo fa il dottor Roberto Patrassi, maceratese, già dirigente per tanti anni del 'grande Milan' e tra i manager calcistici di maggior successo emersi dalle Marche.
  • Avvocatessa muore a 52 anni,
    stroncata da una malattia

    25 - Ago 22, 2018 - 16:17 Vai al commento »
    Patrizia è stata un bravissimo avvocato (civilista e penalista), piena di coraggio, che sapeva affrontare e vincere battaglie difficili che altri avrebbero intrapreso con gravi difficoltà, in difesa della verità e della giustizia giusta. Ed aveva il piacere di trasferire nella scrittura questo suo impegno civico. Eccelleva anche in questo. Sono certo che non la dimenticheremo mai, noi giornalisti/e della redazione maceratese del Messaggero in anni divenuti indimenticabili.
  • Macerata celebra la vittoria di Garibaldi,
    «la statua tornerà al centro della piazza»

    26 - Mag 1, 2018 - 18:32 Vai al commento »
    Per concludere l'intenso dibattito su 'statua di Giuseppe Garibaldi al centro della piazza oppure no' registro il commento, dallo Yemen (dove è impegnato) di Emanuele Tacconi: «Secondo me la statua di Garibaldi deve rimanere li dov'è...per più motivi. In mezzo alla piazza è ingombrante, volgerebbe le spalle al monumento ai Caduti e provenendo da Corso Cavour rovinerebbe la bella visuale dei Cancelli/Piazza Annessione oltre al costo dell'operazione che secondo me e' superflua». Da parte sua Pietro Pistelli, studioso garibaldino, contro argomenta: «La statua dovrebbe stavolta guardare verso Roma, non in direzione della città, come testimoniato dalle fotografie dell'epoca».
  • Addio allo scultore Giuseppe Gentili,
    “l’artigiano del ferro”

    27 - Apr 16, 2018 - 15:28 Vai al commento »
    Il don Chisciotte fu al centro di un lungo contenzioso che vide per la sua collocazione e per la sua manutenzione, di fronte il Comune di Macerata e l'artista pronto a sfidare...anche i mulini a vento a suon di carte bollate affidandosi ad un legale che in quei tempi era pure consigliere comunale d'opposizione. Ebbero ragione alla fine Gentili e...don Chisciotte. E purtroppo a causa di questo braccio di ferro rimase (come dire) parecchia...ruggine sull'armatura ferrosa dell'eroe di Cervantes. Sarebbe il caso di pensare, ora che l'opinione pubblica tace dopo aver molto dibattuto il tema, ad una sistemazione davvero definitiva dell'opera del bravo artista pollentino anche in ossequio ai canoni del Bello in una zona della città, i Giardini Diaz, vandalizzati dall'Orrore e dalla sua genesi.
  • Gioia Bartali: «Nonno salvò l’Italia,
    ma De Gasperi non accettò
    di fargli uno sconto sulle tasse»

    28 - Apr 17, 2018 - 11:20 Vai al commento »
    Sono poi piovute domande dai ragazzi di Osimo circa il tormentone più frequentato della storia dello sport italiano, quello della borraccia dell’acqua. Chi l’offriva e chi la riceveva tra i due campioni, Bartali a Coppi o viceversa. Un dilemma che i due protagonisti si erano in vita ben guardati dal chiarire, naturalmente. Con un sorriso, Gioia Bartali ha testimoniato così: “Mio nonno, a seconda di chi aveva davanti forniva una risposta diversa…”
    29 - Apr 16, 2018 - 9:28 Vai al commento »
    Sabato sera Tg2dossier ha riproposto quei momenti drammatici subito dopo l’attentato a Palmiro Togliatti che l’impresa di Gino Bartali al Tour de France riuscì a spegnere sull’onda dell’orgoglio nazionale seppure su un fronte sportivo. De Gasperi era consapevole della estrema popolarità di ‘Ginettaccio’, mentre Coppi si doveva ancora rimettere dalla lunga inerzia agonistica a causa dei cinque anni di conflitto (per Bartali gli ‘allenamenti’ invece furono costanti per salvare sul tragitto Toscana-Umbria 800 ebrei dalla deportazione). Il giorno stesso del ferimento del ‘Migliore’, il Presidente dc aveva telefonato in Francia: “Bartali pensaci tu”. Era tale la sua discrezione –aveva tenuto segreto per anni il suo impegno che l’ha reso un eroe per Israele- che il campione anni più tardi aveva smentito questa telefonata nel corso di un’intervista ad ‘Epoca’. Uomo ed atleta d’altri tempi, perduti. Tutti i maceratesi ne furono consapevoli quando Bartali fu ‘di casa’ da queste parti, dove erano venuti a vivere il primogenito Andrea, la nuora, e le nipoti Gioia e Stella. Il grande ciclista si rese disponibile con la sua presenza a promuovere il movimento su due ruote nelle Marche: a Corridonia presiedette per alcuni anni al percorso che in primavera inaugura la stagione agonistica (anche quest’anno, di recente). Amico di tutti, il celebre Gino: fu senz’altro un’assenza importante la sua personale nel 1995 quando nel fermano e nel civitanovese venne girato il film tv diretto da Sironi ‘Il Grande Fausto’ (Sergio Castellitto ‘Coppi’, Ornella Muti ‘Dama Bianca’ e Bruno Ganz ‘Bartali’) ed anche nelle contemporanee iniziative del Centro del Collezionismo a Montecosaro in memoria di Coppi quando di ‘Ginettaccio’ non venne riscontrata la presenza.
  • Addio all’ultimo duca di Camerino,
    aveva ricomprato il castello
    conquistato da Cesare Borgia

    30 - Apr 16, 2018 - 9:34 Vai al commento »
    Avevo conosciuto il duca di Varano nella prima metà degli anni 80. Aveva cominciato ad occuparsi in quel periodo, e molto seriamente, di un’antica storia italiana ‘propria’ del Casato di cui aveva legittimamente il titolo. Me l’aveva presentato Gabor Bonifazi (la cui figura di storico va senz’altro recuperata) che fu sua ‘guida’ nel Camerinese. Ricordo altri incontri, uno in particolare a Villa Votalarca a Passo di Treia, dove Gabor gli aveva fatto conoscere il suo grande amico, il marchese Gianfranco Luzi. Nella residenza del marchese fu organizzata una bella cerimonia con costumi rinascimentali, alla quale parteciparono altri nobili di antico lignaggio. Un altro incontro lo ricordo bene, per la vividezza. Un giorno dopo aver visitato le rovine del castello dei Varano, che adesso si può ammirare nel suo ritrovato splendore così bene illuminato, scendemmo in tre fino al costone sottostante che allora si affacciava sulla ‘vecchia’ statale Valdichienti. Da sempre c’era un piccolo bar-ristoro gestito da un anziano. Il duca, sempre molto attento e curioso, acquistò in blocco tutte le ‘vecchie’ cartoline in bianco e nero, invendute da tempo, ed ingiallite dalla lunga, fino a quel momento, inutile esposizione sul bancone. L’anziano, incuriosito da un tale smodato ed insolito interesse, chiese come mai quel signore distinto e cordiale avesse voluto fare l’acquisto di tutte quelle cartoline che perlopiù riproponevano la stessa immagine del castello. “Perché sono il Duca di Varano!” fu la bruciante risposta. L’uomo che nella sua lunga vita aveva pensato che quel personaggio storico fosse in realtà una mera invenzione a scopo di turismo, sgranò gli occhi sillabando quasi sgomento: “Un gorbu!”. Il duca pensò poi di restaurare con fondi propri la rocca: chiese al Comune di essere autorizzare a farlo con l’ottenimento in comodato dello storico immobile per 100 anni. L’opinione pubblica si spaccò in due e alla fine di più consigli comunali dove l’argomento fu al centro di accesi dibattiti non gli fu concesso: tuttavia il nobiluomo aveva ottenuto con la sua mossa di far ritornare alla sua originaria bellezza la ‘sua’ antica fortezza lasciata nell’abbandono per tanto tempo.
  • Sparo di Traini contro sede Pd:
    il vetro infranto dal proiettile
    sarà monumento contro il razzismo

    31 - Mar 23, 2018 - 15:20 Vai al commento »
    Questi mesi, questi giorni rappresentano un buon tempo di passione (p minuscola, proto) per 'volere la pelle nera' come indicava una celebre canzone e pure Luigi Rocchi, da Tolentino. Soprattutto per essere dalla parte di chi senza colpa e' discriminato pure dal razzismo in salsa perbenista: l'ultima, subdola insidia che minaccia le nostre oppresse comunità civili.
  • “La botta grossa” al cinema
    racconta il sisma oscurato

    32 - Nov 30, 2017 - 18:01 Vai al commento »
    Si, il film La Botta Grossa sara' proiettato a Roma, cinema Farnese, lunedi 4 dicembre alle ore 18.45 e 20.30
  • Terremoto e droga, Gratteri a Macerata:
    «La ‘Ndrangheta arriva prima di tutti»

    33 - Nov 28, 2017 - 15:17 Vai al commento »
    Da (giornalista) perugino, ed anche se GIUSEPPE ha scelto di vivere in un'altra citta, vorrei BOMMARITO Sindaco di Macerata, in questo lungo momento dove i giovani maceratesi appaiono cosi tanto gravemente minacciati dalla droga.
    34 - Nov 26, 2017 - 20:19 Vai al commento »
    Post scriptum (2) 1 marijuana=alcol? Hanno chiesto al dottor N. Gratteri. "Assolutamente no. Non c' e' equazione. Chi beve vino non vuole sballarsi, chi si droga, si!" e' stata la risposta. 'Ndrangheta & business. "I boss diventano pure imprenditori agricoli acquistando, sempre tramite finanziarie perche hanno per strategia conti in rosso, terreni agricoli. Serve loro per intercettare i fondi UE. Anche nel Maceratese". Parola di Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso. NB.Nel Maceratese negli anni 50-60, l"agricoltura rappresentava il 63% ca del reddito complessivo provinciale.
  • Luis Bacalov, il maestro Passarella
    e “Il Postino” che li unì

    35 - Nov 17, 2017 - 9:27 Vai al commento »
    Luis Bacalov è stato ospite di Musicultura: erano i tempi recanatesi del 'bocciodromo 2000' (presentava l'amico e collega Fabrizio Zampa, se ben ricordo) e il maestro vincitore dell'Oscar era diventato proprio in quel periodo popolarissimo. Quella sera noi giornalisti con gli stessi artisti fummo invitati ad una cena dopo teatro alla Casa del Pellegrino nella vicina Loreto: mangiammo tutti insieme ad una tavolata e dai finestroni si vedevano le luci della Santa Casa. Serate magiche che naturalmente a Musicultura sono continuate ed anzi sono diventate ancora più cospicue: erano però quelle dei tempi in cui la rassegna che s'ispirava a Giacomo Leopardi stava facendo il grande salto e la presenza di Bacalov stava lì a testimoniarlo. Una presenza che, si disse allora, aveva un grande gancio: Claudio Baglioni con cui Bacalov ha lavorato intensamente. Baglioni dico, di cui ricordo la porsche nera al Bocciodromo, che oltre ad essere nel comitato di garanzia di Musicultura, n'è stato sempre un amico autentico.
  • Il giallo della baronessa de Rotschild,
    «Finì nel mirino di una fazione vaticana
    pochi mesi prima di sparire»

    36 - Nov 16, 2017 - 17:14 Vai al commento »
    Peronaci dovrebbe sapere che se un magistrato come Alessando Iacoboni, già G.I. a Camerino, già presidente del tribunale di Macerata ed ora di quello di Teramo, in una parola l'appassionato e talentuoso inquirente del caso De Rothschild (che il sottoscritto modestamente rivelò in un'esclusiva mondiale) ha rinunciato anche a parlarne, non solo a scriverne, un problema (come dire?) c'è. Ricordo che fu proprio il dottor Iacoboni ad aprire sul caso la prima rogatoria internazionale investigando in Gb. Perchè morirono Jeannette e Gabriella? Per la neve... E Mattei? Anche per le prime due ci vorrà mezzo secolo, se andrà bene, per sapere mezza verità. Cosi va in Italia dove a scuola si insegnano tutt'altre storie e di ora i ragazzi non sanno nulla. Capito, Peronaci (un nome a me caro, quello di un mio caposervizio al Messaggero)?
  • Il maceratese Emanuele Tacconi
    scampato ad un duplice attentato

    37 - Nov 8, 2017 - 13:58 Vai al commento »
    Non solo umile e coraggioso, caro Giuseppe (Bommarito) ma spinto, lui matelicese, dallo spirito matteista. La 'sua' Africa, quella di Emanuele Tacconi, è l'Africa del Grande Enrico, l'Uomo dei poveri tra i poveri, dei popoli 'in marcia' per dirla con Giorgio La Pira. Emanuele era stato in Africa, come dipendente Eni ed una volta richiamato al quartiere generale milanese, ha sentito profondamente la nostalgia di questa terra che ancora apprezza l'opera di Enrico Mattei (cfr il libro di Ivan Sagnet e pure Samia Nkkrumh, figlia del fondatore del moderno Ghana agli imprenditori italiani). L'Africa ricorda grata l'opera del primo presidente dell'Eni mentre l'Italia l'ha quasi dimenticato a cominciare dalle tante scuole che ne portano il nome. Bisognerebbe 'insegnare' in classe la figura di Enrico Mattei per comprendere appieno la storia moderna di questo Paese 'svenduto' ed impoverito. E fa bene da parte sua il 'tolentinate' Paolo Gentiloni a ricordare Mattei, ucciso 55 anni fa da quegli stessi italiani signori del tradimento e del potere ad ogni costo: l'ha fatto qualche giorno fa a Camerino, l'aveva fatto a Roma dinanzi al presidente dell'Iran, il Paese che gli aveva aperto le porte rendendo l'Italia finalmente protagonista sulla scena internazionale dell'energia. Protagonista fino al 27 ottobre 1962 quando sul cielo di Bascapè si consumò 'la rovina dell'Italia', come esclamò alla notizia Amintore Fanfani, come in esclusiva nel mio 'Enrico Mattei, il futuro tradito' (Ilari editore) ho rivelato, grazie alla testimonianza dell'assistente dell'allora presidente del Senato.
  • Padre Maggi: Tante scuse a sorella morte,
    in caso di lutto evitate i religiosi

    38 - Nov 5, 2017 - 12:09 Vai al commento »
    Nel 'pomeriggio Maggi' c'è stato un momento in cui terremoto e sorella morte hanno coinciso, nel racconto di don Alberto. La fine come Salario dei peccati, così come per l'origine dei sismi, molto tempo addietro. e scosse telluriche 'a causa dei peccati degli uomini', concezione messa in archivio in occasione del caso del teologo su radio Maria che collegava il terremoto del Centritalia al riconoscimento legale delle unioni civili. Tuttavia -ha detto il direttore del Centro studi biblici di Montefano- il Catechismo ("da buttare al macero") ha confermato la prima delle due opzioni, quella in relazione alla conclusione della vita terrena. Che per l'ex frate eretico è un momento di passaggio "tanto che quando mi sentivo vicino alla fine, cinque anni fa, nel preparare tutto ciò che è necessario in tali occasioni, aveva espressamente vietato nel mio possibile manifesto funebre frasi del tipo: il povero don Alberto. da sostituire semmai con 'il fortunato don Alberto'". Brillantissimo nella comunicazione il Servo di Maria che una dozzina d'anni fa ho intervistato al centro 'Vannucci': ho vivida memoria della sua risposta ad una domanda su Padre Pio, santo allora 'di fresca nomina'...sempre controcorrente, icastico e gli occhi pieni di arguzia don Alberto..
  • Laura Boldrini varca la zona rossa:
    “Per il sisma non c’è la bacchetta magica”

    39 - Nov 2, 2017 - 9:44 Vai al commento »
    Per la verità, la 'vecchina' non è stata strumentalizzata, come sospetta un lettore. Quinta, 82, aveva chiesto espressamente di poter parlare con Laura Boldrini e le era stato concesso dalla Sicurezza della Presidente della Camera. E faceva una certa impressione nella piazza principale di Camerino constatare che era soltanto lei, Quinta, l'unica residente a Camerino insieme con il sindaco di tutto il gruppo di autorità, agenti, Protezione civile, giornalisti. Lei, Quinta, che considerava il suo ritorno in città, da frazione Coste dov'era sfollata dopo le scosse di un anno fa, come una 'grande conquista. Ed infatti lo è: sono gli anziani come lei e Peppina a dare speranza con la loro 'battaglia' in prima fila per superare l'emergenza contro un possibile 'deserto' prossimo venturo (tocca ferro) delle zone interne della provincia.
  • Severino, “Lo Zibaldone” ed io

    40 - Nov 1, 2017 - 12:09 Vai al commento »
    Ad ognuno i propri ricordi. Ma se si tratta di ‘nero su bianco’ devo allora dire che allo ‘Zibaldone’ la mia presenza è documentata sin dal maggio 1967 -n.3 dell’anno XV del giornale studentesco precursore de ‘La zanzara’ che gode di un museo proprio all’interno del liceo Classico con reperti tipografici dell’era dell’impaginazione ‘a caldo’. Il mio articolo compare a pagina 6, quello di Severino (Lo Sputo) a pagina 9. Tale mia presenza ‘in medias res’ (le gerenze venivano formalizzate all’inizio di ogni anno scolastico e tali permanevano, ed io intervenni a metà di quello) si mantenne costante ed autorevole -nero su bianco- in ogni numero successivo di quell’anno scolastico tanto che non a caso quando si dovette mettere mano alla direzione responsabile fu naturale rivolgersi a me come parte integrante de ‘Lo Zibaldone’ e come collaboratore giovane del primo giornale della città: La Nazione. Furono numeri bellissimi ed ‘aperti’ alla collaborazione di tutti. E quando l’anno dopo ‘scoppiò’ il ’68 non ebbi alcun problema a pubblicare in ‘prima’ l’articolo ‘La voce dei crumiri’ (sic) di Lucio Biagioni. Erano giorni convulsi e preparammo subito dopo l’occupazione del liceo, un altro numero (aprile) quando avvenne la destituzione, sulle cui ragioni penso ci sia stata poi totale ‘revisione’ da parte dello stesso Lucio. Il colpo di mano avvenne in corso d’opera del giornale già impaginato con l’articolo di Severino Cesari, ‘in ghiacciaia’ e da me previsto proprio per quel numero post occupazione -dopo le barricate in realtà eravamo tornati tutti a studiare impauriti: ‘portavamo’ all’esame di Maturità tutte le materie anche degli anni precedenti. Epperò che in quel numero importante qualcosa si stesse tramando contro lo capii in corso d’opera. E’ questo il fatto che ho sottaciuto per ragioni intuibili: la mia firma (la seconda era una sigla) era stato mutata, nero su bianco, piombo su piombo: da Verdenelli in…Merdenelli. Errore? Mah! Ancora nelle mie vesti direttoriali, chiesi l’immediata correzione ad un proto stranamente restio. Il numero era ‘chiuso’: non c’era tempo da perdere! Tuttavia ‘stranamente’ quella ‘firma’ restò: qualcuno aveva dato nascostamente il contro-ordine. A giornale distribuito, ci furono violente discussioni e rincorse tra i banchi in 3. D tra me e Lucio –che da parte sua aveva firmato da meraviglioso futuro addetto stampa n. 1 della Regione ‘La Quiete dopo la tempesta’. Lucio smentì proprie responsabilità in ‘tipo’. Ormai era però tutto emerso: qualche ora prima della stampa de ‘Lo Zibaldone’ la riunione carbonara aveva ufficializzato il putsch strisciante e la nuova gerenza. Soltanto qualche anno fa, alla presentazione del secondo libro su ‘Lo Zibaldone’ con il sindaco di Perugia nell’ex cinema Santa Cecilia -ora splendido auditorium- ho saputo il nome del ‘redattore insorgente’ che mi storpiò rivoluzionariamente il nome. E con lui, Giorgio ormai ‘perdonato’, con Lucio e con Massimo Bucchi, a cena poi brindammo. PS. A proposito di brindisi, di nero su bianco e di ricordi che se ne vanno come le foglie di primavera, solo adesso vengo a sapere che non ci fu in realtà quello tra Biagioni e Severino di cui mi fu raccontato a suggello di una futura pubblicazione di Lucio? E’ dunque cosi?
  • Mattei, l’omaggio della sua Matelica
    a 55 anni dalla scomparsa

    41 - Ott 29, 2017 - 17:41 Vai al commento »
    Gentile Salvucci, in questi giorni come noto Donald Trump sta rendendo pubblici (alcuni) files circa l'attentato a JFK. Ormai si sa anche il nome di chi ha ucciso il Presidente più amato degli americani: tale Tippit ma non i nomi dei mandanti. Forse quelli non si sapranno mai. Per Mattei, ucciso l'anno prima, non si conoscono neppure i nomi di chi ha minato i due aerei dell'Eni (il presidente 'girava' con due e 'loro' per non sbagliarsi collocarono in ciascuno dei velivoli una bomba di tritolo di 100 grammi: il secondo aereo fu poi decontaminato ad 'operazione' avvenuta). Da parte mia credo che i mandanti dell'omicidio dei due Grandi Uomini che si sarebbero dovuti incontrare nel dicembre 1962 fossero legati assieme dagli stessi motivi: il Business mondiale e il Potere interno (prima l'uno, poi l'altro a stretto giro di posta). Praticamente JFK e il Grande Marchigiano, apparentemente potenti (Mattei era appellato negli Usa come New Caesar) erano in realtà drammaticamente isolati ed indifesi, come poi si comprese appieno nella loro ultima ora. Maurizio Verdenelli
  • Sulla tavola cinque regioni
    per i 50 anni di giornalismo
    di Maurizio Verdenelli

    42 - Set 15, 2017 - 9:05 Vai al commento »
    Non c’è due senza tre e considerato che mi è parsa di dubbio gusto l’ironia sui morti, devo ‘in primis’ ad Alberto Ciambricco e ad Ubaldo Lay una più puntuale testimonianza. La cascata cui facevo cenno in riferimento alla fine del tenente Sheridan sarebbe stata presente nella nuova sceneggiatura che faceva riemergere dalle acque il poliziotto più famoso della tv italiana (che sarebbe stato interpretato da Alberto Lupo) che i ‘cattivi’ pensavano di aver eliminato definitivamente gettando il corpo nel fiume. Sono trascorsi circa dodici anni dal racconto che mi fece Alberto e quindi mi scuso per la precedente, seppur ‘denunciata’, imprecisione che un certo sforzo mnemonico mi fa ora correggere ad integrazione di una storia inedita, non irrilevante, su un popolarissimo personaggio televisivo del dopoguerra. “A piazza Bologna, a Roma, dove abitavo, ogni festa che davo con Ubaldo era interrotta dal suono del campanello da parte di chi reclamava l’intervento del ‘tenente’ dall’impermeabile chiaro: furti, perlopiù, l’Italia era ancora pacioccona” mi raccontava sorridendo Ciambricco. PS: Non fu il Pci - peraltro mai menzionato nei suoi ricordi da Ciambricco- a mettere da parte Ezzy Sheridan che fu salvato a differenza …dell’Uomo Ragno dalla pubblicità!
    43 - Set 14, 2017 - 13:17 Vai al commento »
    La perfetta osservazione di Franco Pavoni mi induce a rivelare un altro segreto della saga del tenente Sheridan, così come dal racconto personale di Alberto Ciambricco. Sheridan fu fatto morire per un ..accordo politico: il centro sinistra (non faccio nomi di partiti, ma uno in particolare lo avrebbe preteso) ottenne più spazio in Tv nei programmi di maggiore ascolto e popolarità. Che allora, come adesso, sono le fiction. Il tenente Sheridan era ….ascritto da tempo in area centro/centrodestra: lo stesso Ciambricco era dichiaratamente liberale (cfr PLI) per preferenze, frequentazioni, rapporti professionali. Così lo spazio del poliziotto fino ad allora più celebre d’Italia fu occupato da altri: la Tv era pubblica e i partiti cominciavano a spartirsela. Tuttavia non avevano fatto i conti con l’opinione pubblica, tutta favorevole al tenente fatto morire ‘politicamente’ (nella finzione scenica al termine di un episodio: perduto per sempre in una cascata? Così mi pare mi disse Alberto: lei, Pavoni, è d’accordo?). Qualche anno dopo, dunque, alcuni sondaggi mostrarono la volontà dell’opinione pubblica di riesumare Sheridan e la Rai pensò di farlo contattando l’attore più popolare del momento: Alberto Lupo. Che, dopo averci a lungo pensato, disse di sì… PS: Per Ubaldo Lay quel salto nella cascata aveva rappresentato una seconda morte artistica. La prima, quando un problema alla gola gli aveva stroncato la carriera di ‘grande voce’ (l’aveva melodiosissima) della prima Radio Libera italiana, nella Bari liberata. Stava dunque pensando di lasciare definitivamente, il s.tenente Bussa, quando ad una cena di artisti a Roma incontrò un suo ‘vecchio’ compagno d’armi, il ten. Alberto Ciambricco, geniale marchigiano dai capelli rossi….
    44 - Set 13, 2017 - 12:00 Vai al commento »
    Ringrazio Massimo Giorgi anche e soprattutto per il riferimento al tenente Ezechiele (Ezzy) Sheridan, creato da Mario Casacci e da Alberto Ciambricco. Con Alberto ho condiviso cinque anni indimenticabili della mia vita, tra Fabriano e Roma: amicizia, cultura, gialli, tv ed una biografia, la sua, che firmai. “Tutti i grandi attori di allora chiedevano di poter lavorare negli episodi del più famoso poliziotto del piccolo schermo con milioni di telespettatori: tra questi pure Alberto Lupo ma la sua malattia spense un sogno già programmato” mi rivelò una volta Ciambricco che da alto dirigente FS (era scrittore per hobby) aveva organizzato il viaggio in treno di papa Roncalli a Loreto ed Assisi. La mia amicizia con Alberto, un grande marchigiano che a Roma non smetteva di amare la sua Fabriano, procurò a Franco Zazzetta presidente della Compagnia ‘Calabresi’ ed appassionato giallista, l’ambita occasione di chiudere la rassegna ‘Perugini’ con un thriller inedito del ‘padre’ di Sheridan, al teatro Lauro Rossi. Ubaldo Bussa, alias Ubaldo Lay e cioè il tenente Sheridan nella realtà era stato sottotenente dell’esercito italiano alle dipendenze, guarda caso, del tenente Ciambricco. Che finita la guerra, lo aveva ‘promosso’ di …grado inserendolo da protagonista nel cast della fiction più popolare della Rai di quegli anni. La fama di Ezzy esplose in tutto il Paese: un nipote di Bussa si fece poliziotto per imitare lo zio. Divenne anch’egli notissimo per l’arresto del boss Bernardo Provenzano. Il suo nome? Nicola Cavalieri. Ho seguito Alberto in tante occasioni, ai Premi che continuava a vincere e lui seguiva me: aveva un tale vigore! Una sera gli telefonai a Roma: “Alberto vuoi intervenire telefonicamente ad una trasmissione tv a Perugia?”. Mi sorprese quando mi rispose che per la prima volta “proprio non poteva”. Aveva un tono di voce, al solito alto tuttavia come mutato. Due giorni dopo morì. Aveva 88 anni e nascondeva una lacrima ogni volta che mi ricordava che nella bara dell’amata moglie aveva deposto il rosario donatogli dal Papa Buono, fino ad allora conservato come il cimelio suo più prezioso tra migliaia di una vita straordinaria (sfuggendo alla morte undici volte!). Ecco, caro Massimo Giorgi, ora al tramonto della mia esistenza, vorrei una morte come quella di Alberto: consapevole, la fronte alta, ‘da vivo’ come raccomandava sorridendo Ennio Flaiano.
  • Baldassarri, lirica e Quadrilatero:
    “Lo Sferisterio come la superstrada
    alla ricerca del Pil perduto”

    45 - Lug 28, 2017 - 10:40 Vai al commento »
    La presenza allo Sferisterio di Macerata dell'ex ministro dell'Economia e Finanza, sen. Mario Baldassarri (che, avendo aderito all'iniziativa lanciata a suo tempo da Macerata Opera figura in capo alla lista dei Cento Mecenati) sarà assicurata domani sera alla 'Turandot', grazie al presidente della Provincia, Antonio Pettinari. Un altro forte protagonista del 'fronte' (interno) per una viabilità moderna sul territorio maceratese che il terremoto e soprattutto il blocco delle 'Province' in termini di spesa, ha messo ancora a rischio. Ma nel nome del Belcanto e dell'Oriente, per una sera d'estate, ricordando ad un anno esatto di distanza l'avvio felice della più importante opera pubblica viaria per le Marche del dopoguerra ad oggi (seppure, come noto, non benedetta) nessuna...stecca!
  • Lutto a Confartigianato
    per la scomparsa di Fabio Distefani

    46 - Giu 1, 2017 - 9:09 Vai al commento »
    Una grossa perdita sul fronte culturale cittadino, la scomparsa di Fabio. Dal padre Otello (da presidente della Provincia, agli inizi degli anni 80, lo ricordo tra le autorità che ufficialmente accolsero a Macerata Sandro Pertini) aveva ereditato l'infaticabile attività a favore della comunità. Personalmente oltre alla sua amabilità e all'amicizia, ricordo una bella collaborazione che portò ad una riedizione di successo: 'Cronache di Macerata granne': gli scritti di Libero Paci pubblicati tra l'80 e il '90 sulla cronaca cittadina e provinciale del 'Messaggero', ai tempi della mia direzione. Grazie a Fabio, Sandro Baldoncini, Carlo Babini, Massimo Crucianelli (cura grafica di Andrea Raggi) fu un'iniziativa di successo, per i tipi della 'Sangiuseppe' presentata tre edizioni fa a 'Macerata Racconta'. Per Di Stefani, una delle ultime di una lunga serie di realizzazioni attuate come presidente del 'Gruppo 83'.
  • Francesca Baleani:
    “A Macerata imbarazzo
    nel pronunciare il mio nome”

    47 - Mar 29, 2017 - 15:12 Vai al commento »
    L''assenza dell'amministrazione, e cioè dell'assessora incaricata Federica Curzi era tuttavia giustificata dalle condizioni di salute che la stessa ha segnalato in un bel messaggio 'di partecipazione spirituale' all'evento. Quindi assenza giustificata. E non c'è bisogno di essere pro o contro la giunta, solo per questo. O si? Per quanto riguarda il clima in sala, non credo proprio d'essermi inventato nulla. Anche se l'assenza di Francesca Baleani riducendo la portata della sua testimonianza ha di conseguenza ridotto il dibattito intorno al suo caso, che infatti significativamente non c'è stato eccezion fatta per le due risposte all'unica mia domanda (da parte del dottor Iacobone, che a quei tempi però era questore ad Enna, e da parte della dott.ssa Ciccarelli che non a caso ha ricordato l'epopea, per fortuna trascorsa, del delitto d'onore e della 'caccia' alle minigonne). Il cronista non inventa, riferisce e non trasferisce nella cronaca eventuali prevenzioni di parte, qualora sussistessero. Non se lo può permettere. Non è un social il giornale.
  • Un premio dell’Ordine dei Giornalisti
    a Maurizio Verdenelli: i ricordi di 50 anni

    48 - Mar 27, 2017 - 9:08 Vai al commento »
    Caro Giorgio grazie. Ci conosciamo da tantissimi anni e sappiamo moltissimo di noi, ma un episodio te lo voglio rivelare anche a te a proposito della mia attività nelle Marche. Erano ormai 15 anni che lavoravo alla redazione del 'Messaggero' quando una mattina al caffè Mercurio gestito dall'indimenticabile Franco Simoncini (in sinergia con Ruggero Rita e Pierino Camertoni), l'altrettanto indimenticabile arch. Mario Crucianelli, allora mio fiero antagonista per scelta ideologica di campo (quindi stimabilissima) fa a Francesca Benadduci, bravissima collaboratrice della redazione medesima: "Ma lo sa che il Suo capo (me medesmo ndr) non è riuscito in tutti questi anni a farsi neppure un amico da queste parti?!". Mario non l'avrebbe mai sospettato, ma è quello è stato per me il massimo elogio, ed insospettabile, l'unica vera medaglia maceratese che mi sono appuntato al petto. Con Crucianelli, qualche anno dopo, siglammo un'umanissima pax tanto che mi dedicò il suo polemicissimo libretto: "De minimis non curat pretor". Dove il pretor in questione era Gianfranco Fini, allora leader An. Per l'architetto fu quella l'ultima battaglia.
  • Soltanto due ‘firme marchigiane’
    sulla proposta di legge
    per la zona economica speciale

    49 - Mar 8, 2017 - 12:40 Vai al commento »
    Chiaro come il sole che si è trattata della tradizionale 'distrazione' dell'automatismo del pc che traduce il termine camerinese in camerunese e che ogni volta viene corretto da chi scrive. Si è trattata stavolta di una doppia distrazione, della macchina ed umana. Succede. Ne chiedo scusa. Epperò, se è permesso, almeno in questa epocale situazione, da agosto ai nostri giorni, forse sarebbe meglio ironizzare una volta di più sui 'fanti' e non sui santi e martiri (delle nostre comunità terremotate). O no? Buona solidarietà a tutti.
  • Montale unisce il territorio,
    Macerata e San Severino:
    “Lanciamo la Marca maceratese”

    50 - Feb 13, 2017 - 9:28 Vai al commento »
    Ieri a L'Arena (Rai 1), M. Giletti ha detto che i programmi di Letteratura Italiana nelle scuole superiori nel Belpaese 'arrivano' al massimo ad Eugenio Montale. Magari fosse così anche 'da noi'. La soddisfazione, infatti, nel vedere venerdì scorso la Sala Castiglioni (Civica Biblioteca) piena di giovani, è andata un pò perduta nel vedere l'assenza di docenti in attività' evidentemente alle prese con registri, voti, compiti in classe, tempistica e programmi che, a quanto pare, toglie loro ogni altro tempo per la Cultura. E non sono state sufficienti le 'difese d'ufficio', che pure sono venute, da parte di un'insegnante in congedo e dell'ex preside Nazzareno Gaspari. A distanza di 50 anni dalla morte di don Lorenzo Milani (cfr 'Lettera ad una professoressa), tutto ciò che fu fermento attivo, rottura di schemi che il priore di Barbiana portò nella vuota e classista scuola italiana sembra sia montalianamente 'vanito' anche e sopratutto da questi parti parti delle Marche dove la pubbliica istruzione può contare su atenei, accademie, scuole superiori di ogni ordine e grado. La sola partecipazione dell'ottimo rettore di Unimc, e la generosa pattuglia (che c'è, sissignori!) di docenti 'sempre sulle barricate dell'istruzione permanente', non possono del tutto ribaltare una situazione davvero triste. Che è in particolare tristissima per un ex sessantottino (seppure da Perugia) come colui che scrive. Il '68 è finito da un pezzo e pure quella preziosa eredità? Allora come si potrà di nuovo sburocratizzare la scuola, buona o cattiva che sia, e sollecitare quei 'presidi' ed insegnanti renitenti, o bloccati da mille procedure interne che con la Cultura hanno poco a che fare. Sollecitare in cosa? Petrarchescamente 'ad ir' 'tra gente altera': la società dei giovani e non, insomma, che Internet e social stanno nel frattempo provvedendo ad educare (?!) al loro posto.
  • Montale, il progetto del Nobel
    nacque nelle Marche

    51 - Feb 9, 2017 - 7:41 Vai al commento »
    Godo di questa graziosa disputa da parte dei ns qualificati commentatori, tesa in alcuni casi a tentare di demolire l'esistenza di legami tra Eugenio Montale, Premio Nobel e Senatore a vita della Repubblica Italiana, e le Marche, e in particolare il Maceratese. E dunque l'invito ad essere presenti domani pomeriggio alla Sala Castiglioni della Civica Biblioteca diventa quasi un obbligo, garantendo a tutti, ricercatori e dissacratori, una sorpresa sul fronte della conoscenza culturale che deve essere 'cosa viva', mai libresca, frutto di uno sforzo continuo per andare avanti sopratutto su un terreno così elevato e nobile.
  • Ravanelli, umiltà e sacrificio a Overtime:
    “Vicino alla panchina della Rata”

    52 - Ott 8, 2016 - 15:36 Vai al commento »
    Con Lamberto ‘Bongo’ Boranga, Stefano Tacconi, ‘Menco’ Marinelli (coriaceo terzino degli anni 60) e i ‘grifoni’ adottivi Angelo Montenovo (ricordate le sfide anni Maceratese-Perugia?) Ilario Castagner, Walter Alfredo ‘Monzon’ Novellino ed infine con l’indimenticabile ‘sor’ Guido Mazzetti e l’attualissimo mister Serse Cosmi, Fabrizio Ravanelli rappresenta nell’immaginario collettivo il calcio stellare ‘made in’ Perugia. Il ragazzino timido di Mugnano che ce l’aveva fatta a sfondare nel ‘big game’: l’uomo mascherato campione tra i campioni della Juventus. Un idolo per noi tifosi del ‘Grifo’. Mi ha fatto piacere leggere da Leonardo Giorgi che ad un certo punto la strada di Fabrizio stava nuovamente per incrociare quella della Maceratese. Nuovamente? Già, perché Ravanelli aveva esordito a solo diciassette anni proprio contro i biancorossi a Perugia. Per la squadra di casa si trattava dell’ultima spiaggia: ‘Chiodo’ Roscini, l’allenatore, non aveva più il pur asfittico attacco titolare (cinque elementi indisponibili!). Gli rimaneva solo un ragazzino timido delle ‘giovanili’ con quel paradosso dei capelli bianchi. Non aveva alternativa. Azzardò la scelta e Ravanelli lo ripagò con quella che sarebbe diventata la sua celebrata specialità: il colpo di testa. Perugia-Maceratese: 1-0, e i grifoni fuori dalla crisi! In tribuna stampa quel ragazzino con i capelli precocemente argentei mise tutti in grande imbarazzo, anche il ‘nostro’ Enrico Maria Scattolini. Che al solito non si perse d’animo, e di fronte a quella chioma definì lo sconosciuto numero 9 al suo esordio: ‘L’esperto attaccante del Perugia’. Lo sarebbe diventato attraverso una carriera leggendaria. Al ‘Curi’ molti anni dopo rividi ancora un colpo di testa vincente di Fabrizio in Italia-Georgia. In campo tra gli azzurri anche un ‘certo’ Antonio Conte e il mitico ‘soldatino’ Di Livio, anch’egli come Ravanelli e Gattuso, stella ‘esplosa’ a Perugia. Maurizio Verdenelli
  • Mario Baldassarri,
    padre della Quadrilatero:
    “Hanno brindato gli avversari pentiti”

    53 - Ago 1, 2016 - 8:17 Vai al commento »
    Mi si permetta in conclusione, un grazie di cuore a chi mi ha permesso di poter essere testimone di un evento fortemente significativo (l'inaugurazione della nuova 77) nella mia vita di pendolare umbro-marchigiano. e di cronista. Il grazie va allo staff del pronto soccorso dell'ospedale di Macerata (dott.ssa Cristiana Biondi) che mi ha rimesso letteralmente in piedi. E' vero, 'evadendo' dall'astanteria, ho trasgredito ai suoi consigli circa un più lungo e terapeutico ricovero, tuttavia come Mario Baldassarri non potevo proprio mancare giovedì scorso alla galleria Palude!
  • Svincolo di Muccia, si farà entro il mese
    Ritirato il progetto della giunta Baroni

    54 - Lug 9, 2016 - 15:35 Vai al commento »
    Gentile Signora Torquati sono un semplice cronista (dall'agosto 1967) non un politico che tenta, attraverso la 'fabula', di cambiare le carte in tavola. Riferisco dunque ciò che vedo e che sento, con spirito intellettualmente libero e sempre dalla parte del Cittadino, mio unico e vero 'padrone'. Non ne ho voluto altri in 49 anni, mi creda. E dunque, quando riferisco del 'rischio blocco' (da parte della Soprintendenza) in ordine al nuovo progetto, poi ritirato, della giunta Baroni per lo svincolo di Muccia, non lo faccio a titolo personale, ma appunto da cronista. Proprio quel rischio insieme ad altri (la proprietà privata da espropriare) stava inducendo il dottor Guido Perosino, presidente della Quadrilatero, e i suoi tecnici a fermare i lavori per l'attracco alla superstrada. Quel rischio obiettivamente c'era considerando che in zona (un pò più in là, un pò più in qua) gli archeologi avevano fatto importanti scoperte. Naturalmente resto a Sua disposizione per ulteriori, informazioni in merito. I miei cassetti (anche mentali) sono tradizionalmente vuoti di carte: da quando faccio questo mestiere non ho mai nascosto nulla al 'mio caro padrone' di cui resto, alla maniera del '700, servitore devotissimo: il Cittadino. Cordialmente
  • Un’imperatrice ed una principessa,
    2 donne per il ministro Franceschini

    55 - Giu 23, 2016 - 16:04 Vai al commento »
    I lettori (attenti e puntuali nei loro commenti) Franco Pavoni e Massimo Giorgi hanno ben diritto ad una spiegazione in riferimento alla statua, anzi alla metà di questa, di Plotina ritrovata durante i lavori di rifacimento della pavimentazione interna al loggiato del Comune ad Osimo. Come hanno fatto i tecnici della Soprintendenza a risalire all'identità della virtuosa ed abilissima moglie di Traiano, nonché grande elettrice di Adriano, che l'imperatrice considerava come quel figlio che non aveva mai avuto? Semplicissimo: confrontando la parte rimasta con quella della famosa scultura di Utica (Turchia) che senza ombra di dubbio rappresentava colei che fu innalzata agli altari (ecco perché l'acquasantiera) da Adriano. Insomma Plotina è stata riconosciuta dalle gambe (belle, come quelle di una principessa della Gallia qual'era) e dal drappeggio della veste ricchissima elaborato dallo scultore. Non c'è alcun dubbio che sia Plotina la statua a metà (in questo caso, dati gli elementi identificativi possiamo parlare tranquillamente di 'mezzo busto') trovata eccezionalmente ad Osimo. Ed ecco l'ultima notizia: dalle indgaini tuttora in corso da parte della Soprintendenza archeologica di Ancona sono emerse anche tracce cromatiche. Insomma l'effigie della dea Plotina era dipinta, certo riccamente. Inoltre sono emerse anche alcune lettere scolpite sul retro del 'marmo' ad indicare lo scultore. Lo stesso di Utica? Il giallo di Plotina è ancora lungi dall'essere risolto. Maurizio Verdenelli
  • Vittorio Merloni, il ‘modello Marche’
    tra i grattacieli di New York

    56 - Giu 20, 2016 - 12:07 Vai al commento »
    Caro Iacobini a scanso di equivoci e per intelligenza del lettore, non posso non sottolineare che mai mi sono sognato di definire (né sull'articolo oggetto del tuo commento nè in precedenza) Vittorio Merloni 'magnate'. Avendolo conosciuto ed avendo conosciuto qualcuno dei suoi mille e mille dipendenti e fornitori lo definirei un paterfamilias marchigiano ("Una famiglia, un'industria" era il titolo pensato in un primo momento per il volumetto di memorie scritto 'ad uso degli amici' dal fratello maggiore Francesco, che poi optò sul più asettico 'Per non dimenticare"). Un paterfamilias prudentissimo: un esempio importante, 'da non dimenticare' considerati i tempi nei quali siamo purtroppo immersi.
  • Rossano Ercolini, ‘Nobel dell’Ambiente’
    indica a Macerata la strategia
    “Zero Rifiuti e del Riciclo”

    57 - Giu 12, 2016 - 12:33 Vai al commento »
    Sono costretto ad intervenire sul commento di Carla Messi perché l'incipit ha forti possibilità di fuorviare il lettore circa la correttezza dell'informazione fornita, cui dovrebbe (uso il condizionale, a questo punto) riferirsi di prassi l'intervento stesso che non può risolversi unicamente in un intervento tribunizio sulla pelle del cronista. Mi riferisco, in particolare alla precisa negazione iniziale:: "Non è vero che il Pd sia contro la linea dell' jncenerimento...." che ha valore di smentita in riferimento al mio 'pezzo'.. Gentile lettrice, mi corre l'obbligo di smentire la sua smentita. Mai detto questo, limitandomi a riferire le dichiarazioni di Rossano Ercolini sul 'Laboratorio Renzi' (così da lui definito): "Non è stato un caso che il premier abbia concluso la campagna elettorale per le comunali a Sesto Fiorentino dove esiste il problema della costruzione del termovalorizzatore di Case Passerini" ha detto il professore ricordando l'antica antitesi con l'allora presidente della Provincia di Firenze sul problema rifiuti.. Per quanto riguarda l'inceneritore che il Governo vuole nelle Marche, confermo ciò che l'assessore regionale Angelo Sciapichetti ha dichiarato: "Per quattro volte la giunta Ceriscioli ha espresso il 'no'". E' dunque dalla cronaca che il lettore si può fare un'opinione libera sui fatti, molto meno sulle interpretazioni. Eterno problema, dai temi di Platone (cfr 'Fedro') è in effetti la comunicazione della verità.
  • Giornali in crisi,
    chiude Il Messaggero Marche

    58 - Giu 8, 2016 - 19:48 Vai al commento »
    Per me un grande dolore.
  • Le statue capitoline “nude”,
    il precedente storico a Tolentino
    a casa del ministro Gentiloni

    59 - Gen 28, 2016 - 15:29 Vai al commento »
    @Aldo Iacopini Le fonti. Per Garibaldi a Tolentino e Macerata, il libro di Pietro Pistelli ('Garibaldi nelle Marche'). La visita 'a casa sua' da parte del Papa mi fu invece raccontata da Roberto Massi Gentiloni Silverj (che era anche un attento studioso di storia patria) poco prima che dal palco di Palazzo Sangallo la riferisse ad una sala sold out, presente lo stesso Pistelli. Maurizio Verdenelli
  • E’ morto Raimondo Mazzola,
    uno degli eroi marchigiani
    nella leggenda dello ‘Scirè’

    60 - Feb 24, 2015 - 15:55 Vai al commento »
    Credo infatti che a differenza della celebrazione filmografica del Codice Enigma, nessuna produzione americana sarebbe disposta a finanziare un film sugli eroi dello 'Scirè'. Tuttavia almeno una via, un angolo, un giardinetto (se ce ne sono a disposizione...) l'amministrazione comunale, quella presente, quella che verrà non importa potrebbe dedicarlo a quei martiri nel ricordo del maceratese Manlio Baldoni, sottufficiale di Marina imbarcato sul sommergibile.
  • Il Carnevale dei record:
    Maria Grazia Cucinotta strega
    i 15mila dei Giardini Diaz

    61 - Feb 16, 2015 - 22:55 Vai al commento »
    Gentile Roger mi scuso per lo stile se è risultato 'piccato', se così fosse (ma non era questa l'intenzione) le motivazioni sono nell'età ed io ho quella del ...vecchio bisbetico. Lei mi chiede in riferimento all'affluenza se sia stato corretto inserire quel dato di 15.000 che lei, google alla mano, un pò contesta anche se ormai siamo tutti d'accordo sulla parzialità oggettiva di quella sua peraltro elogiabile investigazione. Certo che è corretto giornalisticamente considerato, come ho avuto modo di sottolineare, che quella era un'informazione ufficiale da parte dell'organizzazione. Un dato che inoltre non era oggetto di contestazione. Come invece ad esempio capita per le assemblee di piazza dove la Questura fornisce un dato circa l'affluenza e i sindacati o i partiti (o chiunque altro organizzi) un altro. Quindi massima correttezza da parte di questo organo di stampa (sono troppo piccato?). Peraltro puntualizzare alla don Ferrante mi pare fuorviante. Nessuno ad esempio lo ha fatto sui dati auditel circa Sanremo interpretati dalla Rai acosì: 'uno su due italiani ha visto il festival'. E' vero ci sono stati FINO A 12 milioni di telespettatori, in certi momenti (panta rei, tutto scorre, signor Roger, le masse si muovono, restare in piedi 5 ore in uno stesso punto è pesante se poi ci sono i bambini...) ma gli italiani non sono più di 60 milioni? Senza contare quel 15% in più di persone non registrate da nessuna parte, come noto.Ed allora, affidiamoci pure alla matematica, ma andando avanti con...juicio come raccomandava lo stesso Manzoni. Cordialmente Maurizio Verdenelli
    62 - Feb 16, 2015 - 15:50 Vai al commento »
    Ho letto con interesse i dati scientifici del lettore Roger Varachegue riguardo all'affluenza del 'Carnevale dei record': una vera, grande festa maceratese da 'tutto esaurito' che ha mostrato come l'entroterra e il capoluogo possono fare turisticamente 'grandi numeri' competendo con Civitanova Marche e gli altri centri costieri, come ha osservato il presidente della Provincia, Antonio Pettinari. Che al pari degli altri presenti in tribuna (e dunque anche il sottoscritto, giornalista) ha accolto 'senza soprassalti' critici, pur non avendo a disposizione all'istante le mappe di Google, il dato dell'affluenza fornito dall'organizzazione in base alle precedenti esperienze. Detto questo, i rilievi di Roger V., lettore evidentemente oltreconfine ma dalla bella scrittura italiana (complimenti!), meritano una evidente controdeduzione. I suddetti rilievi fotografano una situazione 'immobilizzata', il fotogramma, unico che non può certo dare contezza del tutto. Tuttavia e ma il Carnevale ha cominciato a 'riempirsi' di gente sin dalle 13.30 ed è stato sempre in movimento (gente che va e gente che viene, in sostituzione della prima, chiaro?) per terminare, con balconate ed ovale sempre affollato, alle 18,30. Dopo cinque ore! E tutto si è concluso quando un esercito di macchine spazzatrici, al pari di spazzaneve, ha cominciato a muoversi, a fari accesi, per sgomberare l'intero tracciato di una coltre fittissima, un vero e proprio innevamento, di miliardi di coriandoli. Sui miliardi tuttavia sono disposto a rettificare se le Google maps daranno numeri diversi. Infine, una considerazione che i satelliti che ci controllano continuamente non potranno mai darci in merito. Il Carnevale è sciamato poi per l'intero centro cittadino, portando tra la gente uno spirito di felicità e condivisione di festa che spesso mancano a Macerata. Epperò anche in questo siamo pronti ad emendarci se l'amico/lettore Roger ci illustrerà del contrario con il supporto di 'algebra, matematica, statistica. Scienze tradizionalmente care ai nostri politici per i quali siamo, come noto, solo un numero. Buon martedì grasso a tutti!
  • L’inaugurazione della superstrada
    e Macerata, “città dello sconforto”

    63 - Feb 8, 2015 - 22:03 Vai al commento »
    Caro Giancarlo grazie per la tua annotazione d'apprezzamento nei riguardi del mio 'IL RAGAZZO E L'ALTOPIANO' (Ilari editore). Un grande saluto Maurizio (Verdenelli)
  • Neve nell’entroterra:
    statale 77 interrotta in mattinata
    Tir contromano nel nuovo tratto

    64 - Gen 28, 2015 - 15:52 Vai al commento »
    Che forse è necessario fare qualcosa di più per agevolare l'imbocco alla svincolo di Bavareto sulla mare-monti e dare più facilità e visibilità alla 'nuova viabilita' intorno alla quale sono meritoriamente impegnati gli uomini dell'Anas in queste ore e in questi post inaugurazione, è dimostrato questa mattina dalla notizia (scritta dalla brava Sara Santacchi) del tir contromano sul tratto serravallese. Per fortuna (c'è da dire...) non passava nessun'altro sulla superstrada!
  • Accademia nel Giorno della Memoria
    Il vescovo Marconi invita gli artisti a portare la ‘croce’

    65 - Gen 28, 2015 - 16:32 Vai al commento »
    In risposta a Livia Cosma. Davvero interessante la 'ricerca' storica della prof.ssa Paola Magnarelli (esposta da parte sua dal prof. H.Evio Ercoli) sugli ebrei a Macerata. bellamente ignorati nonostante quella 'strana' iscrizione proprio all'ingresso del Palazzo comunale, sormontata dalla fatidica 'ruota'. Dunque è stato per secoli il ghetto ebraico tutto quel labirinto 'strano' (lo ha giustamente definito il presidente dell'Accademia) di vicoli e vicoletti, a gomito che s'armonizzava con il resto dell'urbanistica cittadina. Un'intreccio di stradine a perpendicolo, con curve a gomito, sgarrupate ("per rendere tutto più difficile e non permettere il passaggio dei carri') arrampicate alle spalle della Camera di Commercio e 'precipitano' sull'ex chiesa di San Vincenzo martire. E gli attuali via Acquaroli e vicolo Ulissi (a lambire piazza Battisti dove s'affaccia l'edificio medievale più antico della città) erano detti 'vicoli degli ebrei' all'ombra dei quali (vicolo Ulissi) s'ergeva il palazzo dove nacque il più illustre dei maceratesi, il gesuita padre Matteo Ricci. Il comportamento di 'falsa' tolleranza in quei secoli ogni tanto ha lasciato il posto ad episodi di incredibile violenza, come nell'ultima guerra i quaranta maceratesi morti ad Auschwitz e i negozi 'ebrei' 'chiusi per sempre', come è apparso in una slide, ieri sera, nella sala Svoboda, nel cuore dell'ex ghetto Trivium Judeorum.
  • Ancora in pochi sulla superstrada
    nella speranza dei capannoni industriali

    66 - Gen 28, 2015 - 15:53 Vai al commento »
    Che forse è necessario fare qualcosa di più per agevolare l'imbocco alla svincolo di Bavareto sulla mare-monti e dare più facilità e visibilità alla 'nuova viabilita' intorno alla quale sono meritoriamente impegnati gli uomini dell'Anas in queste ore e in questi post inaugurazione, è dimostrato questa mattina dalla notizia (scritta dalla brava Sara Santacchi) del tir contromano sul tratto serravallese. Per fortuna (c'è da dire...) non passava nessun'altro sulla superstrada!
  • “Come Dorando Petri è caduto
    a pochi metri dal traguardo
    dei 100 anni”

    67 - Gen 23, 2015 - 18:07 Vai al commento »
    Franco Pallotta, in chiesa, mi ha ricordato il titolo (Lu penzieru) della commedia scritta 'per' Pietro ('Briscoletta') Baldoni che vide, su proposta di Filippo Davoli (allora presidente della Compagnia Calabresi) il ritorno sulle scene del 'primattore', già novantenne, Renzo. Una grande e suggestiva interpretazione. Quello che non dice Filippo e che la piece ebbe un sorprendente successo con un tour che toccò diverse cittadine marchigiane. In particolare ricordo la 'tappa' di Morro d'Alba. Subito dopo la recita nel suggestivo centro storico dominato da 'La Scarpa', ci fu un post teatro davvero indimenticabile. Con Renzo, affascinato dalla bellezza del paesaggio, delle montagne in lontananza e dalle valli della 'Lacrima', con Ugo Giannangeli ad elogiare l'aria fina che all'improvviso si godeva dalla mansarda, e lo stesso Davoli, e gli altri attori, ed io e Simona. Renzo fu al centro dell'attenzione, come si conveniva. Recitò ancora, a braccio. Mentre Filippo sciorinava il suo repertorio di storielle divertenti in lingua pistacoppa. Che impressionante 'giovinezza', quella di Pallotta. Tutti attorno a lui, come ad un 'attor giovane' e lui affettuoso, paterno con tutti. E noi, in quella notte magica di quell'estate di Morro d'Alba con 'Lu penzieru' rivolto ancora e sempre alla cara Macerata, 'Penzieru' stupendo.
  • Renzo Pallotta, figlio autentico di Macerata

    68 - Gen 23, 2015 - 18:08 Vai al commento »
    Franco Pallotta, in chiesa, mi ha ricordato il titolo (Lu penzieru) della commedia scritta 'per' Pietro ('Briscoletta') Baldoni che vide, su proposta di Filippo Davoli (allora presidente della Compagnia Calabresi) il ritorno sulle scene del 'primattore', già novantenne, Renzo. Una grande e suggestiva interpretazione. Quello che non dice Filippo e che la piece ebbe un sorprendente successo con un tour che toccò diverse cittadine marchigiane. In particolare ricordo la 'tappa' di Morro d'Alba. Subito dopo la recita nel suggestivo centro storico dominato da 'La Scarpa', ci fu un post teatro davvero indimenticabile. Con Renzo, affascinato dalla bellezza del paesaggio, delle montagne in lontananza e dalle valli della 'Lacrima', con Ugo Giannangeli ad elogiare l'aria fina che all'improvviso si godeva dalla mansarda, e lo stesso Davoli, e gli altri attori, ed io e Simona. Renzo fu al centro dell'attenzione, come si conveniva. Recitò ancora, a braccio. Mentre Filippo sciorinava il suo repertorio di storielle divertenti in lingua pistacoppa. Che impressionante 'giovinezza', quella di Pallotta. Tutti attorno a lui, come ad un 'attor giovane' e lui affettuoso, paterno con tutti. E noi, in quella notte magica di quell'estate di Morro d'Alba con 'Lu penzieru' rivolto ancora e sempre alla cara Macerata, 'Penzieru' stupendo.
  • Una strada ed un tempio romano
    scoperti sull’altopiano di Colfiorito

    69 - Gen 22, 2015 - 15:32 Vai al commento »
    Egregio Mattia (ed altrettanto egregio Giovanni che ne condivide, senza specificare, i contenuti del commento del primo) in effetti quello che lei auspica -che cioè il tempietto venga ricoperto e tenuto presente a memoria futura- è stato naturalmente già fatto. E scritto nel pezzo. PS. In conclusione mi consenta di dissentire, con forza, dalla sua annotazione che fa riferimento all'avvenenza.(che c'entra, scusi?) dell'archeologa Maria Romana Picuti, alla quale chiedo naturalmente scusa..
  • Umbria e Marche si incontrano a Colfiorito
    Si apre la sfida allo sviluppo dell’area
    La Civitanova-Foligno pronta a giugno

    70 - Gen 18, 2015 - 18:40 Vai al commento »
    Tengo solo a sottolineare in particolare che oltre a 'scomodare' Pablo Neruda, ho 'scomodato' sopratutto il più importante scrittore del dopoguerra marchigiano, il grande urbinate Paolo Volponi e il suo libro 'La strada per Roma'. Prima della scomparsa di Volponi, essendo lui ancora parlamentare, ebbi il piacere d'incontrarlo a Macerata per una breve sosta al bar Romcaffè. E davanti ad una tazzina lo scrittore in poche battute, non semplicistiche al contrario illuminanti, mi chiarì come stava andando nei Palazzi Romani...eravamo alla vigilia di Manipulite. Non lo dimenticherò mai. PS. Per quanto riguarda poi la notizia dell'inaugurazione che il nostro lettore ha dovuto leggere 'solo' sull'Ansa, da dire che ancor prima del mio servizio preceduto da un titolo esplicativo (ma le foto di Picchio non bastavano?), il nostro giornale era già 'uscito' con quella notizia vanamente 'cercata' dal lettore. Peraltro alla prossima inaugurazione del tratto di superstrada, cronachemaceratesi aveva dedicato numerosi servizi, negli ultimi tempi. In questo caso, tuttavia, ammetto che ....'repetita NON juvant'.
  • Paolo VI, quando il beato le prese di…
    santa ragione dai fascisti a Macerata

    71 - Nov 24, 2014 - 12:10 Vai al commento »
    Carissimo Filippo grazie dei complimenti. Particolarmente graditi perché provengono da una persona di valore come te. E mi affretto, secondo le tue indicazioni, a dare a Germano quello che è di Germano (Marconi).
  • Paolo VI alla chiesa di San Paolo
    dove sarebbe stato Wojtyla

    72 - Ott 25, 2014 - 17:14 Vai al commento »
    Mi dicono don Luigi Taliani (direttore responsabile di Emmaus) e l'attento storico maceratese Giovanni Santachiara che in realtà Paolo VI a Macerata sarebbe venuto anche e probabilmente due anni prima di quel 1933, quando intervenne al congresso eucaristico regionale e di cui parlo nel mio 'pezzo'. In quel settembre di 81 anni, cioè, quando mons. Giovanni Battista Montini non era più il carismatico assistente nazionale della FUCI, la federazione degli universitari cattolici, cui lui aveva impresso un profondo rinnovamento -e per questo veniva avversato fino al suo abbandono. Era invece in carica nel 1931 quando presente al congresso della FUCI a Macerata contribuì fortemente ad una 'pacificazione' interna, tra le correnti moderniste e quelle tradizionaliste. Purtroppo di questa antecedente presenza del futuro papa e Beato (innalzato domenica scorsa agli altari) abbiamo traccia solo nella memoria storica delle persone, non in atti, lapidi e foto (ancora non rinvenibile quella periodicamente esposta alla San Paolo: ma sbucherà fuori sicuramente in occasione delle celebrazioni del Venerdì Santo quando la Confraternita riprenderà possesso temporaneamente della chiesa/auditorium).
  • Leopardi in love
    Folla per le anteprime
    del “Giovane Favoloso”

    73 - Ott 22, 2014 - 21:43 Vai al commento »
    ‘Leopardi in love’ superstar al botteghino. In tutt’Italia. Nella ‘mia’ Perugia, nelle sale cinematografiche pienissime, ho visto rimandare indietro la gente ad ogni spettacolo de ‘Il Giovane Favoloso’ e ne ho ricavato piacere e soddisfazione per l’amore che c’è per il Poeta di Recanati. Ho visto dunque il film nella mia città considerato che non ne avevo avuto il tempo, per questioni di servizio giornalistico, la sera dell’anteprima al ‘Persiani’. Il film mi è sembrato arbitrario e gradevole, Mario Martone ha scelto di fare del Nostro una sorta di Amadeus alla Milos Forman, un Mozart con Monaldo troppo virile e forte come Salieri, assai lontano da com’egli era, controllatissimo e in società gelido, con un salto di dieci anni essenziali a pié pari, e privilegio dell’eroe romantico e infelice, quasi mentecatto, con eccessi scolastici nella recitazione dei versi, Fanny improbabile vecchia maliarda, Ranieri incomprensibile nel suo affetto, esito zen nella ipervalutazione di Napoli (bella la fine col bel montaggio documentario fra i versi de “La Ginestra” e riprese in3D), irrisolta perché non compresa la vicenda famiglia/Recanati, improbabile il lupanare col femminiello Sagapò, ma comunque: bene così. Bene Germano gobbo ma col faccino ingenuo che scoppia di salute, troppo debole la descrizione del contesto storico e dei personaggi, che non capisce nessuno se non ha più che studiato, così che il film si appoggia arbitrariamente (senza nessi interni) ad un sapere esterno non condiviso che si dà per scontato (chi conosce la storia di Ranieri con la Pelzet?). In ogni caso L’Infinito recitato sul Colle da Giacomo/Germano mi è parso molto più appropriato di quello in stile hollywoodiano di Dustin Hoffman, glorioso testimonial delle Marche. “Glielo rifarei recitare al grande divo perché è da lì che è partito tutto” mi ha confessato al ‘Persiani’ il Governatore Spacca. Ed allora viva il successo popolare di un personaggio che fu rivoluzionario ma ben poco pop…
  • Silva Bonora da Montecassiano a Oslo
    “Porto con me la grande bellezza”

    74 - Ago 5, 2014 - 21:16 Vai al commento »
    Ho letto con interesse e vera soddisfazione l'intervista a Silva Bonora, pubblicata da CM domenica scorsa. Dei suoi successi giornalistici ad Oslo, come 'prima firma' di quello che può essere definito benissimo per autorevolezza e diffusione 'Il 'Sole 24 ore' norvegese, mi aveva già parlato il padre prof. Piero, grande amico di mio padre Enrico, tutti amici del dottor Aldo Tornese (indimenticabile provveditore agli studi di Macerata, poi di Perugia, Milano e Roma e prima che chiusse la sua straordinaria carriera professionale come presidente di Corte dei Conti). Sapevo dunque dei successi di Silva, che mi inorgogliscono perché ricordo la sua poliennale valorosa collaborazione con la redazione maceratese de 'Il Messaggero' che ho avuto l'onore di dirigere per moltissimo tempo, e che a lei valsero come a tanti altri in quegli anni, l'ingresso nella professione Giornalistica con l'iscrizione all'elenco Pubblicisti. Sono pure convinto che ai meritati successi giornalistici di Silva nella terra del giornalismo europeo (si vendono in Norvegia più copie di giornali pro capite nell'intero Vecchio Continente) non sia stata del tutto estranea quella sua esperienza fruttuosa 'sul campo'. Un ticket che lei, bravissima, ha saputo utilizzare al meglio. Così, come per loro stessa ammissione (in quei casi) lo fu per altri grandi firme, pure nazionali, che ebbero modo di esprimersi per la prima volta presso quella redazione che apriva le porte a chi fosse appassionato al mestiere più bello del mondo: il giornalismo. Ed allora, da questa colonnina di cronache maceratesi, saluto l'ennesimo successo di un'altra grande giornalista, a me carissima, che ha mosso i primi passi proprio da quelle stanze in galleria del Commercio 8, a Macerata. da qualche anno purtroppo vuote, nelle quali conservavo tra altri 'ricordi' anche la bandiera norvegese che Silva un giorno mi portò da Oslo, dopo aver fatto visita al suo Thomas.
  • La beata Mattia non sarà santa?
    A rischio il processo di canonizzazione

    75 - Giu 8, 2014 - 19:52 Vai al commento »
    Signor Orsi in effetti nessuno ha scritto che è stato fermato l'iter di canonizzazione, ma che rischia l'archiviazione. Prima di scrivere ...occorre leggere. Grazie. Per quanto riguarda invece l'umore sanguigno nessuno degli interessati, o portavoce della diocesi o del monastero, ha smentito ciò di cui i cronisti hanno dato notizia: e cioè che è stato prelevato l'umore sanguigno dalla teca risultata sigillata e quindi non manomessa. Tanto si doveva a tutela della professionalità della categoria dei giornalisti che fanno questo mestiere con passione e ricerca della verità.
  • Lippi porta i saluti di Pettinari:
    “Il suo cuore per un momento si è fermato,
    ora sta bene”

    76 - Mag 17, 2014 - 14:29 Vai al commento »
    Gentile direttore, come sai non rispondo mai alle opinioni (pur ingiuriose, pur malevoli) che riguardano i miei pezzi. Ognuno la pensi come vuole, gli ortaggi certe volte fanno parte della scena del Colosseo dove cerchiamo di fare un pò di luce, come noto. Stavolta però mi avvaldo del diritto di smentita per ...smentire una smentita. E dunque confermo, senza pena di smentita; tanta gente all'assembleao Udc intorno ai candidati alle Europee, on. Carlo Casini e Claudia Domizio. Lo testimoniano i miei occhi, le riprese dei colleghi del TG3 presenti, ma non certo le foto a corredo del pezzo che riprendono SOLTANTO il tavolo dei relatori, peralro anch'esso al completo. Se n'era accorto 'AntonioConteilmiocapitano"... di solito molto abile a vedere chi ha davanti in campo...? Certi gloriosi nickname occorrerebbe onorarli al meglio.
  • Dal calcio al volley
    Perugia-Macerata, sfida senza fine

    77 - Apr 26, 2014 - 18:06 Vai al commento »

    Non volevo mettere in parallelo (paragonare, cioè) due grandi discipline, come il volley e il calcio, anche se lo sport appartiene ad un'unica categoria umana che racchiude non solo talento, vocazione, ma anche e sopratutto passione. Ecco perchè non solo volley e football sono paragonabili, ma assolutamente lo sono anche scialpinismo e nuotosincronizzato. Perchè c'è sempre l'uomo di mezzo. E nel nostro caso ci sono due comunità, quella perugina e quella maceratese, da sempre vicine e da sempre divise a causa di una viabilità mai modernizzata (speriamo adesso). Ecco la 'ratio' profonda, il significato ultimo dietro alla sfida senza fine, nel nostro caso fortunatamente  sul piano squisitamente sportivo (nel Medioevo, ad esempio, era diverso). Lube, Maceratese, Perugia, Sir Safety sono nomi 'di fortuna' a sottolineare l'eterno misurarsi delle genti. C'è qualcosa di più grande e diverso dall'eterno chicchiericcio, del malevolo bla bla che ho visto purtroppo snodarsi anche in questo caso. Guardiamo alto, per andare avanti dietro ai 3-1, ai 3-2 oppure 2-3 del campo. C'è un afflato corale. Oggi era visibilissimo con la fila ai botteghini al palascodella e il cassiere costretto con infinita pazienza a ripetere a tutti (pure al telefono)  che in pochissimo tempo erano stati venduti 400 biglietti per Perugia e 3.800 per Osimo!

  • L’avventurosa storia di Tullio Moneta,
    il mercenario

    78 - Mar 29, 2014 - 18:30 Vai al commento »

    Grazie a Filippo Davoli (che aspetto domani a La Bottega del Libro) e grazie a Rino Pace, sopratutto perchè mi offre l'occasione di intervenire nuovamente e rendere testimonianza completa rispetto a quello che Moneta mi ha detto nel corso dell'intervista. Di certo il 'mercenario' Tullio -lo dichiara espressamente- non è stato mai marxista. Tuttavia si è limitato solo a questo: nessun elogio al fascismo, da parte sua. E non c'è motivo di ritenere che non si sia comportato con umanità nel suo difficile 'mestiere delle armi'. Pare che questo maceratese così 'irrituale' (pur facendo parte di quella 'storica', sottilissima percentuale di concittadini 'giramondi' a differenza di tutti gli altri) abbia fatto onore, invece, allo spirito di pietas e d'accoglienza così radicato da noi, nonostante tutto. Nel corso dell'intervista, con un profondo senso di tristezza, Tullio Moneta, dunque, mi ha pure detto: "Sono rimasto affezionato a quella terra d'Africa così sfruttata, violentata, sempre 'occupata'. Quando arrivavano i 'liberatori' a scacciare il tiranno, il 50 per cento delle ricchezze del luogo finiva in mano loro, poi la gran parte di quell'altra metà andava agli speculatori, agli avventurieri di ogni risma e di ogni nazione che accorrevano al solito ogni volta come avvoltoi. Quel poco che restava andava finalmente a vantaggio della popolazione. Poca roba, pur sempre qualcosa rispetto al nulla della precedente tirannide. Quella povera gente è sempre nel mio cuore: io mi sento sopratutto africano, anzi sudafricano".

  • Elezioni amministrative già calde,
    tra smentite e conferme

    79 - Mar 17, 2014 - 19:51 Vai al commento »

    L'informazione, gentile signor Rino, non è in stato confusionale. In quanto, scavando con tanta difficoltà alla ricerca della verità (in Politica il caso Italia, come noto, è assolutamente da record), la libera stampa si pone come primo obbiettivo di rendere più chiare possibili le 'cose' al lettore, accogliendo ogni diversa voce com'è giusto, naturale e previsto pure dalla legge. Lo fa tuttavia senza manipolazioni, perchè non è questo nel suo interesse. Senza indietreggiare, tenendo la barra ben dritta. Quella della propria onestà al fine di rendere un servizio decente all'opinione pubblica. Un servizio sopratutto trasparente perchè la libera stampa non si è mai presentata con liste proprie alle elezioni. Di nessun tipo. . 

  • Tribunale, l’Unep trasloca al Pannaggi
    Antico orologio, iniziano i lavori

    80 - Mar 7, 2014 - 16:18 Vai al commento »

    Rispondo a 'maceratese' e msalvi. 'Maceratese' chiede maggiori delucidazioni rispetto alla destinazione dell'antico orologio, visto che il maestro Gorla ne collocherà sulla torre da domani una copia. Ancora 24 ore e la sua giusta richiesta verrà esaudita nel corso di una conferenza stampa che il comune ha già indetto per domani: da parte mia penso che il prezioso reperto dei fratelli Ranieri potrà avere giusta collocazione nei musei di palazzo Buonaccorsi che si inaugurano il 21 marzo. Ma aspettiamo le notizie dal sindaco, al di là delle mie anticipazioni.

    Mi congratulo inoltre con msalvi perché ha colto l'importanza dell'operazione culturale 'orologio-torre'. Uno dei ricordi più belli dei miei viaggi da studente è legato, a Monaco, ad una colazione consumata in un ristorante dirimpetto all'orologio dell'antico municipio della capitale bavarese. A mezzogiorno in punto, la passerella di quei lignei personaggi è rimasta nella mia memoria con nostalgia. E vorrei tornare a Monaco non solo per il museo della scienza e della tecnica, per Nynphemburg, per lo 'sfortunato' e folle Ludwig e il Bayern (a suo tempo) del 'folignate' (per via di Marta, figlia dell'amico Cecchetto) e dunque conterraneo Luca Toni ma anche per l'antico orologio. Un viaggio che consiglio pure a 'maceratese' (e naturalmente a msalvi  che forse da parte sua avrà già fatto).

  • Una squadra di giovani per tornare
    al “Gran Cafè” di una volta

    81 - Gen 8, 2014 - 15:03 Vai al commento »

    Ricordo (vedi il commento di Carlo Valentini) altre incredibili fila di clienti ed aspiranti tali al Venanzetti diventato Simoncini. Fu quando aprì a metà degli anni 90. Sembrava tornata Macerata Granne, la sua provincia attorno e il Gran Cafè recitava il ruolo di santuario laico del dopo cena. Occorreva la raccomandazione quasi per sedersi sulla pelle del salotto Frau al piano di sopra. A distanza di tanti anni, Franco aveva ripetuto il sublime e 'maraviglioso' 'macello' per cui andava famoso, in un curioso contrasto linguistico, il padre, anch'egli creativo e talentuoso 'artifex' come i due figli (il gran barman e il 'lumaio' a Villa Potenza). Era successo infatti che Simoncini senior fosse stato incaricato, allora, dalle pubbliche autorità comunali addette al controllo della macellazione per dare forma e contenuti arredativi ai nuovi locali del servizio. Era stato un capolavoro, al solito. Tanto che il dirigente, all'inaugurazione si era così complimentato con l'autore: “Simoncini mio, che macello hai fatto!!”. Rimase alla storia e alla tradizione buffalmacchesca di Macerata di quegli anni 60. Che, quasi puntualmente, Pietro 'Briscoletta' Baldoni ripeteva a Franco strappandogli invariabilmente un gran sorriso. Inevitabilmente la nota battuta apparve anche al taglio del nastro del Gran Cafè in stile 'Macerata Granne'....Per il quale ora val bene il sacrificio di due posti auto, nell'augusta prospettiva, a condizione che il 'Venanzetti' riacquisti l'antico, recente splendore tornando pure ad essere, insieme con altri, i luoghi prima 'della prima' e del dopo teatro allo Sferisterio.

  • Centro storico, quarant’anni di solitudine

    82 - Nov 30, 2013 - 14:35 Vai al commento »

    Ieri, incontrato casualmente al 'Grottino' (negozio di frutta e verdura in via Garibaldi) tra acquisti di castagne, pere, melograni ed uva, uno dei 96 partecipanti -relatori, moderatori e cronisti esclusi- al convegno di Cronache Maceratesi, martedì sera, mi ha fatto riflettere con la definizione che dava degli amministratori maceratesi in riferimento alle politiche attuate per la salvezza del centro storico: “turisti”. “Osservano il problema con l'ottica di un turista che viene in città, magari, per il week end e vuole assistere ad eventi e divertirsi. Ma noi, qui, vogliamo e dobbiamo viverci tutta la settimana, anche al di fuori di Natale, Pasqua, la stagione lirica e San Giuliano!” mi ha detto.

     

    Vero, verissimo. Qualcosa in ogni caso sarà questa 'visione turistica' se, come dice un bel manifesto in questi giorni (senza altre indicazioni se non quella di andare sul sito: e se uno il pc non ce l'ha?!), “Macerata è la signora del natale”. E se in piazza da ieri sera è benissimo illuminato un grande abete. La giunta ha in effetti a cuore il centro storico, ma data l' infausta malattia del 'luogo' , si limiterebbe dunque a curarne la 'febbre' ed attuare al massimo una clemente 'terapia antidolore'. Senza possibilità di operare concretamente. Già, bambole, non c'è più una lira e quelle che ci sono non si possono toccare, come ci ripete da sempre il Presidente della Provincia. Allora? Divertiamoci con i clown, le castagne, il vin brulè, il cioccolato, la Notte dell'Opera. Ad un patto però: che paghino i commercianti. “Ne stanno per chiudere tre accanto a me” ha esclamato in assemblea Amedeo Patrassi. Ed allora, perchè il nostro amico, qualche commento sopra, si meraviglia se Cronache maceratesi cita il fiorire di un 'negozio nuovo' al posto di quello storico, chiuso da tempo, dell'indimenticabile 'Signore del Commercio' maceratese, il comm. Ernesto Guizzardi? Con il cacao almeno ci addolciremo la bocca per rimandare indietro l'idea di un centro storico che, pur mantenendo la stessa popolazione (anzi incrementandola) non è più lo scintillante biglietto da visita del capoluogo, ormai investito in pieno dalla crisi. Un fenomeno che vuolo significare il marxiano 'lumpenproletariat' da una parte e che dall'altro rimanda ad esempi analoghi in provincia. Che si chiamano Camerino e Corridonia, quest'ultimo un tempo lontano tra le cento piccole città d'Italia protagoniste del boom.

  • Il bancario in rivolta contro la ‘maceratesità’

    83 - Nov 20, 2013 - 18:48 Vai al commento »

    Confermo quanto scritto in sede di presentazione del bel libro dell'amico Roberto Capponi. E cioè che abbia detto -questo ha fatto e farebbe ancora sensazione!- che mi sia salvato da una certa maceratesità perchè il mio stipendio non proveniva da un datore di lavoro, del luogo. Devo inoltre dare atto della giustezza dell'osservazione fattami personalmente 'dopo' alla Bottega del Libro, dall'amico Remo Matassoli, informato dei fatti. Che, cioè, io mi sia in realtà salvato, a stento. Verissimo!!! E ne sono orgoglioso. orgoglioso cioè di aver battuto, ora si può dire definitivamente, un incredibile cartello 'maceratese' fatto di conservatori (in minoranza), progressisti (in stramaggioranza), di parrucconi (antico establishment locale, un ceto forse estinto con eredi insospettabili però), spiriti eletti ed (aspiranti) illuminati. Si levò alta, avrebbe detto Walt Withman di Oscar Wilde, il grido di esultanza dei vecchi e sempre nuovi poteri quando sembrò vacillare, per attraversamenti interni, un presidio che pur con inesattezze, talvolta, teneva alto il principio della ricerca della verità -insieme con molti altri del mio stesso mestiere. Tutto nacque, ricordo, da un 'carmen sive error', al modo di Ovidio, dell'indimenticabile amico Gabor Bonifazi storico ed insieme narratore del presente. Quel 'cartello' non c'è più, nè il tentativo di damnatio memoriae -quasi un boomerang a pensarci bene- di uomini e fatti di quel periodo. Quella 'certa' Macerata forse non c'è più. Sono rimasti in piedi, eccome! i miei amici, colpiti anch'essi incredibilmente (vero Tonino?) per aver creduto sino alla fine in un modello di vita, lontano dal pissi pissi dei portici del Comune, del Palazzo Studi e della loggia, dei Mercanti.

    La crisi ha azzerato molti conti, non solo correnti. Regna una calma piatta che intristisce, comunque, un pò.

  • La Lube in canonica

    84 - Nov 15, 2013 - 19:38 Vai al commento »

    Gentile Gianfranco

    nessun refuso e nessuna incomprensione. Solo una frase ipotetica di primo grado che postula, come noto, una certezza (oppure una fortissima possibilità). Ad esempio

    Se cadi, ti rompi una gamba 

     

    Dunque quello che volevo significare del pensiero dell'intervistato/a era che restando a Macerata, per la Lube sarebbero problemi di difficile soluzione. Pertanto, al momento, ripeto al momento, la Lube va a Civitanova o anche a Canicattì se questa nota località avesse per caso un palasport 'europeo'. Vorrei sottolineare 'al momento' in quanto, ad esempio, l'assessore maceratese Alferio Canesin al recente dibattito sullo sport, a cura del circolo Moro, coordinato dal sottoscritto, con Bruno Pizzul e josefa Idem, ha espresso la forte convinzionde, di fronte a centinaia di persone, che la partita Lube non è affatta chiusa per il capoluogo.

    Così è se vi pare, almeno per tutta questa stagione agonistica....

  • Quindici anni fa, Briscoletta

    85 - Nov 3, 2013 - 14:27 Vai al commento »

    Pochi giorni prima del 31 ottobre, quando 15 anni fa a Villa Potenza travolto da un'auto moriva il compagno di una vita di cui lui conservava un affettuosissimo e sempre presente ricordo, anche Carlo Perugini ha lasciato questa terra. Erano, come canta Gino Paoli, 'quattro amici al bar' (da Sesto, per l'esattezza davanti allo Sferisterio): lui, 'Carlo Matto', Briscoletta, Cesarino e di volta in volta qualche altro mitico 'friend' di quei mitici anni 50/60, tra i quali voglio annoverare qui 'Cisirino'. 'Carlo Matto', già...laddove la follia era unicamente rappresentata dall'esplosività ed imprevedibilità di una forza leggendaria di cui lui era stato da madre Natura, dotato. "Quando c'era Carlo Matto -mi raccontava Pietro- andavamo sicuri. Avremmo sopportato l'urto, l'assalto di una decina di persone...lui li stendeva tutti". I teatri di queste mitologiche risse erano bar ed osterie di tutta la provincia dove 'gli amici maceratesi' erano accolti peraltro con rispetto e... timore. Bastavano tuttavia le 'candide' provocazioni de 'Lu Toscanu' per offuscare l'aria. Cesarino si impaurì una volta sola: quando non sapendo con chi aveva a che fare, aveva affrontato con la sua ironia dissacrante un giovane che era un campione di boxe, pesi massimi. E al suo fianco non c'era Carlo Perugini. 'Una volta -mi ricordava  ancora con ammirazione, Pietro- Carlo con un pugno ben assestato frantumò la mascella ad un cavallo!". Naturalmente il signor Perugini era anche e sopratutto un padre e marito ed un lavoratore ammirato per l' assennatezza e il culto della famiglia . Una volta chiesi tuttavia a Mauro Perugini, mio carissimo amico e figlio di Carlo se davvero suo padre era così forte, un bracciodiferro invincibile senza bisogno di ingurgitare spinaci di volta in volta..."Era? Lo è, lo è pure adesso. L'altro giorno, non apprezzando particolarmente una mia risposta mi ha fatto volare in aria...". E Mauro mimando il volo, mi fece un eloquente gesto con le mani..

    Carlo, Cesarino, Pietro, mi raccomando ora in Paradiso....

  • Storia di Peter, il factotum di Mattei
    Doveva essere nell’aereo esploso

    86 - Ott 28, 2013 - 17:06 Vai al commento »
    Condivido in pieno l'appello del sindaco di Cerreto d'Esi, dottor Alessandroni perchè Matelica ricordi il suo grande concittadino concretamente con la realizzazione di una statua da collocare nell'omonima piazza. E basterebbe anche un semplice busto. Come ad Acqualagna. Anche Gela ha ricordato con lo scoprimento di un busto il Grande marchigiano. La cerimonia è avvenuta proprio oggi nella cittadina sicialiana, nella ricorrenza del 51 anniversario, con lo scoprimento di un busto presenti autorità locali, rappresentanze dell'Eni e di Giuseppe Accorinti, già Ad di Agip e presidente della Scuola Mattei, autore del volume: "Quando Mattei era l'impresa energetica. io c'ero".
    Propongo anche un gemellaggio a tre fra la stessa Cerreto d'Esi, Matelica ed Anterselva-Rasun, l'ultima 'patria' di Enrico Mattei. Il quale volava sul suo diletto lago a pescare appena aveva due ore di tempo e dove, una volta 'in pensione' avrebbe voluto rimanere a lungo.
    Visto che ci siamo, proporrei per ultimo anche un gemellaggio tra la Provincia di Bolzano (dov'è appunto Anterselva) che ha ricordato Mattei quest'estate con tanti convegni e la Provincia di Macerata che invece, come già nel cinquantenario 12 mesi fa, non lo ha ricordato...
  • I polentari treiesi da Papa Francesco

    87 - Ott 16, 2013 - 15:41 Vai al commento »

    Ho aspettato qualche giorno  che qualcuno si levasse per dire una parola in contrasto al primo commento di cui (scorrendo) sopra. Invece nulla. Ne da parte di ...dirimpettati della canonica, nè dal comitato parrocchiale nè dai polentari vicini e lontani di cui don Peppe è presidente (emerito).

    Ed allora io dico soltanto che non deve fare 'scandalo' se don Giuseppe Branchesi, 75 anni, parroco di Santa Maria in Selva, consigliere ecclesiastico regionale di Coldirettoi, guida dell'associazione nazionale Polentari d'Italia, già docente all'Itc Gentili e 'maestro' di generazioni e generazioni di studenti, fa talvolta o spesso 'notizia'. Una buona notizia, s'intende. Considerato che gli eventi che promuove sono seguiti da migliaia e migliaia di persone. E don Peppe, come noto, non è certo una rock star, nè un'icona della vanità. Tuttalpiù è un forte comunicatore, un talento che gli ha trasmesso il suo maestro Ersilio Tonini. Il sacerdote fa notizia anche laddove lui non si muove da protagonista, come nel caso ricordato dal primo commento, della visita dell'associazione Arancia alla presidente della Camera. Chi avrebbe dato quella notizia se non l'avesse fatto Cronachemaceratesi che deve il suo successo straordinario proprio perchè crede nelle news e le segue con fiuto infallibile considerati i lettori che fanno del giornale online un caso addirittura italiano di visibilità? Che scandalo infine, se un curato di campagna (alla Bernanos) dalla fede e dalla vita adamantine riesce sempre a fare ('buona') notizia e se migliaia di lettori la leggono?

    Ed allora: "Buon lavoro e coraggio", caro don Peppe, come ti ha esortato l'altra mattina il papa in piazza San Pietro.

  • Ricordi e aneddoti su monsignor Tonini

    88 - Lug 30, 2013 - 16:17 Vai al commento »

    In conclusione, altri due ricordi. Quell'uomo leggero, leggero ma fortissimo nel vigore, nelle parole sapeva suscitare negli altri sentimenti incancellabili attraverso spezzoni di esperienze vissute. Così ricordando il grande vescovo Carboni (morto drammaticamente due giorni prima) in una cattedrale stracolma -tanto da non esserlo più- il cardinal Tonini ricordò le parole di un fedele umile, anziano, pieno di fede che aveva conosciuto ed apprezzato nei suoi anni alla guida della diocesi maceratese. "E ciò  che lui, un giorno, mi disse -stava morendo serenamente- non l'avrei dimenticato più: 'Io e il Signore ci siamo fatti compagnia per tutta la vita: è stato bellissimo' Questo mi disse mentre l'abbracciavo, io, piangendo". Il cardinale sottolineò più volte con vigore quella frase semplice semplice ma potente ed evocativa, e la Cattedrale, dentro e fuori, infiammò silenziosamente di un brivido: fede e commozione davanti a quell'uomo sull'altare, un esile gigante. L'ultimo ricordo. Ussita, un'estate alla Domus Laetitiae. Un gruppo di fedeli è guidato per un sentiero dal vescovo  verso la cima del monte. C'è chi indugia: Tonini incalza il gruppetto ad andare in salita con più energia, quando una donna scherzando: "Dice bene monsignore, ma lei va forte perchè non pesa 'cosa'". Già, mons. Tonini non pesava 'cosa'; il suo spirito sopratutto, era leggero e saliva naturalmente verso l'Alto.

  • Gabor, lo storico
    che amava Macerata

    89 - Lug 9, 2013 - 15:10 Vai al commento »

    Caro Alexis de Tocqueville risponde da cronista, con due testimonianze.  La prima, non in ordine di tempo. Ieri l'amico Mario Monachesi, un poeta vero, mi ha ricordato commosso di aver visto qualche settimana fa Gabor davvero affranto dirgli: "Qui a Macerata non sanno neppure dirmi di  che morte devo morire...me ne vado via". Ed aveva ripreso la consueta strada per San Severino Marche dove è deceduto serenamente all'alba di sabato, il giorno del Signore. L'altra testimonianza è affidata ad una foto, purtroppo introvabile. La scattò tanti e tanti anni fa Pietro 'Briscoletta' Baldoni, mitico fotoreporter del Messaggero durante una nevicata. C'è Gabor che tira una pallata di neve, con simulata violenza, contro Enrico Panzacchi, potentissimo direttore generale della potentissima Cassa di Risparmio di Macerata, che fa l'atto, come un martire protocristiano, di ricevere con umiltà l'atto di inaudita violenza. Naturalmente il significato della scenetta era tutto da rovesciare. Così fu la vita di Gabor, tesa a tirare con infinito amore pallate di neve al potere, epifania dell'Altra Macerata, la città dei 'senza voce', dei senza rappresentanza, degli eternamente fuori da tutto: dagli intrighi delle lobbies (cui tocca iscriversi e magari attendere pazientemente in sala d'aspetto un paio d'anni...) e dalla spartizione degli incarichi. Alla città di serie B, degli eternamente ultimi resta solo raccomandarsi o incazzarsi, come faceva Gabor. Ecco perchè sarebbe bello (e spero che Eva, Walter, Enzo Marangoni... e,... Luciano, vuoi esserci anche tu anche se questa non è una 'burla'?)  vogliano promuovere nel ricordo di Gabor un Premio, o qualcos'altro, magari di più creativo e 'strano'. Tuttavia, mi raccomando, non salite per questo le scale del Palazzo... dove non capirebbero l'avventura di un uomo  che diede molto avendo in cambio quasi nulla.

    90 - Lug 8, 2013 - 19:02 Vai al commento »

    LA SCAMPAGNATA DELLA NOSTRA VITA Questa mattina davanti alla bellezza sfolgorante della montagna di luglio a Montecavallo ho pensato; "Gabor ci ha costretti a questa ennesima scampagnata, perchè potessimo ammirare la bellezza della 'sua', della 'nostra' terra, sopratutto quella più recondita". Luciano (Magnalbò), di cui Eva in chiesa ha letto il brillante epigramma in morte dell'amico, l'avrebbe definita una 'burla'. Gabor ci avrebbe dunque 'uccellato' (lper dirla con lui)? No, l'amico era maledettamente serio. La burla serviva per dare leggerezza, anche se lui l'amava da morire. Così una volta mi portò un articoletto, mirabilmente scritto con una 'lettera 33' Olivetti da un avvocato suo amico. Che descriveva un amico comune: il marchese Luzi. Gli dissi subito: Ma questa è una burla! Gianfranco ci fa querela, senza dubbio! 'Ma nò, a Luciano Magnalbò che l'ha scritta, no di sicuro' fu la risposta, sicura. Così l'avvocato iniziò la sua 'avventura': sembra ancora che fosse quello un pezzo 'commissionato' dallo stesso Gabor che come un redattore capo ormai sceglieva temi e 'scrittori' senza sbagliare un colpo. A tutto vantaggio, allora, del Messaggero. E 'scoprì' così anche Masino Ercoli, direttore artistico di Popsophia che oggi giustamente ha inviato a mass media, regionali ed italiani, il bilancio trionfale della manifestazione a Pesaro (4.000 persone a sera!) frequentata pure da Matteo Renzi. Poi nella stessa mattinata ricevo una telefonata commossa da un amico, Pietro Pistelli: "Devo tutto a Gabor". Pietro è uno dei massimi storici garibaldini italiani; a Nizza, patria dell'eroe, ha ricevuto qualche giorno fa i massimi riconoscimenti letterari. Il suo libro; 'Garibaldi nelle Marche' ha venduto diecimila copie (adesso ne ha scritto un altro). Dice  Pietro: "Avevo quel materiale da tanto tempo, fu Gabor a costringermi a scrivere il libro. Io quasi non volevo". Già, quelle amicali 'costrizioni' di Gabor che ti spronava con una sola occhiata sulla via dell'impegno e dell'amore per questa terra ...e tu capivi che lui aveva ragione.

    91 - Lug 6, 2013 - 19:58 Vai al commento »

    Cari amici

    grazie di cuore per i vostri elogi. Temevo che l'emozione mi avesse preso 'troppo' (che mi avesse preso, lo sapevo!) la mano. Già, perchè Gabor è stato per tanti anni un mio compagno di viaggio nonostante che non ci legasse nulla. Anzi che ci dividesse il nostro sentire politico. Lui estremsta di destra, io di sinistra avevamo combattuto (nel vero senso della parola) su barricate opposte anche se in regioni diverse. Seppure in Umbria circolasse un libretto  (e lui lo teneva religiosamente nella biblioteca di casa) a cura dei movimenti di sinistra che lo dipingesse, al pari di Giulio Conti, come uno dei 'fascisti' più pericolosi... ma era a tutti notissimo che Gabor non aveva mai fatto male ad una mosca. Pel suo tramite nel corso del tempo, poi ho 'ritrovato' nelle Marche, in esilio spirituale, tanti esponenti della destra perugina (i miei compagni di sinistra, no: erano già tutti nelle aule del potere istituzionale),. Gente che aveva conosciuto anche il carcere come Bobo che si firmava con due 'ananas' (bombe) e che poi ad ogni anniversario della sua scomparsa i 'camerati' ricordavano a Jesi ritualmente nel corso din un banchetto dove la presenza in spirito di Bobo era segnalata da un fiasco di vino...Con questi uomini della destra, io grazie a Gabor mi sono riappacificato; baci ed abbracci tra gente che qualche anno prima solo se si vedeva faceva a pugni, se non peggio. Invece contava essersi trovati e ricordare la nostra giovinezza e la nostra Umbria. Fascismo ed antifascismo non valevano più nulla.Scoprivamo di volerci bene, di essere amici dopo averci tanto odiati Con Gabor era normale che la magia dell'amicizia facesse capolino ogni volta alldilà di ogni differenza politica e pure sociale. Questo è stato il suo messaggio, in definitiva.

  • La crisi, la speranza disperata dei “grattini” e la non violenza di Aldo Capitini

    92 - Mag 31, 2013 - 14:18 Vai al commento »

    Un rigraziamento speciale per l'amico Guido Garufi. So che il suo apprezzamento è puramente 'tecnico' e non dovuto all'amicizia ed è ricco d'informazioni come il riferimento alla pubblicazione su Capitini che non conoscevo. Personalmente tengo molto anch'io a questa testimonianza che ho voluto rendere al Gandhi italiano sapendo di non riscuotere ...eccessiva popolarità in termini di share. Il gran popolo di CM l'ha infatti pressocchè ignorata: nessuna sorpresa trattandosi appunto di Capitini che morto nel '68 è ancora un filosofo tutto da scoprire. Non fu così per Pietro Nenni che nel suo diario, il giorno della morte del grande Aldo, lo volle ricordare come un 'filosofo eccezionale'. Sempre controcorrente ed antipartito (pensate alla sua attualità): "antifascista e post fascista". Nenni scrisse in conclusionje di Capitini:: "Troppo, forse, per una vita sola. Ma bello". Il suo movimento aveva un simbolo: il fucile spezzato. Che il mondo che metteva ai margini il Gandhi italiano, come noto, non ha mai spezzato. Ed un ringraziamento va a a Filippo Davoli per il suo apprezzamento al mio pezzo sulla storia gloriosa degli allievi dei SaLESIANI. E, con il permesso del direttore Matteo Zallocco, ne annuncio un ulteriore con un altro grande nome nel mondo della Cultura e dell'istruzione che i più anziani tra i docenti maceratesi ricordano con affetto e rimpianto.

  • Inaugurata Marche Libri,
    la fiera della speranza

    93 - Mag 3, 2013 - 21:02 Vai al commento »

    Nessun lapsus infelice, mio giovane amico. Seppure ne abbia molti all'attivo nei miei 46 anni, ormai quasi 47 anni di giornalismo. L'on. Irene Manzi, nel corso della cerimonia che ha inaugurato Marche Libri, ha citato il titolo di una recente pubblicazione per indicare la vitalità economica dell'editoria e la necessità dunque di sostenerla, con questa sostenendo (adiuvando) lo sforzo di tutti coloro che operano in questo delicatissimo settore culturale. Anche noi: tu Filippo come poeta e scrittore, io come giornalista professionista, alla maniera dell'on. Manzi e dei nostri amici librai, a cominciare da La Bottega del Libro, ci cibiamo di questo cibo mistico ed insieme concretissimo della cultura e pertanto del libro. Spero di essermi spiegato, come dire, ad ultra.

    M.Verdenelli

  • La leggenda del Santo Petroliere

    94 - Dic 10, 2012 - 23:50 Vai al commento »
    Un carissimo ringraziamento di cuore ad Enrico Maria, Filippo e Giuseppe (giornalisti ma scrittori e poeti che sanno parlare al cuore e all’anima della gente) per i loro interventi, garantendo a loro e a tutti che sarò cronista e curioso fino all’ultimo. E Ringrazio pure quel meraviglioso ‘giovane’ novantenne che è l’ingegner Egidio Egidi, già commissario e presidente dell’Eni, matelicese, uno dei più stretti collaboratori di Mattei. A 27 anni lasciò un posto sicuro al Genio Civile di Macerata per seguire Mattei allora a capo di un’Agip da liquidare, un’azienda traballante, che perdipiù non l’assumeva ma che gli avrebbe dato un ‘misera’ borsa di studio con queste parole: “Ti seguirò, e se non vai bene, ti caccio subito!”. Il padre del giovane ingegnere, che aveva deciso di seguire Mattei, pure essendo amico di Enrico stava per cacciare il figlio da casa perchè lasciava il posto sicuro al Genio civile di Macerata per l’Agip. Poi diventato presidente dell’Eni, l’ing. Egidi si licenziò perchè un potente ministro socialista faceva ingerenze intollerabile. Ma qualche anno prima aveva avuto modo di salvare l’hard core di Eni dicendo no ad Eugenio Cefis che voleva liquidare il settore della ricerca per comparere il petrolio dalle altre compagnie mondiali. Così dopo Mattei, fu il secondo matelicese a salvare l’Agip mineraria. “Quando mi dimisi da presidente dell’Eni, non avevo un altro posto ed un altro ministro mi disse che per me la vita sarebbe stata durissima da quel momento in poi” ricordo con un sorriso l’ing. Egidi, un altro grande marchigiano che dopo Mattei non si piegò ad alcuno. Da lui, e il fatto mi ha intuibilmente molto onorato, ho ricevuto una mail da Milano (dove l’ingegnere abita dopo aver girato numerose volte il mondo, su input di Mattei) in cui si dice tra l’altro: “Avendo letto il libro di Roth, a suo tempo, il titolo del libro dedicato al fondatore dell’Eni è a mio parere molto appropriato”.
  • Carlo Rambaldi e un’Accademia dello Spettacolo a Macerata

    95 - Ago 16, 2012 - 14:55 Vai al commento »
    Caro Giuseppe. Mi hai letto nel pensiero. Quel periodo, che ha consegnato le eccellenze del capoluogo dal dopoguerra ad oggi, va assolutamente storicizzato. Maggioranza, minoranza hanno fatto a Macerata una storia che non passa a cominciare dallo Sferisterio alla cui fondazione Sileoni , ad esempio, ha contribuito. I care... dunque Maurizio Verdenelli
  • Dante Ferretti, tre Oscar
    per diventare profeta in patria

    96 - Mar 2, 2012 - 10:54 Vai al commento »
    L'esperienza di Dante Ferretti fu temporalmente breve ma ricca di idee. Presentai al sindaco Anna Menghi, anche Raffaele Curi, portopotentino trapiantato a Roma, attore, organizzatore di eventi, uomo-immagine che molto aveva fatto per due anni come pierre allo Sferisterio. Stava inoltre per essere creato un point a Roma per consentire un lavoro più a stretto contatto tra Dante, Raffaele e tutti i soggetti che avrebbero collaborato all'idea del Festival. Scorsese da parte sua, inoltre interessò Curi ad un proprio progetto su Galileo Galilei, che non si fece più. Tanto entusiasmo, tanto fervore: da parte di Ferretti che aveva accetto per amore e tanta buona volontà da parte della giunta e di Anna Menghi. So che i rapporti tra l'ex sindaco e l'ex assessore sono rimasti meravigliosi. Se Dante si alterò fu solo perchè ritenne ad un certo punto che l'annuncio delle sue dimissioni tardassero: dovevano essere infatti date subito dopo la Notte degli Oscar, così come concordato. Andò esattamente così, prof.Munafò. Ed io non ho mai cambiato idee su quegli avvenimenti. Per salvare il mio posto di lavoro smentii (e questo l'ho ammesso) la vicinanza alla giunta Menghi che peraltro ritenevo in grado di cambiare 'le cose' a Macerata. Non fu possibile allora (certo non per colpa di Anna che ha tutta la mia affettuosa stima) così come adesso. Maurizio Verdenelli
  • E’ morto il regista Ken Russell
    Storica la sua Boheme allo Sferisterio

    97 - Nov 28, 2011 - 16:28 Vai al commento »
    Ken Russell consegnò l’…immortalità allo Sferisterio, facendone rimbalzare il nome fino in Australia. Fu un anno nel quale si parlava dell’Arena maceratese quasi fosse l’Arena di Verona. L’illusione durò pochi anni. A segnalarmi, in esclusiva, l’intenzione di Russell di cam,biare la scena finale facendo morire Mimì di overdose fu il vicedirettore artistico, prof. Gian Paolo (micio) Projetti, amico del regista inglese. Micio conservò fino alla sua morte nella sua casa come un’icona una foto…semiseria che ritraeva lui e Davide Calise (il sovrintendente) con i costumi di scena: due divise dell’esercito di Hitler! C’è da dire inoltre che a Russell non piacque assolutamente Macerata quando ci arrivò. Se ne voleva andare via subito, rompendo il contratto. Un altro indimenticabile amico, Bernardo Cherchi, direttore dell’albergo Villa Quiete (a Montecassiano) riuscì a salvare la situazione. Per Ken preparò la sua migliore suite, ma risolutiva, fu l’idea di garantirgli che ogni mattina, assolutamente ogni mattina, la signora Russell (adoratrice del sole e delle nostre spiagge) sarebbe stata trasportata con il pulmino dell’Hotel in un esclusivo stabilimento balneare di Porto Recanati. Così avvenne e il marito portò a compimento il suo capolavoro ‘maceratese’ che molto peraltro gli sarebbe costato: una querela da parte dell’erede di Giacomo Puccini e il sostanziale ostracismo del mondo della lirica mondiale che non gli perdonò, con pochissime eccezione, di aver confezionato due regie ‘scandalose’: a Spoleto, la Madama Butterfly, e l’anno successivo, la Boheme all’Arena. Che resta, sia detto per inciso, la migliore regia nella lunga storia dello Sferisterio. Maurizio Verdenelli
  • Angelo Comastri cittadino di Cingoli

    98 - Nov 21, 2011 - 18:02 Vai al commento »
    Mi sia concesso, come “nota a margine” al reportage da Cingoli sul conferimento della cittadinanza onoraria al cardinal Comastri, un ricordo personale come inviato speciale de “Il Messaggero” nell’anno di grazia 2002, nel mese di giugno. Quando nelle Marche arrivò Mikhail Gorbaciov per un tour di presentazione della ‘Carta della Terra’. Ebbene la prima tappa dell’uomo simbolo della Perestroika fu proprio, a sorpresa ma non tanto, il Santuario di Loreto, dall’arcivescovo (allora) Angelo Comastri. Che ricevette Gorby, un pope ortodosso, ed un piccolo gruppo del quale facevano parte l’assessore regionale all’agricoltura, un assistente dell’ex n.1 del Cremlino e della Fondazione che porta il suo nome, forse qualche altro ancora, e chi scrive, unico giornalista ammesso. Di lì a poco, nello studio dell’arcivescovado si compì una piccola, ma significativa cerimonia nel nome del ‘Papa Buono’ che il cardinal Comastri domenica a Cingoli ha ricordato con intensità. Giovanni XXXIII° era stato il Papa che aveva aperto all’Est, infrangendo per la prima volta la Cortina di Ferro. La presenza di Gorbaciov, Premio Nobel per la Pace, era dunque suggestiva e lo fu ancora quando dal fax del l’arcivescovo Comastri venne in quel momento inviato da Padova un lungo fax da parte di mons. Loris Capovilla che del Papa Buono era stato il segretario. Un messaggio commovente in cui l’ex ‘storico’l braccio destro di Giovanni XXIII° benediva Gorbaciov e parlava della sua profonda emozione nel ritenere un libro ‘da capezzale’ quello dello statista russo “Perestroika: new thinking for our Country and the World (1988)”: un manifesto ed un programma che avevano cambiato il mondo. Tutto questo capitava nello studio di mons. Comastri (da domenica cittadino onorario di Cingoli), uno studio dall’atmosfera ovattata e dalle tendine abbassate che facevano trasparire poco del sole estivo di quel pomeriggio dove a Loreto, Marche si incontrò la Storia di questo dopoguerra. Maurizio Verdenelli
  • 2500 pasti per il primo week-end con la polenta a Santa Maria in Selva

    99 - Set 21, 2011 - 16:40 Vai al commento »
    L'intervento 'per fatti personali (di Genesio Medori, Mandino Tiburzi e mio)' pare obbligato anche per spiegare, pure su queste colonne telematiche, che la mostra-reportage sul 'Treiese dell'Anno' non è un'inverosimile celebrazione del premiato ma semplicemente una cronaca per immagini. Il grande glottologo francese Roland Barthez ha scritto che “l'immagine è già un racconto” e quindi chi ha tratto visitando la mostra di S.Maria in Selva, da quel racconto fotografico e didascalico l'impressione di una 'beatificazione' fuori posto del sacerdote Giuseppe Branchesi, mantenga pure la sua impressione tenendo tuttavia fermo il concetto che questa resta un'interpretazione personalissima (forse malevola?) nei confronti di una persona che ha ricevuto un premio chiamato “Treiese dell'Anno”. In realtà in mostra - dove Genesio e Mandino hanno dovuto rinunciare ai loro virtuosismi fotografici per trasformarsi in fotoreporter- non c'è solo don Peppe, il premiato. Ma personaggi del calibro dei cardinali Camillo Ruini ed Ersilio Tonini, dell'ex campione dei Medi Nino Benvenuti, del Governatore delle Marche Gian Mario Spacca, del vescovo di Macerata mons. Claudio Giuliodori, di Antonio Pettinari attuale presidente della Provincia, del fisioterapista dei campioni Nazareno Rocchetti, di 'don Terremoto' Cesare Grasselli, dell'assistente spirituale nazionale di Coldiretti don Gaglianone, del presidente di Coldiretti provinciale Francesco Fucili, del sindaco di Treia Luigi Santalucia, del presidente dei Polentari d'Italia Sebastiano Arcai e tanti altri ancora. Inoltre in quel teatro, quel 22 maggio, con una pur autorevole eccezione, c'era per intero il 'popolo di Treia', il cuore di una città che ha battuto accanto ad un prete. Ma non solo, c'è in mostra, volto per volto, uomini, donne e giovani di Santa Maria in Selva, la parrocchia di don Peppe. Non si tratta dunque della celebrazione di un uomo, ma se proprio vogliamo, di un'intera comunità, in particolare di quella abbadiense che ora celebra la sua festa annuale più popolare: La sagra della Polenta. Lo fa da 36 anni. Vi sembra fuori posto che per una volta, questa comunità, nell'ambito di una manifestazione per cui è apprezzata dovunque, abbia voluto festeggiarsi nel nome del suo parroco che è riuscito nel corso degli anni con simpatia, pazienza, coraggio, onestà ed umiltà, ad unirla e renderla una 'famiglia' vera? Maurizio Verdenelli
  • La Polenta del Cardinale

    100 - Set 21, 2011 - 16:41 Vai al commento »
    L'intervento 'per fatti personali (di Genesio Medori, Mandino Tiburzi e mio)' pare obbligato anche per spiegare, pure su queste colonne telematiche, che la mostra-reportage sul 'Treiese dell'Anno' non è un'inverosimile celebrazione del premiato ma semplicemente una cronaca per immagini. Il grande glottologo francese Roland Barthez ha scritto che “l'immagine è già un racconto” e quindi chi ha tratto visitando la mostra di S.Maria in Selva, da quel racconto fotografico e didascalico l'impressione di una 'beatificazione' fuori posto del sacerdote Giuseppe Branchesi, mantenga pure la sua impressione tenendo tuttavia fermo il concetto che questa resta un'interpretazione personalissima (forse malevola?) nei confronti di una persona che ha ricevuto un premio chiamato “Treiese dell'Anno”. In realtà in mostra - dove Genesio e Mandino hanno dovuto rinunciare ai loro virtuosismi fotografici per trasformarsi in fotoreporter- non c'è solo don Peppe, il premiato. Ma personaggi del calibro dei cardinali Camillo Ruini ed Ersilio Tonini, dell'ex campione dei Medi Nino Benvenuti, del Governatore delle Marche Gian Mario Spacca, del vescovo di Macerata mons. Claudio Giuliodori, di Antonio Pettinari attuale presidente della Provincia, del fisioterapista dei campioni Nazareno Rocchetti, di 'don Terremoto' Cesare Grasselli, dell'assistente spirituale nazionale di Coldiretti don Gaglianone, del presidente di Coldiretti provinciale Francesco Fucili, del sindaco di Treia Luigi Santalucia, del presidente dei Polentari d'Italia Sebastiano Arcai e tanti altri ancora. Inoltre in quel teatro, quel 22 maggio, con una pur autorevole eccezione, c'era per intero il 'popolo di Treia', il cuore di una città che ha battuto accanto ad un prete. Ma non solo, c'è in mostra, volto per volto, uomini, donne e giovani di Santa Maria in Selva, la parrocchia di don Peppe. Non si tratta dunque della celebrazione di un uomo, ma se proprio vogliamo, di un'intera comunità, in particolare di quella abbadiense che ora celebra la sua festa annuale più popolare: La sagra della Polenta. Lo fa da 36 anni. Vi sembra fuori posto che per una volta, questa comunità, nell'ambito di una manifestazione per cui è apprezzata dovunque, abbia voluto festeggiarsi nel nome del suo parroco che è riuscito nel corso degli anni con simpatia, pazienza, coraggio, onestà ed umiltà, ad unirla e renderla una 'famiglia' vera? Maurizio Verdenelli
  • E COSÌ FA …PIZZI
    Al Lauro Rossi tira fuori il meglio di sè

    101 - Lug 30, 2011 - 19:03 Vai al commento »
    Approfitto dell'occasione che mi offre il carissimo Filippo (Davoli) che una volta invitai a collaborare su “Il Messaggero”, ottenendone un simpaticissimo “Prima devo ritrovare me stesso”, per elogiare una collega cui tengo molto per il suo capitale professionale ed umano: Maria Stefania Gelsomini. Anche lei a pieno titolo nella storia maceratese de “Il Messaggero” (recente, non recentissima): una giornalista molto apprezzata che ha mostrato il proprio valore anche in prestigiose collaborazioni. Parlo delle pubblicazioni in tema enogastronomico di Carlo Cambi e pure di quei splendidi volumi fotografici di un autore come Guido Picchio -i cui primi fotoreportage tanti anni fa, se non ricordo male, furono anch'essi pubblicati da “Il Messaggero”. Inoltre Maria Stefania cura l'ufficio stampa di un'importante Casa editrice ed è stata, per me, una piacevolissima scoperta leggere su Cronachemaceratesi i suoi informatissimi servizi sul Sof 2011. Ottima scelta, da entrambe le parti (s'intende!)! Se consentito, vorrei pur ultimo ricordare la generosa collaborazione offerta dalla collega Gelsomini alla rivista della Provincia di Macerata “57Comuni”. Ad majora, Maria Stefania! Maurizio Verdenelli
  • Il SOF(T) di Massimo Gasparon
    Buona la prima per il Rigoletto

    102 - Lug 30, 2011 - 19:01 Vai al commento »
    Approfitto dell'occasione che mi offre il carissimo Filippo (Davoli) che una volta invitai a collaborare su “Il Messaggero”, ottenendone un simpaticissimo “Prima devo ritrovare me stesso”, per elogiare una collega cui tengo molto per il suo capitale professionale ed umano: Maria Stefania Gelsomini. Anche lei a pieno titolo nella storia maceratese de “Il Messaggero” (recente, non recentissima): una giornalista molto apprezzata che ha mostrato il proprio valore anche in prestigiose collaborazioni. Parlo delle pubblicazioni in tema enogastronomico di Carlo Cambi e pure di quei splendidi volumi fotografici di un autore come Guido Picchio -i cui primi fotoreportage tanti anni fa, se non ricordo male, furono anch'essi pubblicati da “Il Messaggero”. Inoltre Maria Stefania cura l'ufficio stampa di un'importante Casa editrice ed è stata, per me, una piacevolissima scoperta leggere su Cronachemaceratesi i suoi informatissimi servizi sul Sof 2011. Ottima scelta, da entrambe le parti (s'intende!)! Se consentito, vorrei pur ultimo ricordare la generosa collaborazione offerta dalla collega Gelsomini alla rivista della Provincia di Macerata “57Comuni”. Ad majora, Maria Stefania! Maurizio Verdenelli
  • “Messaggero” di lotta e di cultura

    103 - Set 28, 2012 - 22:20 Vai al commento »
    Carissima Maria Cristina, hai perfettamente ragione. Tuttavia ho rimediato così come (confesso) ho fatto con tanti di quei miei cari, indimenticabili, eppure dimenticati …per un momento, compagni di un ‘viaggio’  indimenticabile che da solo è capace di dare significato ad un’esistenza. Grazie: adesso ci siamo (quasi) tutti in un nuovo viaggio, quello della memoria affidato alle onde del web. E’ stata una squadra, come dici tu, forte e motivata che si è data nel corso degli anni il cambio come i ‘ceraioli’ di Gubbio in corsa forsennata sotto la statua del santo per l’erta del monte. Tutti hanno imparato il mestiere così, senza respiro: la passione che ci animava non era certo uno slogan per …vendere auto. Alcuni sono diventati con grande merito personale, giornalisti famosi. Quel che più conta, in ogni caso, è che pure chi non è diventato celebre, giornalista lo è diventato per davvero in quegli anni del ‘Messaggero’. E per sempre giornalista è rimasto ‘dentro’ anche se per una qualche ventura, non dovesse più fare questo mestiere bellissimo. Che tanto ci appassionava e non ci faceva vedere gli enormi sacrifici. Tu poi, Maria Cristina, sei stata non solo brava ma addirittura ‘fedelissima’ a quello spirito che ci rendeva prima di tutto amici pronti a testimoniare la verità, sopratutto quella che non faceva comodo a Lor Signori. La storia, anche soltanto quella che fanno i cronisti che scrivono del giorno prima, talvolta con coraggio, non si può cancellare. Neppure ignorandola.    Maurizio Verdenelli
    104 - Ago 12, 2011 - 16:37 Vai al commento »
    Caro Filippo (Davoli) ho atteso volutamente un pò di tempo prima di darti ragione (a malincuore, paradossalmente visto che ti stimo come sai)... Sulla proposta di dare una casa ai freelance, devo registrare infatti il silenzio ...dal campidoglio. Eppure Stefania (Monteverde) non è affatto estranea al giornalismo maceratese (cfr Emmaus). Pensavo ad una sensibilità maggiore riguardo ai tanti problemi di chi con passione e sacrifici personali racocnta ogni giorno la città e la provincia. Devo dire dunque di essere un pò deluso come giornalista ancora attivo sulla piazza maceratese e pure come cofondatore di un Ordine dei Giornalisti -quello dell'Umbria- anche se il presidente dell'antitrust, Catricalà abolirebbe l'intero Ordine nazionale! Da Stefania ed Irene spero ancora e comunque un ...botto di segno diverso che dia via libera alla redazione dei free lance, che già esiste ad Ascoli Piceno a cura di quella amministrazione comunale. Ed anche un segnale di sostegno da parte dell'Ordine delle Marche che ha ho registrato la chiusura della redazione cittadina de Il Messaggero, la prima (cronologicamente, s'intende) nel capoluogo. Maurizio Verdenelli
    105 - Lug 30, 2011 - 19:19 Vai al commento »
    Approfitto dell'occasione che mi offre il carissimo Filippo (Davoli) che una volta invitai a collaborare su “Il Messaggero”, ottenendone un simpaticissimo “Prima devo ritrovare me stesso”, per elogiare una collega cui tengo molto per il suo capitale professionale ed umano: Maria Stefania Gelsomini. Anche lei a pieno titolo nella storia maceratese de “Il Messaggero” (recente, non recentissima): una giornalista molto apprezzata che ha mostrato il proprio valore anche in prestigiose collaborazioni. Parlo delle pubblicazioni in tema enogastronomico di Carlo Cambi e pure di quei splendidi volumi fotografici di un autore come Guido Picchio -i cui primi fotoreportage tanti anni fa, se non ricordo male, furono anch'essi pubblicati da “Il Messaggero”. Inoltre Maria Stefania cura l'ufficio stampa di un'importante Casa editrice ed è stata, per me, una piacevolissima scoperta leggere su Cronachemaceratesi i suoi informatissimi servizi sul Sof 2011. Ottima scelta, da entrambe le parti (s'intende!)! Se consentito, vorrei pur ultimo ricordare la generosa collaborazione offerta dalla collega Gelsomini alla rivista della Provincia di Macerata “57Comuni”. Ad majora, Maria Stefania! Maurizio Verdenelli
    106 - Lug 26, 2011 - 15:18 Vai al commento »
    I freelance rappresentano ormai più della metà della categoria dei giornalisti e in media questi colleghi non introitano più di cinquemila euro l'anno. Un guadagno davvero imbarazzante dal quale vanno inoltre tolte le spese 'di produzione' dovendo questi colleghi lavorare 'da casa' (telefono, rete internet, bollette Enel e via elencando). La commissione Lavoro autonomo del Sigim, il sindacato dei giornalisti marchigiani, ha varato il progetto “La redazione dei freelance” offrendolo alla valutazione degli enti locali territoriali. Uno spazio free dotato di rete wireless, telefoni, scrivanie e quant'altro per ospitare il lavoro, spesso quotidiano, dei colleghi senza contratto ex art. 1 CNLG e dunque senza sede. Generosamente, nei giorni scorsi, a questo progetto ha aderito il Comune di Ascoli Piceno destinando alla 'redazione dei freelance' la Sala dei Manoscritti del Polo di Sant'Agostino. Il Sigim chiede ora che si facciano avanti altre amministrazioni pubbliche. A Macerata, la redazione del Messaggero (presente in città sin dagli anni 50, la prima fra tutte) è stata chiusa, come noto, da giugno. Pare che ora i collaboratori, per meglio continuare a lavorare insieme e non perdere quel filo comune spesso essenziale nella nostra attività, si riuniscano insieme in un locale del centro storico cittadino, a proprie spese e da lì inviino i propri pezzi da pubblicare sull'edizione maceratese (che naturalmente continua) del giornale romano. Mi sembra davvero un'ottima occasione l'attuale perchè l'amministrazione comunale di Macerata -che alla Cultura vanta addirittura due assessori e pure il restauro della Biblioteca comunale- voglia e possa prendere in esame il progetto del Sigim. Ma se il Comune, che ha perso la sua 'storica' redazione giornalistica, non volesse e non potesse cogliere questa occasione, lo sarebbe certo per l'Amministrazione provinciale che al piano terra del Palazzo di corso della Repubblica ha uno spazio utlizzato esclusivamente per le conferenze stampa. Personalmente ricordo l'intuizione, davvero preveggente, dell'allora presidente Luigi Sileoni che già negli anni '90 voleva destinare uno spazio 'attrezzato' ai corrispondenti senza sede. I tempi sono cambiati, in peggio, e i problemi per il giornalismo e i giornalisti sono aumentati anche in città che peraltro ha registrato il successo straordinario di un giornale online, Cronachemaceratesi, e la straordinarietà del fatto che grazie a quel successo una sede è riuscito a conquistarsela. Maurizio Verdenelli Ps. Dal Comune e dalla Provincia, io e i miei colleghi freelance aspettiamo, questa volta noi!, buone news!
    107 - Giu 22, 2011 - 18:12 Vai al commento »
    Sono davvero commosso. Grazie a “Peppe” Bommarito, la cui rubrica “verde” sul ‘Messaggero’ tenne autorevolmente testa a quella che contemporaneamente sul ‘Carlino’ conduceva Valerio Calzolaio. Grazie a Filippo Davoli che, impressionato dalla bellezza di alcuni suoi interventi sul ‘Corriere Adriatico’ inutilmente tentai perché passasse al ‘mio’ giornale. Erano (anche quelli) anni di stretta concorrenza. Ricordo una perdita particolarmente penalizzante: l’uscita in coppia di Luca Patrassi ed Emanuela Fiorentino, passati al ‘Corriere Adriatico’. I giornali si ‘combattevano’ strappandosi i collaboratori migliori. A favore del ‘Messaggero’ ricordo un ‘colpo doppio’ ai danni del ‘Carlino’: Eloisa Bartomioli e Laura Trovellesi ed uno ai danni del ‘Corriere’: Cristiana Zampa. Poi c’erano i …talent scout che ‘fiutavano’ quelle che sarebbero state le new entry. In questo mostrava, ad esempio, abilità Gabor Bonifazi che aveva introdotto l’avv. Luciano Magnalbò. Mentre Benito Striglio (sua la rubrica “Il signore della notte”) mi fu presentato dall’indimenticabile Franco Simoncini. E a Guido Garufi si deve l’indicazione di Rosalba Emiliozzi. Non era insolito che Guido trovasse l’ispirazione per le sue poesie in redazione: una ‘filosofia del luogo’. Così nel ’92 pubblicò “Epigrammi del disamore”, raccolta di poesie (dedicata a Remo Pagnanelli) con al centro uomini e donne del ‘Messaggero’. “Come talpe immobili/dall’alto dall’alto degli/altissimi colli (cfr Virgilio)/sostieni con pudore che nel borgo/nulla assomiglia a Perugia/nulla è come la giovinezza…/non è una foto/non è una fotostatica/e neppure una imitazione/quella marea di gente, di paccottiglia/in due tempi, quella scia di sposini/con bambini, di anziani./La tua città dei servizi/(Suona il fax)”. Basta così. Grazie a tutti: Guido, Peppe, Filippo, Lucia e pure ad Alex anche se gli alberi dovrebbero essere valutati dai frutti che danno. Va bene però anche così, piuttosto che l’umiliante silenzio -cara Irene, cara Stefania: qualcosina di più da voi mi sarei aspettato- nel quale si è conclusa questa storia non irrilevante che è stata, attraverso la passione dei migliori giovani della nostra città e di altre ancora, la redazione del più antico giornale maceratese. Maurizio Verdenelli
  • Si è aperta la sagra della polenta
    con l’inaugurazione della mostra “Treia in 3D”

    108 - Ott 15, 2010 - 21:43 Vai al commento »
    L'idea tridimensionale di Genesio e Mandino è stata davvero pionieristica e dunque di vera avanguardia. Almeno da queste parti. Pensavo che questa idea di far vedere con occhialetti rossoblù Treia non venisse accolta come avrebbe meritato. Mi sbagliavo (ancora una volta!). Maceratesi, ascolani, fermani e pure sardi, presenti al gran banchetto di don Giuseppe Branchesi a S.Maria in Selva, hanno mostrato un entusiasmo davvero sincero. Dunque la linea tracciata da Medori e Tiburzi pare davvero senza ritorno per chi voglia fare in futuro una mostra che faccia vedere le nostre bellissime città, davvero sotto ben altre prospettive. Entrare quasi nelle fotografie: questo ha significato la rassegna di S.Maria in Selva. E le dediche, sul libro dei visitatori, hanno evidenziato questo successo. Un modo nuovo di vedere le cose che i due amici hanno tratto di peso dal cinema: non ha caso il 'nostro' Dante Ferretti sta lavorando negli studios di Londra all'ultimo film di marty Scorsese che sarà proprio in 3 D. In fondo la realtà non è mai quella che si nota ad una prima (s) vista, ma va approfondita e penetrata e indagata. La mostra treiese sta ad indicare questa via, e non a caso la premiata coppia Medori&Tiburzi intendono dare continuità ed ulteriore spessore a quello che pur considerano un esperimento. Riuscito.
  • Rigoletto, quando Dario Argento
    spaventò lo Sferisterio

    109 - Set 8, 2010 - 11:35 Vai al commento »
    Vorrei ricordare che Perucci, Calise e Pieroni hanno meritato non casualmente una bella lapide all'ingresso dello Sferisterio. Ricordo perfettamente la cerimonia. Era con me Simona Marini che come assessore alla Cultura del Comune di Jesi aveva fatto dedicare in precedenza una bella lapide all'interno del teatro Pergolesi nel ricordo dell'indimenticabile Perucci il quale aveva diretto tante stagioni liriche jesine coadiuvato anche in quelle occasioni dal proprio 'vice' ed assistente: Gian Paolo "Micio" Projetti. Che proprio nel nome del suo maestro, essendo la Marini assessore, aveva organizzato al Pergolesi alla fine degli anni 90 una bellissima serata lirica con grandi nomi, tutti amici di "Micio". Una serata cui Gian Paolo purtroppo non aveva potuto assistere perchè il suo cuore generoso l'aveva portato a vegliare e confortare per tutto il tempo, in ospedale un cantante colpito da malore (fortunatamente leggero). Erano uomini fatti così. Ora non ci sono più, ma io li ricordo ancoraì. E non dimentico la loro passione. Quella stessa che ad esempio, in una serata di galà, faceva dire a Calise nei camerini dell'Arena con tono rassicurante che: "Non ci sono problemi, si può andare in scena. Non piove più. Ho verificato di persona". Ed era fradicio d'acqua... Che la terra vi sia leggera, Davide, Carlo e Gian Paolo.
  • Innalzato “Il Cristo delle Marche”
    scolpito da Nazzareno Rocchetti

    110 - Set 3, 2010 - 18:48 Vai al commento »
    Da cronista ed osservatore, posso senz'altro testimoniare che l'incontro conviviale finale non ha per nulla intaccato il forte spirito che ha animato la cerimonia. Uno spirito in armonia con la Natura (per i laici), con lo Spirito e il Divino (per chi è animato da sentimenti religiosi). Che senso ha parlare di 'baccanali' quando invece si è celebrata la messa sino al calar del buio e quando la distribuzione eucaristica ha interessato pressocchè totalmente gli oltre 300 presenti. Che non si sono affatto poi trasformati in demoni assatanati di porchetta e pizza, quando si sono avvicinati ad un'altra mensa. Io c'ero e posso dire che tutto si è svolto in un contesto di sana condivisione con i meravigliosi ragazzi della diocesi che si sono dati molto da fare per dare più di una mano, sin dall'inizio dell'intera cerimonia (ore 18) e naturalmente lo staff di cucina che ha davvero ...moltiplicato pane e pesci.
  • Pizzi: “Via i profeti del male,
    il mio SOF è uscito vincitore”

    111 - Ago 13, 2010 - 20:29 Vai al commento »
    Rispondo ai carissimi amici ed interlocutori. Quando parlo di 'onestà' mi riferisco naturalmente a quella intellettuale visto che Manipulite a Macerata non ha mai fatto capolino. E se investigatori ed inquirenti non hanno havuto nulla da ecceppire, potrebbe forse farlo un povero cronista?! Che ormai stabilmente pensionato, non è più in grado di fare rivoluzioni -ma spero nei giovani...- e che sopratutto vorrebbe evitare ciò che ha sempre evitato, habitueè com'è stato di un buon numero di Palazzi di Giustizia (per via del mestiere). Tuttavia e solo al modo pasoliniano, conosco i nomi che mi chiedete di fare. E se non 'loro' chi? Sinceramente pensavo che li conoscesse anche Pizzi il quale ha parlato in riferimento alla cultura di 'dissennato sperpero di risorse', martedì scorso agli Antichi Forni. Lo credevo fermamente perchè il discorso appariva incentrato su Macerata. Ma poi nel corso dell'intervista, Pizzi mi ha chiarito che intendeva fare un discorso nazionale. In fondo va bene così: l'importante è che d'ora in avanti in Italia come a Macerata -definita più volte perfetto campione nazionale- s'invertano certi meccanismi. Visto che i soldi sono di tutti e non di mecenati, invisibili da queste parti nonostantente gli appelli dello stesso Pizzi. Gianfranco C. poi mi chiede se io sia per caso un apprezzatore dello stand by in politica: Carancini stopper in Comune, w il Commissario in Provincia. Per quanto riguarda quest'ultimo ente, il meccanismo della giustizia 'a scoppio ritardato' ha choccato tutti non solo Capponi & C. E a noi come elettori e cittadini il 'modo ancor ci offende'. All'ex presidente devo con piacere dare atto di aver lavorato seriamente ed intensamente in questi ultimi 10 mesi. E come direttore/editore della rivista '57Comuni' mi ha concesso così tanta autonomia che neppure Enrico Mattei (La Nazione), Piero Ottone (Corriere della Sera), Italo Pietra, Vittorio Emiliani e Giulio Anselimi (Il Messaggero) per citare solo alcuni dei 'miei' direttori mi avevano saputo dare nonostante la simpatia. I miei lettori peraltro sanno che se non posso contare sulla dignità dell'autonomia, di solito mi dimetto... Infine sulla questione per cui ritengo personalmente che le gestioni commissariali siano le migliori in assoluto.: Credo infatti che il viceprefetto Ermete Verrecchia, commissario al comune di Macerata nel '93, sia stato il miglior sindaco di Macerata. Con la sua vecchia 127 bianca a metano (o gas? bah!) arrivava in municipio tutte le mattine, e senza clamore ma con grande efficienza traghettò un comune squassato dall'improvvisa fine del Cingolani bis ai tempi nuovi annunciati da Gian Mario Maulo. Ugualmente penso che sarà in Provincia con la gestione commissariale (dove c'è pure una Tiziana Tombesi che s'illustrò alla guida del comune di San Severino Marche). Perchè sono convinto in generale di questo? Perchè il dirigente statale non deve fare i conti con gli equilibri di partiti, pesi e contrappesi, rappresentanze e manuale Cencelli con i quali devono fare i conti invce gli amministratori eletti. Insomma, loro, i commissari prefettizi, come tanti Cincinnato hanno la possiiblità di ben operare senza avere le fila dei clientes e degli uomini della maggioranza partitica e di coalizione alle calcagna. Infine ll'ultima domanda su mister Kappa postami da Francesca TagliaPizzi... pardon Tagliabue, risponderò al telefono, off course (con la presente autorizzo il direttore, l'amico Matteo Zallocco a fornirle il numero del mio cellulare) Auguri di Buon Ferragosto a tutti e Forza Macerata!!!
    112 - Ago 12, 2010 - 14:46 Vai al commento »
    E MACERATA MUORE Per dirla con l'Azzeccarbugli manzoniano "Godo di questa dotta disputa e ringrazio in bell'accidente che ha dato occasione ad una guerra d'ingegni così graziosa". Il bell'accidenti è dunque il declino di Macerata con il Sof all'orizzonte. Poteva lo Sferisterio, la griffe stessa del capoluogo, sottrarsi al tritacarne? Ma non del bla bla, che sempre c'è stato (vivaddio, altrimenti noi giornalisti che ci staremmo a fare?!), ma di questo emergente manipolo di psudo-tutto che usciti dal cono ombra in cui sembravano relegati stabilimente, anni fa, ormai fanno scorrerie su quello che rimane dell'ex Atene delle Marche. Parlo naturalmente di (cd) risorse autoctone, di nuove classi dirigenti -ogni categoria umana e professionale inclusa- che dovrebbero illuminare la strada alla città ma che invece fanno chiarore solo a se stessi e ai propri gruppi e ai propri 'tagliagole'- sport amatissimo a Macerata dopo il Bracciale in Arena, prima della lirica. Un bravissimo avvocato maceratese -per me, il più bravo- il cui ingresso in politica era invocato fino a qualche anno fa universalmente, mi ha detto l'altro giorno indicando con un gesto malinconico e scorato le poderose mura cittadine (eravamo vicino allo Sferisterio, un caso): "Là dentro ormai la piazza, l'agora, è invasa da cricche vocianti e contrapposte...e Macerata muore. Io, rassegnato, ormai mi sono fatto da parte definitivamente". Ecco, mi pare che più che sfogliare la margheritone Pizzi-sì Pizzi-no Pizzi-ni, sia importante recuperare le forze oneste (sissignori, ce ne sono) che possono realmente indicare una via possibile per Macerata. Ricordo sul 'mio' Messaggero uno splendido forum, durato un anno, aperto da un poeta come Remo Pagnanelli (Guido ricordii ancora...) che 'nei panni di padre Matteo Ricci' ritornava in treno da Pechino a Macerata e dopo una notte infruttuosa decideva di riandarsene per sempre dalla propria città. Ho ricordato questo fatto anche perchè, PMR, quello 'vero', finite le celebrazioni, se ne sta ora ritornando via anche lui per sempre... Eppoi, con tema Macerata, questi ultimi dibattiti pubblici organizzati da Prefettura, Università e quindi dall'Editore di Alfabetica, Bellesi, ancora in Ateneo: 'Oltre la crisi'? Macchè. Ci siamo denrtro, mai e piedi!!!, In conclusione mi auguro che il trittico succeduto a Capponi & C. (il commissario Sandro Calvosa e i collaboratori, Tiziana Tombesi e Sante Copponi) restino ...per sempre nel Palazzo della Provincia e con poteri ampiamente straordinari. Che, infine, Romano Carancini butti pure la palla in tribuna, adotti il triplo catenaccio alla Nereo Rocco, ma che lui e la sua squadra (in particolare la quota rosa) resista, resista, resista. E noi? Incrociamo le dita.
    113 - Ago 11, 2010 - 12:25 Vai al commento »
    Gentile Francesca Lamberto Sechi, che sostituì Nantas Salvalaggio alla guida di 'Panorama' che lui aveva fondato, fece pubblicare permanentemente in capo alla gerenza del giornale questo intendimento che doveva servire per lui e per tutta la redazione: "I fatti separati dalle opinioni". E' stata anche la mia linea-guida in 43 anni esatti (dall'agosto 1967) di giornalismo (e non solo a Macerata e non solo nelle Marche) e spero lo sarà per i prossimi anni, in quanto il giornalista non appende mai al chiodo la penna, anzi oggi il pc, al chiodo, Così separo la mia funzione di cronista/informatore da quella di editorialista/opinionista. Sono due funzioni molto diverse ed una volta entrambe acquisite (spesso non succede a tutti noi) bisogna avere l'onestà intellettuale di tenerle separate. Non mi sono mai astenuto a scrivere ciò che penso: se questo non fosse piuttosto notorio, stanno lì i miei oltre 100 processi a testimoniarlo, tra le quali anche un paio di colui che poi sarebbe diventato un mio carissimo amico/nemico, l'indimenticabile sovrintendente Davide Calise Una circostanza cui tengo molto è poi quella per cui fierissimi, formidabili ma lealissimi nemici come l'avv. Domenico Valori e l'arch. Mario Crucianelli si sono riappacificati con me 'in extremis' tanto che, venuto a conoscenza di questo, anche l'ex direttore generale della Cassa di Risparmio di Macerata, rag. Aimone Cioli (incontrato a Muccia dove presentavo un libro) mi ha garantito che se..si dovesse sentire veramente male, solo a quel punto farebbe pace con me dopo tanti anni di 'guerra' sulle strategie del massimo istituto di credito cittadino prima di diventare Banca Marche. Andando poi finalmente, nel merito della 'vexata quaestio', nel riferire l'intervento di Pizzi agli 'Aperitivi' mi sono comportato da cronista perchè tutti ne traessero in conclusione (come Lei, Francesca) una propria idea, considerato che il piatto proposto dal direttore artistico del Sof era molto ricco. Le voglio rivelare poi un fatto che Lei non può certo coinoscere. Ancora ieri, qualche ora più tardi dall'evento agli Antichi Forni ho intervistato, come coordinatore editoriale di '57Comuni' (rivista edita dalla Provincia cui il commissario prefettizio, dottor Sandro Calvosa,vuole dare forte continuità) ho intervistato Pizzi nel foyer del teatro Lauro Rossi. E gli ho chiesto anche e sopratutto ragione di alcune critiche tra quelle che gli vengono generalmente rivolte. Alla fine, Pizzi mi ha preso un braccio dicendomi: "Hanno mai provato a prendere il Suo posto in qualche occasione della sua vita?". Gli ho risposto: "Eccome, ricordo che come coordinatore regionale de Il Messaggero difendermi era diventata la prima esigenza...prima di finire come Cesare sotto la statua di Pompeo...'. 'Ecco...adesso mi capisce?" mi ha risposto l'ottantenne patriarca della scenografia teatrale, a livello internazionale, che ama Macerata tanto da non esitare a dar...sulla voce ad Ennio Flaiano il quale scriveva corrosivamente: 'E pensare che c'è purte gente che vive e lavora a Macerata!". . Non Le rivelo, gentile Francesca, tutto il resto dell'intervista. Invitandola a leggerla, naturalmente, su 57Comuni. Se vuole, gliela invio a casa. E tutti, gratuitamente, la possono richiedere. Basta scrivere a me o a 57comuni@provincia.mc.it
  • La pioggia batte la Lube
    e la musica di Tiziano Ferro

    114 - Ago 8, 2010 - 19:27 Vai al commento »
    Ringrazio l'amico sindaco di Sant'Angelo in Pontano, Eraldo Mosconi che mi concede l'opportunità di 'ritornare' sul mio pezzo (in gergo giornalistico si defenisce l'operazione:'ribevuta') e fare chiarezza. In effetti l'esigenza primaria della brevità, toglie spesso spessore e qualche vivezza alla narrazione. Quando io dunque scrivo che Tonino Pettinari, segretario regionale Udc e coordinatore del nascente Partito della Nazione, era assente intendo riferirmi esclusivamente ai tavoli che hanno ospitato (per un breve lasso di tempo, ahinoi, a causa del maltempo) gli ex amministratori della Provincia. Su quei tavoli l'ex presidente dell'amministrazione provinciale, mandata di recente a casa dal Consiglio di Stato, non c'era. Pettinari - che al di là dei suoi ruoli presenti e passati in politica è sopratutto dirigente del comune di Treia- era infatti stato fatto espressamente accomodare sui tavoli dei 'Dipendenti ed Amministratori' del municipio treiese, sul cui territorio sorge la Factory Lube. In questo caso, l'organizzatore facendo prevalere dell'invitato il ruolo lavorativo su quello politico. Come dargli torto? Peraltro nessuna polemica era a valle di tale decisione: infatti Pettinari, responsabile del servizio di Polizia amministrativa, aveva collaborato all'evento (per le determinazioni a carico dell'ente locale) con lo stesso patron Luciano Sileoni. Semmai qualche remora poteva forse nutrirla, Tonino, nei confronti del ministro Rotondi, in passato esponente di rilievo nell'Udc. Sarà stato dunque per questo che il n.1 dell'Unione di Centro nelle Marche ha fatto il suo ingresso alla festa Lube solo qualche minuto prima che fossero serviti i vincisgrassi (che il catering bolognese ha definito nel menù più emilianamente "Lasagne dello Chef") ...e che pure esplodessero i tuoni annuncianti la tempesta che induceva di lì a poco ma prontamente il bravissimo Paolo Notari dal palco ad ordinare un provvidenziale 'spegnete le luci' per evitare guai peggiori?
  • Laurea honoris al Maestro Cucchi,
    leader della Transavanguardia

    115 - Giu 4, 2010 - 13:35 Vai al commento »
    Confermo: mosaico. Faccio doverosa ammenda, mi sono evidentemente perduto nelle labirintiche "tessere" del cucchipensiero...
  • Giulio Silenzi: “In Provincia è iniziata
    l’operazione pulizia”

    116 - Ott 2, 2009 - 13:44 Vai al commento »
    Carissimi Alessandro e Matteo, grazie per le vostre belle parole. E’ bello vedersi apprezzato, sopratutto da voi. Significa che, come dice Vasco Rossi, non tutto è andato perduto, che qualcosa (di me) si è salvato. In questi giorni, in questi anni, fare il giornalista è diventato un mestiere pericoloso, pedinati e spiati come siamo a destra e a sinistra. Non appartengo a Poteri Forti o …semplicemente in attesa di diventarlo, a lobbies, a cordate, né ad associazioni riservate. Quello che faccio o scrivo è semplicemente farina del mio sacco. Al di là del Chienti o del Potenza. Per quanto riguarda 57 comuni, devo dare senz’altro atto a Giulio Silenzi di avere ragione, ringraziandolo perché ha certificato come raggiunto felicemente il mio obiettivo di “stravolgere” la linea editoriale precedente, così come mi ripromettevo a pagina 2 dello stesso giornale (“Anno Zero”). Nella nostra professione il fatto è arcinoto ed accettato: un direttore (o Coordinatore, in questo caso) viene scelto dell’Editore proprio per dare un volto nuovo alla pubblicazione. Come nel calcio a proposito di allenatori. Ognuno di noi giornalisti è portatore di stili, contenuti, strategie diverse. Chi è “attaccante”, chi difensivista, chi catenacciaro, chi conservatore. Ma non c’è una “Società degli Intoccabili”. Così avviene che nel nostro mestiere –una jungla come nel football- i contratti magari già formalizzati saltino in extremis perché basta una …paroletta, un sussurro, un grido che atterrisca l’Editore il quale ha cuore di coniglio e gambe da lepre. Tutti i colleghi e forse più degli altri, se possibile, lo stesso Giancarlo (Liuti) -che come me è stato incaricato dalla Provincia senza avviso pubblico- tali cose le conosce benissimo. E sono convinto che Giancarlo sia stato il primo a non adontarsi perché io, recuperando dopo un anno di silenzio 57 (c’era anche il rischio della decadenza) abbia voluto fare un giornale diverso dal suo. Spetterà ai lettori gradire o meno. Se fosse in vendita, l’house organ della Provincia, potremmo verificarlo dalle vendite. Tengo a piacere alla gente, non necessariamente al mondo politico, che non servo e di cui non sono “cliente”, e dal quale non mi aspetto infatti particolari apprezzamenti (e neppure una pacca sulle spalle oppure un semplice “come stai?”). Mi dispiace sin particolare, e tanto, che Giulio (Silenzi) con il quale c’è amichevole frequentazione dal 1980 non mi abbia voluto neppure citare (“altro giornalista”) e certo non sarei intervenuto se Alessandro e Matteo non mi avessero chiamato per nome e cognome. Sono però sicuro che quell’omessa citazione nasconda non tanto alterigia volta ad umiliarmi, ma una sorte di inconsapevole respiscenza in Silenzi che mi scriveva (prot. 1132 bis): “…riconosco alle pagine da te curate una buona interpretazione dell’identità del territorio e sufficiente ricchezza d’informazione”. E così sia.
  • Barbara Matera, dalla tv
    al Parlamento europeo

    117 - Ott 2, 2009 - 13:25 Vai al commento »
    Gianfranco è come Zorro ed io comincio, a causa pure di una paralisi all'occhio destro, ad essere formalmente incompleto nell'informazione fidando troppo evidentemente nella costructio ad sensum. Infatti, in riferimento, all'europarlamentare più votato del centrosud, mi pareva piuttosto intuitivo pensare che mi riferissi al Pdl, e cioè alla lista del Pdl considerato che avevo citato anche Berlusconi. La bellezza di Barbara (ma pure il suo impegno che conosco essendo amico della famiglia Matera per il tramite della mia adorata Rosanna) non ha sopraffatto nelle preferenze la lunga e coraggiosa militanza di De Magistris, cui tutti noi italiani dobbiamo qualcosa.
  • “Tuttoingioco”, un modello vincente
    da contrapporre alla lirica

    118 - Lug 22, 2009 - 13:13 Vai al commento »
    Caro Fabrizio, sono d'accordo anch'io. Tuttoingioco è perfettamente compatibile con Sof: l'importante che l'insieme non si trasformi in un ...sob. Il titolo è naturalmente una provocazione feconda, ma un'opera la terrei sempre nel "nuovo" festival. Un pò come la Shell, che diventata una delle sette sorelle del petrolio (secondo la definizione di Mattei) non trascurò il simbolo della conchiglia a ricordo della sua precedente attività mercantile marinara. Epperò vivere solo di lirica è davvero difficile, ne sa qualcosa Pigi (come lo chiamano con affetto nell'ambiente il "nostro" maestro P.L. Pizzi) che sta operando un dignitoso ed elogiabile traghettamento dall'arena a qualcos'altro dell'antica Stagione lirica. Lo sapeva benissimo, un creatore di successi come Silvio Berlusconi, che con la lirica è vita grama. E chiuse in pochi minuti il discorso con Carlo Perucci e Davide Calise saliti da Macerata ad Arcore, con gli auspici allora del Psi, per "vendere" al nascente mago delle tv, il "pacchetto Sferisterio". Grazie, no disse subito Silvio. Dunque rimettiamo in gioco la lirica e non prendiamocela con il bravo Pizzi che Il Manifesto, in un servizio di Manuel Orazi, definisce "conservatore". Il Manifesto non so se si sbaglia, certamente lo fa quando "inventa" la maestosa abbazia di Pieè di Chienti a Montecosaro Scalo, come "Cattedrale di Macerata". E non è del tutto aggiornato, Il Manifesto, quando pensa (e scrive) inoltre che Evio Hermas Ercoli sia ancora al fianco del direttore artistico del Sof. No, "Masino", imparata l'arte, la sta mettendo in opera a Civitanova Alta, surclassando tutte le altre manifestazioni concorrenti. In attesa del Sof, naturalmente, che intanto invita George Clooney.. ma queste non erano operazioni tipiche del mio amico Raffaele Curi by Fendi a metà degli anni 80? I meravigliosi anni 80 dell'Arena maceratese, famosa anche in Australia con Simonetta Puccini che querelava Ken Russell il quale aveva fatto "morire" Mimì d'overdose. Bei tempi...quelli. I tempi del sogno, quando Dario Argento se ne andò sbattendo le porte perchè non avevano creduto in lui che voleva Rigoletto come un vampiro e sangue dappertutto. Ne parleremo ancora. Prometto e ...minaccio.
  • Check up del “dottor” Capponi
    sullo stato di salute della Provincia

    119 - Lug 14, 2009 - 13:44 Vai al commento »
    Sono davvero contento! Non sarà (anzi proprio non lo è!) il migliore, nè il più discreto dei miei pezzi questo che ha avuto l'onore e il piacere dei commenti di quelli che considero veri amici: Gianfranco, Alessandro e Tonino. Permetettevi di chiamarvi per nome visto che siamo tutti legati a principi tanto condivisibili quanto poco esercitati come il libero scambio delle opinioni, la libertà d'espressione e sopratutto la partecipazione. Molti sussurri (sotto le logge) e pochissime grida abbiamo a Macerata e dintorni! Non ho niente da aggiungere a quello che avete scritto: anzi considero le vostre opinioni come postfazioni al mio articolo e le sottoscrivo, anche se naturalmente (anzi proprio epr questo!) controverse. Ai prossimi commenti, amici!
  • Dalla curva alla poltrona di sindaco:
    Bianchini sarà uno dei candidati

    120 - Giu 30, 2009 - 22:19 Vai al commento »
    Caro Matteo, posso sostanziare la mia ipotesi? Conosco Giulio Silenzi da molto di più di 25 anni. La prima volta venne al Messaggero munito di un vecchio registratore Geloso con il nastro di un consiglio comunale a Monte San Giusto oggetto di contestazione da parte dei consiglieri della Dc. Cosa era accaduto? Uno dei consiglieri -una distinta signora conosciuta ad una cena dal marchese Luzi, a Votalarca- mi aveva segnalato l’episodio: la cacciata dall’aula del gruppo dc da parte del sindaco Silenzi. Il quale, con la registrazione, mi provò che in realtà non era andata proprio così. Iniziò così una lunghissima frequentazione tra il politico emergente e il cronista d’assalto (io, chi altri?) insieme con una profonda stima, mista ad amicale cordialità. Quest’ultima ora non c’è più. Non per colpa mia e non perché lui, giustamente, non mi chiama più “Direttore!” come usava quand’era assessore regionale: allora ero coordinatore marchigiano del giornale e lui andava spesso in redazione ad Ancona dove c’era Giovanni Sgardi “mio” corrispondente dal capoluogo, che lui aveva eletto come proprio sodale. Ma non dimentico –e non lo farò mai- quando Giulio si spese (anche per iscritto) a favore di una mia sacrosanta per quanto inutile battaglia personale dalla quale imparai che è folle sparare “alle stelle” senza cautelarti prima alle spalle… Detto questo e pur dando atto a Silenzi –come ha detto-di sentirsi in pace con se stesso (a differenza di 5 anni fa, post ballottaggio) a conclusione della battaglia adesso perduta, continuo a pensare che per la sua prima sconfitta elettorale debba farsi un serio esame di coscienza. Perché? Era il Presidente uscente, con una sovraesposizione mediatica eccezionale, ed ha perduto al primo colpo, nonostante che non ci sia stata dispersione di voti a sinistra (caso Lam) Per la sua campagna elettorale era partito già dall’ottobre 2008, mentre Capponi solo dall’aprile/maggio 2009 per le note vicende legate al margheritone che l’Udc doveva sfogliare! Al suo seguito aveva uno staff agguerritissimo: una “guardia imperiale”, alla guida del generalissimo Pasqualetti, reduce da tante vittorie. Un’Armada invincibile che di una campagne elettorale conosce tutte le regole, le astuzie, le tecniche. Silenzi aveva consulenti, grafici, comunicatori di ottimo livello: autentici professionisti. E si è vista la differenza, su questo ambito, rispetto al competitor Capponi. Qualcosa poi è andato non per il verso giusto, in finale. Cosa? Forse qualche eccesso alla Kerouac (On the road tra processioni, funerali, semafori e rotatorie…mentre i maceratesi amano il basso profilo), forse la strategia di oscurare tutti gli altri storici e gloriosi simboli della sinistra e dunque anche i loro candidati si sono rivelati alla fine controproducenti.. Comunque aspettiamo nei panni dell’oppositore, il vecchio combattente sull’arena della Provincia anche se contemporaneamente per lui –si vocifera- sarebbe pronto un posto da presidente. Al Consmari? No, perché altrimenti come Capponi (che ora fa “carte”), anche Silenzi sarebbe costretto per incompatibilità a lasciare il posto in consiglio provinciale. Presidente, Giulio sarà forse in un altro contesto sempre a sfondo ambientalista… Chi vivrà, vedrà. Maurizio Verdenelli
  • Capponi si tiene stretto l’ambiente
    e presenta i suoi assessori

    121 - Giu 28, 2009 - 20:06 Vai al commento »
    Penso anch'io, come Savi (ma siamo una discreta folla di osservatori, in questo) che Pettinari alla fine sfogliando la margherita farà coincidere l'ultimo petalo della stessa con l'accettazione della nomina di vicepresidente della provincia, sancendo così "perigliosamente" la sua uscita dall'assemblea come consigliere eletto. Ma è un dato di fatto che "i dolori dell'anziano Werther della politica treiese e maceratese" ci siano eccome! La Politica è l'arte del Possibile e questo ha fatto dunque dimenticare per conseguire una storica vittoria contro Silenzi, il dissidio tra Franco e Tonino nato allorchè il primo -che ci pensava, diciamo così, da un anno- decise l'adesione a Forza Italia. Altri fatterelli sono avvenuti poi dopo e quest'ultimi non hanno contribuito a far diventare un ...falò la fiammella riaccesa tra i due illustri "separati in casa" che erano intanto tornati nella casa comune (Treia) per il bene dei figli (i treiesi) che infatti hanno votato in massa la coppia ricomposta, alcuni pure storcendo la bocca. Come cittadini della Provincia dobbiamo però attenderci che Pettinari e Capponi facciano bene alla guida della Cosa pubblica, così come fece il primo come assessore provinciale e il secondo come sindaco di Treia. Concludo, chiosando il commento di Savi, affermando che almeno ad una festa tra le tante (che lui dice), Capponi, non è andato: quella di Recanati, una settimana fa. Anzi, lui, avrebbe per primo dovuto impedirla... anche se torno a felicitarmi con il mio caro amico ed ex collaboratore in giornalismo Francesco Fiordomo, nuovo sindaco leopardiano. Che domani saluterò con affetto al Colle dell'Infinito per il tradizionale recital di giugno (stavolta con Flavio Bucci) ricordando nel Suo anniversario il grande Poeta. Già, che avrebbe detto Lui dell'attuale Politica maceratese....? Mah, meglio non pensarci. Maurizio Verdenelli
  • Maulo, il sindaco poeta
    tra le colline e il mare

    122 - Giu 26, 2009 - 20:54 Vai al commento »
    Caro Professore Grazie per gli apprezzamenti che mi hai inviato. Devo dire che erano belli i tuoi tempi da sindaco. Macerata era pervasa da una speranza nuova, si vedevano "cose" e fermenti nuovi. Una boccata d'aria buona dopo il tran tram democristiano. Purtroppo il Grande Intestino era in agguato.... In quanto fuori città, impegnato nel lavoro nella "mia" Perugia (sono redattore di un settimanale in Umbria il cui direttore è il mio ex caporedattore de La Nazione: allora lui aveva 35 anni, io 18, adesso lui 75, io 60 ma l'entusiasmo è sempre lo stesso...)mi sono perso la prsentazione al tuo libro di poesie da parte di "Masino" Ercoli e Guido Garufi, due amici ed ex collaboratori al Messaggero dei tempi d'oro. I tempi di Luca Patrassi, Emanuela Fiorentino, Maria Grazia Capulli, Luciano Magnalbò, Mario Cavallaro, Libero Paci, Pietro "Briscoletta" Baldoni, M.Laura Trovellesi Cesana, Fulvio Fulvi, Dario Gattafoni, Sandro Stacchietti (poi passati al Carlino), Sandro Feliziani, Rosella Pigliapoco, Paola Barbetti etc. etc (mi scuso con i molti che dimentico): insomma alcune generazioni di giornalisti e dintorni politici che hanno scritto e scrivono ancora qualcosa di molto importante. Bei tempi, quando Masino era ancora in politica e Guido (vivaddio) ancora non ci pensava... Visto che sono in tema di sentimentalismi, volevo rivelarti che non pensavo a te come sindaco -come tu hai sempre creduto-scrivendo su un Sussurri e Grida di tanti anni fa, degli "occhi freddi del Palazzo" in riferimento ad uno delle tragedie umane più grandi e choccanti mai consumatesi in città. Parlo del suicidio dei due ragazzini a Collevario, a 24 ore di distanza l'uno dall'altro. Noi giornalisti li definimmo Giulietta e Romeo maceratesi. Il Palazzo era indicato in senso lato, letterariamente pasoliniano, non politicamente. Sei stato un buon sindaco, amato e votatissimo. Dunque popolare, dunque da abbattere secondo la logica delle lobbies e delle elites dei Quartieri Alti. Con stima. Maurizio Verdenelli
  • Sono le elezioni provinciali
    dei big della politica italiana

    123 - Giu 3, 2009 - 12:36 Vai al commento »
    Ho grande stima di Claudio Fava, il figlio di Giuseppe (Peppe) Fava, direttore de "I Siciliani" ucciso dalla mafia per il suo impegno contro le cosche. Un eroico giornalista che fa onore alla nostra categoria. Ricordo anche una bella intervista di Claudio Fava alla Rai. Disse: "In Sicilia non esiste una società buona o cattiva, il fatto è che non esiste proprio la società. E in questo magma mette radici la mafia". Penso che questo pensiero sia applicabile per altri territori italiani, anche senza la presenza massiccia della malavita organizzata. Territori e popolazioni dove magari ancora stenta a crescere la pianta della responsabilità e della coscienza civica. E non c'è da andare troppo lontani da noi. Ecco perchè anche nelle Marche c'è bisogno di una classe di giornalisti come Giuseppe ed ora Claudio Fava, come Rosaria Capacchione e Roberto Saviano. Giornalisti precari anche come Ginacarlo Siani, ucciso anni fa dalla camorra davanti alla sede de Il Mattino. Maurizio Verdenelli
  • La prima volta di Gianni Rivera a Macerata:
    da Mourinho al futuro dello Sferisterio

    124 - Mag 27, 2009 - 14:21 Vai al commento »
    Ringrazio la Collega Alessandra Pierini per la citazione. Tenevo, da ultraquarantennale tifoso di Rivera, ad essere con lui a Macerata. A Gianni ho chiesto, tra l'altro, se anche a lui così come a Paolo Maldini e ad altri pochissimi (in tutto quattro) giocatori-bandiera del Milan, era stato concesso gli onori del trionfo a San Siro. Insomma il giro di campo alla fine della sua ultima partita. In merito avevo infatti sentito dire dal commentatore di Sky, domenica scorsa, che il "giro di campo" di Maldini (pure tra i fischi vergognosi che sappiamo) era stato fatto fare anche a Gianni Rivera. Il quale a sorpresa me lo ha negato: "No, nessun giro di campo, anche perchè non sapevo che quella che giocai per l'ultima volta, sarebbe stata la mia ultima partita in campionato, il mio addio al calcio". Sono rimasto molto sorpreso, non così invece quando ho notato un chiaro interesse da parte di un peraltro misuratissimo Rivera ad un ventilato addio di Berlusconi al Milan, così come ha fatto presagire domenica scorsa un'intervista di Paolo Berlusconi a Telelombardia: "Mio fratello verrà ricordato come il presidente più vincente al Milan...". Per quanto riguarda le numerose bandiere politiche di Rivera, che da giocatore ha militato sotto un'unica bandiera (quella rossonera)lunedì ho rammentato all'ex golden boy il primo libro che gli venne dedicato, scritto da Oreste Del Buono: "Un tocco in più", da me religiosamente acquistato con i primi risparmi della "paghetta" (mille lire a settimana). Una previsione in chiave...politica? In realtà Rivera è stato portatore di profondi valori umani e cristiani che hanno avuto più case nella Politica italiana e a quelle idee l'ex campione del "tocco in più" (o in meno) è stato coerente.
  • Pensieri sul Sessantotto:
    furono formidabili quegli anni?

    125 - Feb 3, 2009 - 20:49 Vai al commento »
    Devo, ahimè, fare ancora ammenda perchè da Perugia i miei antichi amici mi chiedono di rettificare...a distanza di 41 anni. E' vero, siamo stati a Parigi, durante il '68 francese -mi dicono- ma il nostro leader era Dany le rouge, al secolo Daniel Marc Cohn Bendit, attuale presidente del gruppo parlamentare dei Verdi Europei. Rudi il rosso, da parte sua non si era mai mosso dalla Germania. Ed uno di questi amici perugini -puntalizza- è stato più volte assieme a Cohn Bendit sulla sua mitica "Due Cavalli" con la quale il leader dei giovani francesi francesi percorreva le vie di Parigi durante la rivolta studentesca. Tra questi sessantottini "parigini" di Perugia ricordo in particolare "Il Pesante" (questo era il suo nome di battaglia), sopraggiunto all'improvviso dalla Francia come Achille a dare forza alle schiere di sinistra impegnate nello scontro "omerico" con gli uomini della destra capitanati da Luciano Laffranco (tu, Giulio, dov'eri?) davanti al cinema Lilli, a Perugia, subito dopo la proiezione del film "I berretti verdi" -da lì in un analogo scontro,a Bologna, iniziò la carriera di Gianfranco Fini. Un'altra gravissima dimenticanza da parte mia è in relazione al mio fraterno amico, ora purtroppo scomparso: Gian Paolo Projetti, detto "Micio". Spoletino, trapiantato a Macerata, "Micio" ha diretto con Perucci e Calise per tanti anni la stagione lirica "inaugurata" dal grande Carlo Del Monaco, di cui Projetti era assistente. "Micio" , nonostante il nome, era un durissimo esponente della Destra: le sue foto in mimetica a Predappio erano tra le più gettonate nell'iconografia di quegli anni. Gian Paolo aveva in realtà un animo generoso e sensibilissimo e diventammo amicissimi, una volta, ritrovatici "dopo il fragore delle battaglie" nelle Marche. Anzi affratellati da quelle, seppure combattute da sponde opposte. Maurizio Verdenelli
    126 - Feb 1, 2009 - 15:22 Vai al commento »
    Qualche amico lettore mi ha chiesto ulteriori informazioni a riguardo di queste mie memorie sessantottine. Bene: il giornale del liceo classico di Perugia, "Lo Zibaldone" (un omaggio a Leopardi) era finanziato dalla ricca e potente famiglia Spagnoli (Lana d'Angora) che voleva così concretamente ricordare un figlio, studente dello stesso liceo classico, morto in circostanze drammatiche. Il giornale non aveva dunque alcun problema economico: poteva diventare anche quotidiano se ne avessimo avuto tempo (ma studenti-redattori alle prese con la Maturità avevamo in quel '68 altro cui pensare). Tuttavia in quell'anno "formidabile" trasformammo Lo Zibaldone in un avveniristico tabloid: primo caso in Italia! Nel corso degli anni il giornale del Classico contribuì a far crescere tutti coloro che sarebbero poi stati firme famose del giornalismo italiano, nate a Perugia: tra questi il disegnatore Bucchi (La Repubblica), l'inviato Florido Borzicchi (Il Resto del Carlino), Gianfranco Ricci (La Nazione e per anni, nella nomeklatura alta della Fnsi) e il celeberrimo autore tv, Enrico Vaime. Diversi anni fa, il caso dello Zibaldone (che cessò le pubblicazioni poco dopo il '70 con l'inasprirsi dlela lotta politica all'interno delle varie fazioni studentesche) divenne un libro: ormai introvabile. Come cover fu usata la prima copertina del giornale tabloid che io diressi e dal quale fui estromesso durante l'occupazione del liceo nel corso di un autentico politburo giovanile. A promuovere la sfiducia nei miei confronti fu Enzo Santucci, poi più volte assessore comunale e provinciale, e Lucio Biagioni, dalla fondazione capo dell'ufficio stampa della regione Umbria, direttore di Umbria Notizie, "Addetto stampa dell'anno" ed autore ora del filmato commemorativo dei 10 anni dal terremoto proiettato alla presenza del presidente Napolitano a Colfiorito. Qualche anno più tardi, Lucio, come direttore di Radio Umbria (editori Comune e Provincia di Perugia e regione Umbria) bocciò al provino di radiocronista un giovanotto che a suo dire aveva un'eccessiva inflessione folignate -ed era vero! Il suo nome: Lamberto Sposini! Lamberto andò a collaborare con Paese sera prima d'essere assunto alla Rai. Ed io? Ho fatto soltanto il giornalista tra Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise e Marche, lavorando con La Nazione, Il Corriere della sera e Il Messaggero. Ho diretto redazioni e fondato giornali, ma ho sempre pensato che niente mi avesse dato tanto prestigio come la direzione de "lo Zibaldone" che tanta influenza aveva sulle elites studentesche di Perugia e che possedeva una caratteristica che non avrei più riscontrato nel mio ormai lungo cammino nell'editoria del Belpaese: l'assenza di problemi economici. Maurizio Verdenelli
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