I conti del Covid center:
solo in minima parte soldi privati
Il grosso arriva dalla Regione

IL COMMENTO di Giuseppe Bommarito - Il Cisom ha comunicato che sono stati raccolti per il centro di Civitanova circa 8 milioni di euro, di questi, cinque, sono passati da Banca d'Italia direttamente a Palazzo Raffaello. E i restanti 3,5 milioni che mancano rispetto ai 12 previsti inizialmente da dove arrivano?
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Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito

Manca ad oggi, nonostante reiterate e pubbliche promesse, il resoconto dettagliato delle spese relative all’astronave di Civitanova, e soprattutto ancora latita la precisa elencazione di quanto ha speso la Regione Marche per una delle operazioni più inutili e, al contempo, più costose della vita amministrativa marchigiana. Eppure in più occasioni il presidente Ceriscioli e i suoi sodali (Guido Bertolaso, Fabrizio  Ciarapica, Francesco Micucci e Angelo Sciapichetti), partendo sempre dal falso presupposto che l’astronave non sarebbe costata nulla alle casse regionali, hanno assicurato in pompa magna che avrebbero comunque ben presto reso pubblico, oltre all’elenco dei donatori, anche il rendiconto analitico, sino all’ultimo euro, relativo ai lavori edili e alle attrezzature del Fiera Covid di Civitanova, dei quali si conosce solamente l’ammontare totale: ben 12 milioni di euro, importo ribadito più volte, come un mantra, dai nostri eroi.

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Da sinistra: l’assessore Angelo Sciapichetti, il governatore Luca Ceriscioli e Guido Bertolaso al Covid center

Sarà garantita la massima trasparenza, ebbero a dire un paio di mesi fa Micucci e Sciapichetti in una stizzita risposta pubblica a chi obiettava, oltre che sull’utilità in sé dell’opera, pure sui costi, che apparivano anche a prima vista abbastanza gonfiati. Ebbene, se ne saranno scordati, visto che ancora aspettiamo tutta questa sbandierata trasparenza, oppure, come è più probabile, saranno emerse grosse difficoltà nel rendicontare quanto sopra. Intanto, però, una cosa emerge sin d’ora, e con sempre maggiore chiarezza: la maggior parte dei costi, per una struttura assurda che – come è noto – a breve dovrà essere demolita e rimessa in pristino con ulteriori esborsi, è gravata proprio sull’ente pubblico, e non sulla generosità privata, come più volte è stato falsamente dichiarato.

Lasciamo qui perdere i 250.000 euro di cui alla delibera regionale n. 561 dell’11 maggio 2020 – indubbiamente soldi pubblici – stanziati dalla Regione, ad astronave già completata, per attrezzature sanitarie e per logistica area esterna, autorizzati dalla dirigente del Servizio Risorse Finanziarie e Bilancio con delle parole che puntano chiaramente ad una presa di distanza, ad uno scarico di responsabilità: “La presente autorizzazione esclude ogni valutazione di merito riguardante il concreto utilizzo dei fondi di che trattasi” (come a dire: caro Ceriscioli, firmo, turandomi il naso, perché devo firmare, ma in qualche modo devo pararmi le spalle). Lasciamo perdere anche i costi successivi alla ridicola inaugurazione dell’astronave, resa possibile solo dopo la deportazione forzata di tre pazienti trasformati in trofei umani da esibire “urbi et orbi” e la precettazione di diversi operatori sanitari, ad esempio i 30.000 euro al mese – anche questi senza dubbio soldi pubblici – che costa e costerà la struttura, nonostante essa sia stata chiusa dopo solo qualche giorno, come era stato ampiamente previsto. Su queste spese post cerimonia inaugurale, che senza pudore e senza timore del ridicolo aggiungono spreco a spreco, è stato già scritto. 

COVID-center-civitanova-fiera10-650x488Concentriamoci invece su quanto avvenuto prima dell’inaugurazione dell’astronave, avvenuta nello scorso mese di maggio, partendo da alcuni dati forniti proprio dal Cisom, cioè dalla fondazione del Sovrano Ordine di Malta, il soggetto privato che, su input di Bertolaso e su incarico dell’ente regione, ha realizzato l’opera, ufficialmente solo grazie al grande cuore di tanti generosi cittadini marchigiani e, sempre ufficialmente, senza che l’ente pubblico abbia dovuto tirar fuori nemmeno un soldo sia per la struttura che per le attrezzature necessarie (va qui ricordato che la via di fuga di Ceriscioli & Partners rispetto all’accusa di aver buttato dalla finestra un sacco di soldi, ben 12 milioni di euro, è stata sempre quella di dire: “Ma che volete voi criticoni che straparlate di spreco? Non si tratta di fondi pubblici, ma solo di donazioni private!”, come se, peraltro, fosse lecito sperperare a vuoto i pochi o tanti soldi versati nei mesi scorsi, in un impeto di generosità, da tanti cittadini marchigiani). Ebbene, esattamente qualche giorno fa il Cisom, squarciando alcune delle tante zone d’ombra sulle cifre riguardanti la mitica astronave, ha fornito in una pubblica intervista un dato estremamente interessante, che però va in tutt’altra direzione rispetto alla commovente ed edificante versione ufficiale. In particolare, la fondazione maltese ha dichiarato che l’ammontare totale delle elargizioni, effettuate da 918 benefattori, è stato pari a 8 milioni di euro, da maggiorare con 540.000 euro donati sotto forma di beni o servizi. Quindi, proprio secondo il Cisom, la fonte più autorevole in quanto soggetto destinatario delle donazioni, l’importo complessivo delle donazioni stesse non ha affatto raggiunto l’ammontare totale della spesa più volte pubblicamente dichiarata da Ceriscioli & Partners, pari, come sopra detto, a ben 12 milioni di euro: tra le donazioni e il costo totale dell’opera “sbeccano” infatti quasi 3 milioni e mezzo di euro. Ma allora viene da chiedersi: questi soldi, questi 3 milioni e mezzo mancanti, da dove provengono, chi li ha tirati fuori per completare i lavori se non la Regione Marche?

Ma non finisce qui. Un’altra grossa sorpresa viene infatti fuori spulciando l’elenco analitico dei 918 donatori (così come risulta nel sito www.covidhospital.eu: elenco pubblicato anche da questo giornale), perché in questa lista di nomi, esattamente al n. 68, risulta testualmente la “Banca d’Italia per la Regione Marche”. Si tratta, indubbiamente, dei famosi 5 milioni di euro donati dalla Banca d’Italia alle Marche per l’emergenza coronavirus con determina del 31 marzo 2020. Tuttavia la Banca d’Italia ha donato questi soldi non al Cisom, ma alla Regione, ed essi, una volta entrati nel patrimonio dell’ente regionale, sono diventati soldi pubblici, e tali sono rimasti anche se, con qualche successivo magheggio cartaceo, sono stati poi a loro volta donati dalla Regione al Cisom. Certo, sarebbe interessante capire tramite quale delibera o determina la Regione ha dirottato questi fondi provenienti da Bankitalia al Cisom. In attesa di notizie al riguardo, rimane però il fatto indiscutibile che la favoletta bella dell’astronave pagata interamente con soldi provenienti da donazioni private non tiene in alcun modo, semplicemente non esiste, è una falsità grossa come una casa, se è vero, come risulta da quanto sopra riferito, tutto basato su documentazione Cisom, che, su un totale di 12 milioni di euro, solamente 3 milioni e 540.000 euro provengono dalla solidarietà privata, mentre il resto, pari a circa 8 milioni e mezzo di euro, proviene senza ombra di dubbio dalla Regione Marche, cioè dalle casse pubbliche. Quelli sprecati quindi sono prevalentemente soldi pubblici, e non di provenienza privata. Il tutto per un’opera – è bene ripeterlo – che è stata sin dall’inizio avversata, in quanto ritenuta completamente inutile, da gran parte dell’opinione pubblica e soprattutto dalla classe medica, in particolare dagli specialisti anestesisti e rianimatori, un’opera che non risponde ad alcun serio criterio di programmazione sanitaria e che, come si sapeva sin dall’inizio, entro pochi mesi dovrà essere del tutto smantellata. Insomma, un vero e proprio capolavoro messo in piedi da parte di chi ci governa.

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