Covid center, il nodo delle donazioni:
sono soldi pubblici o privati?

L'INTERVENTO - I milioni di euro utilizzati per realizzare la struttura alla Fiera di Civitanova sono stati un grande affare per le imprese realizzatrici, tra le quali spicca Manutencoop, gigante cooperativo coinvolto in numerose inchieste giudiziarie. Intanto medici rianimatori e infermieri precettati per coprire i turni nell’astronave non ci stanno
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Il governatore Luca Ceriscioli alla cerimonia per il passaggio di consegne

 

di Giuseppe Bommarito

E’ stata opportuna nei giorni scorsi la processione interna al centro covid di Civitanova con la Madonna di Loreto, portata a benedire la fiera della vanità, dello spreco, della politica ottusa ed arrogante, della speculazione costruita sull’altrui generosità? Ai posteri l’ardua sentenza, anche se a molti questa commistione tra sacro e profano è sembrata sinceramente oltraggiosa, se non altro perché la Madonna nera di Loreto è la patrona degli aviatori, e nulla c’entra, quindi, con le vicende molto materiali, terra terra, che hanno contraddistinto sin dall’inizio la vicenda del Fiera Covid nostrano.

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Giuseppe Bommarito

Di certo, l’inaugurazione, svolta in tono dimesso e sbrigativo, senza rappresentanti del governo nazionale e persino con l’assenza dei vertici regionali e locali del Pd (che pure nelle Marche è stato il principale sponsor di questa oscena operazione, dai piddini in Lombardia invece fieramente contestata e altrove non praticata), è caduta nel momento più sbagliato. Proprio quando, cioè, uscivano sui giornali due notizie che sicuramente hanno contribuito a guastare il fegato al presidente Luca Ceriscioli e ai suoi quattro moschettieri (Angelo Sciapichetti, Francesco Micucci, Guido Bertolaso e Fabrizio Ciarapica). La prima riguarda il fatto non solo della chiusura del Fiera Covid di Milano – il modello bertolasiano da noi prontamente replicato, risultato infine un clamoroso flop da 25 milioni di euro buttati via per trattare al massimo 13 pazienti – ma addirittura del suo imminente definitivo smantellamento per l’ormai conclamata inutilità. E poi, dal vicino Abruzzo è stata comunicata la realizzazione di un nuovo Covid Hospital (181 posti letto, di cui 40 di terapia intensiva), realizzato direttamente dall’ente regionale, a minor costo del mostro civitanovese e in tempi molto brevi, con regolare gara di appalto, con assoluta trasparenza circa le donazioni (compresa quella della Banca d’Italia), utilizzando uno spazio dismesso dell’ospedale di Pescara. E soprattutto senza ricorrere a giri strani coinvolgenti addirittura ordini cavallereschi, come è avvenuto nelle Marche (il riferimento è al Cisom del Sovrano Ordine di Malta), con tutti gli annessi e connessi in termini di progettazione, general contractor, imprese realizzatrici e fornitori.

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Guido Bertolaso all’inaugurazione del Covid hospital

Un uno-due micidiale, che avrebbe atterrato persino un toro. Ma i nostri vertici dell’istituzione regionale hanno fatto finta di niente (una bella faccia di bronzo, non c’è che dire!) e, a beneficio dei cittadini marchigiani, hanno continuato a raccontare, anche nei giorni successivi, due belle ed istruttive favolette. La prima: i soldi sono stati donati da privati, e quindi non ci rompete le scatole perché comunque – anche se l’opera, costata ben 12 milioni di euro più le spese di gestione, a breve dovrà essere smantellata con ulteriori costi pari a circa due milioni – non si può parlare di spreco di moneta pubblica. La seconda: l’opera realizzata è di natura emergenziale, e quindi poteva tranquillamente bypassare tutte le normative urbanistiche e quelle relative agli appalti pubblici, e quindi giustificare anche il “pacchetto” bertolasiano. Questioni importanti, che meritano certamente chiarezza, anche da parte della magistratura. Tanto per cominciare: possono definirsi privati i soldi che la Regione Marche in prima persona ha iniziato a metà marzo 2020 a richiedere pubblicamente ai cittadini marchigiani, sotto forma di liberalità, per adeguare la rete delle terapie intensive e che, da fine marzo, entrato in scena Bertolaso con tutto il suo “modus operandi”, la stessa Regione ha invece chiesto invece che venissero versati direttamente sul conto corrente del Cisom, articolazione del Sovrano Ordine di Malta? E poi, di converso: questi soldi, versato da tanti cittadini generosi, sarebbero stati mai donati al Cisom se la Regione non li avesse essa stessa lì indirizzati?

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Le postazioni al Covid center

E’ evidente, anche a prima vista, la finzione giuridica e di fatto, la voluta e traballante elusione delle norme che regolano la trasparenza delle entrate degli enti pubblici e la realizzazione delle opere pubbliche. Fare finta, con un ridicolo marchingegno giuridico (perché di questo si tratta), che i cittadini marchigiani abbiano voluto erogare donazioni al soggetto privato Cisom, e non all’ente pubblico Regione Marche, non fa comunque perdere ai soldi delle donazioni, una volta arrivati a destinazione, la loro natura di soldi pubblici (fermo restando che sarebbe immorale anche sperperare soldi privati frutto di generose elargizioni liberali). Finzione palese che peraltro trasuda da tutto lo sviluppo della vicenda. Addirittura, in delibere regionali scritte senza il minimo senso del ridicolo, risulta che è stato il Cisom, così finanziato dalla Regione tramite l’interposta persona dei donatori, a proporre, con oneri a proprio carico (cioè sempre i famosi soldi che la Regione ha dirottato verso il Cisom), la realizzazione del Fiera Covid di Civitanova, struttura da considerarsi – pensate un po’ – come un’opera privata che l’ordine maltese, alla fine del giro, avrebbe poi graziosamente donato alla Regione. Insomma, è inutile che Ceriscioli & Co. facciano i finti tonti, quell’obbrobrio realizzato a Civitanova è un’opera pubblica messa in piedi con fondi pubblici, con tutti gli obblighi e le responsabilità conseguenti. Soldi pubblici come sono indubbiamente – e su questo non ci piove – i cinque milioni di euro donati alla Regione Marche (e non al Cisom) dalla Banca d’Italia con delibera 31 marzo 2020, vincolati alla realizzazione di 100 posti letto di terapia intensiva, i 250.000 euro deliberati l’11 maggio scorso dalla giunta regionale per “l’ottimizzazione della nuova struttura ospedaliera temporanea necessaria alla gestione dell’emergenza epidemiologica”, nonché i quattro milioni di euro per aprirla e tenerla aperta (personale, utenze, pulizie, disinfestazione, vigilanza, gestione rifiuti, ecc.) solamente per i primi tre mesi, con gli altri costi a seguire nei mesi successivi. Soldi della collettività, anch’essi finiti in una voragine assurda di spreco.

covid-hospital-nella-fiera-ultimato-bertolaso-ceriscioli-ciarapica-civitanova-FDM-16-325x244E qui passiamo alla seconda favoletta per bambini o per adulti con l’anello al naso, spacciata anch’essa senza ritegno da lorsignori, che così hanno sentenziato: bene o male, il Fiera Covid è un’opera emergenziale, perché in tal modo noi l’abbiamo qualificata, e quindi le norme di legge, anche quelle sugli appalti, potevano essere tranquillamente ignorate (cioè, in altri termini, potevamo costruire con Bertolaso quel bel pasticcio che abbiamo messo in piedi). Ora qui bisogna capirsi: se veramente si tratta di un’opera emergenziale, destinata ad essere sbaraccata entro pochi mesi (come si legge nelle delibere regionali, e come, proiettandosi sino a dicembre 2020, ha dichiarato in una incredibile recentissima intervista Ceriscioli: “La struttura di Civitanova potrebbe servire entro l’anno, e, passata la pandemia, si penserà ad una nuova costruzione per l’emergenza”), allora i protagonisti di un siffatto colossale spreco – che tra tutto arriverà a circa 20/25 milioni di euro per un intervento sostanzialmente inutile in quanto messo in cantiere ad emergenza già abbondantemente scemata – dovrebbero essere senza indugio deportati in Siberia e rimanerci per sempre a prendere il fresco.

Se invece, come lo stesso Bertolaso ha più volte declamato, la struttura, destinata a suo dire ad essere un faro per tutta l’Italia (e che faro!), resterà in piedi quanto meno sino al 2025 e con funzioni sicuramente non emergenziali, allora, a fronte di un’opera pubblica chiaramente strutturale, addirittura definita dai vertici regionali come strategica nella rete ospedaliera marchigiana anti-covid, sarebbe stata certamente necessaria una regolare gara pubblica d’appalto, magari a livello europeo, per scegliere l’impresa realizzatrice sulla base dei principi della trasparenza, della concorrenza e della meritocrazia, come è stato tranquillamente fatto, e con ottimi risultati anche temporali (pochi mesi), come si è visto, nel vicino Abruzzo. Altro che il guazzabuglio messo in piedi da Bertolaso e compagnia bella, i quali, chiotti chiotti e contro i più elementari principi di legge, sostanzialmente, tramite il Cisom (di cui lo stesso Bertolaso farebbe parte), hanno scelto a totale loro discrezione i progettisti, il general contractor, le imprese edili interessate, i fornitori, stabilendo il prezzo e facendolo di fatto schizzare complessivamente ad oltre 140.000 euro per ogni posto letto di terapia intensiva realizzato. In buona sostanza, un affarone per chi ha realizzato l’opera e fornito le attrezzature, amplificato dal fatto che le maggiori imprese coinvolte hanno anche effettuato donazioni al Cisom, così avvalendosi pure di sostanziose detrazioni di imposta o di deduzioni dal reddito imponibile.

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Angelo Sciapichetti con Luca Ceriscioli, Guido Bertolaso e Fabrizio Ciarapica

Una forte motivazione economica, quindi, che sembra essere stata sin dall’inizio – spiace dirlo – alla base dell’intera operazione, ingiustificabile a livello di programmazione sanitaria e tale da cozzare già un mese e mezzo fa con i dati epidemiologici marchigiani, tanto che da subito ha incontrato le fortissime e motivate opposizioni dei medici, specialmente degli anestetisti-rianimatori (gli specialisti del settore), degli operatori sanitari, dei sindacati, di buona parte delle forze politiche e dell’opinione pubblica. Un affare che, come è noto, ha visto coinvolti lo stesso staff e gli stessi tecnici del Fiera Covid di Milano (in buona sostanza, lo studio di progettazione Promedia srl di Teramo, di cui è direttrice generale Patrizia Arnosti, a sua volta consulente di fiducia di Guido Bertolaso); e come general contractor l’impresa Rekeep spa, con sede in Zola Predosa (Bologna), società controllata dalla holding Manutencoop Soc. Coop., gigante cooperativo coinvolto negli anni passati in numerose clamorose inchieste giudiziarie (Consip, appalti pilotati a Brindisi, l’Expo di Milano, anche Mafia Capitale), sino al 2018 aderente alla potente Lega delle Cooperative ed evidentemente ancora legata, esattamente come la Promedia, a personaggi molto influenti del Pd marchigiano, della LegaCoop marchigiana e della stessa Asur Marche, in un quadro anomalo di rapporti, da tempo denunciato, tra politica, istituzioni regionali e management sanitario, che soprattutto nell’ultimo quinquennio ha fatto di molto arretrare a livello nazionale la sanità pubblica marchigiana.

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Uno dei macchinari installati

Ormai tuttavia il dado sembra essere tratto, mancano gli ultimi collaudi e poi arriveranno nell’astronave – dice l’Asur Marche – i primi tre o quattro pazienti in terapia intensiva, probabilmente provenienti da Camerino. Voglia Dio che non succeda nulla ai pazienti durante il tragitto sino a Civitanova, perché allora sarebbero guai grossi per tutti i nostri eroi e i loro esecutori. Tuttavia l’avvio concreto del reparto trova ulteriori difficoltà non solo nel reperire pazienti in terapia intensiva da “deportare” a Civitanova (ormai in tutta la regione si aggirano sulle 10-15 unità in tutto), ma anche nelle fortissime contestazioni dei medici anestesisti-rianimatori e degli operatori sanitari, contrari, nonostante le pesanti sollecitazioni che stanno ricevendo, a proporsi come volontari per andare a coprire i turni presso il Fiera Covid. Costoro, fortemente provati dopo oltre due mesi di ritmi bestiali e di sacrifici pesantissimi che hanno coinvolto anche le loro famiglie, non accettano di essere trattati oggi a pesci in faccia dall’Asur, dopo tutta la retorica sugli angeli dell’emergenza e così via cantando. Essi infatti lamentano a buon diritto la loro mancata preventiva consultazione, evidenziando che un reparto di alta specializzazione, come è quello della terapia intensiva, non può essere coperto con rotazioni continue del personale tecnico o, ancora peggio, con prestazioni aggiuntive fuori orario, richiedendosi invece un solido e collaudato affiatamento dell’intera equipe che sappia e possa curare anche l’aspetto relazionale sia con i pazienti che con i loro familiari. E, per ironia della sorte, visto che oggi la motivazione principale dell’assurda astronave civitanovese è diventata quella di far ritornare alla normalità i vari ospedali marchigiani “ripulendoli” dai pazienti covid, essi lamentano altresì che, considerata la strutturale e già preesistente carenza di medici anestesisti-rianimatori nelle Marche, la loro forzata precettazione verso Civitanova andrà necessariamente ad impoverire, sguarnendole, le rianimazioni dei vari ospedali del territorio, così, per una sorta di eterogenesi dei fini, raggiungendo proprio l’obiettivo di impedirne il ritorno alle normali funzioni.



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