Parcaroli-Tittarelli, due mondi a 200 metri:
«Noi in una orchestra regionale»
«Governare una comunità, non solo la città»
ELEZIONI MACERATA - Centrodestra e centrosinistra hanno chiuso questa sera le rispettive campagne elettorali a pochi passi una dall'altra: la prima, con la filiera in campo (dal governatore Acquaroli al presidente della Provincia Gentilucci), ha scelto piazza della Libertà, la seconda si è data appuntamento in piazza Vittorio Veneto. Il Terzo polo con Mattia Orioli ai giardini Diaz: «Spezziamo 35 anni che hanno visto Macerata perdere il suo ruolo di capoluogo». FOTO-VIDEO

di Marco Pagliariccio (foto e video di Fabio Falcioni)
Quanto sono lunghi duecento metri? Poco, pochissimo se hai il passo spedito. E se, come tra piazza della Libertà e piazza Vittorio Veneto, c’è solo quella lingua di sampietrini punteggiata da bar e negozi che è corso della Repubblica, ci si può quasi salutare a distanza. Eppure stasera quei duecento metri separavano due mondi: quello del centrodestra di Sandro Parcaroli, che ha scelto il Centrale, a piedi del palazzo comunale, e quello del centrosinistra di Gianluca Tittarelli, che invece ha optato per il sedime a piedi della cattedrale di San Giovanni per la chiusura delle rispettive campagne elettorali.

L’abbraccio tra Sandro Parcaroli e Francesco Acquaroli in piazza della Libertà
Per il sindaco uscente e la sua squadra è scesa in campo lo stato maggiore della coalizione, sostanzialmente quello stesso che si era radunato due settimane fa a Fontescodella: dall’Europa (con l’europarlamentare Fdi Carlo Ciccioli) a Roma (con la senatrice Elena Leonardi) fino ad Ancona (con il governatore Francesco Acquaroli e i consiglieri Renzo Marinelli e Pierpaolo Borroni) e alla Provincia (con il presidente Alessandro Gentilucci) oltre ovviamente gran parte dei candidati e degli esponenti locali dei partiti. Nonostante nomi e cariche, però, il format è stato molto meno istituzionale: un aperitivo-cena tra logge e piazza per fare squadra e dare l’ultima sgasata verso un traguardo chiamato bis. «Impegniamoci fino alla fine per centrare il risultato – ha rimarcato Acquaroli – Macerata ha ritrovato la sua rilevanza e tanti progetti sono stati portati a termine con Sandro Parcaroli. La città ha ritrovato quel ruolo di capoluogo che aveva smarrito: la continuità è un fattore determinante. Per cui tutti uniti fino in fondo per dare non solo continuità ma anche centralità a Macerata».

Parcaroli con una rappresentanza dei suoi candidati ed esponenti del centrodestra
Parcaroli ha ringraziato con grandi abbracci e, sospinto dai cori dei più calorosi (con in primissima fila un Riccardo Sacchi in veste di capo ultras), è andato all’attacco degli avversari. «Noi abbiamo un programma di 80 pagine, ma gli altri hanno saputo solo dire a tutto che non va bene – ha puntato il dito Parcaroli – ma l’ospedale, ad esempio, lo volete o lo voglio solo io? Il nostro programma spazia dal sociale alle famiglie passando per la sicurezza e il lavoro, copriamo dalla a alla zeta. A me sarebbe piaciuto discutere delle cose, magari avrei pure potuto captare qualcosa dagli altri. E invece ho trovato solo insulti. Macerata fa parte di una grande orchestra regionale della quale è un pezzo importante. Un’orchestra che lavora in armonia, basta affacciarsi dalla torre per sentirne la melodia. La melodia stupenda del nostro bellissimo territorio».

Una filiera di governo a disposizione il centrosinistra, in questa fase storica, non ce l’ha sicuramente in maniera strutturata come quella del centrodestra. E così in piazza Vittorio Veneto, la stessa location che l’aveva visto ricevere la spinta della segretaria del Pd Elly Schlein, Gianluca Tittarelli ha voluto con sé sì, ad esempio, la deputata Irene Manzi e i vertici locali dei partiti che lo sostengono, ma ha puntato più sulla chiamata alle armi della base, a partire dai candidati delle sette liste che lo sostengono. Nel monitor posizionato di fianco al palco sono scorsi i video realizzati e pubblicati sui social nelle scorse settimane, dagli appelli al voto agli endorsement dei sindaci delle grandi città governate dal centrosinistra (Roma, Bologna, Firenze, Pesaro) e quello di Pierluigi Bersani.

Gianluca Tittarelli in piazza Vittorio Veneto
Ma poi, ovviamente, è toccato a lui in prima persona, a Gianluca Tittarelli. «Io non faccio promesse, ma prendo impegni – ha rimarcato il leader del centrosinistra – dobbiamo rovesciare il punto di vista, governare una comunità prima che una città. Dobbiamo tornare a vivere una Macerata che sia attrattiva, che guardi alle sue ricchezze, come l’università e i giovani. Su questi ultimi ho puntato tantissimo e le nostre liste ne sono l’esempio. Vogliamo mettere fine al governo della destra e abbiamo una grande opportunità per farlo e invito tutti a partecipare e di dire a tutti di farlo. Portate a votare chi non vota, chi è sfiduciato, chi si dice non interessato. Spero di darci un appuntamento, fra qualche giorno, con una città diversa, più vicina a tutti noi».

Anche geograficamente, invece, Mattia Orioli e il suo Terzo polo hanno voluto marcare le distanze. Fuori dagli schieramenti, fuori dalle mura: per la loro “last dance” hanno scelto il bar La Rotonda ai giardini Diaz. Una scelta che richiama quella programmatica di voler cercare una strada alternativa ai due principali poli della politica. «Abbiamo visto 35 anni di destra e sinistra e ci rendiamo conto che la città ha perso il suo ruolo sostanziale di capoluogo – ha detto Orioli – noi abbiamo un’alternativa nel nostro programma. Il nostro motto è “Dall’io al noi” e proprio nel noi crediamo molto. Vogliamo dare il nostro contributo per far tornare Macerata grande».

Mattia Orioli













































