Due giorni in barella al pronto soccorso:
«Era in shock settico»
CIVITANOVA - I familiari di una 70enne si rivolgono all’associazione Aurora dopo il caso avvenuto al pronto soccorso tra martedì e giovedì. La direzione del Dipartimento emergenze con Domenico Sicolo replica: «Mai abbandonata, effettuati esami e terapie necessarie. Il problema è il boarding»

La sala d’aspetto del Pronto soccorso di Civitanova
di Laura Boccanera
«Lasciata in barella 48 ore in shock settico», i familiari di una 70enne si rivolgono all’associazione Aurora per denunciare il caso sanitario avvenuto al pronto soccorso di Civitanova. Ma il personale medico difende l’iter seguito: «fatti tutti gli esami necessari per arrivare alla diagnosi e somministrate le terapie. Il problema è il boarding».

Domenico Sicolo direttore unità organizzativa del dipartimento delle emergenze
La vicenda inizia martedì scorso quando la 70enne arriva al pronto soccorso dopo una caduta in casa e con una conseguente ferita alla testa. «Confusa, non riesce a riferire con esattezza la dinamica dell’ accaduto – spiegano dall’associazione Aurora Emanuele Martinelli e Martina Bonci – Arriva al triage alle 11,30 e per dieci ore fino alle 21,30 quella donna rimane abbandonata su una barella lungo la corsia, senza che nessuno le somministri un esame, un controllo, una parola medica. Solo dopo la visita arrivano la tac e le analisi del sangue e il referto è allarmante: shock settico, serve il ricovero, ma in tutte le Marche non c’è un posto letto. La paziente resterà al pronto soccorso fino a giovedì pomeriggio quando sarà ricoverata a Villa Pini». La signora ora comunque sta bene, ma dall’associazione Aurora denunciano il problema del boarding al pronto soccorso: «Nelle Marche, nel 2025, il 54,54% dei pazienti rimane bloccato oltre le 24 ore nell’unità di osservazione dei pronto soccorso. Più di uno su due. In estate le guardie mediche spesso non ci sono, e gli accessi ai pronto soccorso aumentano del 30%. Il problema dei posti letto è reale: la gente resta sulle barelle perché non vi sono posti nei reparti. L’assessore alla sanità Paolo Calcinaro ha detto che servono più posti letto sui territori e che nei prossimi anni la Regione dovrebbe riuscire ad immetterli. Nei prossimi anni, nel frattempo i pazienti restano in barella».
Difende l’operato del Pronto soccorso e l’iter seguito dai medici Domenico Sicolo direttore dell’unità organizzativa del dipartimento delle emergenze, pur sottolineando come il problema del boarding sia reale: «La signora è arrivata per una caduta e le è stato assegnato un codice azzurro. Le diagnosi vanno fatte su esclusione, non si arriva al pronto soccorso con già la diagnosi scritta, per cui dopo una serie di controlli e verifiche, esami, tac, e addirittura anche l’urinocoltura siamo riusciti a capire cosa avesse. A quel punto è stata curata somministrando terapie e controlli come se stesse in reparto – spiega – all’inizio le sue condizioni non sembravano gravi e le è stato assegnato il codice azzurro. Ci scusiamo per l’attesa al triage dovuta al sovraffollamento di quel giorno, ma in 10 ore la signora ha avuto comunque la terapia antibiotica di cui necessitava per un’infezione urinaria senza conseguenze per la sua salute. Durante il triage inoltre non è stata abbandonata, ma rivalutata 3 o 4 volte dagli infermieri. E appena si è trovato un posto letto trasferita. Il boarding è un problema nazionale purtroppo: negli ultimi 20 anni i posti letto sono progressivamente diminuiti, per non avere boarding servirebbe un rapporto di 5 posti letto ogni 1000 abitanti. In Italia ne abbiamo 3,1 per 1000 abitanti. I restanti 2 posti letto sono le barelle al pronto soccorso. Nel caso della paziente però smentiamo che sia stata abbandonata, ha avuto tutte le cure e terapie di cui necessitava».
È qualcosa di indecente inaccettabile e si sprecano soldi per opere che manco servono. Quali sono le priorità per i nostri amministratori?
Basterebbe andare con la mente a ritroso, fino alla seconda metà degli anni ’90, ossia allorquando non si era ancora insediato quel manipolo di incapaci che ha progressivamente distrutto la sanità marchigiana, per di più privandola, in nome del business, del preziosissimo patrimonio costituito dalla fitta rete di ospedali che copriva adeguatamente l’intero territorio e che garantiva prestazioni quasi sempre eccellenti ma, soprattutto tempestive.
Il tutto nel contesto geomorfologico marchigiano, contraddistinto da monti, colline, valli e fiumi, che rende difficoltosi e lunghi gli spostamenti veicolari (concetto alla portata di un infante).
Sfido chiunque a ricordare, in quell’epoca, il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, non già costante (come nell’attualità) ma neppure episodico.
A suggello di questo desolante scenario, la parte politica che avrebbe dovuto – per missione dichiarata, in realtà puramente ‘di facciata’ – tutelare le fasce di popolazione più deboli e meno abbienti, nel volgere di un quarto di secolo è riuscita nel capolavoro di rendere praticamente indispensabile rivolgersi alla sanità privata (parafrasando un vecchio spot: provare – a prenotare tramite CUP – per credere), però non dimenticandosi di elargire ai vari ‘manager’ – chiaramente di nomina politica – stipendi faraonici, peraltro di grandezza inversamente proporzionale alle loro capacità.
E’ davvero il caso di dire ‘Mala tempora currunt, sed peiora parantur’