«Il Covid hospital in stand by
costa 30mila euro al mese:
faremo esposto alla Corte dei conti»

CIVITANOVA - Il comitato continua la sua battaglia contro "l'astronave". A guidarlo è Ivo Costamagna. Il 31 luglio scade la convenzione, Amedeo Regini: «Si può convocare un Consiglio comunale per chiedere che per quella data la struttura sia riconsegnata com'era»
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Da sinistra: Francesco Mantella, Giovanna Capodarca, Ivo Costamagna, Amedeo Regini

 

di Laura Boccanera

Un esposto alla Corte dei conti che si aggiunge alla petizione e alla diffida inviata a suo tempo alla Regione che chiedeva di fermare il progetto Covid Hospital. Lo annuncia Ivo Costamagna, neoeletto presidente del comitato “No covid hospital” che ha raggruppato attorno a sé anche Amedeo Regini, Giovanna Capodarca, Carlo Centioni, Paola Macerata.

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Ivo Costamagna

Questa mattina l’annuncio della nuova mossa alla luce dei costi, al momento ancora non confermati, per il mantenimento della struttura: «ci costa 30mila euro al mese mantenere questa struttura in stato vegetativo – ha detto Costamagna – ribadiamo che è un’iniziativa nata nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Per questo iniziammo la raccolta firme e avviammo la petizione, per dire “fermatevi”. Alla fine è rimasta aperta 9 giorni, con 3 pazienti e con il personale medico deportato, una follia. Mantenere quella struttura in stand by ci costa 30mila euro al mese». Un’altra problematica sollevata dal comitato anche la correttezza delle procedure istituzionali e la data che pende come una spada di Damocle del 31 luglio, quando da convenzione la fiera dovrebbe tornare nella disponibilità del comune. «La maggioranza e l’opposizione hanno la facoltà di richiedere la convocazione di un consiglio comunale – ha aggiunto Regini – e chiedere che al 31 luglio la fiera sia riconsegnata così come era». Il nodo fiera viene toccato anche da Paola Macerata che sottolinea come l’inerzia con la quale la struttura è stata lasciata giacente in questi anni e non utilizzata ha fatto sì che l’ipotesi di utilizzo come Covid hospital sia stato visto come un’opportunità di occupazione di uno spazio altrimenti in abbandono: «ma non è così, gli eventi fieristici andrebbero rilanciati. Civitanova era il secondo polo di importanza regionale per il settore»  ha detto. Ad illustrare i possibili grimaldelli sul piano tecnico e istituzionale l’avvocato Jacopo Bartolomei che ha studiato gli atti relativi alle convenzioni: «nei locali della fiera si verifica a Civitanova un aspetto trascurato della pandemia, quello della pandemia istituzionale e quanto successo a Civitanova è emblematico – ha detto – qui ci sono state 4 delibere a ping pong, la prima di Ciarapica per lo sgombero immediato dei locali per la consegna immediata individuando una cifra di 56mila euro da dare al soggetto aggiudicatario, firmata non dal dirigente alle finanze, ma dal segretario generale e l’atto è senza copertura finanziaria  e si rimanda all’approvazione del bilancio. E nel previsionale triennale la copertura di spesa per questo impegno non c’è».

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Carlo Centioni

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Giovanna Capodarca

 

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