«Covid center chiuso,
ora non abbassiamo la guardia»

L'APPELLO dell'Aaroi Emac Marche, l'associazione degli anestesisti-rianimatori: «Verificare quanto successo a marzo e programmare una risposta nel caso di una nuova ondata»
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La dimissione dell’ultimo paziente dal Covid center di Civitanova

 

«Il Covid center è chiuso. Ora non abbassiamo la guardia: una eventuale ripresa pandemica non ci colga impreparati».  E’ il messaggio che arriva dall’Aaroi-Emac Marche, l’associazione degli anestesisti-rianimatori, nel giorno della dimissione dell’ultimo paziente dalla struttura allestita all’ente fiera di Civitanova.

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Marco Chiarello

«Da diversi giorni non si ricoverano più pazienti Covid positivi nelle rianimazioni marchigiane – spiega il presidente dell’associazione, il dottore Marco Chiarello, ex primario di Rianimazione a Camerino – quelli che hanno superato la fase acuta (oggi i ricoverati sono 4) possono definirsi “cronici”, con lesioni polmonari o cardiache permanenti o a lunga risoluzione, destinati a cure sempre meno intensive in reparti di lungodegenza. Il progressivo depauperamento della casistica è confortato anche dal ridimensionamento dei numeri relativi alle degenze subintensive (oggi 7) e dei pazienti ricoverati in area postcritica (25), molti dei quali anche negativi al tampone. Anche il personale positivo posto in isolamento domiciliare è rientrato al lavoro per l’85% (oggi sono solo 211 le persone ancora costrette a casa, sul totale al picco pandemico di circa 1.300 il 19 aprile). Diversi ospedali “Covid” sono ormai in fase di bonifica: l’emblema è rappresentato da quello di Camerino che in 24 ore il 9 marzo si trasformò tutto in ospedale Covid, con un incremento di posti letto di Rianimazione da 4 a 12 + 8 di subintensiva: è in fase di bonifica e tornerà alla sua finalità normale “preCovid”». Con la dimissione dell’ultimo paziente il Covid center entra ufficialmente in stand by. La struttura ora «sarà sanificata – continua Chiarello – destinata ad una funzione interregionale in previsione di nuovo picco pandemico o a sostegno di eventuali maxiemergenze. Gli anestesisti rianimatori marchigiani hanno fatto la loro parte. Hanno visto stravolta la loro modalità lavorativa, non sottraendosi alle responsabilità di salvare vite umane con una modalità lavorativa a tutti nota e che ha provocato un notevole stress psicofisico. A tutti va la nostra riconoscenza, agli infermieri, agli oss, alle coordinatrici (ex caposala, per intenderci) che hanno saputo infondere ogni giorno e con assiduità ai loro colleghi quella certezza operativa che ha consentito il risultato finale: davvero bravi tutti. Il presidente Ceriscioli ha appena sottoscritto un accordo con le parti sociali che riconosce una risorsa economica agli operatori che hanno gestito la fase epidemica: non sono molti soldi, ma un segnale di riconoscimento amministrativo da parte degli organi che ci governano». Ma per L’Aaroi-Emac Marche non è finita qui. L’associazione infatti vuole «una verifica di quanto è successo, un “audit” regionale per valutare come sia avvenuta la risposta alla fase di emergenza nei primi giorni di marzo. Ha chiesto ed ottenuto di attivare – aggiunge Chiarello – “un tavolo di confronto regionale” per la stesura di direttive circa l’utilizzo del Servizio sanitario regionale (Covid Fiera compreso), qualora si ripresentasse un nuovo picco pandemico o una maxiemeregenza. Vuole l’incremento dei posti letto nelle terapie intensive regionali, auspicando il raggiungimento di circa 220 dai 140 “Pre-Covid”, con conseguente incremento del personale specialistico assunto a tempo indeterminato. Vuole una chiara definizione della funzione del Covid center anche in relazione alle direttive ministeriali ed all’interessamento delle regioni del centro Italia. In sostanza Aaroi-Emac vuole programmazione e non più approssimazione».



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