Per liberare una piazza la incatenano
Coi soldi pubblici favoriscono i privati
C’è un caos semantico a Macerata

LETTERA 22 - Gli studi di de Saussure e gli effetti sull’amministrazione. I simboli contano, e se la giunta non si capacita del perché monti un tale mugugno in città sui recenti atti farebbe bene a canticchiare con Renato Zero: “Il triangolo no, non l’avevo considerato”.
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Carlo Cambi

Carlo Cambi

 

di Carlo Cambi

Illustrissimo professor Ferdinand de Saussure,

oso importunarla nel mondo del pensiero e della felicità assoluti dove lei alberga ab eterno perché ancora una volta le sono debitore della mia consapevolezza. So di tediarla con queste cosucce terrene e anche un po’ tristanzuole come vedere una piazza, luogo per eccellenza, ridotta a cortile condominiale, ma il fatto si è che mi capita di vivere a Macerata città che ebbe intelletto, potenza e gloria e che oggi potrebbe avere la stessa dote solo che è in parte sopita, in parte compromessa e in parte maramaldeggiata dalla dabbenaggine. Tuttavia resta una città bellissima e in potenza una città vivissima. Vengo a Lei perché voglio sperare che sappia illuminare i nostri attuali governanti, ma anche quelli che siedono all’opposizione di cui vi sono tracce più vaghe di quelle dell’Orsa. La storia d’ Italia ci ha consegnato uno stereotipo che è quello dei camalli di Genova che venivano divisi in due categorie salariali: quelli col mugugno e quelli senza mugugno. I primi guadagnavano meno, ma avevano il diritto di protestare. Ecco a me pare che i maceratesi tartassati da questo Comune che preleva dalle loro tasche ingenti somme offrendo in cambio servizi sulla cui complessiva qualità è lecito avanzare più di un dubbio si siano conformati al mugugno che peraltro pagano sotto forma di gabelle pesanti e spesso incomprensibili come ad esempio dopo aver versato un abbonamento annuo per potere parcheggiare in centro vedersi improvvisamente ridotti gli spazi e vedersi chiedere un soprassoldo. Mi viene in mente una meravigliosa scena interpretata da Benigni e Troisi con il gabelliere che ottusamente continua a chiedere: Quanti siete? Dove andate? Un fiorino! Il titolo del film è “Non ci resta che piangere”. E credo d’aver detto tutto. Torniamo al mugugno. Letteralmente significa: espressione sommessa di scontento, lamento, lagnanza, brontolio. Nel vocabolario marinaresco: brontolio di critica a un ordine dato, pur eseguendolo. Su questo, credo, contano i nostri reggitori della cosa pubblica: consapevoli che al mugugno segue l’obbedienza. Del resto Macerata è e resta città profondamente cattolica, in alcuni tratti addirittura confessionale. Memore che qui sedeva la Rota vaticana è per definizione obbediente.
Lei capirà – illustrissimo professor De Saussure – che essendo io di estrazione mazziniana e generato da una città di porto dove il melting pot che la determina origina una sorta di idem sentire anarchico mi trovo un po’ stretto in questi binari di mugugno e obbedienza. Perciò facevo fatica a capire. Poi è intervenuto lei e mi ha illuminato.

Piazza Libertà Macerata lavori finiti (2)

Area pedonale in piazza della Libertà

Lo so che chi leggerà questa mia lettera si chiederà: ma chi è questo De Saussure? Mi permetto di non svelarlo, per non togliere l’appagamento della scoperta. Mi limiterò a fare presente che se esiste un pensiero moderno e contemporaneamente di critica della surmodernità questo si deve a lei. Che partendo dalle parole ha spiegato le strutture sociali. Almeno dell’Occidente a cui – forse ancora per poco – apparteniamo. L’illuminazione sta tutta nel suo triangolo semiotico. In ballo ci sono questi vertici: significante che è come dire la parola, significato che è come dire la cosa o il concetto rappresentato, referente che è come dire l’ambito di rappresentazione. Pure possiamo mettere in campo il simbolo, cioè la rappresentazione, l’idea e cioè il concetto o l’oggetto e il referente cioè la realtà rappresentata dal segno. Ecco posso dire che la recente amministrazione di Macerata è un susseguirsi di triangoli. Così mi è stato tutto più chiaro perché altrimenti non mi spiegavo perché una piazza che si chiama della Libertà sia stata delimitata con delle catene e con il cemento. Ma ecco che interviene il triangolo e tutto si spiega. Il significante libertà, ha come significato uno spazio aperto e come referente la possibilità di muoversi liberamente. Ed ecco che in base a questo triangolo il Sindaco decide di pedonalizzare per consentire a tutti di fruire di quello spazio in piena libertà. Ma quale simbolo sceglie per rappresentare la libertà? Le catene. Ora se uno applica il triangolo alle catene si accorge che esse sono un simbolo, ma che l’idea che le catene trasmettono è di costrizione e che il referente è la schiavitù. Non basta. Sempre per liberare piazza della Libertà il Sindaco ha scelto i piloni di cemento. Applichiamo il triangolo. Il simbolo dei panettoni di cemento è immobilità, l’idea del cemento è la pesantezza e l’immodificabilità, il referente è l’occupazione dello spazio. Ma se applichiamo i simboli catene e cemento alla città, l’idea che ne viene fuori è quella del confinamento e il referente è la storia recente di Macerata: occupazione, cementificazione, costrizione. Ma il Sindaco ha applicato anche un altro triangolo. Ha diviso la piazza delimitandola. Applichiamo il triangolo: il simbolo è la retta che attraversa verticalmente la piazza, l’idea è quella della divisione, il referente è il concetto di fazione. Ora tiriamo le somme e scopriamo che a livello semantico per liberare la piazza della Libertà si sono scelti come simboli: le catene, il cemento, la partizione. E il significato è ineludibile: costrizione, occupazione, divisione. Da cui discendono questi referenti: divieti, palazzinari, fazione. Diciamo che con i panettoni incatenati di piazza della Libertà la giunta ha fatto un cortocircuito semantico: il significante è quello del liberare lo spazio dalle auto, il significato è al contrario quello di costringere lo spazio. I referenti? Beh quelli è facile capirli. Ora professor De Saussure chiedo a lei di spiegare ai nostri amministratori che i cortocircuiti semantici sono più pericolosi di quelli della corrente elettrica perché in questo caso si produce un curioso calembour: si chiama piazza della Libertà, ma è incatenata. E da che mondo è mondo non si conosce una libertà incatenata. O forse per un riflesso pavloviano è proprio ciò che desiderano i nostri amministratori: avere una città dove ci sia un significante di libertà ma un significato di costrizione.

A parziale dimostrazione che psicologicamente le cose potrebbero stare così ci sono molti altri elementi che si possono considerare. Ad esempio il significante pubblico a Macerata assume sempre il significato privato che può avere due valenze: o espropriato di qualcosa oppure contrapposto a pubblico. Prendiamo la vicenda ParkSì. E’ un parcheggio privato costruito dal pubblico. Ora si dà il caso che con il pubblico denaro si voglia retribuire un privato per rendere pubblico ciò che è privato di reddito. Ma ciò accade in costanza di un interesse pubblico, che con pubblico denaro, su suolo pubblico potrebbe essere soddisfatto dotando la città di un parcheggio pubblico. Perché il Sindaco invece di percorrere questa seconda strada pubblica, vuole con il pubblico denaro (2,5 milioni di euro) soddisfare gli interessi di un privato (la Saba Italia controllata dalla multinazionale spagnola Abertis)? E’ sempre un effetto del triangolo. Ma anche un altro esempio si potrebbe fare. Com’è che il consigliere comunale Luigi Carelli – non ci interessa qui ribadire che è indagato per corruzione e che ne è stato richiesto il rinvio a giudizio per abuso edilizio – in forza del suo mandato pubblico anche come presidente della commissione urbanistica vota con il consenso della maggioranza una variante del piano regolatore generale – atto pubblico – per costruire il terzo supermercato in via dei Velini di cui assume la direzione lavori che è un atto privato? La domanda è: se Carelli agisce come privato, non sarà che anche il suolo di Macerata viene privato (cioè espropriato) alla fruizione pubblica?

L'uscita del ParkSì in via Mugnoz

L’uscita del ParkSì in via Mugnoz

E ancora. Com’è che un atto pubblico – la deliberazione del Consiglio Comunale secondo la quale entro il 30 giugno si doveva o cominciare a costruire le piscine o abbandonare il progetto – è diventato privato: cioè espropriato dei suoi effetti visto che nulla è accaduto e nulla accade? E ancora: in forza di questa continua confusione tra pubblico e privato accade a Macerata che l’acqua costi un sacco di soldi, che l’Apm la riscuota ma poi venga indotta a investire i soldi per favorire un privato comprandogli un parcheggio che è già pubblico. Così si realizza questo straordinario triangolo per cui l’acqua pubblica pagata dai privati, attraverso i soldi pubblici finisce ad altri privati. Lo stesso vale per i rifiuti per cui risulta che lo smaltimento pubblico pagato dai privati, non è pagato da tutti i privati perché ce ne sono alcuni ai quali il pubblico non chiede di pagare finendo per gravare sugli altri privati. O ancora accade che il Cosmari non chiedendo interessi di mora ad alcuni Comuni finisca per far pagare ai privati attraverso l’innalzamento delle tariffe i debiti pubblici.

Il fatto si è che a forza di giocare con significante e significato si creano delle enormi confusioni. Come dimostrano i dati pubblicati di recente dal Sole 24 ore. C’è chi ha affermato: beh poteva andare peggio. E’ vero. Ma forse anche lì ci si è fermati al significante e non si è compreso il significato. Macerata non sta in fondo alla classifica perché ha speso di più in medicine, ha prodotto più rifiuti e ha più risparmi in banca. Ma se si guardano altri dati si scopre che è tra le provincie dove la disoccupazione è aumentata di più, dove il pil è diminuito di più, dove più sono aumentati i prestiti e che ha consumato di meno e ha meno laureati. Il significante è che Macerata non sta messa malissimo, ma il significato è che è una provincia dove si salva solo la rendita, dove il profitto è scemato, dove le diseguaglianze sociali si sono allargate e dove studiare è diventato un lusso. E ciò è ancora più grave in una provincia che conta due Università e l’Accademia di Belle arti.

Vede professor De Saussure quanta confusione si crea se non si tiene conto dei simboli. Lo so che la faccenda appare complicata. E allora per renderla più semplice volgarizzo, col suo permesso. Da queste parti ha parenti Renato Zero e forse ai nostri amministratori sarà più agevole comprendere perché molte delle loro ultime decisioni non incontrano il favore del popolo se cito un suo famoso verso: “Il triangolo no, non l’avevo considerato”. Ecco cari amministratori pensateci prima: ”la geometria non è un reato” ma a forzarla troppo si rischia. Vero professor De Saussure?

Con ossequi.

 

 

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