Perdonami Oriana (Fallaci)
se oso scrivere  
“Lettera a un bagnino mai nato”

Civitanova avanza, Macerata declina. Così tra piscine mancate e beach volley nella piazza sbagliata manifesta il suo complesso d’inferiorità. O forse il capoluogo - e questa è una cosa seria – non ha futuro perché non è una città a misura di bambini
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Carlo Cambi

Carlo Cambi

 

di Carlo Cambi

Mia carissima e venerata Oriana,

perdonami se oso parafrasare un libro che è un monumento, ma anche la cronaca, sottaciuta, di un tuo immenso dolore. Ti ho avuta come maestra: di professione e di vita. Eri inarrivabile, noi poverini ti si leggeva cercando d’imparare. Una cosa però me l’hai insegnata: si è cronisti e dunque testimoni, ma si è anche esseri umani, dunque pensanti e perciò obbligati alla capacità critica. E soprattutto: dubitare sempre, piegarsi mai. Tu sei stata una bambina-partigiana: staffetta di Giustizia e Libertà hai lottato contro ogni “luogo-comunismo”. Perciò, vedi –forse tu da dove sei adesso lo vedi – c’è bisogno talvolta di una scossa in una comunità. Per questo ti chiedo il permesso di storpiare quel titolo. Capirai perché lo faccio e se sbaglio, di nuovo, perdonami, ma tutti noi giornalisti siamo, o dovremmo essere, un po’ Fallaci. Come tutti gli uomini sicuramente siamo fallaci. Anzi, come quasi tutti. Perché capita che taluni amministratori delle cose pubbliche non ammettano mai di sbagliare: loro non sono fallaci (con la minuscola, figurati poi con la maiuscola). Col tuo permesso allora scrivo questa “Lettera a un bagnino mai nato”.

Caro Mario, …chissà perché i mestieri hanno un nome che li identifica. I bagnini sono sempre Mario. Lo so che tu avresti voluto venire al mondo qui a Macerata. E’ una bella città, pacifica. Ultimamente direi sopita, ma c’è speranza. Però Macerata il mare non ce l’ha. E tu saresti stato disoccupato. Come dici? Sì di questi tempi non saresti neppure un’eccezione. A Macerata ormai tra pensionati e disoccupati non si sa più chi fatica. Siamo oltre il 13% di inoccupati, metà dei giovani non ha un lavoro e neppure lo cerca. Ma pare che non sia interessante: qui si vola alto. Si discute di Park Si o No! Cercando di regalare 3 milioni ad una multinazionale. Scusa la digressione. Dicevo: meno male che a Macerata non ci sei nato. Qui il mare non c’è. E ai maceratesi non gli va giù. Perché devi sapere che questa è una città femmina. Invece della denuncia preferisce il pettegolezzo (guarda che cosa capita sull’urbanistica; gente anche tanto in alto che afferma impunemente: ci sono cose grosse su cui indagare, ma poi vale la facoltà di non rispondere), invece del confronto aperto preferisce stare sotto la loggia (dei Mercanti) a immaginare futuri per quanto gattopardeschi assetti, quando pensa al rinnovamento guarda indietro: i nonni al potere. E’ che una volta i nonni contavano tanto nel podere. E del resto qui la Resurrezione è cosa da provvidenza e spesso da previdenza, non sta negli umani orizzonti. E’ anche una delle poche città in cui le mura invece che essere inclusive – cioè accogliere in un’ identità comune – sono esclusive: servono solo a rafforzare l’isolamento. Che sia una città femmina lo dice anche la dedicazione: Civitas Marie! Struggente. Solo che da qualche anno ha smesso di essere una città genitrice, materna. E soprattutto ha cessato del tutto di essere una città generatrice: da troppi anni nascono meno bambini di quanti anziani ci lasciano.

Piscina sferisteriale (Fotoritocco di Filippo Davoli)

Piscina sferisteriale (Fotoritocco di Filippo Davoli)

La crisi in questo non aiuta. A dar retta a Freud, per la faccenda del mare, si direbbe che Macerata soffre del complesso di Elettra. Verso un borgo marinaro che è invece molto maschile: a volte sbruffone, sicuramente potente e qualche volta prepotente, muscolare e ostentatore. Ma è un borgo aperto. Al netto delle file in superstrada ci arrivi e non hai barriere, ci passi e ti salutano. Quel borgo è Civitanova (nova, capito?) Marche, verso il quale secondo me Macerata ha l’invidia del p… del pesce! Vuoi una dimostrazione? Questi giorni ce ne daranno ampio panorama. Però se tu avessi potuto farti un giro qui avresti visto che in via Spalato hanno eretto il monumento ai caduti del mare! Cosa buona e giusta, ma indice dell’invidia del p…pesce! Del resto Macerata si è messa addosso un sacco di attributi senza avere il coraggio di mostrarli. Dice di essere il capoluogo di Provincia, ma – al netto del fatto che le Provincie non esistono più – oramai è per abitanti la seconda città: proprio quel borgo maschio l’ha sorpassata. Dice di essere centrale, ma quando sarà finita la nuova 77 poiché non ha svincoli, poiché per arrivare qua salendo da Sforzacosta – uno dei rari esempi in Italia – devi aspettare che si alzi il passaggio a livello o se vieni da Macedonia (il nuovo agglomerato urbano creatosi per lo smottamento a valle di Macerata e Corridonia) devi attraversare un ponte dove due Tir fanno fatica ad incrociarsi, finirà per starsene ingobbita e ramenga sull’ermo colle. Lo vedi che torna questa volontà di esclusione!

MACERATA CIVITANOVA POPOLAZIONE

GLI ULTIMI DATI ISTA – Civitanova verso il sorpasso: solo cinque abitanti la dividono da Macerata

Dice di essere una città produttiva e pensa te che anche le aree supposte industriali a cui hanno dato nomi improbabili come Valle Verde (la green economy è però un’altra cosa) cambiano destinazione d’uso. Diceva di essere l’Atene delle Marche. Ma è il solo capoluogo che ha perso la Banca d’Italia, che ha un ospedale senza nome (e questo significa molto: in prospettiva!), che ha espulso l’Università dal centro e la marginalizza, che ha due case editrici ma non le considera, che ha l’Accademia di Belle Arti ma tiene chiusa a chiave la più importante collezione pittorica del ‘900, che non ha un polo fieristico, non ha un palazzetto dello sport. Mi fermo altrimenti la lettera diventa infinita. Più che Atena, sembra Medea. E forse stavolta rivince Sparta (e quel borgo che sta sul mare), a Macerata non si vede Pericle e la prospettiva è che il potere si radichi ancora di più in mano agli oligarchi. Sai come la trattano qua questa faccenda del Sorpasso? In termini calcistici. Fossi in loro mi preoccuperai di capire se perdendo consistenza Macerata perde centralità. E se perde centralità che ne sarà di lei?

La torre di piazza della Libertà (Foto Picchio)

La torre di piazza della Libertà (Foto Picchio)

Ma tu saresti stato un bagnino e dunque andiamo sul concreto. Nei prossimi giorni Macerata vivrà il suo complesso di Elettra. Stanno preparando il beach volley in piazza della Libertà. Dimmi tu se non è invidia del p…pesce questa! Sbagliano pure la piazza. Perché piazza della Libertà non fu pensata dall’Albornoz come luogo di riunione. Mi dispiace: è uno slargo da caserma, è il luogo delle potenze civili e militari, non è il luogo del popolo. La vera piazza democratica di Macerata è quella più piccola, più angusta, ma dove probabilmente ci fu la riunione degli esuli di Ricina con quelli che venivano da Sancti Giuliani: è piazza Cesare Battisti. Piazza della Libertà è in discesa (o in salita) perché non è l’agorà: è solo una via d’accesso controllata dal potere. Basta considerare che su tre lati è occupata da edifici “pubblici”. Sarà interessante vedere come fanno a mettere in piano il campo da gioco. Magari mobilitano il conte Tacchia! Poi negli ultimi tempi si è sentito dire che piazza della Libertà veniva deturpata da certe presenze. Vero. Ma vomitarci sopra tonnellate di sabbia cos’è: una carezza? I nostri anti-Pericle ad esempio ignorano che la piazza dello scambio e del mercato (non a caso lì c’era e c’è ancora la casa del Gabelliere: raro, non segnalato, esempio di architettura medievale rimasta intatta) era piazza Mazzini, ma di lei non si parla. Poi, caro Mario, pensa te: fanno il beach volley in una città che ha perso (forse) a vantaggio del borgo marinaro di cui sopra la squadra campione d’Italia di volley e che comunque non si chiamerà più Lube Macerata, ma Lube Treia. Dimmi tu se non è invidia del p…pesce questa! Al coperto la pallavolo non si gioca, ma sulla spiaggia che Macerata non ha sì. E pensa che Macerata non ha neppure un mare finito. Nel senso che aspettiamo da anni le piscine, ma non ci sono.

Fortuna che a far ricordare che questo del beach volley, come quella delle piscine, è uno psicodramma ci pensano proprio i maceratesi. Giovedì 10 in concomitanza con l’avvio del finto torneo sulla finta sabbia in una finta piazza ci sarà un flash mob con cuffiette da piscina e occhialetti per chiedere che ci facciano – visto che abbiamo questo complesso di Elettra verso Civitanova – le piscine, che ci facciano nuotare o ammetano di essersi sbagliati. Alle 18 la festa in stile libero in piazza della Libertà vorrebbe essere anche la liberazione da un incubo: questa maledetta invidia del p…pesce. Vedi caro Mario se tu fossi venuto al mondo qui saresti stato un bagnino illegittimo: non hai le piscine da sorvegliare e la sabbia devono fartela finta. Però ti do un consiglio: non andare a nascere a Civitanova, perché altrimenti al nostro ufficiale d’anagrafe gli piglia male. Per la verità anche giù dove hanno il mare vero, la sabbia vera, forse la pallavolo vera, in quanto a nascite non stanno benissimo. I bambini per la festa della Bandiera Blu glieli abbiamo portati noi. Ci hanno trattato bene: erano i bimbi della scuola San Giuseppe che tutti gli anni vano a Civitanova a imparare a conoscere il mare grazie alla Lega Navale.

Foto di gruppo per il laboratorio con i bambini della Lega Navale

Foto di gruppo per il laboratorio con i bambini della Lega Navale

Ma vedi caro Mario, bagnino mai nato, la faccenda è più seria di quel che si pensi. Sai perché dobbiamo portare i nostri bambini a Civitanova? Perché Macerata, la Civitas Marie, la città materna non è un posto per bambini. Ecco perché tu non ci sei nato. E anche ai bambini che vengono da fuori, i cinesini sfruttati come schiavi, nessuno ci pensa. Sai Macerata l’Atene delle Marche non ha mai pensato, come capoluogo, di fare una festa per i cinesini, per farli giocare con i nostri (pochi) bambini e denunciare con un sorriso collettivo l’orrore della schiavitù. Noi in piazza ci andiamo a piedi per giocare a pallavolo, magari con i palloni o con le magliette o con le scarpe cucite dai bambini schiavi! Che non stano all’altro capo del mondo, ma abitano e soffrono nelle case che abbiamo lasciate vuote qui da noi. Se tu potessi dovresti farti un giro alle Vergini, a Corneto o ai giardini Diaz. Vai a vedere come sono messi i supposti parchi giochi. Macerata non ha una ludoteca, Macerata se chiude – com’è probabile – il Don Bosco, se gli scout non hanno più una casa, se la Liviabella non ce la fa a tirare avanti, se la Luna a Dondolo si ferma, se le Pro Loco smettono di organizzare la Befana, non ha un né un luogo, né un’idea, né una fantasia per i bambini. Se chiude l’ascensore del Park Sì non si sa come far arrivare le mamme con i passeggini in centro dove non c’è neppure un posto pubblico dove poter cambiare un pannolino o allattare in pace. Ma del pari non ha imposto ai centri commerciali così generosamente fatti crescere di avere delle ludoteche. Macerata ha le mamme che al primo figlio – che sovente resta l’unico – smettono di lavorare perché non ci sono i nidi, perché confinate nelle nuove lottizzazioni non possono contare sui nonni che sono rimasti, vecchi e soli, in centro storico, Macerata spende un sacco di soldi nel sociale, ma non pensa alla sua futura società. Voi delle cifre? Eccotele: a fronte di 6,7 milioni di euro spesi in beneficienza, ai nidi vanno poco più di un milione, alle materne 81 mila euro. E tutto l’intero comparto istruzione vale meno della metà della beneficienza. Vuoi che ci occupiamo dei servizi culturali. Su 900 mila euro due terzi sono spese di personale. Continuo? Potrei tediarti. Perché tutto quello che riguarda i bambini è frutto o di volontariato o di iniziativa di privati. Ai bambini servirebbero le piscine per le quali si spendono 375 mila euro l’anno avendone una che una bagnarola, ai bambini servirebbe il palazzetto, ai bambini servirebbe il centro chiuso se avessero un posto dove giocare con le loro mamme. Magari evitando di fare lo slalom tra le pantegane come capita in San Giorgio. Ai bambini servirebbe – come ha detto il nostro Sindaco aprendo le Olimpiadi di Macerata costate 60 mila euro – “fare sport come il migliore investimento”. Appunto. Com’è che quando dei ragazzini si sono presentati con uno striscione per dire: fateci nuotare sono stati rimproverati? E com’è che il campo da softball è stato a lungo allagato, che la Maceratese calcio si deve arrangiare da sola, che le scuole di danza non hanno un palcoscenico se non il Lauro Rossi che costa un occhio? E com’è che invece di giocare la vera pallavolo devono giocare il beach volley? Una volta all’anno senza neppure potersi illudere di fare un tuffo dove l’acqua e più blu? Vedi Caro Mario, bagnino mai nato, quaggiù le cose vanno così. Per te non c’era posto. Come dici? “Non ti preoccupare Macerata, ti perdono: non tornare al nulla con me, io nascerò un’altra volta.”



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