Parksì or not Parksì,
l’amletico dubbio in divieto di sosta

LETTERA 22 - Lo strano caso della piazza liberata. Presidente Pallotta, tutto ok? Non ci faccia dire: c’è del marcio a Macerata. E’ pure cacofonico
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Carlo Cambi

Carlo Cambi

 

di Carlo Cambi

Stimatissimo dottor Francesco Pallotta,

so che lei è molto impegnato alla guida della nostra gloriosa APM – società multiservizi voluta da Anna Menghi nella sua , pur breve, ma fruttuosa sindacatura – perciò mi rincresce darle questo disturbo. Le scrivo come cittadino di Macerata preoccupato per la Tasi (è la tassa per i servizi indivisibili: giusto? Dunque il bilancio della sua Apm un po’ influisce) ma che è anche in ansia, visto che risiedo in Centro Storico, per cosa capiterà con i parcheggi, la sosta in piazza della Libertà, gli eventuali balzelli o sanzioni. Mi permetto di scriverle perché risulterebbe che comunque anche lei di lettere ne manda diverse. In particolare sarei interessato a una. E’ vero o non è vero che l’Apm si è già scambiata una lettera d’intenti – precedente alla delibera della Giunta Comunale numero 216 del 4 giugno corrente anno con il lodevole titolo: Smart city, linee d’indirizzo per la valorizzazione del centro storico di Macerata con cui si dispone, tra l’altro, la pedonalizzazione di piazza della Libertà – con la Saba Italia manifestando interesse all’acquisto del Parksì?

E’ solo una curiosità, ma se fosse così ci sarebbe di che sollevare alcuni interrogativi. Amletici, me lo lasci dire. Ce la vedo nella parte del principe di Danimarca che istigato dal fantasma di una passata giunta passeggia nella notte interrogandosi Parksì or not Parksì, that is the question! Comunque mi tocca di fare qualche premessa.

Risulta che la sua Apm dalla sosta a Macerata ricavi più o meno 1,2 milioni di euro all’anno. Resta un mistero capire perché al Comune vadano solo 100 mila euro. Risulta altresì che ogni 5 anni il Comune potrebbe rinegoziare la convenzione con Apm, ma nel 2010 si è dimenticato di farlo. Così lei va avanti per inerzia impegnandosi però a fare investimenti da qui al 2025 per circa 1,8 milioni di euro. Leggendo il suo bilancio si scopre che lei destinerà 500 mila euro al Comune per far ripartire l’orologio della Torre Civica che il Sindaco Romano Carancini ha definito un evento di portata storica. Vero. Resta da capire se in questa vicenda di fantasmi, dubbi, torri, orologi lei sia Amleto, cioè il principe di Danimarca, o Orazio il fido consigliere. Perché pure il nostro Sindaco potrebbe avere il dubbio sui parcheggi e lei come fido consigliere del primo cittadino si è molto calato nella parte. Speriamo solo che a noi maceratesi non tocchi d’interpretare la parte di Marcello, il figlio di Fortebraccio. Poi le spiego perché.

Il presidente di Apm Francesco Pallotta

Il presidente di Apm Francesco Pallotta

Ancora due appunti preliminari. Il primo riguarda una delibera (la 141 del 24 marzo 2010 ) della giunta Meschini – quando si dice la discontinuità – assunta ad liminas della scadenza del mandato in cui si dà, proprio all’APM, l’indirizzo di affittare per due anni il Parksì da Saba per poi procedere all’acquisto. E’ questo il fantasma che le appare come ad Amleto? Il secondo riguarda la storia del Parksì. Se non ricordo male inaugurato da Maulo costò 4 miliardi pubblici. E faceva parte di quel progetto tanto caro al partito del cemento amato della mega città. Ma aveva un senso: se si fosse fatta la variante Pieve-Mattei il Parksì avrebbe avuto un ingresso diretto. E invece la variante non c’è. E il Parksì vive da decenni in clandestinità. Non è un parcheggio coperto è di più; è un parcheggio in incognito, occultato. Anzi per dirla come l’ex ministro Scajola: è un parcheggio a sua insaputa! Ma è anche scoperto: nel senso che ci piove dentro. La giunta Maulo lo dette in gestione e tra un passaggio e l’altro il “Park forse che sì forse che no” – intenso romanzo dannunziano con vicende di amori aviatori e pratiche suicide: pare scritto apposta per la nostra vicenda maceratese – è finito nelle braccia di Saba Italia che se non ricordo male ha una convenzione che scade tra 24 anni. Se le cose stanno così dunque il Parksì è già di proprietà pubblica: è la gestione che è privata. Si potrebbe dire: privata di tutto. Dalla manutenzione, alla pulizia, agli orari dell’ascensore.

Sa perché le scrivo? Perché il nostro Sindaco ha annunciato che la due diligence (la ricognizione dei conti) è già partita. Apm e Saba Italia stanno trattando perché Macerata vuole far emergere dalla clandestinità il suo bel parcheggio che è più uno scambiatore che un sito di sosta. Ma non stiamo a sottilizzare. E’ bene che si sappia che Saba Italia è la controllata italiana di Saba Infrastructures, un giocattolino multinazionale a capitale spagnolo con un giro d’affari per 1,7 miliardi di euro, che ha diversi presidi nel nostro paese dove da Trieste ad Ascoli ha avuto qualche problemino con le amministrazioni comunali, tant’è che ad Ascoli la giunta le ha revocato la convenzione. Ora non si capisce perché ad Ascoli li cacciano e a Macerata si tratta la buonuscita per la Saba. Non è che per caso gli diamo un contentino visto che la Spagna ha preso cinque pappine dall’Olanda ai Mondiali? Cos’è: solidarietà latina coi sodi dei maceratesi? Oppure ci vogliamo tenere buoni i rapporti con gli spagnoli per via dell’Erasmus così anche l’Università si convince a pagare le piscine? Perché se non sbaglio lei dottor Pallotta ha a che fare anche con le piscine. Questa storia del pagamento del Parksì pare un tuffo carpiato, ritornato con una moltitudine di avvitamenti.

Ora carissimo presidente vengo alle domande che volevo farle.

Lei è uno stimatissimo commercialista. Anzi di più: è un consulente aziendale tra i più ascoltati. Tant’è che la Fontescodella spa, pur debitrice – a quanto risulta – per interposto Comune della sua Apm per una bollettuccia da qualche decina di migliaia di euro di forniture d’acqua l ‘annovera tra i suoi professionisti di riferimento. Pare che a lei sia affidato il compito, auspice il nostro Sindaco che non vede l’ora di fare un tuffo in piscina per tuffarsi nella campagna elettorale, di far avere un cospicuo mutuo alla Fontescodella che per ora dalle banche non pare avere ricevuto entusiastiche accoglienze. Si era sparsa la voce anche di un pellegrinaggio romano alla ricerca del contante, ma è una favola. Non si adonti Presidente: in piscina essere (la) Pellegrini e sinonimo di vittoria! Avrei la curiosità di sapere se lei per la Fontescodella si dà da fare per una medaglia o se c’è, diciamo così, anche un gettone. Se la pagano è giusto: ognuno porta l’acqua al suo mulino. Se non fosse l’acqua dell’Apm – come invece ha scritto non smentito su CM l’ottimo Giuseppe Bommarito – sarebbe meglio. Ma quello che davvero mi preme chiederle è questo. Poniamo che un suo cliente le si presenti in studio e le faccia questa domanda: “Dottore dovrei acquistare una società mi dice come posso calcolare il prezzo?”. Lei da stimato professionista probabilmente risponderebbe così: “Valuti il fatturato, poi valuti il risultato di esercizio, infine il patrimonio e l’avviamento. E se poi vuole un parametro secco le dico questo: moltiplichi l’Ebitda per un massimo di otto se è un azienda attraente scendendo nel moltiplicatore a seconda della dinamicità dell’azienda. Ovviamente a questo risultato deve sottrarre l’indebitamento finanziario netto se c’è, o sommare l’attività finanziaria netta”. Sbaglio dottor Pallotta? Lei sa che l’Ebitda si può anche tradurre come capacità di generare utili da parte di un’azienda prima delle tasse e di ogni e qualsiasi altro onere. Ora non è un mistero che Macerata generi a Saba Italia una perdita di esercizio che oscilla tra i 250 e 300 mila euro all’anno. In più il Parksì non è un asset patrimoniale perché i muri sono già del Comune e quanto all’avviamento visto che il tasso di occupazione media è del 10 % (cioè 38 posti occupati su 380 disponibili) è a spinta! Come pensate di pagare 3 milioni di euro – a quanto si dice e a quanto ha affermato prima su Facebook e poi su CM l’avvocato Renato Perticari e anche il consigliere di Macerata è nel Cuore Fabrizio Nascimbeni che ben ha ricostruito la vicenda – una cosa che è un onere?

L'ingresso del ParkSì da via Mugnoz

L’ingresso del ParkSì da via Mugnoz

Saba ha ancora 24 anni convenzione. Alla cifra minima di perdita di 200 mila euro all’anno fanno 4,8 milioni di euro. Gliela pagate voi la perdita? Oddio è vero che lei occupandosi di acqua e anche di piscine sulle perdite dovrebbe avere qualche esperienza. Perdite d’acqua s’intende. Guardi ora che ci penso: non è che volete comprarvi il Parksì per fare un doppiogioco? Cioè invece di fare le piscine pigliate il parcheggio che è spesso allagato e vi viene uno straordinari risparmio perché perdi, pardon, prendi due e paghi uno? Ecco vorrei che mi rispondesse non da presidente dell’Apm, ma da dottore commercialista, revisore dei conti. Lei la farebbe un’operazione così? Se fosse il mio consulente – mettiamo che io sia la Fontescodella spa, tanto per dirne una – vista la situazione mi vorrei sentir dire: “Mettiamoci al tavolino e sentiamo quanto ci danno perché gli togliamo questo incomodo”. Da cittadino mi aspetto che al termine della Due Diligence ci dica: abbiamo preso il Parksì e ci hanno dato tot soldi. Perché diversamente Presidente c’è qualcosa che non torna. E non torna neppure se lei mi dice che rilancerete il parcheggio – speriamo non deturpando i giardini Diaz con una rampa di accesso inutile e dannosa; piuttosto l’APM perché non si prende cura di riqualificarli i giardini? – né se mi dice che così l’Apm si leva di mezzo un concorrente. Perché l’obiezione di fondo rimane: se si compra un’azienda decotta dovendoci investire non si scuce un quattrino. E quanto alla concorrenza non credo proprio che con 38 posti auto occupati al giorno il Parksì sia questo temibile avversario.

Dottor Pallotta però non vada alla Fonte (il Sindaco) e poi Scodella una risposa diplomatica. La risposta la vorrei tecnica: mi spieghi come fanno a stare in piedi i vostri conti.

Per la verità carissimo dottor Pallotta – in attesa delle sue delucidazioni –anche io ho cercato una ratio. Ho scartato la possibilità che la chiave del mistero fosse nell’acronimo APM (mica vuol dire Affari Privati Maceratesi: è Azienda Pluriservizi Macerata) così mi sono ricordato di Machiavelli, di Gian Battista Vico e infine di Wilehim Wundt e della loro “Eterogenesi dei fini”. Significa che talvolta ci si prefigge di giungere ad alti e nobili risultati, ma la conclusione è diametralmente opposta. E’ il nostro caso. Non trova?

Viene il sospetto che tanta fretta nel varare la delibera sul riassetto del centro storico in realtà serva a chiudere la trattativa sul Parksì peraltro raccomandata già dal fu sindaco Meschini. Questo se uno pensa male. Se uno pensa bene invece la può leggere così. Siccome sul riassetto del centro storico c’è contestazione noi ci compriamo il Parksì così facciamo vedere che la delibera non è punitiva, ma rientra in un disegno articolato di città. In entrambi i casi: OK, il prezzo non è giusto. La piazza liberata non val bene una rimessa!

Il fatto si è caro dottor Pallotta che quella delibera sul riassetto del centro storico appare un po’ frettolosa. E dannosa per l’Apm. Nella famosa delibera c’è scritto che il transito in centro è libero da una certa ora in avanti –vi costringeranno a mettere il telepass a Rampa Zara per intascare i due euro che servono a fare passerella a quattro ruote inquinando il già asfittico Centro storico – e che anche se è vietato parcheggiare in Piazza della Libertà c’è la possibilità di parcheggiare pagando con lo sconto negli spazi ora riservati ai residenti. Mi spiega come farà a ripianare i mancati introiti (non mi dica con l’incasso del Parksì perché se lo paga 3 milioni hai voglia a coprire oneri finanziari!) e a rifondere i residenti che non trovano parcheggio e che all’inizio dell’anno le hanno versato i diritti di transito e parcheggio? Non teme una valanga di cause? E ancora: il silos sarà aperto fino alle due di notte e per il disturbo il Comune paga 20.000 euro al gestore. Ora le chiedo: lei che presiede una società multiservizi quando pensa a una Smart City s’immagina, credo, che si possa entrare nel silos pagando con il telefonino o con una cassa automatica? E allora perché versare dei soldi al gestore privato per l’allungamento del servizio? E lei che è il parcheggiatore capo di Macerata direbbe che il silos – oddio, è un nome un po’ enfatico: più che un silos è una stia (si tratta di una gabbia per polli) – è sufficiente ad assorbire la domanda che sarà generata dalla chiusura di piazza della Libertà?

Un’ultima considerazione. Il conto per l’acquisto del Parksì non lo metta su quei famosi 1,8 milioni di euro che l’APM dovrebbe investire da qui al 2025 secondo la convenzione col Comune. Li investa in altre cose, magari in un altro parcheggio. Se i maceratesi si ricordano che il Parksì è già roba loro, che lo hanno pagato quando è stato costruito e che ora pagano di più di quanto è costato solo per gestirlo, potrebbero vestire i panni di Marcello – che figlio di Fortebraccio conquisterà alla fine il trono – che si sentì dire da Orazio: “C’è del marcio a Macerata”. Ce lo risparmi. Non sente che anche un po’ cacofonico?

Ossequi

PS: Ci terrei alla sua risposta perché anche l’avvocato Micozzi è stato così gentile da chiarirmi molte cose, tranne quelle sull’urbanistica, da segretario del Pd e lo ringrazio. Sarebbe un peccato che lei da civil servant qual è non facesse sentire la sua voce in risposta ad un cittadino qualunque.

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