Rampa Zara, Farroni:
“Non mi sono defilato”

MACERATA - La famiglia del commercialista possiede il terreno dove dovrebbe essere realizzata la struttura: "Area disponibile per un parcheggio risolutivo. Quest'opera non può prescindere né da una forte volontà politica é da un chiaro disegno organizzativo della sosta cittadina, né da una precisa idea di sviluppo della città". Pietroni annuncia la chiusura del negozio in centro: "In corso Cavour e Cairoli so fare il mio lavoro, dentro le mura no, un motivo ci sarà, perciò mi tiro indietro"
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Pierandrea Farroni è il proprietario dell'area dove dovrebbe sorgere il parcheggio di Rampa Zara

Pierandrea Farroni è il proprietario dell’area dove dovrebbe sorgere il parcheggio di Rampa Zara

di Alessandra Pierini

La pedonalizzazione di piazza della Libertà, decisa dalla Giunta Carancini, oltre ad animare il dibattito tra favorevoli e contrari, ha allargato il discorso ai parcheggi esistenti e a quelli “agognati”. Non potevano mancare in questo contesto i riferimenti al parcheggio di Rampa Zara, per il quale l’amministrazione aveva presentato a metà mandato diversi progetti tra i quali quello degli imprenditori Domenico Intermesoli e Pierandrea Farroni (leggi l’articolo). Il tema è stato riproposto più volte nelle ultime settimane e chi ha pungolato il sindaco Romano Carancini sul destino del parcheggio di Rampa Zara e sui motivi della mancata realizzazione dell’opera, si è sentito rispondere: «Noi il parcheggio lo avremmo fatto subito ma i privati si sono ritirati».
Pierandrea Farroni, sollecitato da Cronache Maceratesi, chiarisce la sua posizione. 

«La recente polemica sull’eventuale acquisto, da parte dell’Apm, del ParkSi e l’inopportuno mio reiterato coinvolgimento mi impongono, mio malgrado, di intervenire pubblicamente sulla vicenda- dichiara – premesso che non voglio entrare nel merito della questione ParkSi, vorrei che fosse chiarita la storia infinita del parcheggio di Rampa Zara. La mia famiglia è proprietaria dell’area interessata da oltre 60 anni, eccezion fatta per una porzione acquistata circa 20 anni fa quando l’amministrazione guidata da Anna Menghi decise di avviare lo studio per la realizzazione del parcheggio, parcheggio che non ho mai affermato di voler costruire personalmente. Quello che ho sempre desiderato, invece, motivo per il quale mi sono adoperato in questi anni, è che il parcheggio venisse realizzato, poiché lo ritenevo e lo ritengo ancora un’opera fondamentale per favorire la ripresa del centro storico.

All’epoca dell’amministrazione Menghi feci predisporre un progetto avvalendomi anche della collaborazione dell’architetto Francesco Karrer, urbanista di fama nazionale; più recentemente, a seguito del rinnovato interesse manifestato dall’amministrazione Carancini, ho condiviso un’idea progettuale con Domenico Intermesoli. In tutte le sedi ho sempre ribadito la mia volontà di mettere il terreno a disposizione di chiunque ci volesse realizzare un parcheggio che, per la sua dimensione, fosse risolutivo dei problemi della città. Però la realizzazione di un’opera pubblica come un parcheggio non può prescindere né da una forte volontà politica, né da un chiaro disegno organizzativo della sosta cittadina né, tanto meno, da una precisa idea di sviluppo della città stessa».
Secondo Farroni, perchè il parcheggio sia un’operazione vantaggiosa, è necessario soddisfare diverse condizioni: «Volendo mettere un operatore nelle condizioni di pensare alla costruzione ed alla successiva gestione del parcheggio, almeno potendo escludere di fare un’operazione in perdita, credo che alcune precondizioni siano indispensabili. Prima fra tutte la chiusura del parcheggio di via Armaroli (impossibile ipotizzarne uno a valle con quello attivo e la concessione è stata rinnovata da poco) e destinazione dello stesso ad attività commerciali (in centro manca un supermercato di dimensioni adeguate alla clientela che si vorrebbe attrarre); poi la soppressione dei parcheggi a ridosso della cinta muraria ed una forte riduzione di quelli presenti all’interno della stessa, con tolleranza zero nei confronti della sosta in zone non autorizzate e, last but not least, andrebbe individuato dove costruire gli attracchi meccanizzati.
Sono nato a Macerata e risiedo nel centro storico; mi piacerebbe che la nostra città fosse piacevole da vivere per noi ed interessante per quanti la volessero frequentare a vario titolo. Invece il centro storico è inaccessibile, quando esco a fare due passi mi rendo conto di essere uno dei pochi maceratesi ad abitarvi, quando ho la cattiva idea di entrare o uscire dal mio garage c’è sempre qualche mezzo che ne ostruisce il passaggio, quando poi decido di tornare a casa dal lavoro mi devo sorbire code interminabili perché in Corso Cairoli, unico luogo veramente servito dai parcheggi, viene regolarmente tollerata la sosta anche sul lato destro della via.
Dei problemi della città, che poi sono sempre gli stessi da anni, se ne deve fare carico il Sindaco con la Sua amministrazione. Mi rendo conto che in politica attribuire agli altri la responsabilità di ciò che non si è fatto è fondamentale per poter giustificare il “non aver fatto”, il “non aver mantenuto un impegno”; tuttavia ho sempre la speranza che ciascuno di noi, alla fine, si voglia assumere le proprie responsabilità.
Di certo, affermare che il parcheggio non è stato realizzato perché il privato si è defilato significa, quantomeno, non avere la consapevolezza delle proprie attribuzioni ed assegnarle ad altri che non potevano nemmeno immaginare di averle!».

Intanto questa mattina, la Giunta Carancini si è riunita, dopo la maggioranza di lunedì, ma la questione della chiusura alle auto di piazza della Libertà è stata affrontata solo marginalmente, anche per l’assenza di tre assessori, tra cui Stefania Monteverde, impegnata in Prefettura.

Riccardo Pietroni durante la protesta dei commercianti in piazza

Riccardo Pietroni durante la protesta dei commercianti in piazza

I commercianti del centro storico hanno invitato ieri a moderare i toni della discussione ma c’è chi passa alle azioni concrete. Riccardo Pietroni ha infatti deciso di chiudere il negozio di occhiali da sole in corso Matteotti. 
Lo annuncia tramite Facebook con un accorato saluto: «Ho deciso di chiudere il negozio in Centro Storico. Ho sempre saputo che in 20 metri quadrati non si può fare margine, solo esponendo occhiali da sole. Per me però quella vetrina era importante, era un punto di arrivo per chi è nato, come noi, commercialmente fuori dalle mura. Una vetrina con prodotti di qualità e una selezione unica in un angolo tra i più belli di questa città. Ho scelto di mettere marchi innovativi, ricercati, giovani, togliendoli dai negozi di Corso Cairoli e Corso Cavour perché veramente ci credevo. Ho costretto clienti di fuori (già, perché il 40% della mia clientela ancora arriva dalla provincia) a farsi un giro in centro per comprare i Moscot, Spitfire, Saraghina, Epos. Ora non è più immagine, ormai è diventata una battaglia ideologica tra schieramenti politici, giocata sulle spalle di chi in centro ci vive e lavora. Ho visto gente che non ha mai fatto niente in vita sua chiamarmi con disprezzo “Bottegaio” (come se fosse un’offesa). Ho visto una repentina fioritura di esperti di commercio, viabilità, marketing vendere verità come se fossero assolute. Ho visto persone che tessono le lodi del centro senz’auto e che l’ultima volta che ci sono venuti a fare una passeggiata era la notte dei Sepolcri. Ho visto sorgere gruppi di difesa della pedonalizzazione di Macerata non accorgersi che la nostra città ha già un’isola pedonale che è pari a quella di Ancona. Ho visto uomini e donne di cultura offendere i biechi commercianti e poi, due minuti dopo, chiedere contributi e sponsorizzazioni per le loro manifestazioni (tanto per ricordarlo, avvenimenti tipo la Notte dell’Opera, sono quasi totalmente sovvenzionate dai Commercianti. Corso Cairoli lo scorso anno ci ha investito 8000 euro). Ho visto mamme con i passeggini lamentarsi di tre macchine in centro e poi portare i loro figli a passeggiare al Corridomnia tra 1000 auto parcheggiate.

Non sono uno scienziato, mai stato. Il mio lavoro però lo so fare. E se sono bravo fuori dalle mura (in crescita di fatturato, clienti e numero di pezzi venduti) e non sono bravo in centro, un motivo ci sarà. Lascio agli scienziati veri la risposta. Vi prego però di non nascondervi dietro “la crisi”. In corso Cairoli ci sono forse due negozi non affittati, lo stesso in corso Cavour. Basta fare una passeggiata in centro per capire la differenza. Comunque mi tiro indietro. Torno fuori dalle mura dove se dovete mettere una vite ad un occhiale potete fermarvi un minuto e risolvere il problema. Perché una cosa l’ho notata. Tutti quelli che protestano hanno un sacco di tempo libero. Vivono senza macchine, vanno tutti in bicicletta, passeggiano sempre e prendono un sacco di aperitivi in piazza. Almeno l’onestà di ammettere che questa città non si può vivere senza macchina ce l’ho. Con poche certezze ma con la sicurezza di aver fatto del mio meglio».

 

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