Mascherine a 50 centesimi,
le associazioni di categoria insorgono
«Schiaffo alle imprese italiane»

ECONOMIA - Confartigianato e Cna contestano l'ordinanza del commissario Arcuri. La delusione di Cristina Orlandi: «La mia impresa si era attrezzata per la produzione ma ora non potremo continuare». Luciano Ramadori: «Sanzioni per gli speculatori ma non bloccate la produzione italiana»
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Francesca-Bracalente

Francesca Bracalente (vice presidente Abbigliamento Confartigianato)

 

E’ di 50 centesimi il prezzo imposto per le mascherine chirurgiche. Annunciato ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il provvedimento è operativo in seguito all’ordinanza firmata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, che impone un prezzo massimo di 50 centesimi (più Iva) per la vendita al pubblico di dispositivi che dovranno rispettare lo standard previsto dalla norma Uni En 146883. Una misura che ha fatto sobbalzare le associazioni di categoria. In particolare Confartigianato Imprese Macerata – Ascoli – Fermo si dichiara basita di fronte all’ordinanza. Mentre il direttore Cna Macerata Luciano Ramadori boccia il  provvedimento: «Affondano l’industria italiana».

CONFARTIGIANATO –  «Previsti interventi di sostegno alle imprese per la produzione di mascherine, esaltate le performance dei distretti per la loro di dinamicità e velocità di trasformazione delle produzioni per i dispositivi di protezione personale, elogiate le caratteristiche delle produzioni italiane e poi? Il nostro governo ci chiede di produrre a 50 centesimi? Come sarà possibile – afferma Francesca Bracalenti, vice presidente Abbigliamento di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo – per una impresa artigiana impegnata nella produzione di mascherine, produrre il vero Made in Italy a quel prezzo? Sapete che per cucire una mascherina artigianale occorrono 3 minuti e mezzo e circa 0,21 centesimi di euro al minuto? Il costo dei tessuti per produrle ha avuto un incremento di circa il 200%, per non parlare del costo degli elastici e dell’energia. Considerando quindi tutti costi di manodopera e materiali necessari, il totale per una mascherina con materie prime interamente italiane è di circa 1,08 euro».

«Proponiamo il 100% Made in Italy, chiediamo di comprare italiano per far riprendere le nostre attività, stimolando gli acquisti nazionali – continua Moira Amaranti, presidente nazionale della Calzatura – ma con l’ultimo decreto non mi sembra si vada in questa direzione. Aziende ancora chiuse fino al 4 maggio, contributi decisamente insufficienti e fondo perduto ancora in attesa. Ad oggi non capiamo ancora quale sia la ricetta per riprendere e pensare al nostro futuro».

Cristina-Orlandi

Cristina Orlandi

«Sulle mascherine – aggiunge Cristina Orlandi, vice presidente della Pelletteria – il prezzo doveva essere concordato tenendo conto delle esigenze della piccola impresa, con un confronto doveroso con le Associazioni di categoria che conoscono le dinamiche delle realtà aziendali. La mia impresa, come molte altre, si è ben attrezzata per la produzione di questi dispositivi, ma ora non credo che saremo più in grado di continuare, con buona pace di tutti gli investimenti già effettuati e senza l’ausilio di alcun contributo».

«In sostanza – conclude Paolo Capponi – si dà il via libera alle importazioni di materiale di protezione da paesi esteri che non affiancheranno più le nostre imprese nella produzione ma, a tutti gli effetti, si sostituiranno a loro. Di certo le mascherine delle nostre imprese risultano essere costruite con tutti i criteri di salubrità ed ergonomia che si addicono al lavoro di qualità artigianale. Sarebbe stato necessario per la costruzione del costo della protezione, prendere in considerazione tutte le variabili necessarie per il criterio di determinazione del costo o, quanto meno, aprire una forchetta di valutazione».
Confartigianato rinnova l’invito ad acquistare sempre prodotti italiani che rispettano i canoni sanitari e del lavoro per il bene dei consumatori, delle imprese e dei lavoratori, creando così ricchezza nei nostri territori.

Luciano-ramadori

Luciano Ramadori

CNA – «Se da un lato la misura è utile a contenere i costi pubblici – si legge in una nota di Luciano Ramadori, direttore della Cna –  dall’altro lato mette a rischio quelle imprese italiane che hanno deciso di riconvertire la loro produzione in favore di questi dispositivi. Evidentemente si pensa ad una massiccia importazione di prodotti dalla Cina o da altri Paesi dove diritti del lavoro, il rispetto dell’ambiente, l’etica e la responsabilità sociale sono considerati un disturbo allo sviluppo economico.

Fin dalle prime fasi dell’emergenza sanitaria, come Cna  Federmoda abbiamo lavorato per costruire attraverso le imprese una filiera italiana che potesse riportare nel nostro Paese una produzione ormai pressoché totalmente delocalizzata. Una iniziativa che raccolse i ringraziamenti del Presidente del Consiglio e del Commissario straordinario per l’emergenza Covid19.
L’imposizione del prezzo fissata ieri sera rappresenta uno schiaffo alle imprese italiane che hanno cercato di dare un contributo all’Italia mettendo a disposizione conoscenze e competenze e facendo lavorare persone che non gravano sulla spesa per gli ammortizzatori sociali. Il prezzo delle mascherine fissato a cinquanta centesimi non rispecchia i costi di produzione italiani. Ci aspettiamo a questo punto che il differenziale tra cinquanta centesimi di euro e il valore di una produzione Made in Italy per le mascherine venga messo a disposizione delle imprese italiane affinché queste possano continuare a produrre i beni in questione e ad immetterli sul mercato per assicurare la necessaria quantità e qualità delle forniture. Siamo assolutamente favorevoli a contrastare la ripugnante speculazione che qualcuno ha fatto sui dispositivi di protezione ma vi sono diverse modalità per evitarla e mantenere prezzi congrui.
Pensiamo per esempio ad un aumento dei controlli e delle sanzioni per gli speculatori, all’abbattimento dell’Iva, a crediti d’imposta per il costo del personale e degli investimenti dedicati dalle imprese per realizzare le mascherine o pensare alla detraibilità di tali spese da parte del contribuente».

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