Il centrodestra pesca nel Maceratese,
serbatoio di candidati Governatori

ELEZIONI REGIONALI - Dal tolentinate Francesco Massi, in corsa nel 2005, all'ex sindaco di Civitanova Erminio Marinelli, fino a Francesco Acquaroli (già in campo cinque anni fa). E oggi il derby è tra il deputato di Potenza Picena e Fabrizio Ciarapica, attuale primo cittadino della città costiera
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REGIONE NEL MIRINO – Dall’alto Francesco Massi, Erminio Marinelli, Fabrizio Ciarapica e Francesco Acquaroli

 

di Giovanni De Franceschi

Il Maceratese come bacino regionale per il centrodestra. Ogni cinque anni infatti, dal 2005 ad oggi perlomeno, il candidato governatore del centrodestra arriva dalla nostra provincia, forte della posizione baricentrica. Ma la storia dice che non ha mai portato bene alla coalizione. Chissà se faranno eccezione le elezioni della prossima primavera, dove a contendersi la candidatura contro il centrosinistra e i 5Stelle con ogni probabilità sarà ancora una volta un maceratese: uno tra il deputato di Potenza Picena Francesco Acquaroli, investito direttamente dalla leader di FdI Giorgia Meloni ma tenuto ancora in stand by dalla Lega e il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, a capo di una squadra di amministratori lanciata da Paolo Mattei e a cui da mesi Matteo Salvini si è molto avvicinato.

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Francesco Massi (già sindaco di Tolentino e consigliere regionale, oggi segretario generale dei Comuni di Porto Recanati, Montefano e Recanati) ed Erminio Marinelli, medico, storico sindaco di Civitanova dal 1995 al 2007 (oggi è uscito dalla scena politica)

Ma andiamo con ordine. Per non sforare nel secolo scorso, l’ultima volta che non fu scelto un maceratese per guidare il centrodestra era il 2000. All’epoca Vito D’Ambrosio correva per la rielezione e a sfidarlo c’era Maurizio Bertucci, deputato e giornalista romano, a capo di una coalizione targata Forza Italia, Alleanza Nazionale, Cdu, Ccd, Liberal Sgarbi e Lega Nord. Poi arrivò l’epopea Spacca. Nel 2005 il candidato governatore di Ulivo, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Verdi e Idv trovò sulla sua strada il tolentinate Francesco Massi, appoggiato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e Lega Nord. Spacca vinse col 57,76%, contro il 38,54% di Massi. Al centrodestra non andò meglio cinque anni dopo, quando si trovò a contendere la rielezione del governatore di centrosinistra. Fu scelto l’ex sindaco di Civitanova e medico Erminio Marinelli, con una squadra capeggiata da Pdl, Lega Nord, La Destra e civiche. Si fermò al 39,71%, contro il 53% di Spacca, che nel frattempo dalla sua non aveva più l’Ulivo, ma il Pd. E così arriviamo alle ultime elezioni regionali, quelle del 2015. Che per certi versi, almeno fino ad oggi, sono state quelle che hanno regalato più sorprese. In primis, per il salto della quaglia di Spacca, che voglioso di non fermarsi a due mandati e incassato il no secco del Pd, ha di fatto creato una coalizione di centrodestra con Forza Italia, la rediviva Dc e la sua lista Marche 2020. E poi per la novità 5Stelle, per la prima volta nella competizione nelle Marche con Gianni Maggi. Ecco, in tutto questo, il candidato della destra è stato ancora una volta un maceratese: quel Francesco Acquaroli (appoggiato da Alleanza Nazionale-FdI e Lega Nord) che ritroviamo in pole pure oggi. Per Spacca fu una vera e propria debaclé: quarto posto con il 14,21%, dietro ad Acquaroli (18,98%), Maggi (21,78%) e Ceriscioli (41,07%).

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Fabrizio Ciarapica e Francesco Acquaroli

Oggi, come mai prima, il centrodestra parte in vantaggio e ha la chance di conquistare il governo di una regione, tradizionalmente moderata. Vuoi per il boom di Lega e FdI, arrivati a percentuali impensabili fino a qualche anno fa grazie ai leader nazionali Salvini e Meloni, vuoi per la profonda crisi identitaria e di leadership che sta affrontando il centrosinistra, Pd in testa. Il governo Ceriscioli, a torto o a ragione, è stato ampiamente bocciato dai cittadini. E voler riproporre lo stesso schema con lo stesso uomo cinque anni dopo, magari cambiando solo qualche nome o sigla della squadra, molto probabilmente significherebbe auto-condannarsi alla sconfitta. Eppure il partito, guidato dal pesarese Giovanni Gostoli, nicchia, sembra non aver ancora una strategia chiara, ed è sempre più avvitato in lotte intestine. Se a questo si aggiunge il difficilissimo momento dei 5Stelle, alle prese con una riorganizzazione interna complicata da gestire a pochi mesi dalle elezioni, ecco per il centrodestra l’onda perfetta. Quella che sarebbe da cavalcare senza troppi sforzi fino alle porte di palazzo Raffaello. Eppure qualche indizio sul fatto che la partita non sia così scontata c’è. Innanzitutto l’indecisione di Matteo Salvini su Acquaroli. Ormai sono settimane che la Meloni lo ha lanciato come candidato governatore, senza ricevere ancora il sì ufficiale dell’alleato. E’ chiaro che tutto dipenderà dall’Emilia Romagna, il leader della Lega non è più così sicuro di conquistarla e lasciare le Marche a FdI così come previsto dal vecchio accordo di Arcore, potrebbe significare rimanere con un pugno di mosche in mano. Senza considerare che qualora dovesse cambiare idea Salvini, per non buttare a mare la coalizione, servirebbe un passo indietro della Meloni, che a questo punto e visto che Acquaroli ha di fatto già iniziato la campagna elettorale, sembrerebbe una mossa molto complicata da mettere in atto. Così come rischioso sarebbe l’eventuale appoggio troppo tardivo di Salvini: di fatto suonerebbe come un ripiego. La partita, insomma, si è complicata strada facendo e uscire dall’impasse ora a pochi mesi dal voto non è più così semplice. Ma anche nel caso in cui la coalizione dovesse ritrovare la quadra, i nomi sul piatto oggi potrebbero non essere vincenti. Innanzitutto proprio perché entrambi maceratesi. Negli ultimi 20 anni, infatti, ha sempre vinto il candidato espressione del Nord delle Marche. Il che dimostra, se ce ne fosse bisogno, il peso politico di Ancona e Pesaro, rispetto a quello delle altre province. Tant’è che non può essere un caso che tutti i candidati del centrodestra delle ultime tre elezioni arrivino dal Maceratese e siano stati sempre sconfitti. Senza considerare che se dovesse prevalere Acquaroli su Ciarapica, sulla candidatura peserebbe come un macigno il suo essere “troppo” di destra in una regione storicamente moderata. L’ormai famosa cena nostalgica di Acquasanta Terme sarebbe una carta regalata nelle mani degli avversari. Ma chissà, magari invece queste elezioni regaleranno ancora più sorprese.

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