Regionali: Acquaroli più di Castelli?
Ma con la Lega è tutto fermo
Gostoli: «Al momento c’è solo Ceriscioli»

MARCHE 2020 - Il deputato di Potenza Picena sembra gradito a molti all'interno di Fdi. Si aspetta Arrigoni e ora c'è anche la civica di Mattei. Il segretario dem, nonostante l'appello dei sindaci, predica calma e lascia la parola all'attuale governatore
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Francesco Acquaroli e Giorgia Meloni

 

di Giovanni De Franceschi 

Sale Francesco Acquaroli, scende Guido Castelli. Queste le ultime quotazioni, versante centrodestra, per il borsino di Marche 2020. Si fanno sempre più insistenti, infatti, le voci che vorrebbero il deputato di FdI di Potenza Picena come candidato governatore della coalizione fondata sull’asse Lega-FdI-Forza Italia. A farne le spese sarebbe l’ex sindaco di Ascoli, per mesi dato in pole. L’uomo di punta della squadra, nella logica di spartizione delle Regioni, dovrebbe toccare al partito della Meloni. Così avevano detto qualche tempo fa sia il portavoce regionale Carlo Ciccioli, sia la stessa leader di Fdi. Anche se la Lega, per bocca del commissario Paolo Arrigoni, ha sempre cercato di frenare fughe in avanti. Il punto è che da una parte il Carroccio è senza dubbio il partito con più peso specifico, e quindi è ovvio che voglia avere potere di veto sulla scelta del candidato.

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Guido Castelli

Dall’altra però manca ancora di una classe dirigente locale da cui poter tirar fuori un nome valido. Tra l’altro Giorgia Meloni, di cui Acquaroli è da sempre  un fedelissimo, domani sarà prima ad Ancona e poi a Macerata. Non è escluso che la sua visita possa regalare qualche sorpresa in vista di Marche 2020. Senza considerare che nella scena ha fatto il suo ingresso la new entry Partito civico, quella formazione guidata da Paolo Mattei, nipote del fondatore dell’Eni, che sta cercando di intromettersi tra Lega e FdI puntando sul sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica come candidato. Mattei cinque anni fa, con l’appoggio di Massimiliano Bianchini, creò la lista Uniti per le Marche di sostegno al governatore Luca Ceriscioli, lista che portò alla squadra circa 30mila voti (secondo gruppo di maggioranza). Oggi però lo stesso Mattei, dice di aver rotto con Ceriscioli già il giorno dopo le elezioni del 2015 e per evitare di un suo bis ha deciso di saltare nel campo del centrodestra.

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Matteo Ricci, sindaco di Pesaro

CENTROSINISTRA – Anche sul versante centrosinistra le acque restano agitate. L’altro giorno a Civitanova l’assemblea dei sindaci del Pd ha provato a dare la sveglia al partito e al suo segretario regionale. Da Matteo Ricci a Nicola Loira, passando per Valeria Mancinelli, praticamente tutte le Marche da nord a sud, hanno chiesto al Pd di sbrigarsi nella scelta del candidato governatore. «Dobbiamo decidere prima di Natale», aveva tuonato la sindaca di Ancona. Il sottinteso che è apparso di percepire tra le righe di quella assemblea è che nessuno considera Luca Ceriscioli intoccabile. Anzi, tutt’altro. «La giunta Ceriscioli ha lavorato bene, ma c’è un problema di percezione e da recuperare 20 punti percentuali, ma occorre fare presto e individuare un candidato competitivo e un programma», basterebbero queste parole di Ricci per capire l’aria che tira in casa dem. Eppure il segretario regionale Giovanni Gostoli continua a tirare dritto.

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Giovanni Gostoli, segretario regionale del Pd

«Nel Pd – sottolinea infatti – l’unica candidatura a presidente della Regione Marche, al momento, è quella di Luca Ceriscioli e qualunque valutazione diversa non può che partire prima di tutto da chi in questi anni per primo ha rappresentato la comunità con tanti impegno in un tempo segnato da molte difficoltà». Insomma per Gostoli solo un eventuale passo indietro di Ceriscioli aprirebbe le porte a un’altra candidatura nel Pd. «In questi anni – aggiunge – abbiamo governato bene la Regione, ma ancora tanto c’è da fare e qualcosa da migliorare. Invito tutti alla prudenza, tempi e modi per discutere ci sono: è stata convocata la direzione regionale venerdì e lunedì prossimo c’è il tavolo della coalizione. Ciascun alleato di governo dovrebbe essere impegnato anzitutto a raccontare le cose fatte e dare vita a una lista che parteciperà alle elezioni regionali del 2020, prima di preoccuparsi di altro». Il messaggio ai compagni di partito è chiaro. Discorso diverso ovviamente per eventuali primarie di coalizione. Primo perché resta ancora da capire cosa farà il M5S, tempo fa Gianni Maggi era stato abbastanza chiaro: con l’ex rettore della Politecnica Sauro Longhi l’accordo col Pd sarebbe praticamente chiuso. Anche perché Longhi sarebbe il nome giusto anche per una frangia del Pd stesso, anconetani in testa. Secondo, si è già proposto come candidato alle primarie un altro ex rettore, in questo caso di Unicam, il maceratese Flavio Corradini. A cui però, nonostante siano passati mesi, nessuno ha ancora dato una risposta.

 

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