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Chef lascia tutto e vive in camper:
«Aprirò una scuola di cucina,
voglio aiutare Castelsantangelo»

SISMA - Davide Berlenghini, 50 anni, ha deciso di tornare nella terra di suo nonno per dare il via ad una serie di progetti. Per finanziarli ha lanciato un crowdfunding e si mantiene lavorando nel fine settimana in un ristorante di Camerino
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Davide Berlenghini

 

di Monia Orazi

La luce fioca di un lampione illumina un vecchio camper, con dentro un uomo pieno di sogni, per questa terra ferita dal sisma, ma ancora bellissima nella maestosità della natura. Davide Berlenghini a 50 anni ha lasciato tutto e sogna di ricominciare tra le macerie di Castelsantangelo, trasferendo la sua esperienza pluriennale a chi ama l’alto Nera e vorrebbe vivere e costruirsi un futuro ai piedi del monte Bove. Nel vecchio camper donatogli da uno dei castellani doc che non hanno mai lasciato la loro terra, Agostino Batassa, dentro piove e a fargli compagnia c’è solo il cagnolino Otto. La figlia e la compagna, gli affetti più cari sono rimasti a Roma. «A Vallinfante avevo la mia unica casa, ereditata dal nonno in cui fino a 23 anni venivo tutte le estati e gli inverni, prima di iniziare a girare all’estero per fare il mio lavoro – spiega Berlenghini, executive chef che ha lavorato per realtà importanti della ristorazione – quando ci sono state le scosse ho subito cercato di fare qualcosa per questa terra. A settembre sono tornato con mia figlia per vedere casa, niente si era mosso, ho deciso che dovevo fare qualcosa. Il mio sogno è quello di rivedere questi posti come erano per questo ho deciso di aprire qui una scuola di cucina e dei mestieri della tradizione, come il pastore, il casaro, il norcino, il pastaio. Immaginate cosa possa voler dire coltivare antiche colture in queste zone». Qualche altro progetto in mente chef Berlenghini lo ha già, come quello di far venire in queste zone una particolare varietà di ulivo, o l’antico grano intitolato al senatore Cappelli. Per realizzare i suoi progetti si è affidato ad una pagina Facebook dal titolo emblematico “Uno chef tra le pietre di Castelsantangelo sul Nera”, dove giorno per giorno racconta le sue avventure. Il presente è difficile, racchiuso in uno spazio angusto di dieci metri quadrati, un letto sfatto, il fornelletto elettrico e quello da camper vicino, nella zona giorno pochi libri ed un secchio bianco, a raccogliere l’acqua piovana che non smette di scendere, nel freddo di un inizio sera solitario. Per finanziarsi e restare a vivere come i terremotati, ha aperto un crowdfunding e si mantiene lavorando nel fine settimana in un ristorante di Camerino. «Non me ne andrò finché non avrò fatto partire la scuola, spiega, per questi luoghi o si crea un futuro o sarà l’oblio. I giovani potrebbero imparare gli antichi mestieri legati all’enogastronomia e creare a loro volta nuove attività e posti di lavoro, se così fosse avrà vinto tutta la vallata», spiega Berlenghini che ha cucinato anche quel 26 dicembre del 2016 quando a Castelsantangelo venne in visita l’allora presidente della Camera Laura Boldrini. Intanto sui sogni di un futuro possibile, scende la sera piovosa d’autunno, nel cuore gelido di un camper che va avanti con la corrente a gettoni di un’area di sosta fatta per l’estate. Una scelta controcorrente quella di Berlenghini, che immagina progetti per far ripartire questa terra ferita, alle soglie di un inverno che lo sta spingendo a cercare una sistemazione più sicura.

 

 

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