Agricoltori e pastori in piazza
a tre anni dalle scosse di ottobre

SISMA - Si terrà sabato l’iniziativa “La terra non trema: i contadini resistono” della Coldiretti, che ha voluto dedicare alla solidarietà la ricorrenza del 75esimo anno dalla propria fondazione
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COLDIRETTI

 

Gli agricoltori, gli allevatori ed i pastori delle aree terremotate di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo lasciano le campagne per raggiungere Roma con i propri prodotti a tre anni dalle scosse. Si terrà sabato l’iniziativa “La terra non trema: i contadini resistono” è della Coldiretti che ha voluto dedicare alla solidarietà la ricorrenza del 75esimo anno dalla propria fondazione avvenuta proprio a fine ottobre 1944. Nel centro di Roma in Piazza di Sant’Anastasia al Circo Massimo a partire dalle 9 di sabato 26 ottobre il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, insieme a rappresentanti delle Istituzioni nazionali e territoriali, aprirà il più grande mercato delle specialità contadine sopravvissute al sisma che ha sconvolto la vita e il lavoro di ampie zone delle regioni del centro Italia. «Sarà possibile assaggiare i piatti simbolo del terremoto, dalla pasta alla Amatriciana al panino con la porchetta, ma anche acquistare i prodotti salvati dal sisma direttamente dagli produttori agricoli locali – si legge nella nota di Coldiretti  – .Una occasione per aiutare la lenta ripresa dei territori colpiti ma anche per fare un bilancio a tre anni dalle scosse del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre 2016, con i risultati acquisiti, gli interventi ancora attesi e le storie di chi con grande coraggio e dignità è rimasto a vivere e lavorare nelle campagne ferite. Ai danni diretti alle aziende agricole si aggiungono quelli provocati dall’abbandono forzato di interi paesi dove non esiste più mercato per i prodotti delle terra, come emerge dalla prima analisi della Coldiretti delle perdite economiche nelle campagne che sarà divulgata nell’occasione. Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola – conclude l’associazione – che è importante sostenere concretamente affinché la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo».



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