Camerino, l’Albero della speranza:
simbolo della ricostruzione che non c’è

SISMA - A tre anni dalle forti scosse il centro è schiacciato in un vuoto inesorabile, la zona rossa non arretra, 1.965 edifici inagibili, solo 500 domande presentate. Una piazza dedicata all'ex sindaco Conti e la statua di Rocchetti per guardare al futuro. I dati nel cratere. A Bolognola domani presentazione del profumo Epicentro
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L’albero della Speranza

 

di Monia Orazi

A tre anni dal terremoto, Camerino resta una città simbolo della ricostruzione che non c’è, con il centro storico secolare schiacciato in un vuoto che sembra inesorabile, da una zona rossa che fatica ad arretrare. Ci sono 1.965 edifici inagibili, il 72 per cento con danni gravi, sono state presentate circa 500 domande, pari al 25 per cento del totale, per un contributo stimato in 19 milioni di euro. In centro restano da completare quasi la metà delle messe in sicurezza. Anche nelle poche vie strappate dalle transenne dove si può passeggiare, non si incontra anima viva, onnipresenti ai margini della zona rossa sono gli uomini dell’esercito, che sorvegliano la capitale dell’antico ducato dei Da Varano.

statua-rocchetti-camerino-sisma-6-650x650Oggi a tre anni esatti da quella terribile notte, Camerino guarda al futuro ed ha celebrato la voglia di futuro con l’inaugurazione della nuova piazza del Sottocorte village, dedicata all’amato ex sindaco Dario Conti, che scomparso il primo maggio del 2018, fino ai suoi ultimi giorni di vita si era battuto per far partire la ricostruzione e la zona economica speciale, andando personalmente in parlamento, a presentare la proposta elaborata da docenti Unicam. Insieme alla piazza si è scoperta anche la statua di Nazareno Rocchetti, intitolata “Albero della speranza”, che raffigura uomini con le braccia protese al cielo e le radici salde nella loro terra. Sono intervenuti gli amici di sempre di Dario Conti, quei socialisti storici come Ivo Costamagna, Moreno Pieroni, Francesco Acquaroli, l’ex sindaco del terremoto di Serravalle Venanzo Ronchetti, ne ha tracciato un ritratto toccante e sobrio, come a lui sarebbe piaciuto l’ex assessore Sante Elisei, al suo fianco quando Conti è stato sindaco di Camerino dal 2009 al 2014. Intervenuto anche il senatore Giuliano Pazzaglini. A scoprire la targa a lui dedicata sono stati la sorella ed i nipoti, insieme al sindaco Sandro Sborgia.  «L’albero della speranza è il simbolo del coraggio, della memoria, ma anche dello sguardo puntato al domani – ha detto il sindaco Sborgia – la nostra speranza è quella di riavere Camerino. Speriamo di completare al più presto le messe in sicurezza di tornare all’interno della città, per passeggiare ed incontrarci e ritrovarci. La cosa più importante è quella di iniziare ad autorizzare l’esecuzione delle prime opere di ricostruzione. Il nostro pensiero è rivolto alla città, alla comunità affinché possa tornare quella di prima, anche meglio di come è sempre stata. Camerino è una città accogliente, viva, dove si respirano arte, storia, cultura, non possiamo privarci di tutto questo, lo abbiamo dentro».

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In prima fila il sindaco Sborgia e il rettore Unicam Pettinari

Da Camerino, allargando lo sguardo al resto della provincia, la ricostruzione stenta a decollare. Complessivamente sono arrivate all’ufficio speciale ricostruzione circa 5mila 300 domande di contributi, per una cifra di 282 milioni di euro. Al primo posto per numero di pratiche presentate il Comune di Tolentino con 617 richieste pari a 61 milioni di euro, seguito da Camerino, poi da San Severino con 405 domande e 29 milioni di euro. Tra i comuni più colpiti Castelsantangelo è ferma a 60 domande, Visso a 219, Ussita a 97. «E’ una vergogna, occorre una legge nazionale sul terremoto – tuona Venanzo Ronchetti ex sindaco della Serravalle terremotata del ’97, rinata come una moderna fenice dalle sue ceneri – non si può ogni volta ricominciare da capo, con normative diverse. Le norme del sisma del 1997 hanno funzionato bene. Quell’esperienza fatta poteva essere ripresa, con lievi modifiche ed avevamo un modello che andava bene per tutte le altre zone d’Italia. Questo bisogna fare, non si può ricominciare da capo ad ogni sisma, perdendo 3 o 4 anni, prima di iniziare ad intervenire. Con norme certe in pochi mesi si saprebbe dove partire. Oltre a questo ci sono altri problemi, ad esempio si deve aumentare il personale dedicato alla ricostruzione, questi ragazzi devono avere delle garanzie non possono attendere ogni anno il rinnovo del contratto. Anche per i controlli, allora il 20 per cento erano fatti dalla Regione. Noi come Comune di Serravalle avevamo assunto due persone, che controllavano ogni stato di avanzamento dei cantieri, ha funzionato. Nella legge nazionale dovrebbe essere scritto che lo stato mette i fondi per la ricostruzione, che devono essere gestiti da Regione e Comuni. Deve essere la Regione a fare le delibere, che si possono modificare in pochi giorni se non vanno bene, mentre un passaggio in Parlamento richiede sette, otto mesi, così non ci siamo».

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La distribuzione dei contributi post sisma a seconda della distanza dalla zona di Castelsantangelo

Nelle zone più colpite si ricostruisce, meno che altrove. Un ingegnere romano, con la seconda casa ad Ussita e radici sui Sibillini, Alessandro Santi si è cimentato nella distribuzione geografica delle domande di contributo presentate, mettendo come base Castelsantangelo sul Nera, epicentro delle scosse del 26 ottobre di tre anni fa. Entro i primi dieci chilometri sono state presentate solo 376 pratiche per 10 milioni di euro, fino a 25 chilometri 1495 pratiche per 68 milioni di euro. Il grosso delle pratiche si concentra nella fascia da 25 a 42 km di distanza, con 2961 pratiche e 169 milioni di euro di fondi. Altre tremila pratiche sono state presentate oltre questa fascia chilometrica, per quasi duecento milioni di euro di finanziamento. Di fronte ad un fotogramma fermo a quasi tre anni fa, una piccola nota di speranza, viene da Bolognola. Sarà presentato domani pomeriggio alle 16 il profumo “Epicentro”, creato da Filippo Sorcinelli, ispirata dal verde dei boschi, dall’azzurro del cielo, dal profumo di muschio delle vallate che circondano il paese. Epicentro, extrait de parfum, è la fragranza dedicata a questo fenomeno ed in particolare al piccolo paese di Bolognola, piccolo comune di 138 abitanti, il più alto della Regione Marche, posto al centro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, colpito gravemente dal terremoto. Sarà consegnato nelle mani del sindaco Cristina Gentili e dei residenti, il primo assegno con i ricavi delle prime vendite del profumo. Si terrà poi nella chiesa di Santa Maria delle Grazie un concerto.

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Sante Elisei e Sandro Sborgia

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La sorella ed i nipoti di Conti scoprono la targa

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