Perché i Salesiani chiudono
MACERATA - Il ricordo della prima donna ad insegnare in viale Don Bosco
di Donatella Donati
Ho chiesto anche io al preside dei salesiani il perché di questa decisione. Avevo un qualche diritto in più di saperlo essendo stata la prima donna in assoluto che ha varcato come insegnante il portone di viale don Bosco. Era la metà degli anni sessanta e una sera ricevetti una telefonata dall’allora direttore Santoro. Nel colloquio successivo mi chiese se potevo prendere l’incarico dell’insegnamento di Storia dell’arte nel loro Liceo classico, quattro ore settimanali, sezione unica. Accettai subito e con la regolare autorizzazione del preside statale da cui dipendevo, assunsi servizio e per tre anni fui l’unica componente femminile del consiglio di classe costituito da sacerdoti di valore, Schinchiarol per il greco, Carnevale per italiano e latino. Spaggiari per matematica, Ciurciola per Scienze (era anche il preside), e qualche tempo dopo un laico, Farnè, per filosofia. Per me è stata un’esperienza giovanile molto interessante; gli studenti, tutti maschi naturalmente e molti convittori, mostravano gradimento per la mia presenza e la mia appassionata conoscenza della storia dell’arte. Alla fine di gennaio partecipavo al pranzo sociale in onore di don Bosco, nessun problema nei miei rapporti con i colleghi, diventati in breve amichevoli. Tra gli studenti molti attuali professionisti con i quali ho rapporti di sincera stima. Tra loro anche un attore, Raffaele Curi, che è oggi un promotore di eventi per la Fendi. Partecipai anche all’inaugurazione delle nuove camerate, con box riservati per i letti e, se non ricordo male, delle decorazioni in rosso. –Perché, dunque, perché? -, ho chiesto al preside attuale. –Ricorda quanti laici c’erano nel suo primo ingresso? Non era forse la sola? Oggi non c’è più un salesiano che insegni, i professori sono tutti esterni…-
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