Il ricordo di don Ubaldo Paciaroni: inaugurò la sede dell’oratorio salesiano

Nato a Macerata, è scomparso nei giorni scorsi. Aveva 92 anni dei quali 76 di professione salesiana e 66 di sacerdozio
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Don Ubaldo Paciaroni

Nei primi anni ’60 fu ultimata la nuova costruzione in cui si trasferì l’Oratorio salesiano di Macerata. La sede fu inaugurata l’8 dicembre 1962, con l’intervento del vescovo Monsignor Cassulo. Era direttore dell’Oratorio all’epoca don Ubaldo Paciaroni, morto mercoledì scorso  ad Ancona a 92 anni di età, dei quali 76 di professione salesiana e 66 di sacerdozio. A lui devono molto gli scout maceratesi e la società sportiva Robur. E’ stato guida per tanti maceratesi tra i quali Pino Brizi, l’asso della Fiorentina anni Sessanta e Romano Mari, attuale presidente del Consiglio di Macerata.

Così è stato ricordato nel corso dell’omelia del suo funerale da don Antonio Sanna:
«Don Ubaldo era nato ad Appignano  il 17 Luglio del 1921, da Giulio e Viola Romagnoli. Nella sua famiglia ha certamente trovato un ambiente ricco di virtù umane e cristiane, specialmente una fede genuina impastata con il lavoro sacrificato, il senso del dovere, la cura della famiglia e la solidarietà. In questo clima ha maturato il desiderio di offrirsi al Signore per dedicarsi ai fratelli. Questo si è concretizzato nell’incontro con i salesiani, avvenuto all’età di undici anni nella casa salesiano di Tolentino, che hanno aperto al giovane Ubaldo una nuova prospettiva fatta di gioia profonda e dedizione senza risparmio al Signore e ai giovani. Lo troviamo ad Amelia nel 1936 per l’anno di noviziato, coronato con la prima professione religiosa nel 1937. Continua il cammino di formazione salesiana (studi filosofici) a Lanuvio negli anno 1937 – 1940, vivendo poi il tirocinio pratico nelle case di Tolentino e Trevi (1940 – 1944) e donandosi totalmente al Signore, nella professione perpetua, nel 1943. Gli studi teologici lo vedono a Roma – Sacro Cuore (frequentando la Gregoriana) per quattro anni. Il 13 Luglio 1947 viene ordinato sacerdote nella Basilica del Sacro Cuore, da Mons. Salvatore Rotolo SDB, Vescovo di Altamura e Acquaviva delle Fonti (BA).
Il cammino del giovane Don Ubaldo è stato sereno e profondo, nonostante il periodo non facile della guerra. I Superiori ne mettono in risalto la bontà, le belle qualità e lo spirito di pietà. Don Ubaldo vive i primi diciassette anni di ministero sacerdotale come consigliere scolastico nelle case di Amelia (1947 – 1949), Terni (1949 – 1953) e Macerata (1953 – 1964).
il ministero salesiano e sacerdotale di Don Ubaldo viene speso nell’attività educativa, specialmente nell’insegnamento scolastico e nella cura delle attività del tempo libero e della disciplina. Questo tipo di servizio pone ogni educatore a contatto quotidiano con i ragazzi, esige pazienza, competenza, dedizione e, per un salesiano, la continua presenza in mezzo ai ragazzi, punta di diamante del sistema educativo salesiano e leva strategica per costruire un’autentica relazione educativa. Dal 1964 al 1975 lo troviamo a Perugia con l’incarico di economo, poi passa a Terni – San Francesco come direttore dal 1975 al 1977.
Con questa esperienza di servizio ai confratelli si chiude una prima fase della vita del nostro Don Ubaldo. Il suo cuore generoso, il desiderio di portare Cristo ai suoi fratelli e l’attenzione ai piccoli e ai poveri hanno fatto maturare in lui il desiderio di andare missionario in Argentina a Gobernador – Costa – Chubut, dove rimarrà per sei anni (1977 – 1985). In questo momento non ho presenti particolari ricordi o parole dette da Don Ubaldo su questa particolare esperienza. Certamente l’esperienza missionaria lo ha segnato dal di dentro, allargando gli orizzonti e il suo cuore a tutti, e ha permesso a tanti di cogliere nella sua bontà il volto di Gesù Buon Pastore che si china su chi è più debole e bisognoso.
Rientrato in Italia per tre anni (1985 – 1988) sarà economo a Ravenna e poi giunge qui ad Ancona dove svolge diversi incarichi: vicario del direttore dal 1988 al 2001 ed economo dal 1988 al 1991 e poi, come lo avete ben conosciuto, confessore e collaboratore in parrocchia nei diversi compiti ministeriali.
Dietro queste tappe e ruoli ricoperti ci sono volti di ragazzi, giovani e adulti incontrati a scuola, in missione, in parrocchia e in confessionale: accoglienza, presenza, attenzione, consiglio, passione educativa… La cattedra scolastica, il servizio ai confratelli, la cura pastorale e confessionale sono i luoghi dove il nostro Don Ubaldo è stato segno di Cristo Buon Pastore e mediatore generoso delle ricchezze della grazia di Dio, specialmente nell’esercizio del ministero presbiterale. “Tuo fratello risusciterà…Io sono la risurrezione e la vita!” Il brano evangelico ci presenta la risurrezione di Lazzaro. In essa abbiamo un’autorivelazione di Gesù: egli è la risurrezione e la vita. Il brano è intenso e carico di commozione; la morte è sempre uno strappo duro e lacerante, più forte quando si tratta di un giovane, ma sempre di separazione dolorosa si tratta, anche nel caso di una persona adulta e matura, anche di un pastore che ha lavorato a servizio del Signore per il bene dei giovani. Ma è proprio la parola del Signore che in questi momenti toglie il sigillo al nostro dolore muto, ci apre alla prospettiva della risurrezione e interpreta nel modo più vero e autentico la vita del nostro caro Don Ubaldo. All’ “io sono” di Gesù, io sono la risurrezione, deve corrispondere il nostro “io credo”. Crediamo, come ci fa dire il prefazio, che “sei tu, Signore, colui che ci dà la vita e ci sostieni con la tua provvidenza”. Siamo chiamati a fare nostro l’atto di fede di Marta: “so che risusciterà nell’ultimo giorno”. Sì, anche noi crediamo e confermiamo nella fede che anche il nostro fratello Don Ubaldo risusciterà e per questo preghiamo, perché il mistero pasquale del Signore Gesù, crocifisso e risorto si compia pienamente in lui.
Tutti ricordiamo la sua profonda umanità, la disponibilità, l’incoraggiamento, la laboriosità e la dedizione continua nei confronti di quanti incontrava, specialmente quanti avevano più bisogno di attenzione e di cura. Don Ubaldo ha concluso la sua giornata terrena carica di opere buone; si è fermato solo quando le forze e le precarie condizioni di salute non gli hanno più permesso di continuare e di essere sempre presente».



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