Le sfide del lavoro ai tempi del Covid:
«Servono più misure sociali,
a rischio il lavoro femminile»

MACERATA - Silvia Spinaci, responsabile cittadina della Cisl, in dialogo con Narciso Ricotta, ha spiegato criticità, opportunità e protocolli per chi tornerà operativo da lunedì. Con l'invito a non abbassare la guardia: «Se le norme non vengono applicate contattateci subito. E' prevista la sospensione dell’attività fino al rispetto delle misure». Affrontato anche il tema delle famiglie che non sanno dove o a chi lasciare i figli
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RICETTE – Narciso Ricotta e Silvia Spinaci questo pomeriggio in diretta Facebook

 

di Federica Nardi

Dallo smart working che rischia di «diventare alienante» se non regolamentato, passando per le nuove misure di sicurezza, fino ai genitori che non sanno a chi lasciare i figli con il lavoro femminile a rischio. Lunedì si torna a lavorare – in provincia riprendono l’attività 27mila imprese con 86mila addetti – ma come e con quali tutele?. Questo il tema affrontato da Silvia Spinaci, segretaria della Cisl di Macerata, in dialogo virtuale con Narciso Ricotta, assessore e candidato del centrosinistra, che ogni venerdì organizza una diretta Facebook.

Ricotta, ormai in veste di intervistatore, ha voluto “celebrare” così il primo maggio, festa dei lavoratori. Ma al momento non c’è molto da festeggiare. A partire dagli ammortizzatori sociali che per molti, dopo due mesi di lockdown a causa del coronavirus, restano un miraggio. «Le procedure d’accesso non sempre sono semplici – spiega Spinaci -. Molte aziende hanno deciso di non anticipare la cassa integrazione. Per questo a livello nazionale abbiamo concluso con l’Abi un accordo per l’anticipazione degli ammortizzatori. Il sistema presenta comunque ancora delle difficoltà burocratiche. Abbiamo avuto proprio ieri un confronto con Inps. Le domande di cassa integrazione sono state per lo più approvate ma i pagamenti non sempre sono arrivati ai lavoratori. Questo crea problemi a chi vive del proprio lavoro e c’è il grosso tema degli affitti. Può essere affrontato a livello locale con fondi dedicati, che però già erano limitati quando non c’era l’emergenza. Stiamo chiedendo di introdurre fondi straordinari per questo a livello regionale e nazionale. Questa emergenza ha evidenziato quanto il sistema degli ammortizzatori sociali vada rivisto, corretto e rinforzato. Ci sono tanti settori scoperti. Non è un caso che sia stato necessario riattivare la cassa integrazione in deroga».

E poi c’è lo smart working. «Fino alla vigilia di questa brutta emergenza sembrava una chimera – prosegue la sindacalista-. Poi molte amministrazioni pubbliche, anche da noi, su forte sollecitazione sindacale, si sono aperte a questa modalità. Lo hanno fatto anche diverse aziende. Sicuramente si poteva usare di più». Inoltre «è stato attivato in via emergenziale, c’era anche la deroga all’accordo sindacale. Ora la sfida è di non perdere la grande esperienza fatta, però tutelando meglio i lavoratori. C’è il famoso diritto alla disconnessione: molti dicono che se lo smart working non è regolamentato rischia di diventare fagocitante e anche alienante».

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Narciso Ricotta

Cgil, Cisl e Uil, hanno lavorato anche a un protocollo, già recepito dal Governo, per garantire la salute di chi aveva continuato a lavorare in sede e che ora si estenderà a chi tornerà a farlo da lunedì. «Sono misure che diventeranno sempre più strutturali, per un periodo medio lungo. La nostra vita deve cambiare anche nei luoghi di lavoro – dice Spinaci -. Ci sono misure organizzative, fondamentale è garantire il distanziamento fisico. Può essere realizzato, spesso, modificando turni e cicli di lavoro. Bisogna modificare le modalità di accesso per evitare assembramenti. Poi misure di prevenzione, come la misurazione della temperatura. C’è tutto il tema della tutela dei lavoratori fragili che devono avere la possibilità di lavorare ma ancora più in sicurezza. E poi regole per il rientro a lavoro di chi ha contratto il Covid 19. E anche l’adozione dei Dpi che sono diventati obbligatori. Questo vuol dire che la sicurezza sul luogo di lavoro ora diventa un tema che travalica i confini del luogo in sé, perché nel momento in cui riprendono le attività, significa che dalla tutela della salute dei lavoratori passa quella di tutte le comunità territoriali».

Proprio ieri c’è stato un incontro tra sindacati, prefettura, Inail, Inps e Asur su questo tema: «Abbiamo riscontrato molta attenzione e la condivisione di una volontà di garantire la sicurezza anche con un sistema coordinato di controlli e ispezioni. Se un lavoratore si accorge che le norme non vengono applicate ci contatti immediatamente. La legge prevede la sospensione dell’attività fino a quando non vengano rispettate le misure».

Infine il tema delle famiglie che non sanno dove o a chi lasciare i figli. «Ci sono i congedi parentali straordinari e il bonus baby sitter. Entrambi vanno chiesti all’Inps. Basta rivolgersi ai patronati e fare domanda. C’è comunque un’urgenza per la proroga e il rifinanziamento di queste misure. Vanno anche estese. Sappiamo che c’è un rischio di penalizzare il lavoro femminile. Partiamo già da una situazione complessa. Oltre alle misure nazionali si può far riferimento al livello locale. Abbiamo bisogno di più sociale da costruire nei territori. I centri estivi possono essere un’attività da far ripartire e bisognerà ragionare su come, garantendo la sicurezza. Oppure un albo comunale di baby sitter, misure in base all’Isee». Insomma, «ripensare i servizi sociali sul territorio adeguandoli ai nuovi bisogni».

In questo periodo i sindacati hanno «ricevuto richieste di assistenza continua. È un impegno che però ci onora e dimostra quanto c’è ancora bisogno di organizzazioni sindacali», conclude Spinaci. Il prossimo appuntamento in streaming con Ricotta vedrà ospite lo psicologo Adelio Bravi, che si occuperà di spiegare alcuni effetti della quarantena e del ritorno graduale all’aria aperta previsto dalle ultime ordinanze regionali.

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