«Le urla e il pianto di mia madre al telefono:
“L’ha uccisa. Corri. Prendi l’aereo”
Così ho saputo della morte di mia sorella»
FEMMINICIDIO DI LORETO - La drammatica telefonata che ha raggiunto Savino Fortunato a Milano, avvisandolo dell'omicidio della sorella Luigia, 33 anni. La corsa notturna verso la Puglia. I timori taciuti per tutelare il bambino e quel messaggio inviato da Sami Khemaies alla mamma della vittima: «E' morta prima dell'arrivo dei carabinieri»

Appoggiato alla porta, con gli occhiali da sole, straziato dal dolore, il fratello di Luigia: Savino Fortunato insieme alla moglie. Nei riquadri Luigia Fortunata e Sami Khemaies
di Alberto Bignami
Savino Fortunato indossa un paio di occhiali scuri che non riescono a nascondere le lacrime che gli rigano il volto per la perdita della sorella Luigia.
Accanto a lui, la moglie lo tiene per un braccio, circondata dagli altri familiari in un silenzio carico di strazio. Dai modi gentili e misurati di Savino emerge il profilo di una famiglia stimata e laboriosa, la stessa in cui è cresciuto insieme a Luigia, la giovane donna, di 33 anni, che è stata brutalmente uccisa dal compagno, Sami Khemaies, ora rinchiuso a Montacuto con l’accusa di omicidio volontario.
La tragedia si è consumata nella serata di ieri, stravolgendo in pochi minuti la vita dei familiari.
Savino, che si trovava a Milano per motivi di lavoro, ricostruisce quei momenti concitati. «Ieri sera mi aveva videochiamato mia moglie – ricorda –. Poco dopo aver chiuso con lei vedo la chiamata di mia madre. Quando rispondo, sento la sua voce soffocata dal pianto: “L’ha uccisa, l’ha uccisa. Vieni qua. Corri. Ho bisogno di voi. Prendi l’aereo”. In quel momento è stato il panico totale».
Senza perdere tempo, Savino si è messo in viaggio. «Sono arrivato qui a mezzogiorno di oggi. Ieri sera alle 23 sono partito da Milano. Ho preso mia moglie e siamo corsi in Puglia». Un tragitto lungo, scandito dalle notizie che iniziavano a circolare sui media. «Mentre venivamo in macchina sentivamo alla radio la notizia del delitto», aggiunge la moglie di Savino. «Lui ascoltava e piangeva. Continuava a ripetere: “Perché non ho potuto fare niente?”».
«Non abbiamo ancora realizzato del tutto quello che è successo. Non l’abbiamo ancora vista», confessa Savino, faticando a parlare al passato della sorella.
Luigia viene descritta come una donna solare, instancabile e profondamente dedita al suo bambino e al lavoro. In passato aveva imparato il mestiere nel grande ristorante di famiglia da 500 coperti, mentre ultimamente era impiegata come operaia in una ditta.
«Si è sempre data da fare, non stava mai con le mani in mano», racconta il fratello. «Faceva volontariato, era una splendida persona e al piccolo non ha mai fatto mancare nulla. Il suo unico svago era stare con noi, in Puglia, appena riusciva a ottenere qualche giorno di ferie».
La famiglia stava programmando un momento di ritrovo proprio per i prossimi giorni. «Sabato della prossima settimana compirò 31 anni», spiega Savino. «Stavo organizzando una piccola festa e volevo far tornare a casa mia madre e Luigia. Proprio ieri mattina avevo detto a mamma che ci saremmo sentiti in serata per metterci d’accordo». Quella telefonata, invece, non è mai avvenuta.
Al dolore per la perdita si aggiunge ora il peso dei rimpianti, un fardello difficile da gestire. «La cosa più brutta è stata doverlo comunicare a mio padre, che è malato e non può spostarsi», prosegue Savino. «Per quello che è successo ora ci diamo tutti la colpa. Non ci aspettavamo un epilogo simile. Sapevamo che il compagno era una persona violenta, ma Luigia non lo aveva mai denunciato per tutelare il bambino, che era legatissimo sia alla mamma che alla nonna. E poi, appena pochi giorni fa, stavano passando tutti insieme delle giornate al mare». Insomma: nulla, ma proprio nulla, faceva pensare a una imminente, simile, tragedia.
La dinamica dell’ultimo giorno fotografa invece una situazione di tensione degenerata rapidamente. Ieri, durante un violento litigio, la madre di Luigia era andata a prendere a casa il bambino, per allontanarlo dalle urla, lasciando la figlia con il compagno nell’abitazione. Più tardi, sul telefono della donna è arrivato un messaggio lapidario: «E’ morta».
La madre di Luigia, non capendo bene il senso di quel testo, è andata sul posto, portando con sé il piccolo, per capire cosa intendesse dire. Pensava, era convinta, che fosse una frase scritta «Per farla correre, metterle fretta», ma quando è arrivata ha però trovato la strada già presidiata dai carabinieri capendo immediatamente cosa, di tremendo e disumano, era accaduto.
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“Siamo corsi in Puglia”. Ma chi scrive (o non ne fa l’editing) queste baggianate?
E’ ora di cominciare a dare spiegazioni di questi fatti dolorosi e inaspettati… Imprevisti? Affidati al caso? Ai miei tempi, quando un figlio, o una figlia, doveva sposare qualcuno di un’altra città, ci si informava presso i Carabinieri e, meglio ancora, dal Parroco se “la persona aveva avuto matti in famiglia, o genitori con malattie veneree”. Oggi, con gli stranieri, dovremmo aggiungere la loro formazione mentale in base alla loro religione e alla tradizione tribale.
Oggi, i giovani sanno tutto, capiscono tutto, fanno tutto ciò che piace a loro. Poi, i risultati si vedono…
Per i fatti di sangue, vendiamo cosa dicono gli “esperti”…
Psichiatri e psicologi dicono le opinioni fondate sui loro studi della mente umana, che generalmente collocano nel cervello. E quindi la pilloletta va bene…
I sacerdoti la mettono su “mistero”. Quindi non sanno che dire. Oppure, ne danno una spiegazione alla pari dei politici, che attribuiscono le cause alle politiche socioeconomiche sbagliate, eccetera. Magari attribuiscono la “cosa” al caso, dato che Dio non manda il “male”, ma solo il “bene”. E se ne sta lassù, da qualche parte, a guardare il pianeta e i suoi affanni… Dicendo, giustamente, che se le persone rispettassero mi suoi Comandamenti e regole, le cose andrebbero meglio.
L’esoterista, che si interessa di cose occulte, o occultate, ti parla del karma, ossia della legge di causa-effetto, o legge di conseguenza, stupendamente detta dal Cristo “se semini vento, raccogli tempesta”. Sì, magari è così: se chi è “causa” e chi è “effetto” della vicenda deve pagare o riscuotere “qualcosa” di questa vita. Ma se in questa vita una persona si è comportata bene, per che cosa deve pagare? Allora vai nelle vite precedenti e “vedi” come si è comportata quella persona che, oggi, da innocente “paga”. Pure se è un bambino…
Se affidiamo tutto al “caso”, allora Dio non esiste, o è uno che se ne sta oltre l’Olimpo a guardare le stelle. Ma se Egli esiste, allora è valida la cosiddetta “reincarnazione” (nome inesatto), da Lui impostata per il suo ordine di giustizia, come il famoso Vaso di Pandora, oggi definito Luce Astrale, che ci fa comprendere che i guai che capitano addosso al pianeta, altro non è che ciò che il pianeta ha prima immesso nel Vaso di Pandora-Luce Astrale. E che ci sta ritornando addosso per pagare il disastro mentale e spirituale che abbiamo creato in questo 80 anni di pace, in cui abbiamo distrutto ogni ordine morale…
Così è, se vi piace.