Nuovo ospedale, Iommi richiama Marchiori:
«Procedura Vas stoppata in Provincia.
Quei 14 ettari non servono all’opera»

MACERATA - L'ex assessore all'urbanistica e attuale consigliere di maggioranza: «L'area residua deve tornare nella pianificazione ordinaria. Si può accelerare l'iter anche con un'altra procedura»

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Il rendering del nuovo ospedale

Dopo l’annuncio dell’avvio della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) per il Piano particolareggiato del nuovo ospedale di Macerata (leggi qui), torna sul tema l’ex assessore all’Urbanistica Silvano Iommi, oggi consigliere comunale di Forza Italia, che interviene sulla pianificazione dell’area destinata al futuro presidio sanitario.

Lo scorso 19 maggio, nell’articolo di Cronache Maceratesi, l’assessore ai Lavori pubblici Andrea Marchiori aveva annunciato l’avvio della Vas, spiegando che «siamo già in stato avanzato sia per quanto riguarda la progettazione per raggiungere il livello del progetto di fattibilità tecnico-economica sia per la parte amministrativa», con l’obiettivo di chiudere l’iter entro la fine dell’anno. Secondo Iommi, però, la procedura presenta alcuni aspetti che meritano una riflessione.

«Il 19 giugno scorso l’assessore ai Lavori pubblici pubblicava la notizia di aver inviato alla Provincia, organo competente, il Piano particolareggiato del nuovo ospedale alla Pieve, cioè il Piano particolareggiato prescritto dalla cosiddetta “variante Carancini”, adottata nel settembre 2019 e approvata definitivamente nel maggio 2020 – dice Iommi -. L’invio era finalizzato a ottenere l’esclusione dalla procedura Vas del Piano particolareggiato, ma recentemente l’ufficio competente della Provincia ha ritenuto che non sussistessero tutti gli elementi tecnico-conoscitivi e di trasparenza necessari per procedere all’istruttoria dell’atto. Pertanto la pratica è stata dichiarata non procedibile e rinviata al Comune affinché la integrasse con quanto richiesto».

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Andrea Marchiori e Silvano Iommi durante un evento pubblico

Per l’ex assessore, tuttavia, la questione non si esaurisce negli aspetti amministrativi. «Fin qui la vicenda potrebbe sembrare ordinaria burocrazia. In realtà sottende un’importante questione di politica urbanistica che riguarda l’intero assetto dell’area».

Iommi ricorda che «la cosiddetta variante Carancini, perimetrata all’epoca in assenza del Progetto di fattibilità tecnico-economica di competenza della Regione, destinava ad attività sanitaria un’area di 23,5 ettari con una potenzialità edificatoria di circa 450 mila metri cubi».

«Oggi, con il progetto adottato dalla Regione Marche, sappiamo invece che la superficie necessaria per realizzare l’intero complesso ospedaliero, comprensivo di verde, parcheggi, strade e strutture logistiche, è pari a 9,05 ettari, con una volumetria di circa 330 mila metri cubi. Conosciamo quindi con precisione la superficie da espropriare per pubblica utilità. Tuttavia il Comune, nel periodo precedente alle elezioni, ha inteso ricomprendere nel Piano particolareggiato dell’ospedale anche i 14,45 ettari privati residui, cioè non indispensabili alla realizzazione dell’opera».

Scheda progetto ospedale

La scheda del progetto

Secondo il consigliere di Forza Italia, proprio quest’area dovrebbe seguire un diverso percorso urbanistico. «Si tratta di una superficie considerevole, con una potenzialità edificatoria di circa 120 mila metri cubi, che dovrebbe essere ricondotta nell’alveo della pianificazione urbanistica ordinaria, dove la nuova amministrazione comunale può e deve valutarne la futura destinazione nel rispetto della nuova legge urbanistica regionale e dei suoi obiettivi principali: riduzione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, riuso del patrimonio edilizio esistente, sostenibilità ambientale e limitazione delle espansioni insediative».

Iommi aggiunge che, alla luce di questi principi, «non è oggi giustificabile pianificare ulteriori 14 ettari edificabili sulla collina a monte del polo ospedaliero quando, nell’area produttiva immediatamente a valle, prospiciente il futuro ospedale, risultano già presenti numerosi immobili artigianali e industriali sottoutilizzati o dismessi, suscettibili di riconversione per funzioni sanitarie complementari, servizi, ricerca, poliambulatori, laboratori, residenze sanitarie, foresterie o incubatori biomedicali».

Infine, l’ex assessore indica quella che, a suo avviso, potrebbe essere una strada per accelerare l’iter. «Se si volesse accelerare la procedura di approvazione del Piano particolareggiato si potrebbe ricorrere all’articolo 38 del decreto legislativo 36 del 2023: approvando in Consiglio comunale il progetto dell’opera pubblica si approverebbe automaticamente anche l’eventuale variante urbanistica connessa».

(redazione CM)

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