Marcolini guarda al post virus:
«Gli artigiani dovranno fare i conti
con nuove tecnologie e abitudini»

L'INTERVENTO in videoconferenza del direttore di Istao nell'ambito degli incontri di Confartigianato. Il segretario Giorgio Menichelli: «Dobbiamo riavviare il made in Italy facendolo anche in modo egoistico: magari facendo acquisti deducibili al 100% se della filiera italiana»
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Pietro Marcolini

 

di Mauro Giustozzi

Sanità, ambiente, welfare e istruzione saranno i settori su cui si punterà di più una volta usciti dall’emergenza coronavirus. Così come il cambio di passo per molte attività artigiane che dovranno adeguarsi a nuove esigenze e tecnologie che saranno spinte proprio da questa crisi sanitaria che cambierà il mondo che conoscevamo. Col made in Italy, per non dire il made in Marche che soprattutto nelle filiere dell’enogastronomia e del turismo acquisteranno un valore sempre maggiore in una società in cui il distanziamento sociale, la scarsa propensione delle persone al movimento non solo fuori dai confini nazionali ma anche italiani ci sarà nella fase immediatamente successiva al termine della crisi sanitaria. Tanti temi quelli affrontati da Confartigianato Macerata, Ascoli e Fermo assieme al presidente dell’Istao Pietro Marcolini sul tema ‘Conseguenze della crisi e risposte possibili per le imprese locali’ coordinato dal segretario generale dell’associazione Giorgio Menichelli.

«Quali saranno i prodotti ed i mercati che si imporranno dopo questa emergenza sanitaria? Direi che ci sarà l’esplosione dei settori farmaceutici, bio medicale, sanitario e biologico – ha affermato Pietro Marcolini – e anche delle imprese di prossimità, visto che una stretta nazionale è inevitabile che ci sarà e sarà forte. Per quanto concerne il settore dell’artigianato io credo che in questa fase le aziende oltre ad approfittare per fare manutenzione ordinaria e straordinaria devono puntare su aggiornamenti tecnologici della propria attività. Faccio l’esempio dei meccanici che dovranno in futuro lavorare sempre più su motori elettrici, centraline, più che motori a scoppio. Lo stesso vale per gli idraulici che lavorano nella costruzione di nuove case che in futuro, ma anche nell’oggi, saranno sempre più collegate da remoto per i vari elettrodomestici che abbiamo. Ma un forte impulso lo avrà anche il settore delle consegne. Quanti artigiani alimentari già lo stanno facendo in questi giorni con modalità che dovranno essere maggiormente implementate in futuro con una gestione del servizio. Io credo che le imprese artigiane tradizionali dovranno fare i conti con le nuove tecnologie e con nuovi servizi da offrire ad una clientela che modificherà le proprie abitudini».

Giorgio Menichelli

Sotto questo aspetto concorda anche il segretario di Confartigianato Giorgio Menichelli sottolineando come la ripartenza sia anche quella di come non perdere clientela nel momento della riapertura delle proprie attività. «Come rilanciare le nostre imprese, riaprire le botteghe artigiane, utilizzare maggiormente l’e-commerce e la virtualità che in questa fase di ripartenza sarà magari preferita rispetto al rapporto di prossimità che c’era fino a ieri – ha detto Menichelli -. Come mantenere il contatto con una propria clientela che modificherà inevitabilmente le proprie abitudini di acquisto. Un consumatore che avrà come stella polare quel distanziamento sociale che stiamo attualmente vivendo e che, probabilmente, gradirà maggiormente che il prodotto gli arrivi direttamente a casa. Io credo che la consegna a domicilio, e non solo di prodotti food o alimentari, avrà un vero e proprio boom e per questo le imprese dovranno adeguarsi. Così come sono convinto che il made in Italy sarà ancor più accentuato e vincente. E’ facile prevedere nel turismo che gli italiani non arriveranno nelle Marche ed i marchigiani non gireranno in Italia, nell’immediato. Sarà un turismo a km zero, con meno movimento di persone e meno distanze percorse dal viaggiatore. Dobbiamo riavviare il made in Italy facendolo anche in modo egoistico: magari facendo acquisti deducibili al 100% se della filiera italiana».

Sul post sisma lancia un rischio ed un’opportunità lo stesso Pietro Marcolini. «Bisogna che, soprattutto nella nostra provincia, si punti molto sulla ripartenza sul post sisma – spiega il direttore dell’Istao – che può essere una leva decisiva. Perché i fondi ci sono e dobbiamo saperli spendere velocemente. Io penso che le stesse imprese del territorio siano favorite nel riattivare il settore edile non appena sarà possibile sfruttando questa grande opportunità della ricostruzione. Dobbiamo farlo perché risorse ingenti sono disponibili: bisogna stare molto attenti che, questa emergenza, non oscuri il dramma dei nostri territori. C’è sempre in questa circostanze la tentazione da parte di qualcuno, come sta avvenendo, che gli impieghi destinati al post sisma possano essere spostate all’ultima emergenza che oggi è quella sanitaria. Questo non possiamo e non dobbiamo consentirlo perché il 60% dei danni del terremoto sono nelle Marche e la maggioranza di quel 60% nella provincia di Macerata».

Il presidente dell’Istao ha poi ricordato gli interventi economici che sono giunti a livello di decreti governativi o interventi regionali per sostenere imprese e lavoratori in questa imprevista crisi sanitaria piombata sul settore produttivo. Questo terzo appuntamento sviluppatosi in videoconferenza con la formazione gratuita di Confartigianato ha fatto seguito ai due incontri su credito, strumenti finanziari e cassa integrazione. Una nuova modalità per l’associazione che sta riscontrando un grande interesse da parte delle imprese, alle quali saranno dedicati ulteriori incontri gratuiti nelle prossime settimane.

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