«Esclusi dall’accordo
sulla caccia al cinghiale»

MACERATA - L'associazione "Cacciatori di cinghiale" della provincia lamenta il mancato coinvolgimento nel patto tra Coldiretti e Ambiti territoriali

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paolo cecchetti

L’avvocato Paolo Cecchetti

«I cacciatori di cinghiale che praticano la caccia in forma collettiva non sono state coinvolti nell’accordo tra Coldiretti e gli Ambiti territoriali di caccia Macerata 1, Macerata 2 e Urca Marche». Così Paolo Cecchetti, rappresentante dell’associazione Cacciatori di cinghiale della provincia di Macerata, lamenta un mancato coinvolgimento nell’accordo. 

Una scelta che per Cecchetti «appare del tutto errata e contraria agli intenti degli Ambiti territoriali di caccia. Infatti dati alla mano nelle Marche l’abbattimento dei cinghiali con forme di caccia collettiva rappresenta l’85% degli abbattimenti totali.

Sarebbe stato quindi ragionevole per decidere in merito alle migliori iniziative per il conseguimento degli obiettivi coinvolgere l’attore principale della caccia al cinghiale, ossia le squadre di caccia. Peraltro Ambiti territoriali e le associazioni agricole sono perfettamente a conoscenza dell’esistenza di questa entità e che raccoglie pressoché tutte le squadre della provincia di Macerata.

«Nel corso di un incontro a giugno – prosegue Cecchetti -, in cui sono intervenuti i vari rappresentanti del mondo venatorio ed agricolo, sono emerse invece problematiche molto più complesse che riguardano un conflitto tra le norme che regolamentano la caccia (che prevedono un’attività di monitoraggio e censimento per effettuare poi la pianificazione degli abbattimenti nel rispetto delle norme e delle densità obiettivo della popolazione degli animali e della loro composizione differenziando sessi e classi di età) e l’attività di “controllo” ossia l’abbattimento sistematico e casuale degli animali al di fuori del periodo di caccia nei medesimi territori soggetti alla caccia regolamentata, senza tenere conto della pianificazione».

cinghiale

Un cinghiale

Altra criticità emersa nell’incontro, secondo Cecchetti, è «la piena collaborazione assicurata dalle squadre di caccia al cinghiale nella gestione del territorio assegnato per effettuare gli abbattimenti e per evitare l’insorgere di danni e problematiche sanitarie connesse alla popolazione degli animali selvatici. Quindi l’auspicio è che la Regione preveda quanto prima una riorganizzazione delle norme relative al controllo della selvaggina per non penalizzare ulteriormente le squadre. Altra criticità riguarda l’auspicata e necessaria riforma che regolamenta la caccia agli ungulati) da parte della Regione; e da ultimo la problematica più seria e di più difficile soluzione, ossia la concentrazione eccessiva dei cinghiali nelle aree protette ed interdette alla caccia (parchi, demani, riserve naturali e bandite di caccia) in cui ad oggi il controllo con metodi venatori individuali risulta inefficace e inadeguato».

Per Cecchetti serve quindi «un cambiamento delle norme a livello regionale e nazionale per favorire la caccia al cinghiale in forma collettiva (che da sola rappresenta l’85% degli abbattimenti), il coinvolgimento dei cacciatori di cinghiale riuniti in questa associazione nelle decisioni che li riguardano direttamente o indirettamente e la migliore collaborazione tra tutti i players coinvolti nella gestione della problematica. I cacciatori delle squadre di caccia al cinghiale in forma collettiva, pur se ingiustamente ed indebitamente esclusi nella fase di decisione, auspicando un maggiore coinvolgimento in futuro nelle decisioni riguardanti la caccia al cinghiale, assicurano la loro collaborazione per il conseguimento degli auspici contenuti nell’accordo a patto che a mai detta la dichiarazione programmatica possa essere strumentalizzata per penalizzare ulteriormente le squadre e per prevedere in futuro eventuali conseguenze dannose o sanzioni nei riguardi dei principali attori della caccia al cinghiale nella provincia di Macerata e nelle Marche».

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