Quattro ragazzi e una magia: lo Sferisterio
«Questo tirocinio è stato bellissimo
Speriamo di poterlo rifare»

MACERATA - La gioia dei giovani coinvolti che hanno raccontato la loro esperienza a Cronache Maceratesi. Il progetto di inclusione 'In-Opera' del Comune, riservato a persone con disabilità cognitive, ha fatto centro. Ma c'è anche il grido d'aiuto lanciato dai familiari: «Una bella esperienza, ma il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro resta molto complicato»

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Il vicesindaco Francesca D’Alessandro con i ragazzi coinvolti nel progetto In-Opera

di Marco Pagliariccio (foto di Fabio Falcioni)

Può sembrare poco, quasi una banalità quando di possibilità ne hai a bizzeffe. Ma per i quattro ragazzi coinvolti dal Comune nel progetto In-Opera è stato come toccare il cielo con un dito. All’atto pratico, si trattava di tirocini retribuiti, riservati a giovani con disabilità cognitive, attraverso i quali questi ragazzi hanno potuto fare un’esperienza come “mascherine” all’interno delle serate del Macerata Opera Festival: dare indicazioni, distribuire depliant, rendersi utili affinché tutto giri al meglio durante le serate dello Sferisterio, oltre ad avere la possibilità di gustare le varie opere, conoscere il dietro le quinte delle magiche notti del Mof, visitare le sartorie.

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Il vicesindaco D’Alessandro con Elisabetta

Un progetto pilota sul quale il vicesindaco e assessore alle politiche sociali Francesca D’Alessandro ha creduto molto sin dall’inizio. «Era una prima volta, ma crediamo davvero tanto in percorsi di inclusione come questi, nel sogno che un giorno non sia nemmeno più necessario doverne attivare – spiega D’Alessandro, che ha aperto le porte della sala Castiglioni per concludere il percorso partito a inizio estate – farlo all’interno di uno dei contenitori più prestigiosi della città come quello del Mof ha un valore ancora maggiore. Vedere i ragazzi felici e coinvolti ci riempie il cuore di gioia: la sfida sarà quella di dare continuità a questo progetto ampliandolo ulteriormente».

Elisabetta, 24 anni, ci mette un po’ a raccontare la sua esperienza: l’emozione di parlare in pubblico si fa sentire. «Mi ero preparata a memoria le parole che volevo dire – racconta, poi prende coraggio, abbracciata dagli amici, e rompe il ghiaccio – l’esperienza allo Sferisterio è stata bellissima, abbiamo distribuito i depliant, dato informazioni a chi ce le chiedeva e mi sono goduta la Traviata e Lucia di Lammermoor. Meraviglioso».

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La gioia sul volto di Raffaele

Raffaele, il più grande del gruppo con i suoi 26 anni, ci tiene così tanto che indossa con orgoglio il badge al collo, presentandosi come “dipendente del Comune”. Ha la passione della fotografia e ha un campionario di barzellette sconfinato. «Mi è piaciuto tanto questo percorso – dice Raffaele – abbiamo potuto assistere alle opere e lavorare con tante belle persone. La gente era contenta ed è stato bello creare dei rapporti con gli altri. Sono grato di essere stato scelto per questo lavoro, pregherò per tutti coloro che l’hanno permesso».

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Le tre ragazze del gruppo: da sinistra, Simona, Elisabetta e Gaia

Simona, 24 anni, si dà da fare in tanti modi: servizio civile, volontariato, ora questa esperienza appena conclusa. «Speriamo di poterlo rifare anche l’anno prossimo – aggiunge Simona – abbiamo incontrato tante persone gentilissime con noi e le opere sono affascinanti, è stato bello stare in piedi fino a tardi per vederle. Lo rifarei senz’altro».

Gaia, anche lei 24enne, è un vulcano di energia: lavora, dà una mano alla zia in un asilo nido, gioca a pallavolo. Anche se a volte l’ansia la blocca. «Purtroppo sono stata male per un periodo per cui ho saltato alcuni appuntamenti, ma mi è piaciuto davvero tanto quando ho potuto partecipare, durante la Carmen e Lucia di Lammermoor – evidenzia la giovane – siamo stati anche molto bravi: i volantini che avevamo li abbiamo smazzati tutti».

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Il sorriso di Gaia

Anche genitori e parenti hanno apprezzato tanto lo sforzo, sottolineando però un problema cruciale del sistema di inclusione dei portatori di handicap: il salto dal mondo della scuola a quello del lavoro. «Finché i nostri figli vanno a scuola va bene, ma poi quando finisce quel percorso diventa difficile, perché non trovano un lavoro e i centri di sostegno più di tanto non riescono a fare – rimarcano alcuni genitori – iniziative come questa sono lodevoli e ringraziamo il Comune per quanto ha fatto e sta facendo, ma servirebbero anche percorsi strutturati a livello nazionale».

«Nelle prossime settimane sarà completato un video promozionale, realizzato da professionisti, che racconterà i passaggi significativi di In-Opera trasmettendone, così, il messaggio – conclude D’Alessandro – il prodotto finale, realizzato dal regista e sceneggiatore Leonardo Accattoli, sarà un importante strumento divulgativo di cultura e inclusione».

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