Regione: tanta destra, poco centro
E il Pd riparte da un “pugile suonato”

IL COMMENTO - Strada in salita per tutti. Ancona e Fermo senza rappresentanza, la polemica è destinata a provocare contraccolpi. Brutto segnale la presenza di una sola donna, Giorgia Latini, in Giunta. Passo falso in casa dem nominare Mangialardi capogruppo. Piuttosto del commissariamento i responsabili della dèbacle vogliono tenersi "il giocattolo" che essi stessi hanno distrutto
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La nuova Giunta regionale, al centro il governatore Francesco Acquaroli

 

di Fabrizio Cambriani

Sofferta e travagliata la nomina della giunta regionale chiamata a governare le Marche per i prossimi cinque anni. Stando ai resoconti, il luogo delle decisioni pare sia stato Roma e segnatamente riunioni presso le segreterie nazionali dei partiti di maggioranza. Il risultato del Cencelli ha, di fatto, escluso le rappresentanze delle provincie di Ancona e Fermo.

Barnum-Fabrizio-CambrianiLa conseguente narrazione di queste conclusioni racconta come si sia voluta privilegiare la competenza rispetto alla territorialità. Con ciò, implicitamente affermando, come nel centrodestra – in Ancona o a Fermo – non vi sia una classe dirigente capace e quindi all’altezza di governare la regione, tenendo conto delle sue complessità nei plurali ambiti territoriali. Una spiegazione che sparge sale su ferite da poco aperte. E che innesca non poche polemiche. Interessante, a questo proposito, l’aspro dibattito apertosi all’interno di Confindustria Marche. Che ha visto pubblici protagonisti i loro esponenti di primissimo piano, su posizioni nettamente contrapposte. A testimonianza che la questione attiene ad aspetti particolarmente delicati e che la risoluzione, così come presa, potrebbe portare a non escludere contraccolpi nel breve e medio periodo.

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Massimo Bacci

Appena simbolica la presenza femminile: una sola donna in giunta, peraltro distolta dall’ufficio di parlamentare. Un brutto segnale che, ormai giunti nel terzo millennio, riporta indietro le lancette dell’orologio ai tempi del Novecento. Quando cioè alle donne erano sbarrati ruoli di responsabilità. Un’occasione persa da Acquaroli per affrancarsi dallo stereotipo che vede la destra ancora impermeabile a questo pregiudizio sessista. Una preclusione che si è ripetuta pari-pari, in occasione della votazione per la presidenza dell’Anci regionale. Il sindaco di Jesi Massimo Bacci, candidato alternativo alla Mancinelli, non aveva in lista nessuna donna ed è stato battuto, perfino nel voto segreto. Da segnalare come a sostenerlo vi fosse il sindaco del M5Stelle di Fabriano, Santarelli, sodale di partito della sua ormai ex assessora Simona Lupini. Che solo due giorni prima vergava, a beneficio della stampa, un comunicato di fuoco contro Acquaroli, colpevole di un triste primato: quello di ultimo in classifica nazionale, per la parità di genere.

Una partenza tutta in salita dunque, nella quali i risentimenti interni – benché presenti e vivi – risultano annacquati e coperti dall’entusiasmo del debutto per la loro prima volta all’ingresso nella stanza dei bottoni di palazzo Raffaello. Ma anche dal contributo che proviene dalla nuova opposizione consiliare. Con l’intero Partito democratico che sta infierendo su se stesso. Al solo sentir pronunciare la parola commissariamento, i responsabili della Waterloo regionale, si sono precipitati a chiamare i loro referenti nazionali supplicandoli di non togliergli dalle mani il giocattolo che essi stessi hanno distrutto.

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Giovanni Gostoli

Strappalacrime e accorato l’appello del segretario regionale Gostoli che, piagnucolante come un ragazzino al quale vogliono sottrarre il pallone, si è sentito – parole sue – vittima di un accanimento sul piano politico, ma anche umano. Come se, per dire, non fosse la stessa persona che, nel momento in cui bisognava decidere sul regolamento per le candidature regionali, decretava di evitare ogni dibattito e precludere ogni possibile emendamento a esso. Una volta ricevute riassicurazioni, da una sempre più imbelle segreteria nazionale, hanno pensato bene e con la scusa del Covid, di rimandare incontri e appuntamenti. La loro bussola, per adesso, è la manzoniana frase: “sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire”. Adesso che hanno preso tempo vagheggiano di vacue costituenti e improbabili comitati di saggi.

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Maurizio Mangialardi in campagna elettorale

Ma già con il primo atto, quello della designazione di Mangialardi capogruppo, hanno compiuto un passo falso. E, personalmente mi domando ancora, come sarebbe andato il ballottaggio a Senigallia se solo avessero aspettato tre giorni in più a nominarlo. Poi, ripartire da un pugile suonato va bene solo nei film di Rocky, con Sylvester Stallone e mai nella realtà. Figuriamoci con la politica. E in questo Mangialardi, poiché ripete ossessivamente sempre le stesse cose, assomiglia maledettamente ad Artemio Altidori, il pugile suonato, appunto, impersonato da Vittorio Gassman nel film i Mostri di Dino Risi del 1963. Con queste premesse parte dunque l’undicesima legislatura. Un esordio del centrodestra, con molta destra e pochissimo centro, in piena fase di recrudescenza dell’epidemia a cui dover far fronte. Per il nuovo governo regionale, il termine di paragone con cui confrontarsi è l’ottima gestione di Ceriscioli. Per la minoranza di centrosinistra – visto che Ceriscioli lo hanno mandato inopinatamente a casa – neanche quella. Per cui, questa partita, Acquaroli l’ha già vinta a tavolino.

 

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Luca Ceriscioli e Francesco Acquaroli

 

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