Micucci rinuncia al ricorso:
«Nel Pd siamo tutti colpevoli»

CONSIGLIO REGIONALE - L'ex capogruppo dem non procederà in tribunale per un riconteggio delle schede dopo il sorpasso di Romano Carancini: «Non sarebbe stato utile a nessuno, il partito deve tornare a fare politica sui territori e l'autocritica la dovrebbe fare anche chi oggi si finge nuovo». Possibile una sua candidatura a sindaco alle prossime comunali di Civitanova? «E' una discussione prematura, Ciarapica finirà il mandato»
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Francesco Micucci oggi in conferenza stampa

 

di Laura Boccanera

«Non farò ricorso elettorale per il riconteggio dei voti». Francesco Micucci si è preso del tempo e ha fatto passare qualche giorno da quando ha appreso ufficialmente che per 18 voti non sarebbe tornato a sedere fra gli scranni del consiglio regionale. Al suo posto, per una verifica sui verbali, è andato Romano Carancini, ex sindaco di Macerata. A caldo Micucci aveva preferito non commentare e ha scelto, alla fine di una decisione maturata in seno al partito, ma soprattutto a livello personale di non procedere in tribunale per un riconteggio delle schede: «la prima persona a cui l’ho comunicato questa mattina è stato Carancini – ha detto – mi sono preso dei giorni per pensarci per mettere intanto distanza con una delusione cocente, arrivata a distanza di giorni, quando già erano stati affissi manifesti di ringraziamento. Da amici ho scoperto che c’era un riconteggio in corso che ci ha tenuti a bagnomaria per diversi giorni. Ma al di là di questo diversi motivi mi hanno spinto a lasciare oltre questa vicenda».

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TESTA A TESTA ALL’ULTIMO VOTO – Romano Carancini e Francesco Micucci

Micucci spiega che ci sono ragioni di carattere personale: «recuperare il tempo in famiglia, col lavoro e con altri interessi», l’aleatorietà di un risultato che non è comunque certo e infine anche una ragione politica: «in questa fase di profonda crisi del Pd a livello regionale e locale credo che il Partito democratico non abbia bisogno di aule di tribunale, ma di tornare a fare politica nei territori. Nel mio piccolo io credo di averlo sempre fatto, ma è necessario anche dare l’esempio oltre che discutere con le parole. Quindi credo che un ricorso che avrebbe tenuto sulla corda tutti non sarebbe stato utile a nessuno, né per me e Carancini e neanche per il consiglio regionale».

Ma Micucci interviene anche in merito al caos all’interno del partito e alle posizioni di alcuni esponenti del pd maceratesi, tra cui i “riformatori” riuniti qualche giorno fa all’hotel Grassetti. In quell’occasione lo stesso ex consigliere regionale era stato preso di mira da Giorgio Berdini come figura di potere che nulla aveva riversato sul territorio nel suo ruolo regionale. «La crisi è sotto gli occhi di tutti e che il risultato del Pd non sia stato soddisfacente è evidente. Ma faccio due riflessioni: la prima è verso i nostri alleati. Se tutti ci limitassimo a dire è colpa del Pd, del segretario, del candidato, non coglieremmo il messaggio che è arrivato dal voto. Se è vero che il Pd debba fare una riflessione è altrettanto vero che anche tutti gli alleati del Pd dovrebbero fare una profonda riflessione interna. Tutte le scissioni non hanno portato un grosso giovamento agli scissi. E penso a Italia Viva e Articolo 1, ai civici che frequentavano le aule di partito e poi sono divenuti civici. E anche i loro risultati elettorali sono altrettanto eloquenti quanto quelli del Pd. La seconda riflessione è che se è vero che in questi anni abbiamo gestito più il potere che i rapporti con gli elettori e questa ala riformista vuole aprire le finestre, beh, queste finestre vanno spalancate. Chi ha responsabilità apicali nel Pd non credo possa chiamarsi fuori e fingersi puro. Io in questi anni di tragedie per le Marche dal terremoto, Banca Marche passando per il Covid non ho visto questo grande aiuto da parte dei parlamentari o senatori del Pd e dal partito nazionale. Quindi se dobbiamo fare autocritica va bene, ma la devono fare tutti, sennò chi ha avuto o ha un ruolo apicale e si spaccia per nuovo rischia di far perdere credibilità verso gli elettori».

Ma in molti già pensano che Micucci possa essere figura spendibile a livello comunale come candidato sindaco per la prossima tornata elettorale. Lui al momento non nega e afferma che sia prematuro: «io non mi sono mai proposto o autocandidato – conclude – ma la mia scelta personale ha sempre coinciso con una scelta condivisa. In questa fase avrei voglia di occuparmi di altro, quindi direi di no. Ma non sono né talmente ambizioso che devo starci per forza, né talmente superiore da tirarmene fuori perché c’è anche un senso di riconoscimento nei confronti di chi mi ha permesso di fare delle esperienze e quindi darò la mia disponibilità al partito per fare ciò che serve. Se serve attaccare i manifesti lo farò, se serve dare una mano dietro le quinte lo farò, se serve tirarsi indietro perché sono troppo ingombrante anche. Ma non è una decisione da prendere a breve, Ciarapica finirà il mandato e ora è prematura come discussione».

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