«Migliaia di anziani lasciati soli
in case di riposo e Rsa,
Matelica esempio positivo di gestione»
IL SINDACATO Fnp Cisl sulla situazione delle strutture per anziani nelle Marche: «Oltre duecento i decessi, nonostante il pericolo evidente nessuno è intervenuto in modo tempestivo»
«Più di 200 persone sono morte nelle case di riposo delle Marche, sin dai primi momenti dell’emergenza è stato subito evidente come l’infezione da Covid fosse particolarmente pericolosa per le persone anziane, nonostante ciò nessuno si è preoccupato di intervenire tempestivamente nei confronti delle case di riposo, delle residenze protette e delle Rsa, per metterne in sicurezza gli ospiti». Così Mario Canale, segretario generale Fnp Cisl Marche. Nel Maceratese la prima struttura dove si erano registrati i morti è stata la casa di riposo di Cingoli, altri decessi sono poi seguiti a Recanati, a Corridonia, a Castelraimondo. Canale si chiede come «avrebbero potuto queste strutture, spesso piccole e con un’assistenza medica minimale, far fronte ad un virus così pericoloso e diffusivo?». La Regione è intervenuta «con circolare del 10 marzo 2020 – anche se molti sostengono sia arrivata solo alla fine del mese – ma non tutte le direzioni delle strutture hanno potuto o voluto applicarla subito -. Oggi la magistratura ha avviato indagini su alcune strutture per verificare eventuali responsabilità, anche penali. Purtroppo però il dramma si è già consumato, e a noi non resta che chiederci perché migliaia di persone sono state lasciate sole in luoghi in cui era prevedibile che il virus avrebbe potuto farne strage». Il 18 marzo scorso i sindacati dei pensionati marchigiani di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto alla Regione e all’Asur per chiedere massima attenzione alle strutture socio residenziali. Poi hanno incontrato i rispettivi responsabili regionali: «dai due incontri finora ottenuti è emerso un quadro piuttosto confuso. Di certo abbiamo saputo che ci sono state differenze importanti tra le varie strutture e che la diffusione del virus ha prevalso in quelle più piccole, dove l’isolamento dei pazienti positivi è stato reso impossibile dalla mancanza di spazi e di personale dedicati. Dai racconti di infermieri e familiari sono emerse la scarsità di dispositivi di protezione individuale e la mancata formazione e informazione degli operatori. Una situazione gravissima, a fronte della quale non hanno potuto evitare di chiamare in causa i prefetti, incontrati durante la scorsa settimana e invitati ad un monitoraggio costante ed incisivo». Il sindacato però cita un esempio positivo: «Nella Casa di riposo di Matelica già da metà marzo gli ospiti sono stati suddivisi in tre gruppi, ognuno con personale dedicato che di fatto vive con i pazienti, coprendo turni per 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno, senza mai tornare a casa. Una vera e propria battaglia che ha isolato la struttura, evitando che il virus entrasse al suo interno. Esperienze analoghe si segnalano in altre strutture sul territorio marchigiano».









































