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Asfaltatore? No, conciliatore
Narciso Ricotta studia da sindaco:
«Non prenderemo lezioni da Lecco»

INTERVISTA - L'assessore ai lavori pubblici in vista di Macerata 2020 e delle primarie del centrosinistra illustra le sue idee e spende buone parole per tutti tranne che per Arrigoni, super commissario della Lega. Dal sindaco («però nessuno pensa a un Carancini Ter»), al vescovo, al rettore fino ai possibili avversari: «Ma si facciano avanti i maceratesi, da questi ospiti "stranieri" vedo solo un vuoto di idee»
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Narciso Ricotta, 53 anni, dal 2012 assessore della Giunta Carancini

 

di Matteo Zallocco

Narciso Ricotta, assessore ai lavori pubblici, pensa di asfaltare anche i suoi avversari alle elezioni?

«No, penso ad asfaltare le strade fino all’ultimo giorno perché ne abbiamo bisogno. Io non vedo avversari all’interno del centrosinistra ma colleghi con cui si potrà creare insieme una nuova classe dirigente e un progetto per la città». 

E fuori dal centrosinistra?

«Non vedo nemici ma persone che si mettono a disposizione della comunità. Occorre recuperare rispetto per la politica come servizio e penso che non bisogna candidarsi contro qualcuno o qualcosa ma per la città». 

La sua candidatura alle primarie in quota Pd è ormai data per certa da diverso tempo…

«Non ci si candida da soli. A breve il tavolo del centrosinistra formulerà il regolamento delle primarie, in quel momento se qualcuno mi chiederà di candidarmi io valuterò la capacità di sviluppare un progetto veramente innovativo per la città. In ogni caso non sarà la candidatura di una persona ma di una nuova classe dirigente. Nessuno riesce a governare bene da solo».

Una candidatura che viene inevitabilmente vista in continuità con i 10 anni di amministrazione Carancini. 

«Chiunque rappresenterà il centrosinistra in futuro non potrà fare un Carancini Ter. E penso che anche Romano non lo avrebbe rifatto perché quella fase politica e storica è conclusa. La città in questi 10 anni è cambiata e noi dobbiamo essere capaci di creare un progetto su misura».

E come è cambiata Macerata?

«E’ cambiato il tessuto sociale. La sicurezza  – che dieci anni fa non era in nessun programma dei candidai sindaci – è diventata una problematica centrale. La sensibilità ambientale è notevolmente aumentata». A questo punto Ricotta tira fuori un foglietto: «Sviluppo economico e lavoro, innovazione tecnologica, modernità al servizio del cittadino, sicurezza, ambiente, valorizzazione delle frazioni sono tra le priorità».

Insomma, dice che la sua candidatura non è certa ma sta già preparando il programma…

«C’è una visione della città e delle sue necessità che è il frutto dell’esperienza amministrativa maturata fino a oggi. Per me è prioritario avere un dialogo costante con tutte le istituzioni: l’università, la curia, la Fondazione, le associazioni», risponde Ricotta che subentrò a Irene Manzi (eletta deputata) a metà mandato della prima Giunta Carancini come assessore ai servizi sociali. Per poi contribuire in maniera decisiva alla vittoria di Carancini alle primarie contro Bruno Mandrelli e tornare in Giunta come assessore ai lavori pubblici. 

Il rapporto costante con l’ateneo era nel vostro programma nel 2015, ma il rettore Adornato dopo la rottura col sindaco per la vicenda ex Upim ha detto che l’assessore all’università non si è mai visto. E allora perché è stato fatto?

«Condivido quello che ha detto il rettore all’inaugurazione dell’ultimo anno accademico: quello che fa bene all’università fa bene alla città e viceversa. Occorre un tavolo di confronto costante ed efficace».

Le primarie sono indispensabili?

«Rappresentano lo strumento che ci distingue dalle altre forze politiche. L’auspicio è che alle primarie parteciperanno diverse persone. Quando vedo che un senatore di Lecco (Paolo Arrigoni, ndr) è coordinatore cittadino della Lega e sceglierà lui qualcuno per sostituirlo, vedo la differenza con noi che invece facciamo scegliere ai maceratesi. Addirittura pensare che Arrigoni si voglia candidare a presidente della Regione appare un’offesa ai marchigiani che hanno invece capacità di esprimere propri rappresentanti con possibilità di creare un progetto per la Regione molto più valido rispetto al vuoto di idee di questi ospiti “stranieri”».

E’ d’accordo anche con Flavio Corradini che ha lanciato una petizione per le primarie in vista delle elezioni regionali?

«Lo stimolo di Flavio è positivo perché apre il confronto e la necessità di fare le primarie anche a livello regionale. Ricordo l’esperienza del secondo mandato Carancini laddove pure scegliemmo di fare le primarie per legittimare la ricandidatura di Romano e lo stesso secondo me dovrebbe fare Ceriscioli, sarebbe il primo a guadagnarci».

Lei politicamente è vicino all’assessore Angelo Sciapichetti, un giudizio sul governo regionale?

«Meriterebbe un approfondimento, il terremoto è stata una tragedia immane e la Regione l’ha dovuto affrontare in un contesto normativo inefficace e in assenza dei poteri commissariali. La risposta sull’emergenza c’è stata, sulla ricostruzione oggi è insufficiente. In ogni caso alla nostra città sono arrivati importanti finanziamenti dalla Regione: l’elettrificazione della linea ferroviaria, la nuova fermata a Vallebona, il nuovo ospedale alla Pieve, il progetto Iti che ci ha permesso di illuminare lo Sferisterio e altri parti della città, la riqualificazione di piazza Vittoria, corso Cavour e piazza Garibaldi che stiamo sviluppando».

Romano Carancini e Narciso Ricotta

Chi altro potrebbe partecipare alle primarie a Macerata? 

«Nel panorama politico cittadino emergono più soggetti che hanno capacità e questa è la ricchezza del nostro gruppo dirigente. Se devo esprimere una preferenza io penso che bisognerebbe scegliere qualcuno che ha avuto un’esperienza amministrativa perché è impensabile gestire una struttura complessa come quella dell’amministrazione comunale senza conoscere a fondo i problemi della città e la macchina amministrativa».

Lei questa esperienza amministrativa ora ce l’ha, ma Carancini quando fu eletto sindaco nel 2010 non l’aveva…

«No, era stato per 10 anni consigliere comunale e capogruppo. Penso che nei primi due anni abbia sofferto questa mancata esperienza e abbia avuto difficoltà a ingranare per questo motivo».

Nei giorni scorsi Luciano Pantanetti ha dichiarato che alle primarie non dovrebbero esserci solo candidature di matrice Pd (leggi l’intervista)… 

«Il centrosinistra deve essere capace di parlare ai vari mondi della città e pertanto ritengo giusto che le candidature alle primarie non siano soltanto del Pd ma anche di esperienze civiche che sono parte fondamentale di questo progetto». 

Proverete a dialogare con i 5 Stelle?

«So solo che gli accordi che avvengono a livello nazionale non possono essere automaticamente trasferiti a freddo sui territori. Ma constato che tra noi e loro sui temi cittadini ci sono dei punti in comune in particolare sulle tematiche sociali e ambientali. Chiaramente per aprire un confronto loro dovranno cambiare certi toni verbali». 

Le è piaciuta l’omelia politica del vescovo a San Giuliano?

«Sì, è stato un dono di parole e di saggezza per la nostra comunità, in particolare laddove ci spinge ad avere una visione reale e oggettiva anziché ideologica e laddove ci invita a cercare una nuova strada di sviluppo insieme ai territori vicini. Oggi i Comuni che stanno attorno a Macerata vivono una interessenza e i cittadini si sentono cittadini di un abito territoriale che interferisce continuamente, tutto ciò però non trova un adeguato riscontro nei rapporti amministrativi e ogni Comune tende ad andare per conto suo. Macerata si deve mettere a servizio dei centri vicini (come Pollenza, Corridonia, Montecassiano, Treia) per creare un tavolo permanente di collaborazione e programmazione sui grossi investimenti strutturali».

Nel frattempo la Lega a Macerata ha trovato il suo quartier generale alla Domus San Giuliano…

«Il senatore di Lecco ha una scarsa conoscenza della città, potrebbe ampliarla cambiando location ogni tanto».

 

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