Post diffamatorio alla Kyenge,
Troiani chiede la messa alla prova

CIVITANOVA - Il vicesindaco è sotto accusa al tribunale di Macerata. Oggi il suo legale ha detto che il medico intende svolgere lavori di pubblica utilità in Croce verde. L'udienza è stata rinviata. «Non è una scelta processuale ma di principio». La procura lo ha indagato anche per offese al Papa e alla Boldrini, procedimenti che si muovono separatamente
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Fausto Troiani

 

di Gianluca Ginella

Fausto Troiani chiede di fare la messa alla prova. Il vice sindaco di Civitanova era assente oggi alla prima udienza del processo con rito direttissimo al tribunale di Macerata dove deve rispondere di diffamazione con l’aggravante razziale verso l’ex ministro Cecile Kyenge. La difesa ha comunicato che il medico civitanovese intende svolgere un periodo di lavori di pubblica utilità. La messa alla prova gli consentirebbe, una volta ultimato il periodo di lavori socialmente utili, di estinguere il reato e niente processo. Il vice sindaco di Civitanova è stato indagato per alcuni post che erano comparsi sul suo profilo Facebook lo scorso anno. Testi che avevano sollevato un polverone. Nel fascicolo della procura c’erano anche offese al Papa («Per non parlare di Francesco e del suo staff di pedofili»), su questo la procura ha chiesto e ottenuto dal ministero della Giustizia di poter procedere in base all’articolo 8 dei Patti lateranensi, altre offese contestate erano verso l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini (procedimento per il quale le indagini si sono chiuse).

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L’avvocato Gian Luigi Boschi

Altre ancora e sono oggetto dell’udienza di oggi, le presunte offese (che Troiani sin dall’inizio ha respinto) all’ex ministro Cecile Kyenge. Avrebbe scritto «rimane negra» e in questo caso la diffamazione è stata contestata con l’aggravante dell’odio razziale. Una aggravante che ha aperto le porte alla richiesta della procura di fare il processo con rito direttissimo. Questa mattina il legale di Troiani, l’avvocato Gian Luigi Boschi, ha però sollevato una eccezione proprio sul rito direttissimo, che è stata però respinta dal Tribunale. Il legale ha poi avanzato una seconda istanza: il suo assistito chiede di fare la messa alla prova alla Croce verde. L’udienza è stata rinviata al 28 ottobre. «Tengo a sottolineare che non è una scelta processuale ma di principio. Il mio assistito non è razzista, non lo è mai stato e non voleva offendere nessuno. Ma si è instaurato un circolo vizioso per il quale ci sono persone che possono essersi sentite offese, così come la comunità in generale – ha commentato l’avvocato Boschi –. Per questa ragione ha deciso di fare lavori socialmente utili, alla Croce verde. Un modo di mettere al servizio di tutti le proprie conoscenze mediche». In udienza l’ex ministro Kyenge non si è costituita parte civile. Con la messa alla prova, che vale per alcuni tipi di reato e si può fare solo una volta, viene presentato un programma da seguire, ad esempio un periodo di lavori di pubblica utilità in qualche ente, che deve ottenere l’ok del giudice. Il processo viene sospeso e ultimato il programma previsto, se l’imputato ha svolto in maniera corretta il programma, il reato contestato viene dichiarato estinto.

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