Troiani a Cm per fare mea culpa:
«Ho sottovalutato l’effetto Facebook,
non sono né razzista né sessista»

FRASI CHOC – Il vicesindaco di Civitanova in redazione. «Merkel, Macron: era ironia. Frasi riprese dal web per parlare del ruolo dell’Italia in Europa. Andavano contestualizzate. Hanno attaccato me per attaccare l’amministrazione. Da 40 anni dicono che sono fascista, ma non è così. E’ vero che sono stato a Predappio, ma ho visitato anche il mausoleo di Lenin. Mi scuso se qualcuno si è offeso»
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Fausto Troiani in redazione a Cronache Maceratesi

 

di Gianluca Ginella

«E’ vero che sono stato a Predappio, ma sono stato anche al Muro del pianto a Gerusalemme e al mausoleo di Lenin a Mosca. Sono di destra, ma non sono fascista. Con le frasi che avevo pubblicato volevo fare ironia e smuovere le idee. Non volevo offendere nessuno e sono qui per scusarmi se qualcuno invece si è offeso». Fausto Troiani ha 60 anni, fa il chirurgo all’ospedale di Civitanova, è vice sindaco e sta in politica da 40 anni. Facebook, ammette, «non lo so usare bene. Pensavo che il mio profilo fosse riservato agli amici». Recentemente certe frasi che, chiarisce, non sono farina del suo sacco ma già note ai social «non le ho scritte io», hanno fatto il giro d’Italia e sollevato un polverone che è andato ben oltre i confini di Civitanova. Per dare la sua versione dei fatti ha scelto di venire nella redazione di Cronache Maceratesi, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Gian Luigi Boschi. «Vengo direttamente alla fonte – specifica – e lo faccio perché intendo chiedere scusa a chi si è sentito offeso per quelle frasi». Questa la cosa che più gli preme, insieme a quella di chiarire, e lo ribadisce più volte, che «non sono razzista, né sessista, né fascista».

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Troiani insieme al suo legale, l’avvocato Gian Luigi Boschi

Si è scatenato un polverone dopo quelle frasi (“Merkel culona inchiavabile”, “Macron negrofilo”, “Moscovici ebreo rinnegato” per citarne tre)…

«Come se fossero state mie dichiarazioni, ma non lo erano. Mi sono limitato a riportarle. Sono mesi, se non anni, che certe affermazioni circolano sui social. E vanno anche contestualizzate le cose che ho scritto. La mia frase, quello che ho scritto io e non ripreso da altre parti, era: “Se i personaggi europei sono questi, perché l’Italia deve esserne succube?”. Era quasi un sostegno alla politica del governo Conte. Era per dire che l’Italia in Europa può essere sovrana».

Ma perché scegliere quelle frasi?

«Era per fare ironia. Siccome faccio politica per passione, uso sempre un po’ di ironia in quello che dico. Quindi cerco le cose più ironiche e anche colorite. Ma lo faccio per smuovere le idee, gli animi ormai sopiti degli italiani. Era per aprire una discussione. Le ho riportate perché le ritenevo comunque espressione di un pensiero non mio, ma di una parte dell’Italia che, a quanto pare, ha solo i social per esprimere i propri pensieri, la propria rabbia. Di una parte dell’Italia su cui è necessario riflettere ed interrogarsi anche e, soprattutto, quando non le condividiamo. E comunque le ho riportate sulla mia pagina privata di Facebook».

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Ezio Gregio parla di Troiani

Che però potevano vedere tutti…

«Non sapevo di avere quel tipo di impostazioni, pensavo fosse una pagina dedicata agli amici. Ora ho cambiato».

Comunque anche fosse una pagina per gli amici, resta che ricopre un ruolo istituzionale…

«Io non penso di essere stato né sessista, né razzista, né fascista. Poi è chiaro che a Civitanova l’opposizione specula su questi fatti, e allora è chiaro che devono colpire Troiani, che da 40 anni chiamano fascista. È stata una speculazione. Colpiscono me per colpire l’amministrazione perché sta lavorando bene e in altri modi non la possono attaccare».

Ci sono anche altre frasi, pubblicate da Cronache Maceratesi, in cui aveva scritto tra gli altri su Luciana Littizzetto («ammazzatela sto cesso»), Laura Boldrini («Cesso»), l’ex ministro Kyenge («rimane negra»)…

«Sono cose che avevo scritto tempo fa, tra l’altro non ricoprivo cariche istituzionali allora. La Littizzetto insultava sempre tutti in quel periodo. Su di lei avevo fatto una critica sarcastica».

Ha detto che da 40 anni la chiamano fascista, lo è?

«Non sono fascista. Sono di destra. Come faccio ad essere fascista? Sono nato nel ‘58»

A Predappio, dove c’è la tomba di Mussolini, comunque c’è stato…

«Sì, ma sono stato anche a Mosca e ho visitato il mausoleo di Lenin. Sono stato a Gerusalemme al muro del pianto con la kippah (visita di cui conserva una foto cui tiene molto, ndr)».

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I tatuaggi di Troiani

E i suoi tatuaggi?

«Non sono legati a nazismo o fascismo. Sono simboli più antichi, che mi piacciono. Ad esempio la rosa col teschio, non è quella della “Decima Mas”, ma è un simbolo di confraternite di mutuo soccorso che risale al medioevo. Tra l’altro quella della Decima Mas ha il gambo diritto, quella che ho tatuata c’è l’ha curvo. L’aquila pure non c’entra con quella del Terzo Reich.

La vicenda di quelle frasi comunque è al vaglio dell’Asur e della procura (il procuratore Giovanni Giorgio ha affidato accertamenti alla Digos)…

«Il direttore dell’Area Vasta mi ha comunicato di aver trasmesso tutto all’ufficio disciplinare. Però vorrei essere giudicato per il lavoro che svolgo e non per la mia vita privata».

Sulle possibili implicazioni giudiziarie risponde il legale di Troiani: «Quello che è successo – dice l’avvocato Boschi – ha più rilevanza politica che giuridica, sono sicuro che presto, terminati i clamori, nessuno se ne occuperà più».

 

 



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