“Baldracche”, “cessi”, “checche”
Troiani su Facebook ne ha per tutti
Altro che «leggerezza»

CIVITANOVA - I commenti del vicesindaco sono pieni di insulti, frasi razziste e sessiste. Donne, neri e omosessuali sono il suo bersaglio preferito. Cronache Maceratesi ha analizzato la sua attività sul social network anche indietro negli anni e l'ultimo scivolone sembra non essere un caso isolato. Commentò la scomparsa di Nelson Mandela con un "- 1" e augurò la morte all'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Mentre per tutte coloro che indossano burqa o niqab propose addirittura il napalm. Ma il sindaco non ha nessuna intenzione di togliergli la delega e lui di dimettersi
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Alcuni dei commenti di Troiani e i due tatuaggi sul braccio sinistro: il teschio con la rosa che compare anche nello stemma della X Flottiglia Mas e l’aquila che ricorda quella del terzo reich

 

di Cronache Maceratesi

Le donne che gli sono antipatiche diventano “baldracche”, “cessi” o entrambe, a seconda dei casi. Alcune vorrebbe addirittura sterminarle. Politici e capi di Stato che la pensano diversamente è meglio se muoiano. Chi non è eterosessuale è una “povera checca”. E i neri, manco a dirlo, sono negri, nell’accezione peggiore del termine. Per non parlare dei partigiani o di chi ha combattuto la Resistenza: “bastardi sempre”.

Una summa del peggior vocabolario del web, una carrellata di insulti volgari, razzisti e sessisti. E’ il protagonista è ancora una volta lui, Fausto Troiani, vicesindaco di Civitanova. Dopo la bufera scatenata da un post del numero due della giunta di Civitanova in cui tra gli altri Macron veniva definito “negrofilo” e la Merkel “culona inchiavabile”, Cronache Maceratesi ha condotto un ricerca sulla sua attività su Facebook. Abbiamo analizzato commenti, post, pagine preferite andando anche indietro di qualche anno. E alla luce di quanto si legge, l’ultimo scivolone social di Troiani non sembra proprio essere stata una leggerezza, come l’ha definito il sindaco Fabrizio Ciarapica che al momento non ci pensa minimamente a togliergli la delega. Quanto piuttosto il suo modo di esprimersi, di dare giudizi, di criticare, o meglio di etichettare persone e fatti, perlomeno quando è davanti alla tastiera.

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Iniziamo dalle donne. Luciana Littizzetto? “Ammazzatela sto cesso”, “Se facesse la puttana sarebbe poverissima perché è un cesso”. Anche Laura Boldrini è un “cesso”, ma scritto in maiuscolo, insomma va gridato forte. Ma è pure “troia”.  Ilda Bocassini invece è “una vecchia baldracca di giudice” e se non fosse chiaro il concetto “sta troia mi fa rimpiangere le Br”, aggiunge Troiani. Un po’ come Lucia Annunziata che è una “vecchia bagascia”. L’ex ministro Cecile Kyenge “rimane negra”, mentre Sabrina Ferilli farebbe meglio a fare “quello che sa fare, le pom….” invece di parlare di politica. E per tutte le donne che portano il burqa o il niqab Troiani ha la soluzione finale: “napalm”.

 

 

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Ma il Troiani pensiero ne ha per tutti. Elton John è una “povera checca” a cui “pesa la recchia”, mentre Gad Lerner è un “frocio” e pure “cesso”. L’attuale vicesindaco si preoccupò nel 2015 quando Lerner venne chiamato come consulente alla Camera dall’allora presidente Laura Boldrini: “una troia e un frocio” insieme, “chissà quale oscenità programmeranno”.

 

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E che dire della morte augurata all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Nel 2014 sotto a un articolo del Giornale dal titolo “Assegnata al Capo dello Stato un’imbarcazione extralusso”, Troiani scrisse: “Speriamo che affondi presto. Con lui dentro”. E anche con tanti punti esclamativi. Ma se in qualche modo Napolitano può ancora difendersi, chi non può difendersi più è il leader sudafricano Nelson Mandela, protagonista della fine dell’apartheid e Premio nobel per la pace. Il 6 dicembre 2013, un giorno dopo la sua morte, Troiani se ne uscì con un “-1”, ricevendo anche ben cinque like. E quando due anni dopo, sempre il Giornale pubblicò un articolo in occasione del 25 aprile riportando un sondaggio secondo cui sempre meno italiani festeggiano la Liberazione, il vicesindaco estrasse dal suo vocabolario un “bastardi sempre”, evidentemente rivolto ai partigiani.

 

 

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I tatuaggi di Troiani

E questa è solo una parte della peggiore versione web di Troiani. Si è autodefinito non razzista e non fascista, ma usa la parola negri per insultare, come con la Kyenge. Confessa di non essere mai stato a Predappio, quando le foto di una gita del 2010 lo smentirebbero. Tra le pagine preferite ha “Il fascismo è un’idea sociale”, “Luftwaffe”, l’aviazione militare nazista o lo store della X Mas, tanto per citarne alcune. E diverse di estrazione massonica. Mentre sul braccio sinistro ha tatuato un teschio con la rosa, simbolo dalle diverse interpretazioni, ma che compare anche nello stemma della X Flottiglia Mas, e subito sopra un’aquila che ricorda molto quella del terzo reich.

Troiani ha giustificato gli insulti rivolti ai leader europei dicendo che erano cose già scritte, quindi il riportarle era stato qualcosa di innocente dal suo punto di vista. Se l’è presa con gli spioni del suo profilo, senza considerare che scrivere su Facebook è come urlare al bar o in piazza. I social non sono un diario segreto, a maggior ragione per chi ricopre una carica pubblica. Poi, è vero, ha chiesto comunque scusa e si è impegnato a moderare i toni d’ora in avanti.  Ma a cosa è servita finora tutta questa ferocia verbale?

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