Ciampechini sul mancato accordo: “Ora Lattanzi smentisca anche il simbolo”

MONTE SAN GIUSTO - Non si arresta la polemica col sindaco, che finisce sotto un lungo atto d'accusa: "Mi è stato offerto un posto in giunta e due in Consiglio, da dividere con l'Udc, poi i patti sono cambiati e l'ho mandato a quel paese"
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Augusto Ciampechini

Augusto Ciampechini

di Filippo Ciccarelli

«Ecco la prova che l’offerta c’è stata: questo è il simbolo che ci è stato proposto. Lattanzi smentisca anche questo». Augusto Ciampechini è rimasto scottato dalle dichiarazioni della lista a sostegno di Mario Lattanzi (leggi l’articolo) per le Comunali di Monte San Giusto, affermazioni considerate dallo stesso «offensive e lesive della dignità personale». In breve, l’ex segretario provinciale dell’Udc, leader del gruppo “Io corro per Monte San Giusto” e indicato dalla lista come candidato sindaco, ha confermato di essere stato contattato per un posto in giunta nel caso di vittoria della maggioranza ora alla guida del paese (leggi l’articolo). Il sindaco Lattanzi ha risposto ribaltando la versione, e cioè dicendo che Ciampechini si era proposto. Oggi, però, lo stesso Ciampechini rivela i dettagli dell’accordo che gli sarebbe stato offerto, insieme alla foto del simbolo da presentare alle elezioni: «A fine marzo vengo invitato ad un incontro riservato con Lattanzi, accetto per la stima e l’amicizia che mi lega all’interlocutore. I termini della proposta Lattanzi sono: un posto in giunta e due in consiglio da dividere con Udc» sostiene Ciampechini.  «Il giorno successivo comunico l’indisponibilità da parte del gruppo al posto in giunta – prosegue Ciampechini -, lasciandolo libero per l’Udc, e faccio presente a Lattanzi che per non creare confusione nell’elettorato, in caso di accordo positivo, avremmo preteso una visibilità nel simbolo che marcasse la differenza tra le due liste (visto che hanno estrazione culturale diversa e nascono su presupposti politici differenti) e contestualmente apro, all’interno del gruppo “Io corro per Monte San Giusto” il dibattito per decidere insieme se fosse meglio entrare in una delle due coalizioni e far crescere lì il seme di una civicità vera e pulita, se farla correre da sola alle prossime elezioni o se magari, visto che è nata da poco, rinunciare alla corsa e appoggiare qualche candidato, reputato “persona per bene e volenterosa”, da scegliere tra le tre offerte politiche già presenti. Dibattito che è tutt’ora aperto e che si concluderà con l’assemblea di domenica mattina ore 10:30. Dopo 10 giorni circa, attraverso rappresentanti di Udc, la lista “Amici in comune” mi sottopone il simbolo e dopo altri due giorni, venuto a conoscenza che il gruppo mi ha indicato come candidato, Lattanzi mi fa informare dagli

Il simbolo di "Io corro per Monte San Giusto" contenuto all'interno di quello "Amici in Comune" per Mario Lattanzi sindaco

Il simbolo di “Io corro per Monte San Giusto” contenuto all’interno di quello “Amici in Comune” per Mario Lattanzi sindaco

assessori Udc che l’accordo è cambiato e che non siamo liberi di presentare chiunque perché c’è un veto sulla mia persona e che “la cosa si può fare solo se io rinunciassi a stare in lista”. L’ho mandato a quel paese! Quest’atteggiamento politicamente schizofrenico (si può chiedere ad una persona di fare un accordo politico poi pretendere che non abbia la possibilità di concorrere per il Consiglio comunale?) viene stigmatizzato, censurato e denigrato da tutto il gruppo di “Io corro per Monte San Giusto”, il quale riconosce in questa vicenda una furbizia atta a far rallentare la costituzione dello stosso. Stratagemmi da vecchia politica! Esprimo sconcerto ed amarezza di fronte alle dichiarazioni di Lattanzi, tenuto conto che durante questi anni di impegno politico ho sempre lavorato per tutti, anche “pro domo sua”, ma evidentemente la riconoscenza non trova casa nelle sue considerazioni.

Personalmente non temo le ingiurie perchè ho già dimostrato, quando mi dimisi dalla segreteria provinciale Udc (dicendo no a Casini e al laboratorio Marche), che non sono solito trattare per ottenere posti a mio favore e che non svendo le mie convinzioni. La mia cultura ed il mio pensiero erano alternativi alla sinistra, continuono ad esserlo e lo saranno in futuro, solo che a livello locale cerco di superare questo schematismo paralizzante. Rimanendo in tema di dimissioni, ricordo che anche Lattanzi si dimise dalla segreteria di Forza Italia e se la memoria non mi inganna non lo fece in disaccordo sulla linea politica del suo partito, come feci io, ma in polemica sul “mancato ricambio generazionale” che all’epoca sosteneva perché voleva essere candidato alla Camera dei deputati. Oggi, non sono io quindi a dover giustificare la scelta che prenderò accettando o meno l’invito a candidarmi, rivoltomi dagli amici di “Io corro per Monte San Giusto”, ma è Lattanzi che deve motivare perché ha voluto a tutti i costi riproporsi come sindaco, disattendendo quelle promesse di “ricambio generazionale” fatte all’inizio del suo mandato e da lui invocate in Forza Italia quando il ricambio sarebbe dovuto essere a suo favore. Due pesi due misure!

In questi 20 anni Lattanzi ha bruciato intere generazioni di giovani amministratori promettenti ed emarginato politicamente tutti coloro che pur avendo contribuito alla buona riuscita del gruppo Arcobaleno (primo e secondo mandato Lattanzi) e della successiva rielezione (amici in comune) si sono trovati nel tempo in disaccordo sulla sua attività amministrativa. Monte San Giusto è depressa ed il risultato migliore che oggi vanta è quello di aver tenuto i conti in ordine, come se ciò non fosse previsto dal buon senso e dalla legge, e di aver portato la raccolta dei rifiuti all’80% come se i microchip e la politica oculata del Cosmari fossero avulsi da tale merito.
Per me è francamente un po’ poco per accettare una sua riproposizione alla guida della nostra comunità. Nessuno dimentica la paralisi di quasi tre anni dell’ufficio tecnico, la carenza d’organico della polizia municipale, la mancata messa a norma delle scuole, la quasi scomparsa dell’attività teatrale e cinematografica, le tante ferite rimaste aperte nel mondo giovanile ed i problemi di sempre lasciati irrisolti. Lattanzi ha ragione a dire che non sono un “novellino della politica” perché il mio impegno nasce in gioventù, si forma nel consiglio comunale sangiustese, si rafforza per esperienza e competenza in quello provinciale ed oggi con la passione e l’entusiasmo di sempre è al servizio della comunità.  Non dice però che per me la politica non è mai stata un lavoro e che, anzi, quando si è trattato di scegliere tra il fare politica come capogruppo in consiglio provinciale ed entrare in giunta con lauto stipendio (amministrazione Capponi) ho scelto quella senza emolumenti, in fatto di coerenza poi ho mantenuto le promesse fatte al mio elettorato dimettendomi e rifiutando di partecipare al cosiddetto “laboratorio Macerata” quando Udc è passata a sinistra. Si può dire lo stesso di lui? Su una cosa Lattanzi a ragione: le bugie hanno le gambe corte! Tanto dovevo alla dignità della mia persona e al gruppo che in me ripone la fiducia e che è stato sempre tenuto al corrente di tutto» conclude Ciampechini.

 

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