La musica che salva il mondo,
compositori in tempi di guerra

MACERATA - Agli Aperitivi Culturali Andrea Panzavolta ha raccontato un entusiasmante viaggio narrativo attraverso i capolavori composti durante conflitti armati
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Cinzia Maroni con Andrea Panzavolta

di Marco Ribechi

La memoria è una forma di giustizia (e la musica ha la dote della memoria). La frase emblematica è stata pronunciata da Andrea Panzavolta durante il nono appuntamento degli Aperitivi Culturali negli Antichi Forni di Macerata. Il giornalista, ospite tutti gli anni della rassegna, per quest’occasione ha interrotto la sua tradizione di interventi sull’opera per parlare di musica in senso più ampio, considerando che questa sera al Teatro Lauro Rossi è in programma il secondo concerto sul repertorio di Beethoven del giovane prodigio Jan Lisiecki, già autore il 4 agosto di una prova straordinaria. L’argomento scelto quindi è stato quello del rapporto tra composizione e guerra poiché lo stesso concerto n.5 per pianoforte e orchestra che sarà eseguito al teatro fu scritto da Beethoven durante l’assedio di Vienna da parte dei napoleonici. Le due forze contrapposte in un gioco metaforico sono quelle del canto delle Muse, fonte di ispirazione per gli artisti, e i suoni di Ares, dio della guerra, che invece cancellano tutto. «Molti compositori hanno dato alla luce grandi capolavori in tempi di guerra – spiega Panzavolta – oggi la narrazione ne affronterà quattro che appaiono emblematiche per la storia della musica».

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Andrea Panzavolta

La prima è appunto il Concerto n.5. «Siamo a Vienna nel 1809 – dice l’ospite – Napoleone invade la capitale austriaca dove si trova anche Beethoven in casa del fratello Karl. In questo tempo tormentato trova l’ispirazione che sembrava averlo abbandonato e compone questo lavoro magnifico che sembra volerci ricordare che nessun assedio è per sempre. Il sublime dialogo pianoforte – orchestra fa tornare alla mente i dialoghi platonici dove la dialettica serve per avere una maggior comprensione del reale. Ecco quindi che l’arte può aiutare a capire meglio il tempo in cui si vive». La seconda composizione è la Sinfonia n. 7 di Šostakovič, detta anche Leningrado. «Ora ci troviamo in Russia dove l’esercito tedesco sta tenendo in assedio la città di Leningrado per 900 giorni – spiega Panzavolta – La città è allo stremo, a -30 gradi non c’è cibo e le persone mangiano la corteccia degli alberi, persino l’antropofagia diviene una pratica normale ma la cultura sopravvive. Le sale da concerto sono aperte, i corsi di recitazione attivi, i teatri in funzione. In questo clima il regime chiede al compositore di creare qualcosa che valorizzi la resistenza cittadina e così nasce la Sinfonia n.7 che viene paracadutata su Leningrado in quanto la città era assediata, per poi essere eseguita in modo tale che anche i tedeschi potessero udirla. La Musa sovrasta Ares».

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Il pubblico presente

Dalla Russia alla Germania nazista dove Strauss, genio indiscusso del teatro lirico tedesco, licenzia la partitura Le Metamorphosen, studi per 23 archi solisti. «Inizia a comporre questo lavoro nel 1943 durante il bombardamento di Monaco e termina dopo quello di Dresda nel 1945 – prosegue Panzavolta – il titolo è enigmatico ma può rappresentare l’idea di un cambio di forma che fa saltare ogni rapporto identitario. O meglio vuole assumere anche la forma di uno svelamento  quindi in un certo senso uno sguardo oggettivo sugli eventi accaduti». Infine l’Italia con i “Canti di Prigione” di Luigi Dallapiccola: «11 dicembre 1941 – conclude l’ospite – siamo a Roma dove al Teatro delle Arti stanno per eseguire i Canti che l’autore aveva scritto dopo la promulgazione delle leggi razziali. Il fatto lo aveva scosso particolarmente poiché sua moglie, ebrea, aveva perso il lavoro. Dallapiccola sente in qualche modo di essere prigioniero del regime e così dà voce al suo intimo più profondo». Ecco quindi che alla musica viene affidata la memoria dei giusti, quella di chi ha l’esigenza di lasciare un ricordo di giorni che altrimenti sarebbero cancellati dalla furia della violenza e della guerra.

L’aperitivo, nonostante la giornata calda e il conseguente svuotamento della città, è stato seguito da un pubblico numeroso che poi ha potuto degustare i prodotti offerti dall’Antica Gastronomia di Mogliano. Domani sarà la volta dell’analisi filosofica della figura del pagliaccio che sarà esposta da Adriano Ercolani. 

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I proprietari dell’Antica Gastronomia

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Enzo Gironella

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Gabriela Lampa

 

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