Palazzo De Vico tirato a lucido e le storie:
dal capitano omicida all’astronomo
e quell’incendio del “40 per cala’”

MACERATA - Completato un attento intervento di recupero a firma dell'ingegnere Roberto Calcagni e dell'architetto Marco Quagliatini. Finanziamenti per 2,5 milioni di euro. L'antico palazzo racchiude vicende che corrono lungo 500 anni

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Palazzo De Vico, nel cuore di Macerata

di Luca Patrassi (foto di Fabio Falcioni)

Palazzo De Vico, restauro (quasi) ultimato. Mancano pochi ritocchi, la ricollocazione della storica insegna del bar Romcaffè e saranno tolti di mezzo gli ultimi residui del cantiere attivo da alcuni anni. La bellezza però è già ben visibile, l’azione di restauro – sostenuta con i fondi della ricostruzione post sima e per effetto dei decreti della struttura commissariale guidata da Guido Castelli – ha restituito alla città uno dei suoi simboli architettonici.

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Bello l’impatto visivo esterno per via della particolare facciata del palazzo ma di particolare suggestione anche gli interni, fatti oggetto di un meticoloso lavoro di ricerca che hanno portato – la prima volta nel 2015 ed ora – i tecnici fin negli scantinati dove hanno recuperato e ricollocato originali architravi e portali in pietra.

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Intervento finanziato appunto con i fondi della ricostruzione per circa 2,5 milioni di euro, e guidato dall’ingegnere Roberto Calcagni per la parte architettonica (insieme all’architetto Marco Quagliatini), strutturale, per la direzione dei lavori e per la sicurezza. Impresa appaltatrice la S.M. srl di Petriolo.   Interventi supervisionati dall’architetta Rosella Bellesi della Soprintendenza.

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Un altro importante intervento di manutenzione era stato sostenuto a spese  dei condomini nel 2015. E’ il sito della Regione dedicato ai beni architettonico a ricordare la storia del palazzo. Nel 1508 Matteo de Vico acquistò per 1500 fiorini una casa, costruita nel 1472, che andò ad abitare e che fu il primo nucleo del futuro palazzo.

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Nel 1522 e nel 1551 si ebbero due ampliamenti dell’originario nucleo acquistato all’inizio del secolo, il primo ad opera di Matteo de Vico e il secondo ad opera di Francesco de Vico. Il Fai, nella sua scheda, aggiunge che palazzo De Vico «nel 1795 assunse la forma odierna: la facciata e la loggia interna sono realizzate su progetto di Pietro Augustoni da Como nel 1795, i soffitti del piano nobile sono di Giovanni Anastasi e di padre Onorato di San Cristoforo. Dei membri della famiglia De Vico merita una menzione particolare il capitano Francesco De Vico, reo di omicidi e rapine, condannato a morte nel 1545, ma che riuscì ad ottenere l’impunità e la restituzione dei beni confiscatigli, vivendo da cittadino onorato. Tra gli ultimi discendenti della famiglia si annovera l’astronomo gesuita Francesco De Vico, che nell’Ottocento, come recita la lapide sulla facciata, scoprì due comete che portano il suo nome».

Quanto alla storia più recente, palazzo de Vico è ricordato anche per essere stato per decenni sede della società sportiva Maceratese con annesso circolo. Leggendaria la narrazione di un incendio nel piano nobile del palazzo con alcuni avventori, che stavano giocando a carte, che uscirono dal finestrone del piano nobile con la scala dei vigili del fuoco: “ce l’hai 40 per cala’?” fu la battuta passata agli annali di uno spettatore che stava godendosi lo spettacolo dalla piazza.


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