Battaglia all’ultimo voto “cattolico”,
il vescovo assicura: «Non do indicazioni.
Confrontate i vostri valori con le loro idee»

MACERATA VERSO IL BALLOTTAGGIO - Monsignor Nazzareno Marconi interviene dopo aver ricevuto «molte sollecitazioni in buona fede. Dico di valutare cosa dicono i candidati, ma soprattutto cosa fanno e hanno fatto. Rimpiango la politica di quando si cercava di ragionare e non si attaccava e criticava di continuo. Chi non va a votare è colpevole delle scelte sbagliate che altri danno al posto suo»

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Il vescovo Nazzareno Marconi

La Città di Maria, resta Città di Maria e il voto cattolico, si sa a Macerata pesa. Proprio per questo l’ingresso di Romano Mari, vicino proprio a quel mondo, nella coalizione del centrosinistra guidata da Gianluca Tittarelli ha acceso il dibattito politico. Altro aspetto è che la Lega, proprio per la vicinanza in città all’area cattolica ha ottenuto oltre il doppio delle preferenze rispetto alla media. Ma cosa ne pensa chi in città lo guida questo mondo cattolico? È di pochi minuti fa la nota del vescovo Nazzareno Marconi che interviene perché «Rispetto alla concitazione elettorale di queste ore sono molte le sollecitazioni giunte in buona fede per avere un mio commento. Altre di diverso tenore, che respingo, provano a spiegare quanto siano giuste le posizioni di una parte o di un’altra».

Intanto il vescovo premette questo, poi aggiunge: «Vorrei rassicurare, il vescovo non ha molte idee, ma quelle poche le ha chiare e sono quelle che ripete da sempre. Se possono essere utili a far riemergere il buon senso, le ripropongo. La prima è di sostenere le persone ad esprimere la loro opinione sempre con rispetto reciproco e con il voto. Un’indagine mi ha fatto pensare: sarebbero più le persone che commentano e criticano sui social i vari politici, spesso semplicemente con un pollice in giù o un epiteto, di quelle che poi vanno effettivamente a votare. Ho sempre detto e continuo a dire che: per la buona salute della democrazia bisogna combattere in ogni modo l’astensionismo. Chi non va a votare è colpevole, almeno in parte, delle scelte sbagliate che altri fanno al posto suo».

Questo il primo aspetto. Sul secondo: «i cristiani hanno una coscienza che va rispettata e io per primo la rispetto. Non ho mai detto, né mai dirò: “Vota per questo, vota per quest’altro”. Ma dirò sempre: “Guarda cosa dicono e soprattutto cosa fanno ed hanno fatto le persone che si presentano per essere votate e chiediti se le loro idee e le loro azioni corrispondono a quei valori che ci ha insegnato il Vangelo ed ha ribadito il Papa anche nella sua ultima Enciclica”. Il rispetto della vita, dell’onestà, del lavoro, della comunicazione veritiera, la cura dei più deboli, della famiglia, dei piccoli e degli anziani, insieme al rifiuto della violenza in ogni sua forma, da quella più leggera che è l’insulto, a quella più grave che è la guerra.

Apprezzate, poi, soprattutto, le persone che si dimostrano disinteressate nei fatti e desiderose di fare il bene, piuttosto che quelle che mirano ad avere potere o ricchezza, ad apparire ed ottenere l’applauso delle folle. Infine, personalmente, venendo ormai dalla generazione di chi ha più di sessant’anni, rimpiango tanto un mondo della politica in cui non si agiva attaccando e criticando di continuo, ma ragionando, proponendo e cercando di spiegare le situazioni, facendo promesse concrete ed economicamente possibili. Era una politica ragionevole, pacata e educata, di cui abbiamo ancora tanto bisogno».

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