Batisti “messia” della musica
sul cammino verso la gioia di Beethoven
«Troviamo il nostro suono in relazione agli altri»

APERITIVI CULTURALI - Il noto musicologo questa sera ha ripercorso i passi che hanno portato il compositore a trovare la perfetta armonia «Il canto dell'umanità, l'inno dell'Europa». La padrona di casa Cinzia Maroni: «Ha fatto parlare le note in un delirio di pace»
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Alberto Batisti e Cinzia Maroni

di Alessandra Pierini (Foto Fabio Falcioni)

Chi pensa che la musica si ascolta con le orecchie non ha mai assistito ad una performance di Alberto Battisti. Lui la musica la sente nel corpo, racconta la storia di come è stata composta, stabilisce un rapporto di empatia con il compositore, attraverso le note.

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Alberto Batisti

Un messia della musica che «le note le fa parlare» come ha detto Cinzia Maroni, eccellente padrona di casa degli Aperitivi culturali che questo pomeriggio  agli Antichi Forni hanno aperto il Macerata Opera Festival. In attesa del concerto serale che riempirà lo Sferisterio con la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 di Ludwig van Beethoven suonata dall’ Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino, dirette da Zubin Mehta, proprio la nona di Beethoven e il testo di Friedrich Schiller sono stati vissuti e reinterpretati da Batisti.
Il suo corpo  si è fatto cassa di risonanza di note ed armonie e, attraversando gli anni tra fine 700 e inizio 800, che hanno portato alla composizione dell’opera il musicologo ha restituito ed affidato all’affezionato pubblico degli Aperitivi Culturali il messaggio universale della Nona Sinfonia da diffondere e far vivere. Un viaggio tra ideali illuministici, contributi delle logge massoniche «senza le quali Beethoven non sarebbe Beethoven», fino al concerto in onore di Mozart, dopo la sua morte, dove è arrivata la folgorazione per la Nona.
AperitiviCulturali_FF-6-325x217«E’ la messa dell’uguaglianza – ha continuato Batisti –  la più offesa delle parole sacre, che ancora oggi stiamo cercando di costruire, mentre anziché la parola fratellanza si affaccia su di noi la parola guerra. Nelle sue note c’è la concordia delle differenze che pur mantenendo delle diversità riescono in nome di una armonia superiore ad essere uniti. E’ l’invito a stare insieme, ad abbracciarsi e costruire insieme, a trovare il proprio suono in relazione con quella degli altri ai quali tutti noi dobbiamo proporzionarci».
E questa è il vero cammino di gioia: «La gioia nasce da Bund, ciò che ci unisce, ci lega, ci fa stare insieme. Questo è l’inno della comunità Europea, un bund che unisce. Beethoven, ha scritto qualcosa che muove tutti gli uomini senza bisogno di parole, ha inventato il canto dell’umanità per forza di levare». E per il suo significato simbolico, Batisti ha ricordato come il manoscritto della Nona Sinfonia, smembrato durante la guerra, per evitare che venisse perso, si è ritrovato diviso tra Berlino Est e Berlino Ovest fino al 1989, anno della caduta del Muro. «La nona sinfonia ha in sé le stimmate della storia ma è li intera a dirci che possiamo ancora essere fratelli».

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Hanno portato i saluti il direttore artistico Paolo Pinamonti e l’assessora Katiuscia Cassetta

E questo percorso partito dalla Nona Sinfonia usata in Arancia Meccanica è approdato a  quello che Cinzia Maroni ha definito un «delirio di pace».
Tra le contaminazioni degli Aperitivi culturali, immancabile quella enogastronomica di cui sono stati protagonisti oggi il Forno di Matteo con i fratelli Paparelli

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I fratelli Paparellli

e l’azienda agricola di famiglia, fondata appena prima dell’inizio della pandemia per recuperare l’attività del nonno, e la Ribona presentata da Enzo Gironella.

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I fratelli Paparellli

 

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Alberto Batisti e Cinzia Maroni

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