«La programmazione ospedaliera
non si fa con promesse a tutti,
qualcuno verifichi che ci sia il personale»

SANITA' - Claudio Maria Maffei interviene dopo le dichiarazioni dell'assessore Filippo Saltamartini sul nuovo ospedale di Macerata
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Claudio Maria Maffei

 

di Claudio Maria Maffei*

Venerdì l’assessore Filippo Saltamartini, come riportato qui su Cronache Maceratesi, nel corso di una iniziativa pubblica sulla sanità maceratese, ha parlato del nuovo ospedale di Macerata. L’ha fatto, si legge nell’articolo, dopo un “lungo preambolo” sullo stato della sanità delle Marche. 

Ma limitiamoci alle affermazioni sul nuovo ospedale di Macerata che con le sue 14 specialità sarà secondo Saltamartini come quello di oggi e cioè un ospedale di primo livello con un Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello. In questa frase c’è un solo errore: il Dea di Macerata è e rimarrà di primo livello, visto che non ha le alte specialità che servono per un ospedale con Dea di secondo livello e cioè la chirurgia toracica, la chirurgia vascolare, la chirurgia maxillo-facciale, la chirurgia plastica e la cardiochirurgia, solo per rimanere in area chirurgica.

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Filippo Saltamartini, a sinistra, nel corso del convegno

Ma il problema non è cosa avrà l’ospedale di Macerata, ma cosa avranno gli altri ospedali. Perché se ad ogni ospedale delle Marche verranno fatte le stesse promesse, e cioè di mantenere e sviluppare tutto quello che già ha, alla fine nessun ospedale, compreso quello di Macerata, riuscirà a far funzionare nella vita vera quello che gli viene dato sulla carta.

Prendiamo l’esempio della Cardiologia. Macerata avrà sicuramente la Cardiologia con Utic (Unità di terapia intensiva coronarica) e l’emodinamica. Benissimo. Molto meno bene andrà all’ospedale di Macerata se verrà mantenuta la cardiologia con Utic anche a Civitanova e Camerino (che sulla carta continua ad avercela) e in altri 11 ospedali delle Marche (Pesaro, Fano, Urbino, Fabriano, Jesi, Senigallia, Inrca, Torrette, Fermo, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno).

E molto meno bene andrà a Macerata se si continueranno a prevedere oltre alla sua altre cinque emodinamiche nelle Marche (le tre che ci sono a Pesaro, Torrette e Ascoli Piceno) più le altre due che si prevede di attivare e mettere a regime (nuovo Inrca e Fermo). Ma può essere che non venga in mente a nessuno che se in base agli standard ufficiali una Regione ha quattordici Utic anziché 10 e 6 emodinamiche anziché 4 i problemi di funzionamento delle Cardiologie finiranno con averceli tutti gli ospedali? Ma lo stesso discorso lo potrei fare per Terapia intensiva, Medicina d’urgenza, Ortopedia e Traumatologia, di Ginecologie-ostetricia e Pediatria, di Urologia. Tutte discipline presenti in numero eccessivo nelle Marche.

Ma è così difficile da capire che la programmazione ospedaliera non si può fare andando in giro come Saltamartini a rassicurare tutti sul destino radioso dei tanti ospedali facendo finta che non ci siano problemi a mantenerli o potenziarli tutti?

Senza farla troppo lunga una domanda e una raccomandazione finali. La domanda: si può sapere in via ufficiale per ogni ospedale delle Marche che cosa è previsto che rimanga, che si potenzi o si ridimensioni? La raccomandazione: qualcuno verifichi che ci sia abbastanza personale per la rete ospedaliera che la Regione intende ufficializzare e che ne avanzi un po’ per il territorio.

Sono spesso accusato di essere troppo polemico. Accetto la critica. Penso però – per rimanere nell’Area Vasta 3 – che non sia polemica chiedere che non siano solo i cittadini di Macerata a conoscere il destino del loro ospedale, ma anche quelli di Civitanova, Camerino e San Severino. Avere destinato risorse pubbliche per interventi edilizi o di ammodernamento tecnologico su questi altri tre ospedali non significa niente se non avranno tutto il personale che serve per funzionare. E non potranno avercelo – come già in effetti non ce l’hanno oggi – se tutti e quattro gli ospedali dell’Area Vasta 3 rimarranno con tutte le funzioni loro attribuite un tempo. Governare vuol dire scegliere, non fare promesse. Queste lasciamole alle campagne elettorali e togliamole anche dai lunghi preamboli.

*Medico e dirigente sanitario in pensione

 

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