«Che silenzio sulla questione rifiuti,
buon servizio o sistema d’interessi?»

MACERATA 2020 - Alberto Cicarè, in corsa per la poltrona di sindaco per Potere al popolo e Strada comune e il candidato consigliere Matteo Sciapeconi, pongono una serie di interrogativi sulla gestione del Cosmari: «Il servizio porta a porta è il migliore possibile?». Tra le proposte una app per verificare dove vanno gettati i rifiuti
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Alberto Cicarè

 

I nodi del Cosmari, «sicuri che la raccolta porta a porta sia il metodo migliore? Esiste un sistema certificato atto a verificare che l’impegno che ogni cittadino mette nella raccolta differenziata abbia un effetto reale in termini di separazione dei materiali?» Domande, alcune, che si pongono il candidato Alberto Cicarè, candidato sindaco per Potere al Popolo e Strada Comune e Matteo Sciapeconi, candidato consigliere comunale per Strada Comune. E lanciano una serie di proposte come una app per sapere dove vanno gettati i rifiuti e cassonetti apribili con una tessera. Cicarè e Sciapeconi si domandano perché non si parli della questione rifiuti in campagna elettorale. Una domanda che «ci poniamo spesso quando arrivando a Sforzacosta si viene accolti dall’odore ormai tipico della vallata; ce lo chiediamo ancor di più a seguito di articoli di stampa che denunciano sprechi, gestione allegra, zero trasparenza da parte del Cosmari. Eppure, la questione rifiuti ha una rilevanza determinante per la vita di un comune e dei suoi cittadini, non fosse altro per il prezzo che ogni famiglia paga per smaltire la “monnezza”: a Macerata ben più di 8 milioni di euro, circa 200 euro a persona all’anno» dicono.

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Matteo Sciapeconi

Un silenzio «che ci suona strano, condiviso da tutti gli amministratori e da tutte le forze politiche della nostra provincia, che aleggia intorno alla gestione dei rifiuti e intorno al Cosmari. Solo il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, comandante del Nas di Ancona prima di entrare in politica, e quello di Pollenza Mauro Romoli hanno sollevato in tempi recenti perplessità su gestione e bilanci. Da cosa deriva questo apprezzamento così unanime? Da un sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti particolarmente virtuoso? O c’è un sistema di interessi che ruota intorno a questo argomento che porta alla reciproca tutela?». Cicarè e Sciapeconi pongono poi sei domande. La prima: «Il Cosmari vanta percentuali altissime di raccolta differenziata: esiste un sistema certificato atto a verificare che l’impegno che ogni cittadino mette nella raccolta differenziata abbia un effetto reale in termini di separazione dei materiali all’interno dello stabilimento di Piane di Chienti? Il controllo deve essere svolto dalla Polizia Provinciale. C’è un report delle verifiche effettuate?». Secondo: «La raccolta differenziata che i cittadini si sforzano di fare segue regole corrette? Crediamo che ciascuno di noi, in tutta coscienza, nutra forti dubbi su come differenziare i materiali di scarto, e questo si ripercuote evidentemente sulla qualità del riciclo. Il Cosmari incassa dalla vendita dei materiali riciclati cifre assai ridotte e in continuo calo, segno di un sistema che si alimenta praticamente solo con le tasse versate dai cittadini». La terza questione riguarda il sistema di raccolta porta a porta: «un paradigma imposto dal Cosmari che sembra immodificabile, è il sistema più efficiente ed efficace per differenziare i rifiuti? Vediamo camion vetusti e inquinanti che si fermano e ripartono ogni dieci metri per prendere pochi sacchetti alla volta; vediamo non di rado in centro storico sacchetti stracciati con perdita di materiale con le conseguenze immaginabili in termini di sporcizia e animali infestanti. Non è immaginabile una raccolta di prossimità che sia più ordinata e meno dispendiosa?». Quarto: «Quali vantaggi abbiamo noi cittadini dall’impegno sacrosanto nella differenziazione? Il Cosmari, per far fronte a costi fissi altissimi anche alimentati da un contingente di personale che supera le 500 persone, ha aumentato le tariffe che ad oggi sono allineate a quelle di altri territori meno virtuosi, almeno nominalmente. Abbiamo una città più pulita? Abbiamo una educazione diffusa al risparmio, al riuso, al riciclo? C’è un ritorno in termini di benefit per le città, per esempio parchi giochi, panchine realizzati con materiale riciclato?». Altra questione riguarda la nuova discarica: «Il Cosmari ha già dichiarato che non sarà possibile approntare una nuova discarica prima dell’esaurimento di quella esistente (e già si percepisce la guerra sotterranea tra comuni per evitare di accogliere quella nuova). Saremo costretti a portare altrove i nostri rifiuti, con conseguente aumento dei costi, oppure si pensa già ad altre strategie (qualcuno ha parlato di valorizzazione della frazione secca, leggasi termovalorizzatore)?». Ultima questione: «L’impianto di digestione anaerobica, il cui investimento è previsto per il 2021, consentirà effettivamente di eliminare il problema delle puzze che provengono dal sito del Cosmari?». Poi le proposte «minime, sicuramente non risolutive: una app per verificare dove vanno gettati i rifiuti; cassonetti apribili con una tessera, integrati con l’ambiente urbano e in particolare col centro storico, dove buttare i rifiuti organici, il vetro e la plastica; incentivare la consegna alle isole ecologiche mediante riduzioni della Tari». E concludono: «il comune di Macerata ha il 15% delle quote del Cosmari. Insieme ad altri comuni con la medesima sensibilità dovrebbe riprendere un controllo politico effettivo sulla società affinché la sua gestione sia trasparente e i suoi servizi realmente siano indirizzati a tutelare gli interessi dei cittadini e a proteggere l’ambiente».

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