Il Pd conferma la lista maceratese,
Catena: «Non pensavo di essere
un problema da eliminare»

POLEMICA - Votazione bis sulla squadra provinciale per le regionali dopo che la commissione nazionale di garanzia aveva accolto il ricorso presentato dal sindaco di Montecassiano, il più votato nei circoli: «Chi tira le fila della maggioranza ha raccontato una storia a proprio uso e consumo, in modo arrogante e prepotente, seguendo logiche correntizie e interessi carrieristici di alcuni»
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Leonardo Catena

 

di Luca Patrassi

Convocazione d’urgenza dell’assemblea e votazione bis ieri sera sulle liste regionali del Pd. La commissione nazionale di garanzia aveva infatti accolto il ricorso presentato dal sindaco di Montecassiano Leonardo Catena, e sostenuto dalla corrente dem che fa capo alla sottosegretaria Alessia Morani, perché non era stato messo al voto un emendamento che inseriva Catena in lista al posto di Sauro Scaficchia. L’assemblea regionale aveva votato la proposta di lista originaria (quella con Scaficchia) quasi all’unanimità, ma non aveva messo al voto appunto un emendamento di senso contrario. Una questione burocratica che è stata accolta dalla commissione di garanzia che ha invitato il Pd delle Marche a sanare la questione con una nuova assemblea regionale. Cosa che ieri sera è stata fatta, rivotata la lista maceratese già nota (quella con Micucci, Scaficchia, Carancini, Pennacchioni, Salvucci e Riccio). Trentuno i voti favorevoli, due astenuti. Nessuno, peraltro, ha chiesto di mettere al voto l’emendamento pro-Catena oggetto del contenzioso. Insomma un clima che la dice lunga sui nervi tesi nella compagine dem mentre stasera la campagna elettorale del candidato governatore del centrosinistra Maurizio Mangialardi approderà a Civitanova e a Porto Recanati.

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Un’assemblea provinciale del Pd al Cosmopolitan di Civitanova

La bagarre interna ai dem è al centro di un post pubblicato sulla sua pagina Fb da Leonardo Catena: «questa sera si è riunita di nuovo l’assemblea regionale del Pd per rivotare le liste dei candidati consiglieri. Questo perché la commissione nazionale di garanzia alcuni giorni fa ha accolto il nostro ricorso per non aver consentito la votazione di un emendamento che mi riammetteva in lista. Ricordo che sono stato estromesso dalla lista nonostante la quasi totalità dei circoli avesse fatto il mio nome e fossi non solo il più indicato dai circoli ma anche un candidato che poteva rappresentare quella richiesta di discontinuità, di fare politica in modo nuovo, che viene dall’elettorato. Mi ero messo a disposizione perché credevo che dopo 10 anni da consigliere comunale di opposizione, 2 da consigliere provinciale e 6 da sindaco, quale studioso di politiche pubbliche in particolare di welfare testimoniati da più di dieci anni di collaborazione con l’università di Urbino come ricercatore precario e docente a contratto, vista la mia età ancora relativamente giovane potessi rappresentare una risorsa per il partito democratico. Non pensavo di essere un problema da eliminare. Si dice sempre contino le competenze e per l’ennesima volta si è voluto disconoscere anche questo, come se fosse un elemento del tutto irrilevante.

Per escludermi hanno introdotto dopo la fine delle consultazioni dei criteri territoriali mai fatti presenti prima e che non valsero quando i candidati avevano un nome diverso dal mio. Ricordo anche che quando noi proponemmo alle elezioni politiche un candidato forte dell’entroterra cioè il rettore Flavio Corradini, il partito lo escluse dalla lista e solo a Roma venne riammesso. Un altro motivo per cui mi hanno escluso è stato che da sindaco se eletto mi sarei dovuto dimettere e non avrei rispettato il voto degli elettori. Le stesse ragioni evidentemente non valsero quando il consigliere regionale uscente e ricandidato Micucci da assessore comunale di Civitanova votato dai cittadini si dimise per andare ad occupare un posto in consiglio regionale. Intanto in bocca al lupo Francesco. Voglio però ringraziare il partito nazionale che in modo unanime attraverso la commissione di garanzia ha cercato in ogni modo di evitare che il Pd delle Marche si presentasse diviso in una tornata elettorale tanto importante quanto difficile come si presentano queste elezioni regionali. Questo nuovo passaggio in assemblea sarebbe stata l’occasione giusta per ripristinare la democraticità delle scelte e rimettere al centro la politica con l’interesse generale che andasse a prevalere sugli interessi di corrente. Così non è stato in quanto chi tira le fila della maggioranza ha raccontato una storia a proprio uso e consumo, in modo arrogante e prepotente seguendo logiche correntizie e interessi carrieristici di alcuni, e ha di nuovo voluto mostrare i muscoli in una competizione interna, incomprensibile agli occhi degli elettori e degli iscritti, lasciando sullo sfondo l’obiettivo che dovrebbe cementare un partito, ossia vincere le elezioni e governare bene.

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Alessia Morani

Mi chiedo chi ha votato la mia esclusione quali riflessioni abbia fatto. In che modo escludere il più nominato dai circoli possa rafforzare la lista. Le reali ragioni della mia esclusione alcuni le conoscono bene, altri le suppongono, altri le dicono sottovoce, altri fingono di non vederle, altri ancora preferiscono non fare cattivi pensieri perché credono giustamente ancora nella buona politica. Mortificare così una minoranza che all’ultimo congresso aveva ottenuto in provincia di Macerata il 40% dei voti degli iscritti, escludermi quale coordinatore regionale di Base Riformista a cui fanno riferimento tra gli altri anche la sottosegretaria Alessia Morani e il deputato Mario Morgoni, non solo non può contribuire ad un buon risultato elettorale ma da il senso di alienazione e sfrontatezza di una parte di classe dirigente del partito a livello provinciale e regionale. Per quanto mi riguarda ho già detto e ribadisco che mi impegnerò in campagna elettorale per sostenere Giovanna Salvucci il Pd e la coalizione a sostegno di Mangialardi. Tuttavia questo mio impegno si protrarrà anche dopo il voto per cercare di cambiare profondamente questo partito che nei nostri territori sembra ripiegato su se stesso, impegnato più a tessere accordicchi personalistici che non a sforzarsi di rappresentare ampi ceti e categorie sociali e caratterizzarsi per una visione di futuro in cui tanti si possano identificare. Al contempo sono ben felice di continuare a fare il sindaco. Chi mi sta vicino e mi conosce bene sa quanto mi dispiacesse dover interrompere questa bellissima esperienza».

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