«Qualcuno ha scelto di aprire
una spaccatura nel Pd»
Morani e Alfieri attaccano Gostoli

MARCHE 2020 - La sottosegretaria, il senatore lombardo, coordinatore nazionale dell'area Base riformista, e il deputato Mario Morgoni contro la scelta di escludere Leonardo Catena dalle liste per le regionali: «C'è tempo per rimediare altrimenti qualcuno dovrà farsi carico di questa responsabilità. Noi lavoreremo comunque per il candidato del centrosinistra». Il segretario regionale tira dritto e plaude al partito
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Alessandro Alfieri, Alessia Morani e Giovanni Gostoli

 

Assume sempre più le sembianze di una polveriera la situazione del Pd nelle Marche. L’assemblea regionale che stanotte ha sancito la composizione delle liste ha lasciato ferite che si rimargineranno a fatica. Nonostante l’apparente tranquillità dimostrata dal segretario Giovanni Gostoli, che loda il partito per essere stato il primo a completare la squadra. La scintilla che ha innescato la fiammata è arrivata dal Maceratese e in particolare dall’esclusione del sindaco di Montecassiano Leonardo Catena, il più votato nei circoli della provincia. E Base riformista, l’area dem che annovera tra gli altri la sottosegretaria Alessia Morani, il deputato Mario Morgoni e lo stesso Catena come responsabile regionale, non ha proprio mandato giù questa decisione.

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Alessia Morani

«Sono molto amareggiata – ha scritto la Morani – Leonardo Catena, sindaco di Montecassiano, nonostante sia colui che ha ricevuto più segnalazioni nelle consultazioni dei circoli della provincia di Macerata, nonostante sia il responsabile regionale di quell’area politica che ha deciso al momento della scissione di Italia Viva convintamente e responsabilmente di rimanere nel Pd e nonostante sia il candidato più forte di quel territorio provinciale è stato escluso. La motivazione ufficiale per cui è stato estromesso è che per un criterio territoriale (deciso, peraltro, a consultazione dei circoli conclusa) ci doveva essere in lista un rappresentante della “montagna”. C’è, però, un particolare: le rappresentanti della montagna c’erano già nella lista perché due donne candidate (mi auguro che Giovanna Salvucci che ha dichiarato di volersi ritirare dalla competizione elettorale dopo l’esclusione di Catena ci ripensi) rappresentano quel territorio. E allora mi viene da pensare che qualcuno nel Pd delle Marche possa ritenere che le donne siano meno rappresentative degli uomini ma sicuramente mi sbaglio. Ieri sera è stato deciso di escludere Catena e – aggiunge la sottosegretaria – cosa ancora più grave, non è stato consentito all’assemblea regionale di esprimersi sulla proposta del suo reinserimento in lista insieme al sindaco di Macerata Carancini e al consigliere uscente Micucci. La presidenza dell’assemblea regionale ha impedito all’assemblea stessa di votare la proposta perché, nonostante fossero comunque superiori nei numeri, è stato deciso di non fare esprimere l’assemblea. Qualcuno ha scelto di aprire una spaccatura nel Pd prima delle elezioni e chi lo ha fatto dovrà farsi carico di questa responsabilità. Ciononostante, il nostro impegno per la campagna elettorale non mancherà, anzi sarà massimo, perché dobbiamo battere questa destra antieutopea e nostalgica e soprattutto perché il nostro amore per il Pd va ben oltre i gruppi dirigenti che nel tempo si alternano».

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Alessandro Alfieri

Stessi concetti grossomodo espressi da Alessandro Alfieri, senatore, già segretario regionale in Lombardia e coordinatore nazionale di Base riformista.  «Abbiamo lavorato moltissimo per costruire l’unità del partito insieme a Zingaretti, lo abbiamo fatto nel momento più delicato della scissione di Italia Viva e abbiamo condiviso il sostegno al governo giallo-rosso che sapevamo non essere facile – dichiara a Cronache Maceratesi – Insomma, noi abbiamo garantito compattezza con grande senso responsabilità, però l’unità non è qualcosa per sempre è una conquista che si fa ogni giorno, fatta di condivisione di scelte e rispetto del pluralismo. Purtroppo registriamo che nelle Marche così non è stato: non si è preso atto di una comunità importante per la vita del Pd e per affrontare la sfida delle regionali. E’ grave che non ci sia stata condivisione delle scelte e ancora più grave è stato escludere Catena, il cui sostegno da parte del territorio era fortissimo, una scelta degna del vecchio centralismo democratico, che però di democratico ha poco in questo caso. Io ho il fatto segretario regionale per quasi sei anni e coordinato i segretari regionali in Italia, non ho mai visto una forzatura di questo livello, sono ancora in tempo per ripensarci. Non bisogna aver paura del consenso di Catena, perché la sfida delle regionali è complicata e c’è bisogno del sostegno di tutti, i migliori devono essere messi in condizione di correre: dal sindaco di Macerata a Catena. Siccome siamo consapevoli dell’importanza della sfida, di certo lavoreremo per far vincere il candidato del centrosinistra, ma spero che chi ha preso questa scelta rimedi, altrimenti sarà evidente a tutti di chi sarà la responsabilità».

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Il deputato Mario Morgoni

Al coro di proteste si aggiunge anche Mario Morgoni. «Ieri sera non è stata una bella pagina per il Pd delle Marche  – tuona il deputato, anche e nome di diversi militanti – Una consultazione degli iscritti è stata stracciata escludendo Leonardo Catena, che era risultato il più votato ma anche la figura più innovativa, coinvolgente e rappresentativa dei tanti militanti che non si rassegnano al triste declino del partito provinciale maceratese dominato dai soliti caporioni. Hanno escluso Catena appellandosi ad una necessaria rappresentanza dell’entroterra dimenticando però che erano già state indicate due donne che risiedono nell’area del cratere e sopratutto che nel 2018 avevano escluso dalle candidature al parlamento Flavio Corradini, poi reintegrato dal nazionale.  Pura ipocrisia e strumentalizzazione di un tema serio come quello della ricostruzione. In questa fase c’è chi ha fatto di tutto per creare un clima positivo per affrontare una difficile competizione, per ricostruire un rapporto di fiducia con gli iscritti e ampliare il consenso del Pd individuando candidature di persone innovative, credibili e di qualità. Il gruppo dirigente si è invece preoccupato di far tornare i conti interni e di mantenere lo stato di immobilismo che rappresenta l’unica garanzia per la conservazione e la sopravvivenza di se stesso. Siamo ovviamente feriti da questo grave e ingiustificabile sopruso ma questa vicenda non ci fa dimenticare la priorità della battaglia per evitare di consegnare alla destra il governo della Regione Marche, battaglia alla quale dedicheremo tutte le nostre energie; ma questa vicenda ci impone ancor più di prima di intensificare l’impegno per dare un volto nuovo al partito di Macerata che merita una nuova classe dirigente è una politica capace di farsi rispettare ed apprezzare dai militanti, dagli elettori e dall’opinione pubblica».

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Il segretario del Pd Giovanni Gostoli

Nonostante tutto il polverone, Gostoli mostra sicurezza e rivendica le scelte fatte.  «Prima di altri abbiamo messo in campo la candidatura a presidente di Regione – commenta – una scelta fatta nelle Marche e per le Marche.
Siamo stati i primi a presentare la candidatura di Maurizio Mangialardi che ha il sostegno della maggioranza dei sindaci delle Marche. Siamo stati i primi a presentare la coalizione larga e unita aperta ai civismi “Insieme Marche”. Siamo stati i primi perfino a partire con la campagna di manifesti nelle città e nei comuni. Siamo stati i primi a metterci al lavoro per costruire il programma e saremo i primi a raccontare le proposte per le Marche. Oggi il Pd Marche è il primo a presentare le liste delle candidate e dei candidati al Consiglio regionale: forti, competitive, radicate nei territori, aperte alla società, con una pluralità di competenze, un giusto equilibrio tra esperienze e rinnovamento. Siamo una forza popolare di donne e uomini portatori di valori di solidarietà, sviluppo e buon governo. Insieme per le marchigiane e per i marchigiani, andiamo a vincere».

Ecco le liste Pd per le cinque province

Ancona: Antonio Mastrovincenzo, Manuela Bora, Emanuele Lodolini, Fabio Sturani, Mirella Giangiacomi, Manuela Carloni, Mauro Pellegrini, Michela Bellomaria e Giorgia Fabri.
Macerata: Francesco Micucci, Roberta Pennacchioni, Loredana Riccio, Giovanna Salvucci, Romano Carancini e Sauro Scaficchia.
Ascoli Piceno: Anna Casini, Paolo D’Erasmo, Augusto Curti e Sara Calisti
Fermo: Fabrizio Cesetti, Francesco Giacinti, Annalinda Pasquali e Maria Teresa Illuminati.
Pesaro Urbino: Andrea Biancani, Renato Claudio Minardi, Monica Scaramucci, Margherita Pedinelli, Stefano Ridolfi, Daniele Tagliolini e Micaela Vitri.

(Redazione Cm)

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