«Le tre C che ci hanno rovinato:
Catastrofe, Ceriscioli e Carancini»

MACERATA 2020 - La candidata sindaca del Popolo della famiglia Lauretta Gianfelici punta il dito contro il governatore e il sindaco uscente. Poi rilancia: «Serve "Coraggio". Oggi abbiamo crisi e difficoltà che non possono permettere sprechi»
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Lauretta Gianfelici

 

Lauretta Gianfelici, candidata sindaca a Macerata con il Popolo della Famiglia, fa partire in quarta la campagna elettorale del partito di Adinolfi indicando le “tre C” che secondo lei sono state «fatidiche per il nostro territorio». La prima è la “Catastrofe”, la seconda “Ceriscioli” Luca, governatore delle Marche e la terza “Carancini” Romano, sindaco uscente di Macerata. 

«Partiamo dalle evidenze più recenti. Ne elenco solo alcune – dice Gianfelici -. Terremoto e ricostruzione. Sanità: carenze e nuovo ospedale Covid già chiuso. Carenze nel welfare sociale, mancanza di politiche per i penultimi e gli ultimi, per la famiglia, ora più che mai in difficoltà. Disoccupazione e denatalità. A Macerata grandi opere a partire dal nuovo polo scolastico, nuove piscine e centro sportivo dopo il fallimento e lo spreco di Fontescodella, dopo la perdita della Lube Volley, nuovo centro commerciale, eccetera.  Tanti Progetti e fondi Europei in ogni campo, specie quello culturale: quali concreti risultati? Quali sono i numeri e le percentuali di statistica che dimostrano il raggiungimento del Bene Comune all’interno dei mille Progetti, promossi dalle attuali amministrazioni? Nessuna risposta concreta di ripartenza nel mondo economico, nel welfare dalle tinte sempre più scure e dentro i bisogni giornalieri, concreti, tangibili, del singolo, del commerciante, della famiglia, dopo un fenomeno inaspettato, sconosciuto e diverso da qualunque altra epidemia o guerra vissuta. Ancora spreco e sguardo (oggi superfluo dunque non-utile), solo verso le grandi opere. Un perimetro pubblico che rimpicciolisce, una governance sempre più sotto l’influenza del privato, unico beneficiario, una macchina amministrativa perfino pachidermica, non implementare e adeguata, spinta dal backstage alla quale governatore e sindaco prestano volentieri faccia e mani».

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Romano Carancini, sindaco uscente di Macerata

Gianfelici incalza: «Chi ha gestito fino ad oggi ha illuso di trovare soluzioni per il bene di tutti e ha fatto politica con “spot pubblicitari”. Ripeto: la vera sfida politica oggi non prescinde dal piano antropologico. Non ha più alibi. Prima delle cariche che assumiamo, dei vestiti che indossiamo, delle parole che usiamo e del come lo facciamo, siamo uomini che dovremmo rispondere ai canoni che ci distinguono da altri esseri vertebrati. Sono certa che ormai l’elettorato ha ben consapevolezza che ci ritroviamo tutti uniti nell’umanità che condividiamo, con tutte le nostre diversità, e ci deve impegnare la società stessa che formiamo. La politica o è servizio e legame terreno, concreto, oppure è strumento di potere finalizzato a se stesso, che ha sempre un tramonto certo, spesso veloce e senza dignità. Non dobbiamo avere paura della verità. La situazione di Macerata e della Marche in genere è complessa. Occorre con-vertere ossia capovolgere tutti i criteri adottati finora, in una sinergia con le buone Istituzioni , che sia basata sulla verità e sul riconoscimento che tutti siamo strumenti non per noi stessi, ma per tutti, senza scarto, e che della piccola goccia apportata ai nostri fiumi e mari dobbiamo rendere conto, perché la storia cammina attraverso noi che ci mettiamo a disposizione con coraggio. Perché oggi per affermare ciò che sto dicendo ci vuole solo coraggio. La lettera “C” che manca alle prime tre annunciate. Bisogna cercare persone che sappiano dire la verità e confrontarsi su questa – prosegue la candidata -, che abbiano responsabilità e trasparenza, che tornino a governare, non a coprirsi di governance, che siano preoccupati di vedere i problemi ed i bisogni dei loro concittadini, di tutti i marchigiani e degli ospiti regolari che rispettano le nostre istituzioni e la nostra Costituzione, per trovare soluzioni, a costo di sacrifici. Non ci può essere delusione su questa base. Oggi abbiamo crisi e difficoltà che non possono permettere sprechi. Abbiamo bisogno di formazione, lavoro e azione monitorata da risultati concreti che ci indichino se la strada per la meta e l’identità che ci siamo ridati è giusta».

Conclude Gianfelici: «C’è bisogno non di tuttologi o di manager: diverso è il governo di un capitano, da quello della collegialità dei suoi collaboratori: lui non abbandona mai la nave. Gioisce e soffre con essa. Diverso è un politico da uno statista. Il governo è il cuore di un uomo che sa vedere senza riduzioni e interessi suoi o di chi rappresenta, che sa scegliere un gruppo di persone che intendono mettere a servizio le proprie competenze e si fanno sempre le domande giuste per dare inizio alle proprie azioni e proposte».

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