«No alla Maturità in presenza:
meglio fare tutto online
I presidenti di commissioni non si trovano»

SCUOLA - Sindacati e docenti contrari al protocollo per gli esami. Ugo Barbi (Snals): «A livello ministeriale c'è molta confusione, inoltre si affida alle Regioni di decidere se farli da remoto in caso si rialzino i contagi, ma così si creano disparità. Nelle Marche si prevedono i tagli di 40 classi, ma su che basi?». Domani protesta via web degli studenti. In difficoltà le scuole paritarie
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Ugo Barbi, segretario provinciale Snals

 

di Laura Boccanera

Incognita sugli esami di Stato: non si trovano i presidenti di commissione per fare gli esami in presenza. Dopo la decisione del ministro della Pubblica istruzione Lucia Azzolina c’è fermento nel corpo docente e fra gli stessi studenti per il protocollo previsto per l’espletamento degli esami di maturità.

Il 17 giugno è la data scelta, ma a meno di un mese in tutta Italia mancano i  presidenti e i sindacati sono sul piede di guerra per le condizioni richieste e per la responsabilità che ricadrebbe su presidi e presidenti di commissione. Ma non solo: alcune delle prime indicazioni emerse nel documento prevederebbero un’autocertificazione da firmare per studenti e docenti nella quale si dichiara di non avere il Covid-19 né di aver avuto contatti con persone positive. Inoltre i ragazzi dovranno dichiarare di aver raggiunto l’istituto con mezzi propri. La sanificazione dei locali sarebbe a carico dei bidelli e al momento, pare, non siano previsti esoneri per docenti over 60 o immunodepressi. Una situazione confermata da Ugo Barbi della Snals, sindacato che ha espresso la propria contrarietà allo svolgimento dell’esame in presenza, ma che comunque ha dovuto firmare l’accordo col Ministero in vista dei tavoli regionali e provinciali. «Come Snals siamo contrari – conferma Ugo Barbi segretario provinciale Snals Macerata – dopo quasi tutto l’anno scolastico svolto in modalità da remoto per noi era necessario fare anche gli esami online. Il ministro ha voluto sottoporre questo protocollo e siamo stati costretti a firmare per sedere ai tavoli tecnici che verranno istituiti a livello regionale e provinciale. Il ministero infatti ha scaricato sulle Regioni la responsabilità di decidere se predisporre esami online qualora la curva pandemica si rialzi o non vi fossero le condizioni previste da protocollo. Ma questo porta ad una grave ingiustizia e disparità fra studenti che affronterebbero l’esame online e altri che invece lo farebbero in presenza.

classe-banchi-vuoti-a-scuolaA livello ministeriale c’è stata molta confusione e passi indietro e riteniamo che un problema non aggirabile sarà la mancanza di presidenti di commissioni. Inoltre la Regione sta prevedendo il taglio di 40 classi, ma su che basi? Se questa situazione andrà avanti la denunceremo apertamente. Per noi l’esame andava fatto da remoto, sulla validità, una delle obiezioni sorte, non si discute perché è analogo a ciò che viene fatto nelle Università. Il corpo docente è preparato e serio nell’affrontare un eventuale colloquio online per gli esami da remoto. In questa emergenza gli insegnanti hanno fatto un super lavoro, chiaro che la didattica a distanza non può essere il futuro». E intanto dagli studenti è partita anche un’iniziativa per scioperare dalla didattica online per domani. Altro sciopero in corso oggi, ma per altri motivi, da parte delle scuole paritarie e al quale ha aderito anche la scuola materna paritaria cattolica Pio XII della parrocchia di Santa Maria Apparente di Civitanova. «Anche le scuole paritarie sono sofferenti – dice don Massimo Fenni –  il 30% rischia la chiusura e 300mila alunni si riverseranno nella scuola statale. E’ stato dimostrato che il costo che lo Stato dovrebbe affrontare se le scuole paritarie chiudessero è di quasi 2 miliardi e mezzo. Se non si aiuta ora le scuole paritarie si metterà in serio rischio il sistema scolastico italiano. Forse è il tempo di affrontare con correttezza e senza sotterfugi linguistici cosa si intende quando alle nostre scuole si appiccica l’aggettivo “privato”. Non sarebbe più corretto dire scuole che non hanno come gestore lo Stato? Il sistema scolastico nazionale se è formato da scuole statali e scuole paritarie o non statali, deve superare una mentalità che tratta diversamente, che sceglie “i figli e i figliastri”: i primi, sono le realtà sostenute e apprezzate, i secondi, realtà mal sopportate e pertanto non tenute presenti. Ma ora, che lo Stato dice di voler far ripartire l’Italia, si rende finalmente chiaro di quale Italia si parla e se in questa Italia c’è posto anche per le scuole paritarie, pur affermando che fanno parte del sistema scolastico nazionale. Chissà che sia venuto il tempo di vedere più chiaramente la mente di chi ha imposto il termine “privato” alle nostre scuole non statali. Speriamo che non vogliano dire che la scuola è tua e la porti avanti finché ce la fai, altrimenti la chiudi».

 

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